Utilizzavano pensionati in difficoltà economiche come teste di legno. anziani costretti ad aprire conti correnti postali sui quali finiva il danaro provento di attività estortiva ed usuraria. A smantellare un’organizzazione senza scrupoli – radicata nelle province di Frosinone, Pescara, Campobasso e Benevento – sono stati i militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Frosinone e gli investigatori della Squadra Mobile di Frosinone, coordinati dalla procura. Sette le persone arrestate su disposizione del gip Ida Logoluso e 25 le misure interdittive del divieto di ricoprire uffici direttivi delle persone giuridiche per 12 mesi; disposto anche il sequestro preventivo di oltre 1.500.000 di euro. Gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di usura, intestazione fittizia di beni, emissione di fatture per operazioni inesistenti, omesso versamento delle imposte e dichiarazione fraudolenta. L’operazione e’ nata da una serie di segnalazioni dell’Ufficio Antiriciclaggio di Poste Italiane che hanno offerto lo spunto alla Squadra Mobile ed alla Polizia Postale per iniziare un’intensa e complessa attività investigativa, che ha visto la partecipazione delle Fiamme gialle con l’impiego del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Frosinone e della Tenenza di Arce. E’ stato così possibile ricostruire la struttura dell’organizzazione criminale, composta da un commercialista ciociaro, imprenditori e legali rappresentanti di società del centro e nord Italia. L’attenzione degli investigatori e’ stata rivolta all’analisi del flusso finanziario di due conti correnti postali che nell’arco di dieci mesi hanno visto una movimentazione di circa 2 milioni di euro, a seguito di una serie di bonifici effettuati da numerose società dislocate su tutto il territorio nazionale. In particolare gli appartenenti al sodalizio mediante la costituzione di società “cartiere” create ad hoc, attraverso le quali si producevano fatture false per giustificare le ingenti movimentazioni di denaro, hanno distratto grosse somme che venivano poi prelevate in contanti presso alcuni uffici postali delle province di Frosinone e Roma, per poi rientrare nella disponibilità dei promotori attraverso appositi corrieri. In questo modo si consentiva alle società reali di stornare dagli utili le somme di denaro corrispondenti ai pagamenti delle fatture emesse dalla “cartiera” per le prestazioni inesistenti ed evadere le imposte relative, oltre a permettere l’alimentazione di fondi neri, formati dalle somme restituite a seguito dei bonifici.
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