Inchiesta ex Cirio, rischiano di nuovo l’arresto Cesaro e Pentangelo

Rischiano di nuovo l’arresto i parlamentari Luigi Cesaro e Antonio Pentangelo: accolto il ricorso in Cassazione presentato dalla Procura di Torre Annunziata. L’inchiesta sul presunto giro di corruzione per ottenere i permessi a costruire nell’ex insediamento industriale della Cirio di Castellammare di Stabia torna davanti al Riesame di Napoli in quanto è stato accolto il […]

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Rischiano di nuovo l’arresto i parlamentari Luigi Cesaro e Antonio Pentangelo: accolto il ricorso in Cassazione presentato dalla Procura di Torre Annunziata.

L’inchiesta sul presunto giro di corruzione per ottenere i permessi a costruire nell’ex insediamento industriale della Cirio di Castellammare di Stabia torna davanti al Riesame di Napoli in quanto è stato accolto il ricorso presentato dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli per conto della Procura di Torre Annunziata. La richiesta è chiara: rivalutare l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, emessa dal gip per circa dodici persone fra cui i due parlamentari di Forza Italia.

Ex Cirio – foto dal web

La posizione di Cesaro e Pentangelo, ovviamente, sarebbe passata successivamente al vaglio delle due Giunte per le autorizzazioni a procedere di Senato e Camera che, valutato il provvedimento del Riesame che annullò l’ordine di arresto, archiviarono le due posizioni.

Conosciute le motivazioni della Cassazione, ora la questione torna al vaglio dei giudici napoletani che si pronunceranno per la seconda volta sugli arresti annullati in base alla sentenza Cavallo che si rifà all’utilizzabilità delle intercettazioni.
Se le intercettazioni vengono richieste per un reato diverso da quello per il quale poi si procede, non possono essere utilizzate come fonte di prova. Si tratta di una questione tecnica che però, in questo caso, potrebbe non sussistere, almeno non su tutti i decreti che autorizzano le intercettazioni.

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L’inchiesta, coordinata dal sostituto Andreana Ambrosino e condotta dalla squadra mobile di Napoli e dal commissariato di polizia di Castellammare di Stabia, era uno stralcio del fascicolo ‘Olimpo’ aperto dalla Direzione distrettuale Antimafia partenopea nel 2013, che ipotizzava una serie di reati di camorra collegati al fulcro dell’inchiesta: l’imprenditore Adolfo Greco, il ‘re de latte’, ex uomo di fiducia di Cutolo. Greco è ritenuto vicino ai clan dell’area stabiese e ad alcuni elementi di spicco dei Casalesi.

Adolfo Greco

Sono in corso quindi due processi condotti dall’Antimafia a Torre Annunziata e Santa Maria Capua Vetere che vedono il ‘re del latte’ come principale imputato.
In questo caso, secondo l’accusa, Cesaro fu corrotto dall’imprenditore stabiese Adolfo Greco con una mazzetta da 10mila euro, mentre Pentangelo con il regalo di un Rolex per il suo compleanno.
Il filone d’inchiesta non aggravato dal metodo mafioso era approdato alla Procura oplontina ed è culminato lo scorso maggio con l’emissione dell’ordinanza, poi annullata dal Riesame perché i reati di corruzione non sarebbero connessi a quelli che hanno permesso l’autorizzazione ad intercettare.

Cesaro

La Procura di Torre Annunziata è invece di tutt’altro avviso e ha ottenuto dalla Cassazione l’ordinanza nuovamente al vaglio dei giudici del Riesame per Cesaro, Pentangelo, Greco e gli altri indagati, tra i quali l’ingegnere Antonio Elefante, progettista della riqualificazione dell’ex insediamento industriale diventato motivo di corruzione dei due parlamentari, ultimi due presidenti della Provincia di Napoli, ente che ha poi nominato Maurizio Biondi commissario ad acta per velocizzare la pratica urbanistica ‘bloccata’ al Comune di Castellammare.

Il progetto firmato Elefante prevedeva l’abbattimento della Cirio e la trasformazione dell’ex area industriale in un quartiere residenziale in parte dedicato all’housing sociale, con centinaia di appartamenti e locali commerciali. Per farlo, è una delle accuse, Elefante avrebbe ottenuto dalla Regione l’inserimento di una speciale deroga al Piano Casa. Per traffico di influenze è indagato anche il capogruppo regionale Pd Mario Casillo, tirato in ballo in diverse conversazioni.

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