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Napoli, chiesto il processo per il motociclista che travolse e uccise Ferdinando Pirozzi

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A costare la vita a Ferdinando Pirozzi, come purtroppo capita spesso ai pedoni che attraversano la strada, è stata prima di tutto l’eccessiva velocità del veicolo che lo ha investito, una moto, ma ora, almeno, il conducente sarà chiamato a risponderne davanti alla Giustizia e ai familiari della vittima.

A conclusione delle indagini preliminari del procedimento penale per il tragico incidente successo in pieno centro a Napoli il 5 settembre 2021, e in seguito al quale è deceduto il sessantanovenne residente a San Vitaliano, il Pubblico Ministero della Procura partenopea, dott.ssa Stella Cataldo, ha chiesto il rinvio a giudizio per il reato di omicidio stradale nei confronti del giovane motociclista ritenuto responsabile dell’investimento, il napoletano E. M., 25 anni.

Riscontrando l’istanza il Gip del tribunale, dott.sa Federica Girardi, ha fissato per il 23 giugno 2022, alle 10.30, l’udienza preliminare di un processo da cui la moglie e la figlia della vittima, affidatesi a Studio3A-Valore S.p.A., si aspettano risposte sul fronte penale e anche un’assunzione di responsabilità da parte del responsabile civile, la compagnia di assicurazione della motocicletta, Societe Generale Insurance, che nonostante i ripetuti solleciti e le pesanti contestazioni in capo al suo assicurato, fin qui non ha non solo risarcito loro un euro ma neppure presentato una proposta formale.

La tragedia si è consumata in pieno giorno, alle 12.45 circa, e in una bella giornata estiva, con il fondo stradale asciutto, buona visibilità, le condizioni climatiche ideali per guidare, il che acuisce i rimpianti.

Pirozzi stava attraversando via Sergio Pansini, strada a senso unico, e in un tratto rettilineo, e aveva quasi terminato l’attraversamento quando è stato travolto dalla Honda Transalp condotta dall’imputato e con in sella, trasportato, un altro giovane di (oggi) 22 anni: un impatto tremendo che, ulteriore sventura, ha scagliato il pedone sotto un autobus di linea regolarmente parcheggiato a lato della carreggiata, tanto che per estrarre Pirozzi, rimasto “incuneato” sotto, e consentire di soccorrerlo sono dovuti accorrere i vigili del fuoco che hanno sollevato il bus per liberarlo.

Com’è tristemente noto, però, il sessantanovenne non ce l’ha fatta, troppo gravi i politraumi riportati, è spirato poco dopo l’arrivo al pronto soccorso del vicino ospedale Cardarelli, dove sono stati trasportati anche i due giovani occupanti della moto, anche loro rovinati a terra e seriamente feriti ma che alla fine si sono salvati.

La Procura, attraverso la dott.ssa Cataldo, ha subito aperto un fascicolo a carico dell’investitore: la moglie e la figlia di Pirozzi, per essere assistite, attraverso il consulente legale dott. Vincenzo Carotenuto, si sono rivolte a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, e all’Avv. Vincenzo Cortellessa del Foro di Santa Maria Capua Vetere.

Per ricostruire nel dettaglio dinamica, cause e responsabilità dell’incidente, rilevato nell’immediatezza dalla polizia municipale di Napoli, il Sostituto procuratore ha disposto anche una perizia cinematica incaricando l’ingegnere meccanico Fulvio Cepollaro, che si è avvalso anche delle immagini delle telecamere installate a bordo dell’autobus e ha concluso che, per citare la sua perizia, “l’accadimento del sinistro è da attribuirsi all’elevata velocità del motociclo superiore al limite consentito”, stimata dal consulente in almeno “65 km/h a fronte dei 50 massimi prescritti”, “e in ogni caso inadeguata alle condizioni di verosimile frequentazione della sede stradale da parte di pedoni”: il motociclista era stato sezionato per eccesso di velocità anche agli agenti.

Il Ctu del Pm, ad ulteriore aggravante, ha accertato come al momento dell’investimento non vi fossero altri mezzi ad intralciare la visuale del centauro, il quale aveva dunque tutte le possibilità, e le condizioni ideali, per avvistare in tempo il pedone. E il fatto che Perozzi non stesse attraversando sulle strisce pedonali (le più vicine distavano oltre 50 metri) non sminuisce le colpe del motociclista, come ha più volte ribadito, anche recentemente, la Corte di Cassazione.

Di qui la richiesta di processo per E. M. per aver causato la morte di Pirozzi “per colpa consistita in imperizia, imprudenza, negligenza e con violazione delle norme sulla disciplina delle circolazione stradale – scrive il magistrato nella sua richiesta – In particolare, procedeva a una velocità di marcia pari a 65 km/h e quindi superiore al limite massimo consentito pari a 50 km/h, e in ogni caso tale da non consentirgli di ridurre l’andatura di fronte la presenza di un pedone sul percorso, e non osservava una condotta di guida tale da salvaguardare la sicurezza stradale, da consentire di mantenere il controllo del veicolo e di compiere tutte le manovre necessarie a garantire le condizioni di sicurezza, tra cui l’arresto tempestivo utile a consentire al pedone di terminare l’attraversamento”.

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