Clan di Moscarella, in Corte d’Appello confermata l’egemonia del «Terzo Sistema»

Napoli – Si chiude con una conferma sostanziale dell’impianto accusatorio, seppur con alcune ricalibrature nelle pene, il secondo grado di giudizio per il gruppo criminale del rione Moscarella.

La Corte d’Appello di Napoli ha emesso ieri mattina la sentenza contro cinque esponenti di spicco di quella che le indagini definiscono come un’organizzazione autonoma, nata tra i palazzoni della periferia est di Castellammare di Stabia per scardinare il duopolio storico dei D’Alessandro e dei Cesarano.

Il sodalizio, ribattezzato “Terzo Sistema”, era riuscito a imporre una pressione asfissiante su imprenditori e commercianti locali, gestendo al contempo i traffici di droga e armi con una base logistica blindata nel quartiere di origine.

Le condanne e il ricalcolo delle pene

I giudici della Corte d’Appello hanno accolto parzialmente le istanze dei legali, applicando prevalenze e equivalenze delle attenuanti generiche che hanno portato a una rideterminazione dei periodi di detenzione. Il bilancio complessivo supera i 30 anni di reclusione per il gruppo.

Nello specifico, Luciano Polito, per il quale è stata riconosciuta la continuazione con una precedente sentenza del settembre 2023, ha incassato la pena più alta: 11 anni e 8 mesi di reclusione. Per Giuseppina Concilio, la Corte ha fissato la pena a 5 anni e 8 mesi, mentre per Renato Avitabile (difeso dall’avvocato Olga Coda) e Michele Santarpia la condanna è stata rideterminata rispettivamente a 4 anni e 6 mesi (con 4.000 euro di multa) e 4 anni (con 3.800 euro di multa). Infine, Maria Onorato è stata condannata a 3 anni e 2 mesi.

Pizzo dal carcere: cadono le interdizioni perpetue

L’inchiesta aveva svelato un sistema criminale capace di rigenerarsi anche dietro le sbarre, con ordini di estorsione che partivano dalle celle per colpire l’economia stabiese.

Tuttavia, la sentenza d’appello ha portato una parziale vittoria tecnica per le difese di Avitabile e Santarpia: i magistrati hanno infatti revocato la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, sostituendola con quella temporanea per la durata di 5 anni. Revocata per entrambi anche l’interdizione legale durante l’esecuzione della pena.

Il collegio difensivo — composto dagli avvocati Olga Coda, Renato D’Antuono, Alfonso Piscino, Mariano Morelli, Giuliano Sorrentino e Gennaro Gennaro — attende ora il deposito delle motivazioni, previsto entro 90 giorni, per valutare il ricorso in Cassazione. Resta confermato il resto dell’impianto della sentenza di primo grado, che aveva già cristallizzato l’esistenza di questa terza forza criminale nel panorama di Castellammare di Stabia.

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