Trovato un arsenale dei Casalesi: tre arresti

Era riconducibile al clan camorristico Schiavone l’arsenale sequestrato nell’aprile di un anno fa dalla Polizia di Stato in un’azienda bufalina di Castel Volturno, nel Casertano.

Granate, Kalashnikov, silenziatori e fucili a pompa nascosti in bidoni interrati per i quali gli investigatori della Squadra Mobile di Caserta hanno arrestato su ordine del Gip di Napoli il titolare del terreno, l’incensurato Pasquale Diana, e gli esponenti del clan responsabili dell’arsenale, cioè Carlo Del Vecchio, già detenuto al carcere di Sassari al 41bis, e il fratello Francesco, che fino al blitz di questa mattina della polizia era libero, così come Diana.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia – partirono subito dopo il ritrovamento delle armi da parte della Squadra Mobile di Caserta, guidata da Davide Corazzini.

In due bidoni nascosti sotto due metri di terra nei pressi di un pozzo artesiano dell’azienda bufalina di Diana, c’erano una granata per fucile M60 di fabbricazione ex Jugoslavia che, essendo pericolosa, fu fatta brillare direttamente sul posto dagli Artificieri della Polizia di Stato, quindi due Kalashnikov, un fucile mitragliatore “Sites” modello Ranger, tre pistole mitragliatrici UZI, un’ulteriore pistola mitragliatrice non meglio identificata, un fucile “a pompa”, due fucili calibro con matricole abrase, una Carabina di precisione comprensiva di gruppo ottico, una pistola 9×21 con matricola abrasa nonché un silenziatore per arma da fuoco, svariati caricatori e quasi trecento munizioni di diversi calibri.

Gli investigatori della Squadra Mobile hanno scoperto che quelle armi erano riconducibili a elementi del clan Schiavone, in particolare del gruppo facente capo al boss Francesco Schiavone alias “Cicciariello”, cugino dell’omonimo e più noto “Sandokan”; elementi come Carlo Del Vecchio, storico esponente dei Casalesi, cui il titolare del terreno era legato da parentela.

Determinanti per le indagini le intercettazioni telefoniche e ambientali e le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Dagli accertamenti è emerso che le armi sarebbero state interrate con dei mezzi meccanici per scavare il terreno circa 20 anni fa in un momento di fibrillazione all’interno del clan, ma sulle armi sono in corso esami balistici per verificarne l’eventuale utilizzo in azioni di sangue compiute anche più di recente.

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A. Carlino

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