Seguici sui Social
Privacy Policy Cookie Policy

Cronaca Giudiziaria

I difensori di Caputo anche in Appello ripetono: ‘Non è stato lui ad uccidere la piccola Fortuna’

Pubblicato

in



Continua a professarsi innocente , il presunto mostro del parco verde di Caivano accusato e condannato all’ergastolo in primo grado per la morte della piccola . Nel processo di secondo grado che si sta svolgendo davanti alla terza sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli ieri mattina hanno preso la parola gli avvocati di , unico imputato per la morte della piccola, e di , allora compagna di Caputo e accusato di non aver evitato che avvenissero abusi da parte dello stesso imputato su una figlioletta che viveva con lei, amichetta di “Chicca”. Dopo le parti civili (le bambine vittime di abusi e l’associazione “Difesa minori” che ha presentato appello contro la sentenza di primo grado che non ha accolto la richiesta di risarcimento danni), ha preso la parola l’avvocato Paolino Bonavita, difensore di Raimondo Caputo, il quale ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito in quanto “non esiste prova che sia stato lui. Il penalista, come riporta Il Roma, ha contestato le accuse mosse a “Titò”, come è soprannominato l’imputato, da una minorenne che nel corso di un incidente probatorio ha detto di averlo visto allontanarsi con Fortuna, contro la volontà quest’ultima, fino all’ottavo piano. “Volevo fare la spia”, ha raccontato la piccola. Poi ci fu la caduta e la morte in ospedale della vittima.
“Anche le dichiarazioni dl altri testimoni sono contrastanti”, ha sostenuto Bonavita che in seconda istanza ha chiesto la derubricazione del reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale. “Ma non è stato lui”, ha concluso. Anche l’avvocato Salvatore Di Mezza, dopo aver presentato una memoria difensiva redatta dalla donna con il suo aiuto, ha chiesto l’assoluzione per Marianna Fabozzi o in alternativa una pena più mite.

Continua a leggere
Pubblicità

Area Vesuviana

Concorso esterno con i Casalesi: annullata condanna ex senatore Barbato

Pubblicato

in

La Cassazione cancella la condanna a carico dell’ex senatore Tommaso Barbato. In accoglimento della linea difensiva, sostenuta in questi anni dagli avvocati Francesco Picca e Claudio Botti, la Suprema corte in nottata ha annullato il verdetto della Corte d’Appello di Napoli che, nel 2018, ha ritenuto Barbato colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa comminandogli una pena a sei anni di carcere, uno in meno a quanto stabilito in primo grado.

La vicenda riguarda l’affidamento degli appalti in somma urgenza per la rete idrica campana tra il 2006 e il 2010 che, secondo la Dda, favorirono sistematicamente aziende vicine al clan dei Casalesi in virtù di un accordo che i pm sospettavano esserci tra Barbato, all’epoca funzionario in Regione nel settore della gestione dei servizi idrici, e Franco Zagaria (poi deceduto), cognato del boss Michele Zagaria. Deciso l’annullamento, la Suprema corte ha rinviato gli atti alla Corte d’Appello di Napoli, sezione diversa da quella che ha già giudicato Barbato. Nella medesima seduta, la Cassazione ha confermato la condanna per l’imprenditore Pino Fontana, per il carabiniere Alessandro Cerlizzi e per il finanziere Carmine Lauretano.

“Mi sono sempre professato innocente ed e’ stato sancito dalla Cassazione. Finisce un incubo. Non ho mai avuto dubbi che la Suprema Corte avrebbe accolto la tesi difensiva dei miei avvocati, Francesco Picca e Claudio Botti, che ringrazio per il lavoro svolto con impegno e professionalità, annullando quanto sentenziato dalla Corte d’Appello di Napoli che, nel 2018, mi ha ritenuto colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa.Resto un uomo delle istituzioni, nonostante il calvario giudiziario subito, per questo ringrazio la magistratura inquirente e quella giudicante per la loro preziosa opera quotidiana a difesa della legalità e dei principi costituzionali.Ringrazio quanti mi sono restati vicini in questi anni difficili, senza mai nutrire dubbi sul mio conto. La mia esperienza mi sollecita ad invitare i cittadini a credere sempre nella giustizia, perché anche se in ritardo arriva”. Lo scrive in una nota l’ex senatore Tommaso Barbato, assolto dalla Cassazione per i reati contestati di concorso esterno in associazione mafiosa

Continua a leggere



Pubblicità

DALLA HOME

Pubblicità

Iscriviti alla Newsletter

Inserisci la tua email:

Gestito da Google FeedBurner

Le Notizie più lette