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IL RACCONTO

Mario Artiaco: “In ogni mio scritto parlo di Maradona, uno degli amori della mia vita”

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“L’unica cosa che so fare è scrivere. Lo sognavo da bambino, lo desideravo con tutto me stesso. Ho letto e leggo tantissimo e scrivo in maniera patologica. È una dipendenza totale quella della lettura e della scrittura e in ogni mio scritto mi sono fatto una promessa: parlerò sempre di uno degli amori della mia vita che faccio sempre difficoltà a nominare perché, penso, bisogna avere molto rispetto nel pronunciare il suo nome: Diego Armando Maradona“. Così si presenta Mario Artiaco, lo scrittore napoletano che ha deciso di fare della parola scritta il suo “mestiere”, pur restando fuori dalla logica del mercato e delle case editrici.

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Artiaco è infatti un artigiano della parola, curando personalmente titoli, copertine, caratteri del testo e contenuti dei suoi romanzi, rimanendo l’unico responsabile e artefice della propria attività editoriale. Artiaco ha pubblicato tre romanzi, ottenendo successi significativi al di là del numero di copie vendute. Il suo primo lavoro, “Io, Lauro e le rose”, è stato il primo libro autoprodotto a essere presentato al Salone internazionale del libro di Torino e ha superato le cento presentazioni in giro per l’Italia.

“Sono uno scrittore della memoria – confessa – che ha scelto di autopubblicarsi nonostante le numerose offerte editoriali ricevute. Credo e scrivo nell’amore della verità, spesso in contrasto con le dinamiche commerciali che richiedono compromessi. Per ora, sono riuscito a restare libero di scrivere quello che sento, quello che ho vissuto, che provo. I luoghi in cui sono stato, le avventure che ho cercato, sono legate ai miei percorsi nel sociale: nelle carceri, nelle comunità di recupero dalle tossicodipendenze, nei REMS, negli ex OPG, negli ospedali. Luoghi di incontro con gli ultimi perché credo che il senso della vita sia inginocchiarsi accanto agli ultimi e riprendere a camminare con loro”.

Oltre alla scrittura, Artiaco, come riporta l’agenzia Dire, è impegnato come educatore nelle carceri e nelle comunità per tossicodipendenti, ed è anche responsabile nazionale di un’associazione contro il bullismo. Le sue attività includono campagne di sensibilizzazione sulla donazione di organi e midollo nelle scuole. “I miei scritti – sottolinea – hanno tutti un filo conduttore. Sono sostanzialmente dei romanzi o raccolte di racconti romanzati che descrivono e cercano di ridare vita e dignità a persone che non l’hanno avuta, l’hanno persa o non hanno avuto voce”.

I suoi tre romanzi, “Io, Lauro e le rose”, “Quando Lei è dovuta partire” e “21 storie che non hanno voce”, sono legati da un comune denominatore: l’amore, declinato in tutte le sue sfaccettature. “Amare è lasciare andare. Non può esistere alcuna forma di proprietà” spiega Artiaco. Le sue storie non sono facili, sono colpi al cuore, pugni nello stomaco difficili da digerire.

Nel romanzo di esordio, i protagonisti sono tre amici e le loro bravate, l’ingenuità, i sogni, l’incoscienza, la malattia, l’omosessualità, gli abusi e la morte che pone fine a una vita, ma non a una relazione. Nel secondo romanzo, l’amore totalizzante per la propria madre è il tema centrale. In “21 storie”, uscito lo scorso gennaio, il racconto diventa corale, con protagonisti frutto della fantasia dello scrittore o forse anche no, come suggerisce l’avvertenza iniziale del libro.

Classe ’75, Artiaco è un napoletano che spera di restare nella città all’ombra del Vesuvio. Da qui trae ispirazione, nutre le sue storie e le arricchisce con la sua napoletanità. Il suo amore per Maradona non è un caso. “Questa smisurata passione lega fortemente la mia attività di scrittore a questa città, a quello che lui ha rappresentato nel campo di gioco e fuori, per i pensieri e per l’uomo che è stato nonostante tutte le sue ombre, quelle che poi abbiamo tutti quanti”.

“Lui legato così profondamente a questa città per il riscatto sociale attraverso quel talento che gli è stato accordato, che secondo me è solo un pretesto. Quel talento che Dio gli ha accordato solo perché lui fosse planetario. Il messaggio della sua anima è sconvolgente, fortissimo. Attraverso il calcio, che ripeto per me è un pretesto, il suo messaggio è arrivato a quante più persone possibili. Questa sua forza nel contrapporsi sempre ai potenti, nello stare accanto agli ultimi della Terra, per me che scrivo di ultimi è una connessione di anime inscindibile, un legame che non ho sentito con nessuno mai nella mia vita. Con lui – conclude Artiaco – c’è un legame che va oltre”.


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