chiude in poesia con “” della sabato 24 marzo alle ore 21.00 al di Pagani (SA). “Una favola poetica”, come è stata definita dalla critica, di e con Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi, che per il suo particolare incanto ha vinto i premi In-box, Scenario per Uscita e del premio internazionale Teresa Pomodoro. È aperta la prenotazione dei biglietti, che possono essere acquistati anche con la Carta del Docente e il bonus cultura 18APP.
La ventunesima edizione della rassegna di teatro e musica organizzata da Teatro, con la direzione artistica di Nicolantonio Napoli, propone per l’ultimo appuntamento uno piacevole e godibile, che invita sempre ad una riflessione di fondo. Come piace a e come vuole il tema di questa edizione ormai alla chiusura: Terzo Tempo. Inteso come il tempo del teatro dei circuiti off, del teatro che è impegno civile, grandi temi, interrogativi forti. È il teatro che fa venire una scossa sulla sedia, che fa uscire dalla sala a fine soddisfatto di aver visto qualcosa di nuovo, che sulla scena rappresenta poeticamente la modernità.
Sabato sera con “” va in scena la quotidianità faticosa di una coppia (Pe e Cri) alle prese coi problemi, piccoli o grandi che siano, del rapporto con la realtà e con la distorsione, spesso comica e paradossale, che questi problemi subiscono nel contesto di un ménage di coppia.
Sul palco due piccoli esseri umani, un uomo e una donna dalle fattezze ridotte, si ritrovano sul grande palco dell’esistenza, nascosti nel loro mistero di vita che li riduce dentro uno spazio sempre più stretto dall’arredamento essenziale, stranamente deforme, a vivere la loro tenera per quanto altrettanto terribile, goffa e grottesca vita/giornata condivisa. Sembrano essere chiusi dentro una scatoletta di metallo, asettica e sorda alle bellezze di cui sono potenziali portatori, ma un “balzo” -nonostante le gambe molli- aprirà la custodia del loro carillon. Fuoriescono vivendo il sogno della vera vita da cui non v’è più bisogno di sfuggire, ma solo vivere, con la grazia e l’incanto di chi ha imparato ad amare la fame, la malattia, dunque i limiti dello stare.
Il ritmo di scena, sempre brioso, valorizza anche i silenzi e tutto parla e si ribalta in ironia, un’ironia tanto sottile e delicata quanto amara: nutrirsi solo con pillole che hanno sapore di tutto, litigare e gioire per un colorato fiore di plastica, aver paura di toccarsi, di uscire, e poi i costumi, le parole, i dialoghi serrati, gli oggetti di scena, i motivi, i sentimenti, le paure, le insopportabili fragilità, gli slanci interrotti, i colori.
Lo s’impone immediatamente, già dalle prime battute, agganciando il pubblico, costringendolo a capire quanto accade in scena, ben oltre l’immagine sacra, surreale e festosa del lieto fine, quella del loro matrimonio (tenerissimo certo, ma quasi accidentale e quindi venato d’inquietudine e d’amarezza) lì dove come in una giostra di suoni, colori e coriandoli, finiranno per scambiarsi meravigliosi propositi di poesia, lasciando passare l’idea esatta di un piccolo congegno scenico che potenzialmente, alla stregua d’un carillon, potrebbe suonare all’infinito.
Nell’ultima serata della ventunesima edizione di non può mancare l’appuntamento delle 20.30 con l’AperiSpettacolo “Tarallucci e Vino”, il prologo enogastronomico allo spettacolo organizzato in collaborazione con Ritatti di Territorio della giornalista Nunzia Gargano. Sabato 24 il viaggio attraverso le eccellenze food della Campania vedrà in campo il Caseificio Aurora di Sant’Egidio del Monte Albino. Non mancheranno ovviamente i tarallucci del biscottificio Pisacane di Agerola (NA) ed il vino del main partner Vini Santacosta di Torrecuso (BN).



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