Omicidio ingenegere Coppola: 54 anni di carcere per killer e mandante

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Giuseppe Del Gaudio

Napoli – Si chiude il primo capitolo giudiziario sull’omicidio di Salvatore Coppola, l’ingegnere freddato il 12 marzo 2024 in corso Protopisani. La terza sezione della Corte di Assise di Napoli ha emesso nel pomeriggio la sentenza di primo grado: 27 anni e sei mesi di reclusione per l’esecutore materiale, il 66enne Mario De Simone, e 27 anni per il mandante, l’imprenditore 75enne Gennaro Petrucci.

La confessione in aula

Il verdetto arriva al termine di un dibattimento segnato dalle ammissioni degli imputati. Difesi rispettivamente dai legali Melania Costantino e Maria Di Cesare, De Simone e Petrucci hanno scelto la via della piena confessione, confermando i ruoli già delineati dagli inquirenti. Un castello accusatorio che ha retto nel merito, portando i giudici a confermare l’aggravante della premeditazione, pur escludendo la matrice mafiosa e, per il solo killer, i futili motivi.

Il movente: la villa di Portici

Al centro del delitto non ci sono dinamiche di clan, ma un risentimento personale covato per anni. Un rancore che Petrucci nutriva verso l’ingegnere Coppola, legato alla vendita all’asta di una villa a Portici dove l’imprenditore risiedeva con la moglie (Silvana Fucito, nota per l’impegno antiracket e totalmente estranea ai fatti). Quella perdita immobiliare sarebbe stata la scintilla che ha portato il 75enne a pianificare la “lezione” mortale.

Da ferimento a esecuzione: il prezzo del sangue

Dalle carte del processo emerge un dettaglio inquietante sulla genesi del delitto. Nelle intenzioni del mandante, l’agguato doveva essere solo un atto intimidatorio: qualche colpo alle gambe per “avvertire” il professionista. Tuttavia, Mario De Simone, incaricato dell’azione per una promessa di 20mila euro, ha trasformato l’avvertimento in esecuzione. Il sicario ha ammesso di aver sparato un singolo colpo alla nuca per evitare che la vittima potesse riconoscerlo.

Il saldo del sicario

Il compenso per la morte di Coppola è stato versato a rate. Secondo la ricostruzione di Petrucci, il killer ricevette un primo anticipo irrisorio — 500 euro e quattro bottiglie di vino — seguito da diverse tranche per un totale di circa 7mila euro. Un pagamento parziale per un delitto che ha sconvolto il quartiere di San Giovanni a Teduccio e che oggi trova la sua prima verità processuale.

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