Inchiesta Vassallo, il figlio Antonio: “Tanti errori nelle indagini, ma la verità è più vicina”

È un lento rintocco di campana in un silenzio surreale. È una giustizia lunga dodici anni quella che il 5 settembre 2022 si aspetta a Pollica. Quest’anno è un anniversario diverso quello per la morte di Angelo Vassallo. I nuovi risvolti dell’inchiesta giudiziaria con nove persone iscritte nel registro degli indagati, accusate a vario titolo […]

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È un lento rintocco di campana in un silenzio surreale. È una giustizia lunga dodici anni quella che il 5 settembre 2022 si aspetta a Pollica. Quest’anno è un anniversario diverso quello per la morte di Angelo Vassallo. I nuovi risvolti dell’inchiesta giudiziaria con nove persone iscritte nel registro degli indagati, accusate a vario titolo di omicidio e traffico di droga, fanno sperare. Forse la verità e la giustizia sono più vicine. Questo spera Antonio Vassallo, il figlio di Angelo, che nell’anniversario della morte del padre non nasconde la speranza che possa essere arrivato il momento atteso da molto tempo. “Dopo tanti anni – dice Antonio Vassallo – pensiamo che ci sia molto di più di quanto uscito sui giornali nell’inchiesta della morte di papà. Quest’anno ci crediamo di più”.

Quello di Antonio Vassallo è un lungo ripercorrere, a tratti anche con amarezza, quanto accaduto dal giorno della morte del padre. I nomi degli indagati – tre carabinieri, quattro imprenditori e due pregiudicati legati alla camorra – hanno aperto uno squarcio nel muro del silenzio, ma hanno anche riacceso domande e dubbi sulla morte del sindaco Pescatore.

“Penso siano stati commessi molti errori dagli inquirenti e da alcuni magistrati, motivo per cui a distanza di dodici anni non conosciamo l’assassino – dice con amarezza – ma vogliamo continuare a credere che ci siano persone che ci hanno creduto. Vogliamo credere che non siano stati errori volontari. Così come nostro padre noi crediamo nello Stato, crediamo nel tricolore. Vogliamo credere che lo Stato esiste e funziona. Vogliamo credere che lo Stato buono possa inchiodare i responsabili e metterli in carcere”.

Nell’inchiesta è indagato, insieme ad altri due carabinieri, il tenente colonnello dell’Arma Fabio Cagnazzo. Il suo nome è quello che più di altri ha fatto discutere e Antonio Vassallo non risparmia nessuna critica e attacca: “Cagnazzo lo conoscevo poco, per quanto mi riguarda lui e il suo autista Molaro non rappresentavano una figura dello Stato, erano molto stravaganti sul porto di Acciaroli, purtroppo o per fortuna non ci ho mai avuto a che fare. È una persona che non spirava molta fiducia”.

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Sul clima di sospetto, quasi omertoso, che dalla morte di Angelo Vassallo, si respira a Pollica, il figlio del sindaco non ha remore: “Sono state tirate in ballo tantissime persone pur non essendo coinvolte nell’omicidio, tutti stanno attenti a quello che dicono se questa vogliamo definirla omertà, allora esiste. Tanti hanno dato un grande contributo all’inchiesta ma tanti hanno ancora qualcosa da dire. Ci sono persone che possono raccontare cose non emerse ancora, molte hanno paura”.

E sull’esistenza della camorra a Pollica, Vassallo non ha dubbi: “Se la camorra è il traffico di droga, se la camorra è aver avuto o venduto grossi quantitativi di droga allora bisogna dire, a malincuore, che è esistita e esiste una forma camorristica in questo paese. Oggi purtroppo gira ancora droga, malaffare”.

Antonio Vassallo ricorda il padre e commenta la grande partecipazione di quest’anno alla commemorazione per l’anniversario. “A distanza di tanti anni c’erano molti sindaci, tanti amici. Voglio sperare che questo ricordo ci sia anche tra 50, 100 anni, perché papà merita di essere ricordato. È stato il rappresentante della bella politica. Io spero che quanto prima si conosca il motivo per il quale non c’è più”.

A distanza di dodici anni è difficile credere nella giustizia ancor più se nell’inchiesta sono coinvolti esponenti delle forze dell’ordine. “Credo che la giustizia sia fatta di persone oneste e disoneste – conclude Antonio Vassallo -, questo a prescindere da come sono state condotte le indagini. Ci sono persone che hanno lavorato malissimo, hanno commesso degli errori, persone che potrebbero essere coinvolte. Se la giustizia è rappresentata da queste persone allora stento a crederci. Voglio credere, invece, che esistono anche persone oneste, persone che credono nella legalità”.

Rosaria Federico

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