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Caserta e Provincia

Plastic e sugar tax, incontro in Prefettura tra Confindustria e i Sindacati di Caserta: vanno ritirate le misure, in provincia a rischio centinaia di posti di lavoro

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“Confindustria Caserta, in linea con la Confindustria nazionale, e le organizzazioni sindacali di categoria Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil, chiedono che siano assunte tutte le iniziative idonee e utili a far sì che questo provvedimento, inutile e iniquo, venga riconsiderato dal Governo ed, eventualmente, in sede parlamentare”. Così l’associazione datoriale casertana e i sindacati si sono espressi nel corso dell’incontro tenutosi nel pomeriggio in Prefettura (e richiesto da entrambe le parti) per discutere degli effetti che verranno causati dalla sugar e plastic tax. Al tavolo erano presenti alcuni dirigenti delle aziende di produzione di bibite e di imbottigliamento di acque minerali.
“Proprio queste aziende – prosegue la nota – costituiscono un comparto che investe un importantissimo valore in termini di impatto diretto e di indotto. Basti pensare che sui nostri territori il settore dà lavoro a 1000 dipendenti in maniera diretta e a circa 2500 per quel che concerne l’indotto. Il massimo impatto è sull’industria alimentare italiana, creando un pericoloso precedente in quanto incide, senza alcuna possibilità di intervento, sull’economia reale. In Italia gli effetti di un simile provvedimento metterebbero a rischio decine di migliaia di posti di lavoro. Tale decisione rischia di compromettere gli sforzi profusi, in termini di investimenti ed organizzativi, non solo dei grandi gruppi ma anche e soprattutto di tutte quelle piccole e medie realtà produttive locali che costituiscono il vero tessuto industriale della provincia di Caserta in un momento già particolarmente difficile e di grandi incertezze”.

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Campania

Coronavirus, positivo il vescovo di Caserta, monsignor D’Alise

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Coronavirus, positivo il vescovo di Caserta, monsignor D’Alise. Le condizioni di salute sono buone. Dopo alcune linee di febbre e’ stato ricoverato.

 

Il Vescovo di Caserta, Giovanni D’Alise e’ risultato positivo al Coronavirus, ed e’ stato ricoverato nell’ospedale del capoluogo. D’Alise ha accusato ieri alcune linee di febbre, cosi’ e’ andato in ospedale dove gli e’ stato praticato il tampone. Le sue condizioni sono comunque buone.
“Un contagio probabilmente frutto della sua attività pastorale. Le sue condizioni sono buone. Tutte le persone che hanno avuto contatti con il nostro Pastore si stanno sottoponendo dalla notte ai tamponi, come da protocollo. Auguriamo a monsignor D’Alise di riprendersi quanto prima” si legge in una nota della Diocesi di Caserta.

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Campania

Torture nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: polemiche tra il garante dei detenuti e il sindacati

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carcere santa maria capua vetere

Torture nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: polemiche tra il garante dei detenuti e il sindacati.

 

Botta e risposta a distanza tra il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello e il sindacato Uspp: ad innescare le polemiche e’ stato un video registrato dal sistema di video sorveglianza del carcere di Santa Maria Capua Vetere che, secondo il garante rappresenterebbe la prova “principe” dei pestaggi avvenuti nell’istituto di pena casertano durante il lockdown, dopo una protesta dei detenuti. Un episodio che risale al 6 aprile e che al momento vede iscritti nei registro degli indagati 57 agenti, accusati di abuso di potere e tortura.

 

Presunte vittime e presunti carnefici, secondo il garante, condividerebbero ancora lo stesso tetto, il reparto Nilo. Soprattutto ci sarebbero ora queste immagini che inchioderebbero gli agenti alle loro responsabilita’. Si tratterebbe di video della videosorveglianza interna del carcere, acquisito dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere alcuni mesi fa e sul quale il lavoro investigativo sarebbe finito. “Ora ci sono le immagini che provano le violenze”, dice il garante dei detenuti per la Campania Samuele Ciambriello, tra i primi a denunciare i presunti abusi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

“Forse gli agenti pensavano che le telecamere non funzionassero o, cosa ancora piu’ grave – osserva Ciambriello – credevano di restare impuniti; ma cosi’ non e’ stato. Nel carcere – prosegue – il clima e’ ancora troppo pesante tra detenuti e agenti della penitenziaria a causa dell’indagine sui pestaggi di aprile, che potrebbe allargarsi ad altri agenti. Solo pochi detenuti sono stati trasferiti, la maggior parte e’ rimasta nello stesso reparto, il Nilo, dove avvennero i pestaggi, insieme agli stessi agenti denunciati. Non capisco – prosegue – perche’ il Dap non intervenga con i trasferimenti di tutti i detenuti o dei poliziotti coinvolti nella vicenda”. Antitetiche invece le parole del segretario regionale dell’Uspp Ciro Auricchio.

“A Santa Maria il clima non e’ teso, contrariamente a quanto ha dichiarato il garante. Il 24 settembre e’ entrato in servizio un nuovo comandante e gli agenti continuano a lavorare rispettando la legalita’”. Riguardo alla presenza dei poliziotti penitenziari indagati nei reparti dove sono avvenute le presunte violenze, Auricchio e il presidente nazionale dell’Uspp Giuseppe Moretti smentiscono: “gli agenti prestano servizio esclusivamente nei settori esterni all’area detentiva. Abbiamo piena fiducia nella magistratura, lasciamo lavorare gli inquirenti su una delicata vicenda strumentalizzata dalla politica. Come sindacato ribadiamo che gli agenti non sono torturatori ma hanno garantito e garantiscono la sicurezza nelle carceri”.

L’indagine sulle presunte violenze nacque dalle segnalazioni dello stesso Ciambriello, di associazioni come Antigone e dalle denunce dei familiari dei detenuti. I presunti pestaggi avvennero il 6 aprile scorso – in pieno lockdown – quando centinaia di agenti, non solo del carcere casertano, ma anche di altre carceri e di reparti speciali come il Gruppo operativo mobile), intervennero a Santa Maria Capua Vetere per perquisire i detenuti del Reparto Nilo, dopo una rivolta scattata a seguito della positivita’ al covid-19 di un recluso. Dell’inchiesta se ne seppe lo scorso giugno, quando i carabinieri notificarono alcuni decreti di perquisizione agli agenti indagati all’esterno del carcere, provocando la reazione dei poliziotti che ritennero le modalita’ di “troppo spettacolari”; al vaglio dei magistrati c’era la posizione di altri agenti, afferma ancora Ciambriello che paventa un allargamento dell’inchiesta non confermato e neppure smentito dagli inquirenti: “Le immagini in possesso della Procura – spiega – potrebbero aver portato all’identificazione di altri responsabili delle violenze”.

 

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