“Che sia l’ultimo compleanno di guerra”, per la regia di Nicola Laieta, in scena martedì 4 dicembre, (ore 20.30) alla di Napoli. Lo spettacolo inaugura la terza edizione di Quartieri di vita, il festival di formazione e teatro sociale diretto da e realizzato con il sostegno della Regione Campania dalla Fondazione Campania dei Festival presieduta da Alessandro Barbano.
Morso di Luna Nuova e Il Giorno prima della Felicità sono i due testi di che hanno dato ispirazione al lavoro. Due storie accomunate dalla divorante curiosità dello scrittore napoletano per il Novecento, secolo che con le sue vicende storiche tanto ha segnato la città di Napoli. Il laboratorio teatrale, realizzato dalle associazioni Maestri di Strada Onlus e Trerrote, ha coinvolto giovani e adolescenti della periferia Est di e studenti universitari interessati ai campi dell’educazione e dell’arte. A partire dal racconto di storie autobiografiche connesse fin da subito con l’universo narrativo di Erri De Luca, i ragazzi porteranno in scena le vicende degli scampati alla “guerra della vita” con la stessa disarmante sincerità e tenera ironia dei personaggi dello scrittore. Ai testi dello scrittore, si sono aggiunte le testimonianze del popolo napoletano durante la Seconda Guerra Mondiale, raccolte in Guerra totale di Gabriella Gribaudi. Il lavoro, come spiega il regista, parte da una riflessione: “Parlare della guerra che hanno vissuto i nostri nonni, della perdita di tutto a causa delle bombe e della follia di un dittatore, fregandosene e approfittandosi del male che si viveva, può aiutare i ragazzi a capire la storia? Sì può apprendere la storia attraverso uno spettacolo? Sì può partire dalle proprie tragedie personali per comprendere quelle degli altri?”.In scena una storia vista dal basso, raccontata dagli abitanti di un condominio, proprio come Erri De Luca, in Il giorno prima della felicità, dà il via alla narrazione  attraverso la voce del portiere di un palazzo. “Il nostro percorso ha dato corpo e volto a quei ricordi e a quelle vite quasi sempre adolescenti che con il loro napoletano così teatrale, così ‘eduardiano’ hanno saputo parlare ai nostri giovani attori che di quel secolo non conoscono che echi lontani e confusi – si legge nelle note di regia – Giovani personaggi parlano a giovani e giovanissimi attori, raccontandogli le conseguenze di quella folle tracotanza, disprezzo dell’altro, culto della violenza che fu anche il fascismo con le sue leggi razziali”. Una sperimentazione di rinarrazione e un’esperienza di immersione in un passato di odio e discriminazione, che sembra riaffacciarsi al presente.“Lo spettacolo – continua Laieta – nasce tra l’incontro/scontro tra l’identità dei personaggi della Storia con le storie di Erri De Luca. Qui, i ragazzi si conoscono più a fondo e confessano segretamente il loro desidero di grandezza, di eroismo, di pienezza che la società odierna gli nega perché è qualcosa di non manipolabile e influenzabile. In questo spazio, l’Io è tutto e niente, è inafferrabile, è vivo”.


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