Salvini, neonazi con missile volevano uccidere me

“I nazionalisti ucraini stanno preparando un attentato contro Matteo Salvini”. Era di questo tenore la confidenza che un ex agente del Kgb, nel luglio dello scorso anno, fece pervenire alla questura di Torino. Le indagini, scattate immediatamente non trovarono riscontri a quella minaccia ma, nel corso degli accertamenti, gli investigatori della Digos scoprirono il tentativo di messa in vendita di un missile aria-aria Matra. “Era una delle tante minacce di morte – ha confermato il ministro dell’Interno – che mi arrivano ogni giorno. I servizi segreti parlavano di un gruppo ucraino che attentava alla mia vita. Sono contento sia servito a scoprire l’arsenale di qualche demente”. “Penso – ha detto ancora Salvini – di non aver mai fatto niente di male agli ucraini. Non conosco filonazisti. E sono contento quando beccano filo-nazisti, filo-comunisti o filo chiunque”. Digos e procura, una volta appurato tramite l’intelligence che l’ex Kgb era davvero chi diceva di essere, orientarono il monitoraggio nel mondo dell’estrema destra e su un gruppo di italiani (piemontesi e valdostani) che avevano combattuto insieme al Battaglione Azov, formazione ucraina che si batte contro i separatisti filo-russi nella regione del Donbass. Uno di loro ricevette da un sedicente esperto d’armi la proposta di acquistare un missile, con tanto di fotografie via Whatsapp. E questo permise agli investigatori di imboccare la pista che, nei giorni scorsi, e’ sfociata nell’hangar del Pavese dove era custodito un Matra di fabbricazione francese in uso alle forze armate del Qatar. A condurre la trattativa era Fabio Del Bergiolo, ex funzionario doganale, che e’ stato arrestato: nella sua abitazione di Gallarate e’ stato trovato un vero e proprio arsenale. Ai domiciliari sono finiti due complici, fermati a Forli’. Un bolognese e’ indagato a piede libero: Del Bergiolo lo incontro’ durante una fiera a Norimberga e gli chiese se conoscesse qualcuno nel Donbass interessato al missile. Il presunto trafficante, peraltro, aveva anche preso contatti con un funzionario di un Paese straniero, che declino’ l’offerta. Mentre l’esercito continua a inventariare ed esaminare il materiale recuperato nel Pavese (accanto al missile erano accatastati numerosi scatoloni), il Qatar ha offerto “piena e totale collaborazione” con l’Italia: bisogna capire come sia possibile che un missile della loro dotazione sia finito nelle mani di soggetti dell’estrema destra.

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Redazione Cronaca

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