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Napoli, morto in Galleria Umberto, il pg: “Tragedia frutto di inadempienze”

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Napoli. Prosegue il processo d’appello per la morte di Salvatore Giordano, il 14enne deceduto nel 2014 a causa del crollo di un calcinaccio nella Galleria Umberto I.

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Il sostituto procuratore generale di Napoli, Maria Aschettino, ha richiesto oggi alla corte la conferma della sentenza di primo grado. Nel settembre 2022, il giudice monocratico Barbara Mendia aveva ritenuto responsabili gli amministratori dei condomini da cui si era staccata la porzione che causò la morte dello studente.

Infatti Mariano Bruno ed Elio Notarbartolo furono condannati a due anni di reclusione, Marco Fresa a un anno e due mesi; il dirigente comunale Giovanni Spagnuolo ricevette una pena di due anni, mentre il tecnico comunale Franco Annunziata fu condannato a un anno e due mesi.

Maria Aschettino ha sottolineato che la morte del giovane studente di Marano fu il risultato di “una somma di leggere inadempienze dei propri doveri, da parte di tutti, e di una lacunosa manutenzione decennale della parte crollata”. Secondo la Procura Generale, l’incidente era stato preceduto da “sirene d’allarme” rimaste inascoltate.

Il magistrato ha inoltre evidenziato che il ragazzo rimase gravemente ferito in un atto di eroismo, poiché l’incidente avvenne anche a causa del suo tentativo di salvare l’amico con cui stava passeggiando lungo via Toledo, quel tragico giorno.

Per questo gesto, l’avvocato della famiglia, Sergio Pisani, ha richiesto che a Salvatore Giordano venga riconosciuta la medaglia al valore civile.


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