

“Non ho sbagliato ad entrare nel porto e nelle acque territoriali. L’unico errore è stata la collisione, nata dalla fatica. Comunque rifarei tutto quello che ho fatto, perché era il mio dovere. “Abbiamo abbattuto un muro. Quello innalzato in mare dal decreto sicurezza bis. Siamo stati costretti a farlo. Talvolta servono azioni di disobbedienza civile per affermare diritti umani e portare leggi sbagliate di fronte a un giudice. In Germania sappiamo bene che ci sono stati dei periodi bui in cui i tedeschi seguivano leggi e divieti che non andavano bene: solo per il fatto che qualcosa è legge non vuol dire che sia una buona legge” Lo afferma, in un’intervista a ‘la Repubblica’ Carola Rackete, la capitana della Sea Watch 3 che parla per la prima volta dopo la mancata convalida dell’arresto e ricorda così i momenti dello sbarco. Carola Rackete sottolinea che non si aspettava l’opposizione fisica della motovedetta “perché era molto rischioso. Quando ho girato la Sea-Watch per avvicinarmi al molo pensavo che i finanzieri si sarebbero spostati. Ho provato a evitarli con una manovra, ma dal ponte di comando non vedevo bene la motovedetta. È stato un errore di valutazione, l’impatto poteva essere evitato: non sarebbe avvenuto se non fossi stata così stanca. Non dormivo da giorni, venivo svegliata ogni ora, perché c’era sempre qualcosa da decidere”. Sul fatto che secondo i pm di Agrigento, non c’era un effettivo stato di necessità, perché i casi medici gravi erano stati fatti scendere, la capitana ha aggiunto: “Non hanno mai parlato con i naufraghi, né con i nostri dottori. Non avevano psichiatri che potessero valutare lo stato mentale del gruppo”. Alla domanda se sia consapevole di essere diventata un simbolo, Carola ha detto che lo sta percependo: “Ho visto le mie foto ovunque, i graffiti, lo striscione a Notre Dame. Ma – ha sottolineato – non mi sento un’eroina. Spero che cio’ che ho fatto sia di esempio per la mia generazione: non dobbiamo stare seduti ad aspettare, non siamo costretti ad accettare tutto nel silenzio e nell’indifferenza. Possiamo alzarci in piedi, possiamo fare qualcosa, usare il cervello e il coraggio. Se ci sono dei problemi, facciamo qualcosa di concreto per risolverli”. Carola ha infine spiegato di essere “un’ambientalista convinta, atea e cittadina europea. Giro il mondo da quando ho 23 anni. Non mi sento particolarmente tedesca, sto in Germania appena un mese all’anno. Siamo cresciuti con l’idea dell’Unione Europea, e troppo spesso ci dimentichiamo quanto sia importante questa istituzione. Dovrebbe essere – ha concluso – ancora piu’ integrata, cosi’ gli Stati sarebbero costretti ad accettare la redistribuzione dei richiedenti asilo, invece di fare quei balletti ridicoli. Alle ultime europee ho votato per Yanis Varoufakis”.
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