

Una intera notte continuando a scavare e cercare alla luce delle torri-faro ma da parte delle squadre dei vigili del fuoco nessun recupero di corpi tra i blocchi di cemento della campata centrale del ponte Morandi a Genova. Il bilancio ufficiale delle vittime finora accertate e identificate rimane fermo a 38, come comunicato ieri nel tardo pomeriggio dalla Prefettura di Genova. Il numero dei feriti e’ di 15 (erano inizialmente 16, poi uno e’ stato dimesso), e 9 di loro sono in codice rosso. La gran parte ricoverati all’ospedale San Martino, in una cui area e’ stata allestita la camera mortuaria, e gli altri all’ospedale Villa Scassi. Si parla di funerali di Stato nella giornata di sabato, in un padiglione della Fiera di Genova, e sara’ giornata di lutto nazionale. Il fatto che questa notte non ci siano stati altri recuperi non esclude purtroppo che persone possano trovarsi ancora piu’ in basso, rimaste intrappolate in auto e camion precipitati dal viadotto e rimasti schiacciati dell’enorme peso in cemento armato. Non si ha idea precisa del numero di dispersi, le segnalazioni arrivate al numero telefonico predisposto dalla Prefettura sono tante e la verifica incrociata e’ complessa. Anche perche’ non sempre chi poi ha notizie di propri congiunti lo segnala in Prefettura o alle forze dell’ordine consentendo di eliminare un nominativo dall’elenco. Nessuno, tra le decine e decine di squadre di operatori, parla di vittime da trovare e c’e’ comunque la speranza, per quanto sempre piu’ labile, che qualcuno possa essere in vita grazie alla presenza di bolle d’aria. Certo e’ che, come detto ieri dallo stesso capo del Dipartimento dei vigili del fuoco, prefetto Bruno Frattasi, non si avverte provenire da diverso tempo alcuna voce, ma si scava ugualmente senza sosta ricorrendo ai martelli demolitori meccanici che spaccano il cemento e creano varchi in cui s’infilano i cani da ricerca umana e i loro istruttori. Si procede quindi per settori, per aree in cui c’e’ stata la caduta dei blocchi e sulla base delle immagini delle telecamere di sorveglianza del ponte che hanno dato un’idea del numero di vetture coinvolte nel crollo e del loro punto di impatto e su cui poi sono finiti i blocchi di cemento. Un lavoro complesso e lungo, quello dei vigili del fuoco, con i suoi tempi oggettivi di attuazione, ma che procede senza soluzione di continuita’. Sperando nel miracolo. Mentre le problematiche della citta’ di Genova crescono: ci sono oltre 600 sfollati dalle case a ridosso dei punti di caduta del ponte sul greto del Polcevera. E poi la viabilita’ complicatissima: quel ponte era uno snodo chiave nei collegamenti nord-centro dell’Italia, versante tirrenico, oltre che con il confine francese e unire Levante e Ponente dell’area genovese. E questa mattina gia’ di prim’ora il traffico leggero e pesante a Genova e nell’area portuale e’ in forte crisi.
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