Orrore in chat: arrestati noto giornalista e una maestra per abusi su figlia e nipoti

Dietro la facciata di due professionisti rispettabili si nascondeva un abisso di perversione che si consumava tra le mura domestiche. Un giornalista di 52 anni, ex vicedirettore di un telegiornale nazionale e attuale dirigente della comunicazione in una partecipata pubblica, è stato arrestato a Roma insieme alla compagna 48enne, un’insegnante residente a Treviso.

L’accusa, pesantissima, ruota attorno alla produzione e allo scambio di materiale pedopornografico, con un’aggravante agghiacciante: le vittime erano i familiari più stretti della donna, ovvero la figlia adolescente e due nipotini.

La scoperta e la denuncia

L’incubo, durato quasi un anno e mezzo tra il giugno 2024 e il novembre scorso, è venuto alla luce grazie al coraggio di una ragazzina di 16 anni. Durante un breve soggiorno a Treviso a casa della madre, l’adolescente si è imbattuta casualmente in una cartella sul personal computer materno.

Lo schermo ha restituito l’immagine di un orrore indicibile: chat, foto e video a sfondo sessuale che la vedevano protagonista a sua insaputa, insieme ai due cuginetti che all’epoca dei fatti avevano appena tre e sei anni. Sconvolta, la giovane è tornata a Roma e ha raccontato tutto al padre, che si è precipitato dai carabinieri per sporgere denuncia.

Il perverso patto criminale

Le indagini della Procura di Roma hanno delineato una dinamica di coppia agghiacciante. L’uomo avrebbe manifestato fin da subito le sue pulsioni deviate, trovando nella 48enne non solo complicità, ma una sponda attiva e crudele.

La donna si era trasformata nella regista degli abusi: fotografava la figlia di nascosto mentre si lavava, dormiva o compiva gesti quotidiani, inviando gli scatti al compagno corredati da pesanti allusioni sessuali.

Ancora più drammatico il destino dei nipotini. La zia li filmava durante il bagno, invitandoli a toccarsi o allungando lei stessa le mani, per poi inviare i video al giornalista scrivendo: «Hai visto come gli piaceva?». L’uomo, dal canto suo, rispondeva compiaciuto suggerendo nuovi “giochi” da sperimentare sulla pelle dei bambini.

Il sequestro dei dispositivi

L’intervento delle forze dell’ordine è stato tempestivo per troncare immediatamente la spirale di violenze. I carabinieri hanno eseguito perquisizioni incrociate tra le abitazioni di Roma e Treviso, sequestrando telefoni cellulari, portatili e tablet.

Le copie forensi hanno confermato in pieno il racconto della sedicenne, portando alla luce un’elevatissima mole di dati e contenuti sessualmente espliciti. Nei dispositivi dell’uomo gli inquirenti hanno trovato anche centinaia di foto e video di altri minorenni, scaricati dalla rete. Il quadro probatorio, definito “solido” dagli investigatori, si è arricchito grazie alle testimonianze e all’audizione protetta dei minori coinvolti.

La fine di un incubo

Fortunatamente, l’inchiesta ha permesso di escludere l’ipotesi più temuta: il materiale prodotto dalla maestra trevigiana non è mai finito nei circuiti del dark web, rimanendo a uso esclusivo della coppia. Secondo gli inquirenti, senza l’intervento delle autorità le richieste e le attenzioni si sarebbero spinte gradualmente sempre più oltre.

La scoperta ha gettato nello sconforto e nell’incredulità l’intera famiglia della donna. Oggi la figlia sedicenne, seguita da un’equipe di psicologi per elaborare il trauma prolungato, è stata affidata in via definitiva al padre.

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