La bellissima testimonianza di Vincenzo Fugalli, un alpino morto in guerra, scritta la notte di Natale del '42 arriva alla nipote che vive a Barletta


lettera fronte russo
Vincenzo Fugalli aveva solo 22 anni quando morì, il 23 gennaio 1942 durante la battaglia di Nicolajevka, nella notte di Natale del 1942 scrisse una bellissima lettera ai suoi familiari che però sono riusciti a leggerla soltanto 79 anni dopo. E’ stata, infatti, consegnata a Serena Fugalli, una nipote dell’alpino morto, nel corso di una breve cerimonia che si è tenuta a Palazzo di città a Barletta.
“Questa è la notte di Natale, sto scrivendo nel ricovero che è attiguo al mio, stanno intonando la Pastorella e si dimenticano persino del rancio che tarda ad arrivare. Fuori nevica forte, si vede che il Bambino deve nascere anche qui, l’ambiente è quanto più propizio e suggestivo”, scriveva Vincenzo Fugalli nella missiva che però non riuscì a spedire. A trovarla è stata Olga Rosa Davini, una donna di Mantova mentre sistemava la casa del padre morto qualche tempo fa.
“I miei genitori, particolarmente mio padre – ha detto Davini – si sono adoperati senza tregua nel dopoguerra con il governo russo per rendere possibile il rientro delle salme di alcuni soldati caduti su quel fronte durante il secondo conflitto mondiale. Una missione basata su trattative a dir poco ardue, ma portata avanti nella consapevolezza morale di offrire un impagabile omaggio alla memoria di tanti militari che non hanno potuto riabbracciare i propri cari. Io ho raccolto quest’eredità innata e proprio nel corso delle infaticabili ricerche ho ritrovato il manoscritto che, dopo il tamtam attivato con successo tramite i canali social e i media, posso riconsegnare alla famiglia del tenente Vincenzo Fugalli”.
Ad aiutare la donna nel cercare i parenti del soldato sono stati Ruggiero Graziano, presidente delle associazioni di Barletta Anmig e Ancr, Michele Grimaldi, direttore dell’Archivio di Stato, e il consigliere comunale Giuseppe Dipaola. “Siate sereni – chiedeva Vincenzo dal fronte – ho la convinzione assoluta che non mi potrà mai capitare niente anche se camminiamo in mezzo alle mine e se andassi a cento assalti. Non crediate per questo che io sia imprudente e non accorto: la testa l’ho sempre ben piantata sulle spalle e mi serve per pensare prima quello che devo fare dopo”. “Domani quando sarà giorno e potremo finalmente provare un po’ a dormire pur con le eterne scarpone ai piedi, sognando il Bambino e il nostro sogno sarà roseo e innocente come quello dell’infanzia. Qui si diventa buoni. Buon Natale, pace tanta, Enzo”, l’augurio dell’alpino.
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