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14 Agosto 2022 - 00:27

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domenica 14 Agosto 2022 - 00:27

Omicidio Cerciello, chat choc dei carabinieri: “Agli americani squagliateli nell’acido”

Detenuto americano bendato dopo l'arresto per l'omicidio: nel processo al carabiniere depositata una perizia con la trascrizione delle frasi choc dei militari. L'Arma valuta procedimenti disciplinari nei confronti dei responsabili. Domani inizia il processo bis per i due americani accusati di aver accoltellato Mario Cerciello Rega

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Detenuto americano bendato dopo l'arresto per l'omicidio: nel processo al carabiniere depositata una perizia con la trascrizione delle frasi choc dei militari. L'Arma valuta procedimenti disciplinari nei confronti dei responsabili. Domani inizia il processo bis per i due americani accusati di aver accoltellato Mario Cerciello Rega

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Roma. Omicidio Cerciello Rega: chat scioccante agli atti del processo nei confronti di Fabio Manganaro accusato di aver bendato uno degli americani accusati del delitto del carabiniere. L’Arma dei carabinieri si dissocia e valuta provvedimenti disciplinari nei confronti degli autori delle frasi estrapolate dalla chat.

Alla vigilia del processo per l’accusa di ‘misura di rigore non prevista dalla legge’ nei confronti di Manganaro, individuato come il carabiniere che bendò – dopo l’arresto -Gabriele Natale Hjorth, accusato assieme a Finnegan Lee Elder dell’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, è stata depositata la perizia con la trascrizione della chat di gruppo dei militari. Frasi come “Squagliateli nell’acido”, “fategli fare la fine di Cucchi” furono scritte nell’immediatezza dell’arresto dei due americani, condannati in primo grado e per i quali proprio domani è previsto l’inizio del processo in corte d’Assise d’Appello. Delle chat, avvenute nelle ore successive al fermo dei due americani nel luglio del 2019, ha scritto stamane il Corriere della Sera.

“L’Arma dei Carabinieri ha teste’ appreso che, nell’ambito del processo a carico del maresciallo capo Fabio Manganaro, per la vicenda del bendaggio di Gabriele Natale Hjorth, sono stati depositati atti di un consulente esterno della procura relativi a contenuti di alcune chat intercorse tra militari dai toni offensivi ed esecrabili. Non appena gli atti con i nominativi dei militari coinvolti saranno resi disponibili, l’Arma avvierà con immediatezza i conseguenti procedimenti disciplinari per l’adozione di provvedimenti di assoluto rigore”. E’ quanto si legge in un comunicato del Comando generale dei Carabinieri.

L’Arma, stigmatizzando quei “toni offensivi ed esecrabili”, valuta provvedimenti nei confronti degli autori di quelle affermazioni. A spiazzare sono quelle espressioni cariche di rabbia, scritte in chat nelle ore successive al fermo dei due americani a Roma, il giorno dopo l’omicidio di Cerciello. I due ragazzi americani furono catturati nell’hotel dove soggiornavano, pronti per ripartire Oltreoceano. Dopo essere stato arrestato assieme a Finnegan – l’altro indiziato ed esecutore materiale del delitto – Gabriel Christian Natale Hjorth, venne portato in caserma a via in Selci, lungo la strada – secondo quanto emerso – il giovane fu bendato. Nella chat inizia lo sfogo al veleno di alcuni militari: “Li abbiamo presi stiamo venendo al reparto”, scrive un carabiniere nella chat e i colleghi commentano: “Ammazzateli di botte”, oppure “speriamo che gli fanno fare la fine di Cucchi”. Tra le frasi finite ora all’attenzione del giudice monocratico c’e’ anche quella di un militare che scrive: “non mi venite a dire arrestiamoli e basta. Devono prendere le mazzate. Bisogna chiuderli in una stanza e ammazzarli davvero” e altri chiosano: “bisogna squagliarli nell’acido”. A rivelare quanto successo poi nella caserma e’ innanzitutto una foto, quella girata poi anche in altre chat nelle ore seguenti: Hjorth bendato e immobilizzato con le mani dietro la schiena, seduto nell’ufficio prima che fosse in seguito portato in un’altra stanza per l’interrogatorio. E’ proprio questo episodio a determinare l’accusa nel processo a Fabio Manganaro. Sulle frasi che fanno riferimento a Cucchi, il detenuto pestato nel 2009 e per la cui morte sono stati condannati due carabinieri, c’è stato un ‘no comment’ da parte di Ilaria, sorella di Stefano Cucchi.

Intanto proprio domani inizia il processo bis per i due americani accusati dell’omicidio del carabiniere di Somma Vesuviana. I due 20enni, Gabriel Natale Hjorth e Finnegan Lee Elder,  sono stati ritenuti colpevoli, con sentenza della prima corte d’assise di Roma, del 6 maggio dello scorso anno, dell’omicidio del vice brigadiere Mario Cerciello Rega e per questo condannati all’ergastolo. Nella notte tra il 25 e il 26 luglio 2020 erano a Roma per una vacanza e stavano trascorrendo la serata a Trastevere. Tentarono di comprare droga tramite un mediatore, Sergio Brugiatelli, rubandogli la borsa dopo aver scoperto di essere stati truffati. All’appuntamento per la restituzione dello zaino di Brugiatelli, in via Pietro Cossa, si presentarono i due militari in abiti civili, Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale. Li’ Elder accoltellò per 11 volte il vicebrigadiere dei carabinieri, uccidendolo, mentre Natale si scontrò con il collega Varriale. Prevista in aula, domani, la presenza degli imputati e i familiari della vittima. Non ci sara’ Sergio Brugiatelli, morto per cause naturali a settembre. Le difese degli imputati tenteranno di dimostrare eventuali inadeguatezze della pena inflitta ai loro assistiti.

Nell’udienza di domani le difese faranno diverse richieste, tra queste, secondo indiscrezioni, anche quella di un sopralluogo sulla scena del crimine per mostrare la presenza di una telecamera, quelle immagini registrate non sarebbero mai entrate nel fascicolo d’indagine.

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