Martina Carbonaro uccisa in un cantiere Pnrr, appello di Pisani a Meloni: “Perché era abbandonato?”

Napoli – Un cantiere pubblico, ufficialmente attivo e finanziato con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), trasformato in scena di un orrore. È qui, all’interno del centro sportivo comunale “Luigi Moccia” di a, che Martina Carbonaro, 14 anni, è stata uccisa lo scorso maggio dall’ex fidanzato.

E ora la famiglia della giovane, attraverso il legale Sergio Pisani, annuncia una richiesta formale di risarcimento e solleva pesanti interrogativi sulla gestione del sito.

«Riteniamo che ci siano gravi responsabilità da accertare – ha dichiarato Pisani all’ANSA –. In quel cantiere non c’erano misure minime di sicurezza: è lì che Alessio ha trovato l’arma del delitto, ed è sempre lì che ha tentato di occultare il corpo di Martina. Un’area che avrebbe dovuto essere protetta e sorvegliata, e che invece era completamente accessibile.»

Il legale ha rivolto un appello diretto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: «Chiediamo il suo intervento per comprendere come sia possibile che un’opera pubblica finanziata con fondi europei fosse in uno stato di totale abbandono. È inaccettabile».

A rafforzare la ricostruzione della famiglia, anche l’architetto Paolo Sibilio, consulente tecnico della parte civile. Secondo la sua perizia, l’omicidio è avvenuto nei locali sopra gli spogliatoi del palazzetto dello sport, parte del complesso sportivo oggetto di lavori di ristrutturazione.

«Si trattava di un cantiere edile attivo – ha spiegato Sibilio – che avrebbe dovuto essere vigilato e inaccessibile non solo per proteggere i lavoratori, ma anche gli utenti della struttura.»

Al lavoro anche la criminologa Roberta Bruzzone, incaricata di fornire un supporto alle indagini. L’assenza di controlli, secondo l’avvocato Pisani, ha avuto un ruolo cruciale. «Se l’omicidio era premeditato, quel luogo rappresentava un rifugio sicuro per il delitto. Se non lo era, il cantiere ha offerto l’ambiente ideale: un’arma a portata di mano e nessuno a controllare.»

Nonostante le richieste formali inviate all’ufficio Pnrr da parte del tecnico incaricato, a oggi – denuncia Pisani – non è pervenuta alcuna risposta. Un silenzio che pesa come un’ombra sulle responsabilità istituzionali legate a una tragedia che poteva e doveva essere evitata.

Martina non è morta in un luogo abbandonato, ma in un’area pubblica che avrebbe dovuto rappresentare un presidio di sport, comunità e sicurezza. Ed è proprio da questa contraddizione che la famiglia chiede ora verità e giustizia.

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A. Carlino

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