Paolo Beldì morto

Paolo Beldì è stato trovato morto nella sua casa di Magognino, una frazione di Stresa nel Verbano Cusio Ossola. A dare l’allarme una sua amica.

Paolo Beldì è stato trovato morto nella sua casa di Magognino, una frazione di Stresa nel Verbano Cusio Ossola. A dare l’allarme una sua amica.

Nato nel 1954, avrebbe compiuto 67 anni il prossimo 11 luglio. Ieri era atteso al circolo di Levo per seguire la partita della nazionale italiana contro il Belgio ma non ci è mai arrivato.

Paolo Beldì era regista di “Quelli che il calcio“, molto conosciuto per aver diretto diversi programmi di successo, su tutti.

Addio a Paolo Beldì

Fabio Fazio

Fabio Fazio

Un gruppo di amici attendeva Paolo Beldì per le 21 al circolo di Levo, altra frazione di Stresa poco distante dalla sua abitazione: non vedendolo arrivare e constatato che non rispondeva al telefono, hanno dato l’allarme. I soccorritori del 118 hanno trovato Paolo Beldì esanime e la causa probabile del decesso potrebbe essere  un arresto cardiaco.

Figlio di Aldo Beldì, uno dei più importanti creativi di pubblicità negli anni del boom economico (suoi numerosi marchi tra cui il più celebre è quello dei “Pavesini”), Paolo ha cominciato la sua attività nelle radio locali di Novara alla fine degli anni ’70, per avvicinarsi al mondo televisivo grazie alla collaborazione con il regista Beppe Recchia, grazie al quale, nella gloriosa televisione privata “Antenna 3 Lombardia” ebbe nodo di dirigere programmi condotti da personaggi come Enzo Tortora e Walter Chiari.

Dopo un passaggio in Finivest approdò in Rai all’inizio degli anni ’90. Oltre che con Fabio Fazio, per il quale era diventato il regista di riferimento, si ricordano le trasmissioni con Adriano Celentano (“Svalutation”, “Francamente me ne infischio” e “Rockpolitik”), Simona Ventura, Paolo Rossi, Gene Gnocchi e Gianni Morandi. Molto appassionato di calcio, era tifoso della Fiorentina. Nel 1995 il Comune di Novara lo aveva nominato “Novarese dell’anno”.

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Firma come autore le musiche originali di Drive in per quattro anni con Roberto Negri ed esordisce nel varietà grazie ad Antonio Ricci che lo chiama a dirigere prima Lupo solitario e dopo Matrjoska. Negli anni Novanta passa alla Rai, regista tra gli altri di Mi manda Lubrano e poi di Svalutation con Celentano. Ed e’ proprio con una trasmissione Rai, Diritto di replica insieme a Fabio Fazio e Sandro Paternostro, che viene fuori quella che sara’ sempre la sua firma: l’indugio sui dettagli, da un calzino abbassato a una scarpa, particolari che creano il caso come quando riprese uno spettatore addormentato nella platea di Sanremo.

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In trent’anni di carriera è dietro la macchina da presa di tantissimi programmi storici tante volte con Celentano che segue in Francamente me ne infischi (1999) Rockpolitic (2005) e La situazione di mia sorella non è buona (2007) . Sua la regia di tre Festival di Sanremo, i due condotti da Fazio e poi nel 2006 per Panariello. Ha scritto anche tre libri, il primo nel ’96 (“Perché inquadri i piedi?”) dedicato proprio alla sua scelta di curare i particolari, gli altri alla sua passione viola.

 


Di Fabio Testa

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