Clan delle palazzine Iacp, pusher costretti a pagare il pizzo: «Chi rifiutava rischiava la morte»

Santa Maria Capua Vetere – Pagare 200 euro al mese o comprare la droga a prezzi maggiorati. L’alternativa era la morte. È il sistema di estorsione scoperto dalla Polizia di Stato e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nell’ambito dell’operazione che giovedì mattina ha portato all’arresto di 19 persone nel Casertano.

Al centro dell’inchiesta c’è Vincenzo Santone, capo dell’organizzazione criminale che controllava il traffico di stupefacenti nel rione Iacp di Santa Maria Capua Vetere. Santone, legato attraverso la moglie al clan Belforte di Marcianise, aveva assunto un potere quasi assoluto nel quartiere: decideva personalmente chi poteva occupare gli alloggi popolari disponibili, trasformando le case dello Iacp in merce di scambio per rafforzare il suo controllo sul territorio.

Il meccanismo estorsivo era chiaro e implacabile. Gli spacciatori che operavano nella zona erano obbligati a versare una quota fissa mensile di 200 euro oppure ad acquistare la droga a prezzi maggiorati. “A questo diktat l’alternativa era la morte”, ha spiegato Massimiliano Russo, capo della Squadra Mobile di Caserta, durante la conferenza stampa convocata nella Procura di Napoli.

All’incontro con i giornalisti hanno partecipato il procuratore Nicola Gratteri, la procuratrice dei minori Patrizia Imperato, il procuratore aggiunto Michele Del Prete e il questore di Caserta Andrea Grassi. L’operazione rappresenta un colpo significativo alla criminalità organizzata nell’area casertana.

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A. Carlino

Collaboratore di lunga data di Cronache della Campania Da sempre attento osservatore della società e degli eventi. Segue la cronaca nera. Ha collaborato con diverse redazioni.

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