Donato Capece e Emilio Fattorello, rispettivamente segretario generale e segretario nazionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, intervengono sul presunto caso del detenuto con un telefono nello stomaco per oltre un mese: “Si tratta di un polverone costruito ad arte. Al detenuto V. C. di origini napoletane, definitivo per reati comuni, già dal 3 ottobre scorso gli venne riscontrato il telefonino all’interno dello stomaco a mezzo raggi fatti in carcere e proprio per questo è stato ricoverato al Centro Clinico Poggioreale, in osservazione e con terapia del caso in attesa espulsione corpo estraneo che però non è avvenuta. Il 25 ottobre 2018 venne approntato ricovero in ospedale per intervento chirurgico ma il detenuto Rifiuta l’intervento presso la struttura pubblica sanitaria. Di lì a poco, i primi di novembre gli viene concessa la misura alternativa degli arresti domiciliari. Noi non abbiamo responsabilità ed il polverone mediatico come al solito nasce su cose non vere. Il carcere di Poggioreale, come altre strutture detentive, ha oggettive difficoltà strutturali che meriterebbero urgenti interventi di manutenzione da parte dell’Amministrazione Penitenziaria. Ma, e va detto con forza, questo non pregiudica le condizioni di sicurezza dell’Istituto e la dignità della detenzione dei ristretti. A Poggioreale le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato. Ed è solamente grazie a loro, agli eroi silenziosi del quotidiano con il Basco Azzurro a cui va il ringraziamento del SAPPE per quello che fanno ogni giorno, se le carceri reggono alle costanti criticità penitenziarie. Altro che chiacchiere e fantasie!”.
Napoli, il Sappe: ‘Il telefonino nello stomaco del detenuto di Poggioreale era già stato scoperto durante i controlli in carcere’
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