Cronaca Napoli

Camorra, catturato il boss latitante Elia Cancello

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Redazione
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All’alba gli investigatori hanno individuato e arrestato il boss latitante Elia Cancello, 42 anni ritenuto ai vertici del clan Cancello/Cifariello. L’uomo si nascondeva in un appartamento nel quartiere Arenaccia.

Era irreperibile dallo scorso settembre, quando era sfuggito a un’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti per reati gravi: associazione di stampo mafioso, lesioni aggravate e rapina.

Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno consentito di localizzare il covo del fuggitivo, trovato al momento dell’arresto insieme ad alcuni familiari.

Le mani del clan sulle case popolari ai Sette Palazzi

L’inchiesta aveva riguardato altri componenti della sua famiglia e del suo clan che controlla la zona dei “Sette Palazzi” a Scampia e risale al settembre scorso. Con lui si resero latitanti Gennaro Cifariello e Moreno Del Medico, poi arrestati in seguito ritenuti tra i protagonisti della vicenda che ha riportato alla ribalta la brutalità del controllo camorristico sul territorio.

L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha smascherato un sistema di violenza e soprusi messo in atto dal gruppo criminale egemone a Scampia, riconducibile alle famiglie Cifariello e Cancello.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli indagati non si sono limitati a intimidire le vittime: le hanno aggredite, sequestrate e costrette a lasciare la propria abitazione. In particolare, un uomo residente in un alloggio popolare sarebbe stato prelevato e trattenuto all’interno di una sala scommesse – roccaforte del clan – mentre i familiari venivano minacciati affinché consegnassero le chiavi della casa.

L’episodio ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile e della Direzione distrettuale antimafia di Napoli risale al 13 settembre 2024. Quel giorno, padre e figlio furono sequestrati e minacciati da uomini del clan, costretti a liberare in poche ore l’abitazione popolare che occupavano regolarmente.

«Ve ne dovete andare di casa, vi do mezz’ora di tempo… portami le chiavi e ti ridò tuo padre», si è sentito dire il ragazzo, inviato poi a convincere la madre e la sorella a raccogliere in fretta gli effetti personali per lasciare spazio a un esponente di vertice delle famiglie criminali.

L’uomo rimasto nelle mani dei camorristi si è visto ribadire la stessa minaccia: «Quando tuo figlio porta le chiavi, te ne vai. Puoi andare dove vuoi tu, dai Contini, dai Licciardi… ma noi siamo più forti e il problema nessuno te lo può risolvere». A suggellare il messaggio di potere, l’ultimatum finale: se qualcuno avesse avvertito le forze dell’ordine, anche i genitori del sequestrato, residenti nello stesso rione, sarebbero stati cacciati.

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