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Il Killer della ‘ndrangheta evaso era già scappato

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Ancora in fuga, per la seconda volta. Il killer di ‘ndrangheta Massimiliano Sestito, 50 anni, condannato a 30 anni per l’omicidio del carabiniere Renato Lio nel 1991 è evaso dai domiciliari.

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Si trovava in casa del padre a Pero, nel Milanese, dopo essere uscito il 12 gennaio dal carcere di Terni.Il 51enne era ai domiciliari dopo essere stato condannato a 30 anni per l’omicidio dell’appuntato Gennaro Lio, ucciso il 20 agosto del 1991 a Soverato, in provincia di Catanzaro.

Tre colpi esplosi a bruciapelo uccisero il carabiniere mentre perquisiva il bagaglio di Sestito. Poi nel 1993 era arrivata la sentenza di primo grado, dove il boss era stato condannato all’ergastolo, pena ridotta a 30 anni in Appello. Prima di essere arrestato il boss era rimasto latitante per un anno. Poi nel 2013 era scappato, approfittando della semilibertà concessa dal carcere di Rebibbia e si era reso irreperibile.

I carabinieri lo avevano catturato in spiaggia a Palinuro, in provincia di Salerno.Venerdì 3 febbraio Sestito avrebbe dovuto affrontare il verdetto della Corte di Cassazione per l’omicidio di Vincenzo Femia, ritenuto il referente sul territorio di Roma per la cosca Nirta di San Luca (RC), assassinato a Roma il 24 gennaio 2013 da un commando di killer mafiosi arrestati dalla Squadra mobile della Capitale per omicidio volontario aggravato e per aver agevolato l’operatività della ‘ndrangheta, con articolazioni sia in Calabria che nella provincia di Roma.

Femia fu ucciso da nove colpi di pistola sull’Ardeatina mentre si trovava in auto. Secondo l’accusa Sestito avrebbe fatto parte del commando omicida. Nel 2021 la condanna all’ergastolo nel processo di Appello Ter: a giorni era atteso il verdetto della Cassazione.

“Anziché piangere sul latte versato, interroghiamoci sul perché un criminale come Massimiliano Sestito, reo di aver ucciso anche un carabiniere nel 1991, si trovasse con un semplice braccialetto elettronico agli arresti domiciliari” è la posizione del segretario generale del sindacato di Polizia Coisp, Domenico Pianese.

Che parla di “episodi” che “generano un forte sentimento di insicurezza nei cittadini e relegano lo Stato in un vero e proprio cono d’ombra” e “incapace di salvaguardare perfino la memoria di tutti coloro che hanno dato la propria vita per difenderlo”.

“Con questa notizia della fuga di Massimiliano Sestito si riapre una ferita mai rimarginata”, ha aggiunto a LaPresse Carlo Lio, cugino del carabiniere medaglia d’oro al valore civile ucciso nel 1991. “E’ stata una notizia molto dolorosa per me, ma soprattutto per i figli, anche se sono passati molti anni dalla scomparsa di Renato. Loro erano piccoli e sono cresciuti senza un padre. Non voglio essere polemico – la sua conclusione – ma spesso non vanno ai domiciliari altri malviventi e invece li si danno a un mafioso conclamato?”.


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