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Camorra, don Aniello Manganiello: ‘Gli irrecuperabili non esistono’

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“Gli ‘irrecuperabili’ non esistono, ed e’ questa la convinzione che ha mosso il mio impegno su Scampia, che ogni giorno mi spinge a lavorare per cambiare Napoli, come Borsellino voleva cambiare Palermo”. Lo ha detto Don Aniello Manganiello, il parroco di Scampia, che questa mattina ha incontrato, a Pescara, gli studenti dell’Istituto Alberghiero Ipssar ‘De Cecco’ e dell’Istituto Comprensivo Pescara 4 per presentare il suo volume ‘Gesu’ e’ piu’ forte della Camorra’, nell’ambito del XXIII Premio nazionale Paolo Borsellino. “Gesu’ – ha proseguito – vince sempre sulla camorra attraverso decine di storie di ‘convertiti’: c’e’ Davide, faceva il pusher a Milano e oggi e’ volontario in parrocchia, animatore della messa; c’e’ un ex boss del cartello di Secondigliano, che guidava una ventina di scagnozzi, e oggi e’ un onesto lavoratore; c’e’ Mario, ex tossicodipendente, oggi recuperato ed e’ capotreno sulla Vesuviana che collega Napoli a Sorrento. Sono storie vere, vissute sulla pelle, che raccontano che chiunque puo’ uscire dal ‘giro’ della microcriminalita’, basta volerlo”. “La paura, quando ti trovi a vivere, a operare in un quartiere come Scampia, e’ normale – ha aggiunto – io all’inizio non volevo accettare Scampia. Ma poi quel quartiere, con la sua gente, ti entra dentro. Il problema allora non e’ l’avere o meno paura delle minacce, ma e’ quello di soccombere alla paura. Io l’ho avuta, ma ho deciso di reagire, o non sarei rimasto 16 anni a Scampia. Piuttosto ho sofferto la solitudine in cui spesso mi sono ritrovato, l’essere lasciato solo. Quando nel 2008 ho partecipato al servizio de le Iene, ho portato Giulio Golia nei luoghi dello spaccio, gli ho indicato chi erano le ‘sentinelle’, i ‘pali’, i codici usati per vendere la droga, e poi l’ho portato nel mercato dove io dicevo che i commercianti erano costretti a pagare il pizzo, e gli stessi commercianti lo negavano, li’ sono arrivate le minacce di un clan, che mi minacciava perche’ io stavo danneggiando i loro guadagni, perche’ lo stavo denunciando dinanzi a una telecamera”.

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