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Coronavirus

Covid, in arrivo nuovo Dpcm: max 30 persone alle feste e stop movida

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Covid, in arrivo nuovo Dpcm: max 30 persone alle feste e stop movida.I contagi da coronavirus in Italia continuano a salire, assieme all’attesa per la riunione – convocata d’urgenza per domani – del Comitato tecnico scientifico (Cts) con il ministro della Salute Roberto Speranza.

 

In ballo ci sono le nuove misure del Decreto del presidente del Consiglio (Dpcm), che sara’ varato a giorni. E, a parte (per ora) il lockdown totale, nessun provvedimento viene escluso a priori, visto l’aggravarsi della situazione. Dal coprifuoco per i locali a partire dalle 23 al divieto di vendita di alcolici dopo una certa ora, alla sosta off limits in piedi fuori dagli stessi; dall’estensione dello smartworking alla riduzione della percentuale di passeggeri sui mezzi pubblici, allo stop agli spostamenti tra regioni, tutto e’ in teoria possibile. ‘Stretta’ sulle feste e riunioni private, che sarebbero la fonte primaria dei nuovi contagi da Covid 19, con un limite massimo di trenta partecipanti imposto a matrimoni, battesimi, comunioni e cresime. E stop alla ‘movida’, con il divieto di assembramento davanti ai bar dalle 21 e chiusura di locali e ristoranti anticipata alle 24. Il governo sta lavorando a un nuovo Dpcm per le misure di contrasto alla pandemia, dopo che tre giorni fa il Consiglio dei ministri ha reso subito effettivo l’obbligo di indossare le mascherine anche all’aperto, se si e’ vicini a persone non conviventi.

Il provvedimento andra’ adottato entro il 15 ottobre, per confermare, e aggiornare, le regole in vigore. Ma il presidente del Consiglio punta a chiudere gia’ lunedi’, secondo fonti di maggioranza. Nel pomeriggio il premier ne ha parlato per oltre tre ore con i capi delegazione dei partiti di maggioranza e i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza. E una riunione urgente del Comitato tecnico scientifico, alla quale dovrebbe partecipare anche Speranza, e’ stata convocata per domani. Un confronto andra’ fatto anche con i presidenti di Regione. Il governo sta vagliando tra l’altro l’ipotesi di una forte raccomandazione affinche’ le mascherine siano indossate anche nelle case se in presenza di non conviventi, oltre al divieto di feste private e la conferma della limitazione delle presenze in congressi e manifestazioni pubbliche al chiuso (massimo mille persone all’aperto se consentito dalle condizioni).

A queste limitazione potrebbe essere possibile una deroga per alcuni teatri, come La Scala di Milano e il San Carlo di Napoli, con percentuale su capienza rispetto al numero gia’ indicato di massimo 200 spettatori. Vietato lo sport da contatto amatoriale. L’obiettivo dell’esecutivo e’ scongiurare il ritorno alla fase acuta della pandemia e un nuovo lockdown, ma se sara’ necessario potrebbero essere adottare misure piu’ restrittive delle attuali. Gli scenari, secondo quanto emerge dalla varie ipotesi, sono tre, a seconda della gestibilita’ della diffusione del virus. Si potrebbe passare, dunque – questo il primo scenario – dal rafforzamento del distanziamento con ‘zone rosse’ locali, smart working e chiusure di istituti scolastici a seconda del numero di contagi registrati. Una ‘stretta’ accompagnata alla contrazione degli orari di apertura dei locali e di bar e ristoranti, e delle modalita’ di frequentarli. Ancora non completamente esclusa l’ipotesi del divieto di spostamenti tra regioni e di riduzione del numero di ore di lezione scolastiche in presenza. Una serie di restrizioni che dovrebbero tornare a coinvolgere il numero massimo di invitati a cerimonie come i matrimoni, ma anche a semplici cene in case private.

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Attualità

E’ scontro tra Regioni e Governo sullo stop ai locali alle 18

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E’ scontro tra Regioni e Governo sullo stop ai locali alle 18.

“Dobbiamo tener presente anche i dati degli altri Paesi, il contagio cresce ed e’ preoccupante”. Il premier , nella riunione con i capigruppo della maggioranza, non fa mistero della preoccupazione per i dati sul tavolo. E’ vero che il commissario all’emergenza Arcuri ha spiegato che al momento la saturazione delle terapie intensive e’ al 13% ma la curva e’ destinata a salire.

Cosi’ non reggiamo, a novembre la situazione andrebbe fuori controllo, dobbiamo intervenire in fretta, il ragionamento del Capo dell’esecutivo che fa da sponda all’ala ‘rigorista’ del governo che da settimane spinge per una stretta rigorosa. Ma allo stesso tempo occorre tener presente le proteste delle categorie e la rabbia di chi non vuole un coprifuoco, anche se ‘soft’. Salvaguardare quindi la tutela della salute e dell’economia.

Ecco il motivo per cui la misura piu’ forte inserita nel nuovo Dpcm, quello stop ai locali e ai ristoranti alle 18 e’ ancora in ballo. Fonti della maggioranza riferiscono che anche il premier non sarebbe del tutto convinto ma e’ Italia viva ad insistere sulla necessita’ di una norma meno dura, se non addirittura cancellarla. Poi ci sono le regioni che propongono di allungare l’orario alle 23. Si sta quindi mediando, una soluzione potrebbe essere quella di arrivare alle 20 ma il Pd e il ministro Speranza insistono a mantenere la bozza originaria del Dpcm illustrata anche dal premier ai capigruppo di maggioranza e opposizione.

Non si esclude quindi un compromesso sulla norma maggiormente osteggiata, ovvero quella che obbliga i locali a chiudere alle 18. Invece dalle 21 si potra’ disporre la chiusura delle piazze, c’e’ lo stop alle palestre, ai centri termali e alle piscine (ma no a parrucchieri e centri estetici), si consiglia fortemente di non ricevere persone che non siano conviventi a casa, si obbliga a stare al tavolo al ristorante al massimo in quattro, si chiude alle feste al pubblico e all’aperto, si decreta lo stop a cinema e a spettacoli (ma no a teatri) e alla partecipazione del pubblico agli eventi sportivi. Un pressing forte dei governatori e’ anche sul ministro Speranza e sul responsabile dei Trasporti, De Micheli. Al primo le regioni chiedono che si facciano tamponi solo ai sintomatici e ai contatti stretti (familiari e conviventi) e che si attivino maggiormente i medici di base, al secondo (richiesta avanzata anche dai capigruppo, sia di maggioranza che di opposizione) che vengano regolati i trasporti. Ma le regioni sono contrarie anche allo stop dei ristoranti la domenica, ad una stretta dei centri commerciali e mostrano perplessita’ anche sulle misure contro le palestre e le piscine. Nella lettera inviata dal governatore Bonaccini al governo si chiede che l’orario di chiusura per i ristoranti slitti alle 23, “con il solo servizio al tavolo” mentre “per i i bar alle 20 ad eccezione degli esercizi che possono garantire il servizio al tavolo”. Ma e’ anche nella maggioranza che c’e’ fibrillazione, con Italia viva fortemente contraria alla stretta. Da qui la mediazione del premier che a tutti i suoi interlocutori assicura che verranno fatte le valutazioni necessarie prima del varo del provvedimento. Con le opposizioni – soprattutto Salvini e Meloni – sulle barricate.

Le Regioni hanno chiesto al governo di “prevedere nel fine settimana la chiusura dei centri commerciali, con eccezione di alimentari e farmacie”. Lo si legge in un passaggio della lettera inviata dalle Regioni al governo, a firma del presidente della Conferenza Stato regioni, Stefano Bonaccini.

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