Da qualche giorno presso l’Antiquarium di Boscoreale  nel sito degli “Scavi di Villa Regina”, nella zona certamente più famosa come Piano Napoli è stata inaugurata la mostra, “Il villaggio protostorico di Longola” in Poggiomarino, realizzata dal Parco Archeologico di Pompei. A pensarci bene Villa Regina e Lòngola  sono accomunati da un destino comune. E i loro destini finalmente si sono incrociati. Proviamo quindi a tracciare le loro due storie recenti. Entrambe le aree archeologiche sono il frutto di scoperte fortuite in un territorio – quello vesuviano e vallivo solcato dal fiume Sarno –  ricco di insediamenti antichi. Nel caso di Villa Regina furono i pali in cemento eseguiti per le fondazioni di alcuni fabbricati di edilizia popolare del cosiddetto “Piano Napoli” a determinare le scoperte dei reperti di epoca romana che portarono all’intervento dell’allora Soprintendente Archeologico di Napoli Fausto Zevi, sollecitato dai “rumors” che sempre più forti provenivano dalla zona e dagli addetti del cantiere.

Nonostante i contrasti, la Soprintendenza garantì un’azione tempestiva, capace di restituire con lo scavo archeologico l’intero impianto di una struttura produttiva agricola di epoca romana. E permise altresì il recupero restaurativo della Villa Rustica di epoca romana, raro esempio – nel contesto vesuviano – di villa rustica, che ancora oggi richiama visitatori e turisti. Subito dopo inoltre, la neo istituita Soprintendenza di Pompei produsse il progetto di un Antiquarium per Boscoreale, nel sito donato dal Comune di Boscoreale che lo aveva già espropriato per il Piano di Edilizia Economica e Popolare. Fu così che l’Antiquarium previsto a Boscoreale ottenne il finanziamento straordinario occorrente per la costruzione, la quale fu anche ampliata in corso dell’opera.

In più, la nuova struttura museale impedì la traslocazione dei reperti nei poco accessibili depositi/prigione dei reperti archeologici della Soprintendenza di Napoli, che portano il appellativo di “Sing Sing”, come sinistro messaggio di preavviso di una andata senza ritorno per i reperti, a migliaia richiusi e reclusi in gabbie metalliche. Ma anche preclusi al godimento dei semplici cittadini. Cioè noi tutti. Per esempio, chissà quanti lettori di questo giornale sanno che un museo della Bassa Padana, quello di Comacchio espone  centinaia di reperti ricevuti in “prestato” dal Museo Nazionale di Napoli. Insomma i reperti pompeiani e vesuviani per ora se li godono i…comacchiesi e  i padani. Pompei intanto non ha Museo né uno straccio di Antiquarium. Né se ne parla…

Nel  caso dell‘insediamento capannicolo perifluviale protostorico di Longola, la scoperta fu  anch’essa casuale, in una zona che però già in passato – agli inizi del Novecento – si era dimostrata fertile di ritrovamenti capannicoli arcaici, ritenuti su palafitte, grazie alle intuizioni e agli scavi esplorativi di Innocenzo Dall’Osso.Nell’anno Duemila erano in corso nella località Lòngola di Poggiomarino i lavori per la realizzazione di un impianto di depurazione, quando cominciarono ad emergere – ancora una volta  grazie alle perforazioni in corso per i pali di fondazione del Depuratore.- reperti lignei antichissimi, di vari tipi e dimensioni – ben conservatisi nei fanghi della zona. Una “gola profonda” passò la notizia all’allora Soprintendente Piero Guzzo. Dopo il fermo dei lavori, fu poi la stessa Soprintendenza a condurre lo Scavo, che  mise in luce un insediamento perifluviale, frequentato da circa la metà del secondo millennio a.C. fino al VI sec. a.C., due epoche importanti anche per la storia arcaica di Pompei. I reperti, dopo varie vicissitudini, sono stati collocati presso l’Antiquarium  di Boscoreale.

Ma torniamo ora alla Mostra su Lòngola: Essa  illustra le attività produttive degli abitanti del villaggio di Lòngola a Poggiomarino. Filatura, tessitura  lavorazione del legno, nonché dell’osso, dell’ambra e dei metalli per gli ornamenti personali. Inoltre con la Mostra sono esposte per la prima volta al pubblico due grandi piroghe monossili – cioè ricavate da un solo grande tronco – rinvenute nel sito.. Altri oggetti testimoniano la vita quotidiana degli abitanti di Lòngola, forse Sarrastri, sicuramente Campani. Essi vivevano in un ambiente umido, su isolotti perimetrati da pali infissi nelle ripe delle sponde dei canali. Una testimonianza eccezionale di maestria ingegneristica e idraulica. Concluso lo Scavo, fu il Comune di Poggiomarino a impegnarsi per la realizzazione del  Parco Archeofluviale di Lòngola, oggi una realtà e una risorsa per il territorio. Esso fu realizzato in breve – caso più unico che raro – grazie ad un finanziamento  della regione Campania.

Il Progetto ha previsto la ricostruzione di una parte del villaggio protostorico, con la riproduzione in scala reale delle abitazioni sugli isolotti. Una chicca per i visitatori, protagonisti spesso dimenticati. La musealizzazione dei reperti presso l’Antiquarium di Boscoreale, ben fatta, riesce a illustrare tutto questo nel poco spazio a disposizione. Eppure –  incredibile ma vero – alla inaugurazione della Mostra erano assenti i Comuni di Poggiomarino e di Boscoreale, oltre che alcuni dei protagonisti principali – professionisti, tecnici e amministratori – dello scavo e della musealizzazione in loco del Villaggio protostorico, di sorprendente efficacia attrattiva, senza scadere in tentazioni disneylandiane. Ci vien dunque da concludere così: Il Parco Archeologico di Pompei ha perso un’ occasione per rafforzare presenza e ruolo nel tessuto vivo e civile del territorio.

Federico L. I. Federico

La Redazione
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