Camorra, il telegramma di ‘condiglianze’ da Marino ad Abete che mise fine alla Terza Faida di Scampia

Un telegramma di condoglianze e di “scuse” dal carcere firmato Gennaro Marino ‘ o mekkei e inviato ad Arcangelo Abete “Angioletto”.

Era il 23 settembre del 2012: e quella sarebbe stata la data che avrebbe messo fine alla terza faida di Scampia, quella tra i Girati della Vanella-Grassi e i Marino con l’appoggio degli Amato-Pagano da una parte e gli Abbinante-Abete-Aprea- Notturno dall’altra. Il 23 agosto era stato ucciso a Terracina, Gaetano Marino  ‘o monkerino fratello di Gennaro, e il 9 settembre Raffaele Abete, germano di “Angioletto”. Con quel telegramma si sarebbe sancita la tregua armata tra le due fazioni in guerra.
“Va sottolineato l’invio il 23 settembre 2012 da parte del detenuto Gennaro Marino di un telegramma proprio ad Arcangelo Abete, ristretto presso il carcere di Secondigliano, in cui scrive di essere addolorato per la sua perdita, sottolineando la propria fratellanza, dato che può essere letto come una sorta di sottolineatura del proprio pregresso lutto e di ciò che ne è scaturito ai danni di Abete o come una proposta di porre termine allo scontro in atto”. Lo ha scritto il gip il mese scorso nell’ordinanza di custodia cautelare che ha colpito i responsabili dell’omicidio di Gaetano Marino e che ha colpito Arcangelo Abbinante, 27enne accusato di essere l’esecutore materiale, Giuseppe Montanera,
41enne considerato componente commando, Carmine Rovai e Salvatore Ciotola, che avrebbero fornito l’appoggio logistico. Mentre Pasquale Riccio detto “o’ palluso”, reo confesso e collaboratore dio giustizia da 2 anni, risulta indagato a piede libero. Con il botta e risposta e gli omicidi di Marino e Abete l’escalation criminale sembrava inarrestabile. Ma qualcosa stava cambiando, come ricorda Il Roma, anche se ci furono altri eventi gra- vissimi: l’uccisione di Roberto Ursillo “o’ cecato”, che secondo il pentito Pasquale Riccio si era fatto un nome in seno alla famiglia Abbinante. E poi gli ordigni fatti esplodere all’ingresso delle due principali piazze di spaccio della “Vinella”:  il lotto G e le Case Celesti. Il primo ferì 3 persone, il secondo non scoppiò. E poi arriva arriva il telegramma che ferma il conflitto.

 

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