

Nella foto il consigliere regionale Zannini
Il Tribunale del Riesame di Napoli conferma la linea dura nei confronti del consigliere regionale della Campania Giovanni Zannini, indagato per corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato e falso. I giudici hanno infatti ribadito il divieto di dimora in Campania e nelle regioni limitrofe, ritenendo sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza sia le esigenze cautelari.
Zannini resta dunque a Castel di Sangro, in Abruzzo, dove si trova già in seguito alla misura restrittiva disposta nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere.
Diversa la decisione per gli imprenditori Paolo e Luigi Griffo, padre e figlio, coinvolti nella stessa indagine. La decima sezione del Riesame (presidente De Tollis) ha infatti annullato nei loro confronti l’obbligo di dimora, facendo venir meno le esigenze cautelari.
Determinante, secondo quanto emerso, il sequestro dell’azienda al centro dell’inchiesta — un caseificio situato a Cancello Arnone, nel Casertano — ritenuto il fulcro delle presunte condotte illecite.
Anche per i Griffo, accusati insieme a Zannini di corruzione, truffa e falso, i giudici hanno quindi disposto la revoca delle misure, consentendo loro di tornare in libertà. I due imprenditori sono assistiti dagli avvocati Mario Griffo e Giuseppe Stellato.
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