Napoli.Un vile episodio di aggressione si è verificato ieri a Massa Lubrense, in provincia di Napoli, ai danni di un medico di famiglia.
Lo denuncia la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) della Campania, che esprime forte preoccupazione per l’accaduto e chiede alle istituzioni competenti di intervenire per tutelare la sicurezza dei medici.
Secondo quanto ricostruito, il medico, appena rientrato nel suo studio dopo una visita domiciliare, è stato improvvisamente assalito da un paziente all’interno dell’ambulatorio.
L’aggressore lo ha colpito con violenza al volto e al corpo, tanto da costringerlo a recarsi presso il pronto soccorso dell’ospedale di Sorrento per le cure del caso.
“L’episodio di Massa Lubrense – dichiarano Luigi Sparano e Corrado Calamaro, segretari della Fimmg Campania – è l’ennesimo atto di violenza nei confronti di un medico che svolge con dedizione il proprio lavoro.
È inaccettabile che i camici bianchi, che dedicano la loro vita alla cura degli altri, siano costretti a subire aggressioni e minacce. Non solo questo mina la loro sicurezza personale, ma compromette anche la qualità dell’assistenza sanitaria fornita ai pazienti, con gravi ripercussioni sull’intero sistema sanitario”.
La Fimmg Campania chiede alle autorità di attivarsi per garantire la sicurezza dei medici e un ambiente di lavoro sereno. “Occorrono misure concrete – affermano Sparano e Calamaro – per tutelare i professionisti e contrastare la violenza.
La salute è un diritto fondamentale, e chi la tutela non può essere oggetto di aggressioni. Dobbiamo costruire una società più giusta e solidale, dove il rispetto e la riconoscenza verso chi opera per il bene comune siano valori condivisi”.
L’episodio di Massa Lubrense deve essere un monito per tutti. La violenza non ha mai giustificazioni, e occorre lavorare insieme per promuovere una cultura di rispetto e di dialogo.
Solo attraverso la collaborazione tra istituzioni, cittadini e operatori sanitari si potrà garantire un sistema sanitario efficiente e sicuro per tutti.
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Caivano – Un arresto che riporta alla luce una delle pagine più drammatiche della cronaca napoletana. Ieri i Carabinieri hanno fatto scattare le manette ai polsi di Ciro Migliore, 27enne già noto alle forze dell’ordine, durante un blitz antidroga nel parco verde di Caivano. L’uomo, identificato come un presunto pusher, è lo stesso giovane transgender che cinque anni fa era il fidanzato di Maria Paola Gaglione, la 16enne morta nell’incidente del settembre 2020. La tragedia, che sconvolse l’intera comunità, fu causata dal fratello della vittima, Michele Gaglione. Come accertato in sede processuale, questi, oppostosi alla relazione della sorella, inseguì la coppia in sella a una moto. Durante l’inseguimento, lo scooter su cui viaggiavano Maria Paola e Ciro Migliore si schiantò, provocando la morte della giovane. Michele Gaglione è stato condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale. L’arresto di ieri da parte dei carabinieri aggiunge un tassello oscuro alla storia di Migliore. I militari hanno fatto irruzione nella sua abitazione, trovando prove di quello che sembra essere uno spaccio ben organizzato: tra i ritrovamenti, 10 dosi già pronte di cocaina e crack, materiale per il confezionamento e un “libro mastro” con sigle e numeri, verosimilmente i conti della compravendita illegale. Sequestrati anche 1.675 euro in contanti, presumibilmente provento dell’attività illecita. Quella del 16 settembre non è la prima indagine per spaccio che vede coinvolto Ciro Migliore dopo la morte della fidanzata; già nel febbraio 2021 finì nel mirino delle forze dell’ordine per reati analoghi. L’arresto chiude un cerchio tragico, dove a un lutto familiare si intrecciano storie di devianza e illegalità.
REDAZIONE






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