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Il Viminale telefona a Ruotolo: ‘Dal 15 febbraio niente più scorta’

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Dal 15 febbraio, il giornalista Sandro Ruotolo, che vive sotto scorta dal 2015 a causa di minacce di morte provenienti dal clan camorristico dei Casalesi, non sarà più protetto dalle forze dell’ordine. Lo stesso giornalista l’ha appreso ieri da una comunicazione telefonica del Viminale. La notizia era trapelata già l’1 febbraio, ma ha trovato conferma soltanto adesso, con una dichiarazione dello stesso giornalista a Ossigeno per l’Informazione. Sandro Ruotolo ha detto a Ossigeno di essere confortato dall’ondata di dichiarazioni di solidarietà ricevute anche da chi non conosce personalmente, da amici, colleghi e da rappresentanti delle istituzioni. Tutti hanno mostrato sorpresa e hanno chiesto alle autorità di governo di ritornare sulla decisione. La revoca della protezione affidata ai Carabinieri sarebbe stata adottata dal Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che gestisce le scorte alle personalità a rischio, in applicazione di nuove regole, annunciate a novembre 2018, che prevedono l’aggiornamento periodico del profilo di rischio e la revoca della protezione a fronte del mutamento della situazione.”Ho molto rispetto per le istituzioni”, ha dichiarato Sandro Ruotolo a Ossigeno per l’Informazione, “e quindi non entro nel merito delle valutazioni adottate circa la mia protezione. Voglio soltanto fare osservare che senza la scorta non potrei più fare il mio lavoro. Nonostante le gravi minacce, in questi anni mi è stato possibile lavorare grazie alla protezione dello Stato. Proprio ieri la testata online ‘Fanpage’ ha pubblicato la prima puntata dell’inchiesta che sto conducendo sulla trattativa segreta del 1981 in Campania tra servizi segreti, camorra e Democrazia Cristiana per ottenere la liberazione dell’assessore regionale Cirillo, sequestrato dalle Brigate Rosse”. “Questa inchiesta”, ha proseguito Ruotolo, “riguarda uno dei grandi misteri di Stato ancora in attesa di verità. Fra l’altro, ho intervistato la sorella di Raffaele Cutolo che a un certo punto, come risulta dal video, mi ha detto minacciosamente di andarmene. Senza la protezione dei carabinieri sarei proprio dovuto andar via. Senza scorta non potrei più cercare la verità sul caso Cirillo”. Le minacce di morte contro Sandro Ruotolo furono pronucniate in carcere nel 2015, durante un colloquio fra il boss Michele Zagaria e i suoi familiari. L’anno successivo furono reiterate con il macabro ritrovamento di un maiale squartato a Casapesenna, presso un attivista antimafia che il giorno precedente aveva ospitato Sandro Ruotolo.

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