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“Scarpe Rosse” di Maria Rosaria Omaggio in scena a Palazzo Reale di Napoli.

 

 

Maipiùviolenzainfinita e Salvamamme hanno patrocinato, insieme a tanti altri prestigiosi patrocini, lo spettacolo “Scarpe Rosse” di Maria Rosaria Omaggio, andato in scena nel pieno rispetti di tutte le norme anti Covid-19, ma regalando ugualmente emozioni intense insieme a spunti di riflessione.

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Maria Rosaria Omaggio con questa opera teatrale ha sottolineato come la conquista della dignità delle donne passi storicamente attraverso dure lotte e mortificazioni. Un elemento comune ai femminicidi colora di rosso e caratterizza gli epiloghi drammatici che portano all‘eliminazione di un essere umano chiamato DONNA.
Quel rosso greve, effetto della volontà di uccidere perché “né con me… né senza di me”. Troppo spesso ancora oggi vediamo il sangue versato, di chi ha un unica colpa, desiderare di riprendersi la propria vita, rispetto a un uomo che anche se colpevole spesso resta impunito.

Con me oppure senza di me… mi chiamo Eva come tutte le donne morte di femminicidio” questa è la conclusione di Maria Rosaria Omaggio che ha raccontato le sue donne nella meravigliosa cornice di del Palazzo Reale, con pathos e leggiadria: frutto di una sua personale ed esaustiva ricerca storica sui personaggi raccontati con dovizia di particolari, che hanno lasciato col fiato sospeso gli spettatori seduti nel cortile d’onore. Donne che vengono da lontano ma che ci hanno insegnato a lottare. E poi la voce narrante di Pino Quartullo, che dopo i racconti nefasti di uomini crudeli, chiede scusa per appartenere a una categoria che spesso per puro egoismo ed egocentrismo, si macchia di azioni efferate.

Un meraviglioso corpo di ballo ha arricchito lo scenario emozionando per la scelta dei costumi. Un contributo da parte di Maurizio De Giovanni che chiede scusa più e più volte. “Mi vergogno di essere maschio, se maschio vuol dire uccidere una donna che non si assoggetta“.

Alla fine della rappresentazione teatrale è seguito un confronto fra donne; in prima linea Elisabetta Garzo, prima donna presidente del Tribunale di Napoli: “Sono stata la prima ad aver applicato la pena di trent’anni ad un caso di femminicidio”, racconta. La vittima era Veronica Abbate.

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La dottoressa Virginia Ciaravolo, psicoterapeuta e criminologa, presidente MPVI e responsabile Salvamamme in Campania: “Ieri ho voluto sottolineare il peso delle parole che spesso i media usano nella violenza di genere, una corretta narrazione del fenomeno, eviterebbe distorsioni, proprio com’è accaduto nel caso dei gemellino barbaramente uccisi dal padre”.

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La senatrice Valeria Valente invece: “Vorrei ricordare che più che nuove leggi, che ci sono e potrebbero andare anche bene, è importante l’applicazione delle stesse ricordandole tra i vari soggetti che necessariamente devono avere una formazione specifica”.

Infine la giornalista Donatella Gimigliano che spiega “L’importanza dell’associazionismo che sostenendo la causa, aiuta le donne”.

Tante le iniziative, il Premio Camomilla, la Valigia di Salvataggio e altre che diventano preziosi alleati nella risoluzione del fenomeno. Il dibattito è stato moderato dalla giornalista Rai Adriana Pannitteri. Presente alla serata il regista Antonio Centomani che ha appena finito di girare “Resilienza”, un film sulla violenza di genere.

 


Di Regina Ada Scarico

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