Usura a Salerno: in carcere il ‘vecchio’ cutoliano Giovanni Marandino, ai domiciliari il figlio

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Salerno. Pur essendo sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di Capaccio Paestum, gestiva il giro di prestiti usurai dalla sua abitazione, definita un “vero e proprio centro logistico di finanziamento”. Finisce in carcere a 83 anni Giovanni Marandino, detto Ninuccio, considerato figura di spicco della criminalità cilentana, con a carico una condanna definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso essendo stato riconosciuto affiliato alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Nei suoi confronti la Guardia di Finanza di Salerno ha eseguito un’ordinanza emessa dal gip di Salerno su richiesta della Procura salernitana. Destinatario dell’ordinanza anche il figlio, Emmanuel, 39 anni, nei cui confronti è stata disposta la misura degli arresti domiciliari. Entrambi sono indagati per i reati di usura e di esercizio abusivo di attività finanziaria. Indagati a piede libero anche la moglie di Giovanni Marandino e un uomo di fiducia della famiglia. I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Salerno hanno fatto luce sui continui prestiti ad usura gestiti da Marandino. Gli investigatori hanno quantificato in 100mila euro i finanziamenti concessi nell’arco di un anno, a fronte dei quali ammontano a 90mila euro i soli interessi incassati nello stesso periodo. Già questi movimenti di denaro sono valsi agli indagati l’accusa di abusivismo finanziario, essendo evidente la concessione di prestiti in assenza delle necessarie autorizzazioni amministrative. Guadagni così rilevanti sono risultati il frutto di tassi mediamente praticati nell’ordine del 20% su base mensile, ampiamente al di sopra della soglia dell’11% annuale, stabilito dalla Banca d’Italia come limite massimo per le operazioni di finanziamento. “Guadagni cosi’ rilevanti – scrive in una nota il procuratore di Salerno Giuseppe Borrelli – sono risultati il frutto di tassi mediamente praticati nell’ordine del 20% su base mensile, ampiamente al di sopra della soglia dell’11% annuale, stabilito dalla Banca d’Italia come limite massimo per le operazioni di finanziamento”. In un caso, addirittura, e’ stato sforato il tetto del 30% di interessi maturati in un solo mese. “Dalle indagini – scrive ancora il procuratore – sono emerse le caratteristiche tipiche degli usurati, piccoli imprenditori, il piu’ delle volte titolari di esercizi commerciali, che cercavano, cosi’ facendo, di superare temporanee crisi di liquidita'”. La tecnica adoperata era quella di ricevere un assegno in garanzia, il cui importo complessivo inglobava anche gli interessi che l’usuraio imponeva di volta in volta. Se, alla scadenza, la vittima non era in grado di restituire l’intera somma, l’usuraio incassava intanto gli interessi maturati e rinnovava il prestito, garantendosi cosi’ ulteriori guadagni. Come detto, le attivita’ si svolgevano direttamente nell’abitazione dei Marandino, definita dal Gip di Salerno “un vero e proprio centro logistico di finanziamento”. “L’azione di contrasto dell’usura – sottolinea Borrelli – assume una connotazione peculiare nell’attuale periodo di pandemia, viste le pesanti ripercussioni economiche e sociali delle misure di contenimento del Covid-19. È forte, infatti, l’attenzione di questa procura della Repubblica e della guardia di finanza di Salerno per contenere il pericolo che le difficolta’ finanziarie di famiglie, professionisti ed imprese agevolino le infiltrazioni delle organizzazioni criminali nel tessuto economico della provincia”.

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