Rione Sanità, GPS, algoritmi e microspie: come la tecnologia ha incastrato i rider del clan

Il quartier generale dei Sequino-Savarese al rione Sanità è stato messo sotto scacco da una sorveglianza digitale costante, capace di mappare ogni movimento e decriptare ogni sussurro. E’ quanto emerge dalla lettura delle oltre 600 pagine dell’ordinanza cautelare che l’altro giorno ha portato in carcere 22 esponenti dei clan Sequino-Savarese e Mazzarella.

La rete delle telecamere “intelligenti”

Il primo pilastro dell’indagine è stato il posizionamento strategico di telecamere ad alta risoluzione in punti nevralgici, come l’intersezione tra via Antonio Villari e i gradini San Nicandro.

Non si è trattato solo di registrare immagini, ma di incrociarle con i dati delle utenze telefoniche. È così che gli agenti hanno filmato in tempo reale lo scambio del “telefono dedicato”: le immagini mostrano Salvatore Verdicchio mentre consegna fisicamente il cellulare (l’utenza terminante in 256) ad Alessandro Aprea.

«Il passaggio dell’apparecchio, unito all’uso comune dello scooter targato DV18911, è la prova plastica dell’esistenza di una struttura organizzata e non di semplici spacciatori occasionali», scrive il GIP.

Il tracciamento GPS: il pedinamento silenzioso

Per incastrare i corrieri come Salvatore Matrone e Vincenzo Peluso, gli inquirenti hanno utilizzato localizzatori GPS installati sotto i telai dei ciclomotori. Questo ha permesso di creare una “mappa del calore” dello spaccio:

La partenza: Il segnale GPS indicava il prelievo della droga dai depositi del clan.

Il tragitto: Il movimento verso la piazza di Salvatore Frattini, monitorato al metro.

Il blitz mirato: Grazie alla posizione in tempo reale, i Carabinieri del R.O.N.Inv. sapevano esattamente quando intervenire per il sequestro “a botta sicura”, evitando inutili inseguimenti nei vicoli che avrebbero messo a rischio l’incolumità pubblica.

Le intercettazioni ambientali: oltre il linguaggio criptico

Il vero capolavoro investigativo è stato però l’uso delle microspie ambientali. Mentre al telefono i sospettati usavano termini come “maglietta” o “imbasciata”, nelle discussioni “vis-à-vis” (spesso registrate all’interno di auto o abitazioni monitorate) la guardia si abbassava.

L’analisi dei metadati: Gli esperti informatici hanno analizzato migliaia di record telefonici, notando che le utenze venivano attivate e disattivate con ritmi frenetici, spesso intestate a cittadini stranieri ignari (le cosiddette “utenze fittizie”).

Il confronto vocale: Nonostante il tentativo di camuffare la voce o usare un gergo strettissimo, il software di comparazione fonica ha permesso di attribuire con certezza le identità di Simone Quagliarella e Giuseppe Repetti, anche quando venivano chiamati solo con soprannomi come “o’ niro”.

Il “buco” nel sistema: le lamentele digitali

La tecnologia ha anche catturato il lato “aziendale” del clan. Attraverso le ambientali, gli inquirenti hanno ascoltato Verdicchio lamentarsi dei costi del lavoro (i 10 euro l’ora per i pusher) e delle falle logistiche. La digitalizzazione dell’inchiesta ha trasformato ogni squillo di cellulare in una coordinata geografica e ogni messaggio in un capo d’imputazione.

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Giuseppe Del Gaudio

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