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Spalletti torna al Maradona: “La mia storia col Napoli è per sempre”

Luciano Spalletti torna nello stadio che lo ha consacrato campione d’Italia. Domani la Juventus si presenta al Diego Armando Maradona per una sfida che vale più dei tre punti in palio: pesa sulla classifica, sui destini del campionato e sulla memoria collettiva di una città ancora innamorata del tecnico toscano.

E Spalletti lo sa bene: «Le belle storie hanno il dono dell’immortalità: la mia con il Napoli rimarrà per sempre».

Il ritorno da avversario

Non sarà una trasferta qualunque. Spalletti rientra a Napoli da avversario dopo lo scudetto storico del 2023, arrivato 33 anni dopo quello di Maradona. Un trionfo che ha scolpito il suo nome nei cuori degli azzurri.

Ora guida una Juventus rigenerata, lanciata da tre vittorie consecutive e pronta a misurarsi con i campioni d’Italia in uno dei test più complessi del suo percorso bianconero: «Contro il Napoli c’è in gioco molto del futuro del nostro campionato. Dovremo dedicarci totalmente alla sfida».

Napoli si interroga sull’accoglienza

La città vive l’attesa tra sentimenti contrastanti: applausi, gratitudine o indifferenza? Il pubblico del Maradona dovrà decidere come accogliere l’allenatore che ha riportato lo scudetto ai piedi del Vesuvio. Spalletti però non fa drammi: «A Napoli ci siamo resi felici entrambi, una profonda felicità. Quel legame resterà immortale».

La sfida tattica e la crescita della Juve

Sul piano tecnico, il confronto è tra due squadre alle prese con assenze pesanti: «Loro hanno qualche problema in mezzo al campo, noi manchiamo in difesa. Ma lasciamo fuori questi discorsi», taglia corto Spalletti, che preferisce concentrarsi sulla costruzione dell’identità bianconera: «C’è un processo, un percorso. Servono giocatori di qualità: sono loro a fare la differenza».

Conte-Spalletti: incrocio tra top di panchina

Non poteva mancare un passaggio sull’incrocio con Antonio Conte, nuovo timoniere del Napoli: «È un professionista top. Umanamente non lo conosco molto, non ci frequentiamo, ma è un riferimento della nostra categoria». Sul campo, sarà un confronto tra modelli, intensità e idee di gioco diverse ma affini nell’ambizione.

McKennie, Locatelli e la leadership bianconera

Spalletti dedica parole importanti anche ai suoi uomini chiave. McKennie è «un ragazzo forte che sa cosa sia la sofferenza: per un tecnico è perfetto», mentre Locatelli incarna lo spirito della Juventus: «Un capitano vero, con grande personalità e un ruolo da leader ben definito nello spogliatoio».

Un esame che può indirizzare la stagione

La trasferta al Maradona, ribadisce Spalletti, non è una partita qualunque: «Ci sono gare che valgono tre punti e rimangono lì. E ci sono partite che restano nella storia: Napoli-Juve può dire molto sul futuro del campionato». La maglia bianconera «è tessuta per vincere», ricorda il tecnico, consapevole della posta in gioco.

Domani sera, sotto le luci del Maradona, la sfida sarà più di un confronto tra due squadre: sarà un incontro tra presente e passato, tra emozioni e ambizioni, tra ciò che è stato e ciò che potrà essere. Per Spalletti, comunque vada, una certezza resta: «A Napoli ho lasciato una parte di me. E rimarrà per sempre».

Castel Volturno, minore egiziano pestato e minacciato con la pistola per una catenina

Castel Volturno– Una violenza cieca, sproporzionata, scatenata da un branco che si sentiva onnipotente contro una vittima indifesa. È la cronaca di un pomeriggio di terrore vissuto a Castel Volturno, che oggi vede la chiusura del cerchio investigativo con l’esecuzione di cinque misure cautelari.

La Polizia di Stato ha smantellato il gruppo di aggressori composto interamente da giovani italiani: due maggiorenni e tre minorenni. Sono accusati di aver messo in atto una vera e propria spedizione predatoria ai danni di un coetaneo di origini egiziane, “colpevole” solo di indossare una catenina d’argento che aveva attirato le attenzioni del gruppo.

La dinamica del raid

I fatti risalgono allo scorso settembre. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il branco ha agito con modalità da criminalità esperta. Hanno accerchiato la vittima, impedendogli ogni via di fuga. Non si sono limitati a strappare il monile: l’aggressione è stata brutale, condita da percosse fisiche e, fatto ancora più inquietante, dalla minaccia di un’arma. Una pistola puntata contro il ragazzino per terrorizzarlo e assicurarsi che non reagisse mentre veniva spogliato del suo avere.

Le indagini e gli arresti

Le indagini, condotte con rapidità ed efficacia dagli agenti del Commissariato di Castel Volturno, hanno permesso di identificare tutti i componenti della gang. L’attività investigativa è stata coordinata in sinergia dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e dalla Procura per i Minorenni di Napoli, evidenziando la gravità del quadro indiziario.

Per i due maggiorenni si sono aperte le porte del carcere: il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto per loro la custodia cautelare in cella. Destino diverso per i tre complici minorenni, che sono stati collocati in comunità di recupero. Per tutti i membri del branco, le accuse sono pesantissime: dovranno rispondere di rapina, minaccia e lesioni aggravate in concorso.

Camorra i figli di ‘o cavallaro ostentavano le video chiamate col boss sui social

Napoli – Erano da tempo sotto osservazione, ma il blitz scattato ieri ha chiuso il cerchio attorno ai due figli di Giovanni Cortese, detto “’o Cavallaro”, figura di primo piano del clan Di Lauro e già braccio destro del defunto Cosimo Di Lauro, protagonista della prima sanguinosa faida di Scampia.

Mario Cortese, 23 anni, e sua sorella Nunzia, 20, sono stati arrestati dai carabinieri del Nucleo Operativo della compagnia Stella: per i due, considerati da tempo vicini alle dinamiche del gruppo familiare, si sono aperte le porte del carcere.

L’intervento è scattato tra Secondigliano e Arzano, in una corte di via del Camposanto, dove i militari hanno notato movimenti sospetti da un balcone. Alla vista delle pattuglie, i due giovani avrebbero tentato di disfarsi di alcuni cartoni, lanciandoli nel vuoto.

All’interno, però, i carabinieri hanno trovato un carico di droga ben più consistente: 41 chili e 225 grammi di hashish, suddivisi in panetti pronti per la distribuzione.

Nell’appartamento, oltre allo stupefacente, è stato sequestrato anche materiale per il confezionamento, telefoni cellulari e diversi manoscritti. Presente in casa anche la madre dei due ragazzi, una donna di 45 anni, denunciata a piede libero.

Da mesi, spiegano gli inquirenti, Mario e Nunzia erano attenzionati non solo per l’attività di spaccio ma anche per le videochiamate illegali con il padre detenuto, poi diffuse sui social come gesto di ostentazione e appartenenza.

Immagini che hanno attirato l’attenzione degli investigatori e consolidato le ipotesi di un coinvolgimento diretto dei due giovani nelle dinamiche criminali del clan.

Una famiglia, quella dei Cortese, ben nota alle forze dell’ordine: il capofamiglia, Giovanni “’o Cavallaro”, è da anni figura storica della galassia dei Di Lauro. Ora, i riflettori si spostano sui figli, protagonisti di un arresto che riaccende i fari su un nome che continua a fare rumore nei quartieri dell’hinterland napoletano.

E gli investigatori vogliono anche ricostruire la filiera del traffico di droga dai fornitori agli acquirenti finali. I clienti ai quali era destinata la droga e anche a quali piazza di spaccio.

Licenziato dopo le denunce su contratto e sicurezza: il giudice ordina il reintegro del netturbino

Una sentenza del giudice del lavoro ha dichiarato nullo il licenziamento di un addetto ai servizi di igiene ambientale del Comune di Montecompatri (Roma), alle dipendenze della società Tekneko Sistemi s.r.l., ordinandone il reintegro in servizio e il risarcimento delle retribuzioni perse. A renderlo noto è il Cobas Lavoro Privato, che parla di «giornata storica» per il lavoratore e per la città.

Il provvedimento, emesso dal giudice Raffaele Falcioni del Tribunale del lavoro (competente per il territorio di Montecompatri), riguarda l’operaio Marco Cianti, assistito dagli avvocati dello studio legale romano “Lavoro Vivo”. Secondo il sindacato, il magistrato ha qualificato il licenziamento come ritorsivo, disponendo il rientro immediato del dipendente nel suo posto di lavoro presso Tekneko.

Nella ricostruzione fornita dai Cobas, il lavoratore aveva contestato da tempo l’inquadramento contrattuale e il mancato rispetto del contratto collettivo di settore per i servizi di igiene ambientale, oltre a denunciare carenze in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Per il sindacato, il recesso sarebbe arrivato proprio in conseguenza di questa attività di denuncia e di rivendicazione, configurando così un atto punitivo.

I Cobas sostengono inoltre che, solo dopo le iniziative del lavoratore e le successive vertenze, la società avrebbe adeguato il trattamento del personale al CCNL di riferimento previsto dal capitolato d’appalto per il servizio di igiene urbana. Il comunicato punta il dito anche contro l’amministrazione comunale, accusata di non essere intervenuta con la dovuta fermezza per pretendere fin dall’inizio il rispetto delle clausole contrattuali e di non aver manifestato solidarietà al dipendente licenziato.

Nel documento, il sindacato denuncia anche quello che definisce un «clima di intimidazione» attorno alla vicenda, richiamando iniziative legali intraprese dall’azienda e dal suo amministratore nei confronti di attivisti, cittadini solidali e giornalisti che avevano preso posizione sulla vicenda pubblicamente e sui social network. Tutte accuse che necessitano di eventuale riscontro nelle sedi competenti e rispetto alle quali la società non ha, al momento, diffuso una replica ufficiale.

Ora, spiegano i Cobas, l’attenzione è rivolta all’esecuzione della sentenza: il sindacato chiede che Tekneko proceda senza ulteriori rinvii alla reintegrazione del lavoratore, rinunciando – è l’appello – a ogni iniziativa ritenuta “rappresaglia” contro chi ha sostenuto la sua battaglia. L’obiettivo dichiarato è quello di «ricostruire un clima sereno» a Montecompatri, nel rispetto dei diritti dei lavoratori e delle clausole contrattuali fissate nei bandi pubblici.

Nella parte finale della nota, il Cobas Lavoro Privato ringrazia lo studio legale “Lavoro Vivo”, i giornalisti che hanno dato spazio al caso e i cittadini che hanno manifestato vicinanza al lavoratore nel corso dei mesi di vertenza, annunciando la volontà di promuovere un confronto pubblico in città sui temi del lavoro, degli appalti e della tutela dei diritti nei servizi di igiene ambientale.

Arsenale nascosto in un’auto parcheggiata: scoperto traffico d’armi tra Napoli e il litorale domizio

Un’auto apparentemente anonima, parcheggiata lungo una strada di confine tra Giugliano in Campania, Castel Volturno e Villa Literno, nascondeva in realtà un vero e proprio arsenale. È quanto hanno scoperto gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Caserta nel corso di una più ampia attività di polizia giudiziaria volta a contrastare il traffico illecito di armi nell’area tra le province di Napoli e Caserta.

Gli agenti, seguendo una serie di riscontri raccolti nelle ultime settimane, sono riusciti a individuare il veicolo utilizzato come deposito clandestino. All’interno, accuratamente occultati, sono stati rinvenuti pistole, mitragliette perfettamente funzionanti, silenziatori e un ingente quantitativo di cartucce di vario calibro: un equipaggiamento da guerra pronto per essere immesso nel circuito criminale locale.

Tutto il materiale recuperato è stato immediatamente sequestrato e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria. Le indagini proseguono per risalire alla rete di approvvigionamento e ai destinatari finali delle armi, in un territorio storicamente segnato da infiltrazioni criminali e traffici illeciti.

Benevento, ruba 30 chili di rame dalla linea Enel: arrestato 49enne

Amorosi  – Ha pensato che la linea aerea a bassa tensione dell’Enel, temporaneamente fuori servizio per i lavori dell’alta velocità Napoli-Bari, fosse una preda facile. Invece si è trovato la pattuglia dei Carabinieri di Cerreto Sannita davanti al cofano aperto della sua auto.

I militari, impegnati in un servizio mirato contro i furti di rame nella Valle Telesina, hanno bloccato ieri un 49enne di origini campane mentre caricava due grosse matasse di cavi per complessivi 30 chilogrammi nella sua vettura, parcheggiata sulla Strada statale Fondovalle Isclero, nel territorio di Amorosi.

Alla vista della gazzella l’uomo ha cercato di liberarsi in tutta fretta dell’“attrezzatura del mestiere”: una tenaglia da taglio in ferro, una corda con catena e zavorra artigianale per arrampicarsi sui pali, un rotolo di nastro telato e una torcia frontale. Troppo tardi.

I Carabinieri hanno recuperato tutto, sequestrando anche l’automobile usata per il colpo. Il 49enne è stato immediatamente finito in manette con l’accusa di furto aggravato. Dopo gli atti in caserma a Cerreto Sannita è stato trasferito nel carcere di Benevento a disposizione della Procura, come disposto dal pubblico ministero di turno.

Gli investigatori dell’Arma stanno ora passando al setaccio la sua posizione per verificare eventuali collegamenti con le bande specializzate che da mesi stanno saccheggiando le linee elettriche e telefoniche della zona, causando black-out e ritardi nei cantieri. Non si esclude che l’uomo arrestato ieri possa essere il responsabile di altri colpi messi a segno nelle ultime settimane sempre nella valle telesina.

Il rame, sul mercato nero, continua a valere oro: 30 chili significano diverse migliaia di euro in poche ore di “lavoro”. Un business che, nonostante i continui controlli, non accenna a fermarsi.

Le sigle sindacali chiedono a Fico: “Subito un tavolo e un assessore forte ai trasporti”

Napoli – Un appello che suona come un monito strategico è stato lanciato oggi dalle principali organizzazioni sindacali del trasporto pubblico non di linea della Campania al neo-Presidente della Regione, l’On. Roberto Fico. Le sigle Fast/Confail, Federtaxi/Cisal, Sitan/Atn, Taxinapoli 8888, Ugl/Taxi, Unimpresa/Mobilità, Uri/Taxi e Uti hanno voluto innanzitutto esprimere le loro più sincere congratulazioni per l’elezione, ma hanno subito messo in chiaro le priorità imprescindibili per il comparto.

Il cuore del messaggio è duplice: la necessità di un Assessore ai Trasporti “politicamente autorevole e tecnicamente competente” e l’urgenza di avviare, senza indugi, un tavolo di confronto permanente con la categoria.

 Caos normativo e sentenze del Consiglio di Stato

Le organizzazioni, che rappresentano il settore Taxi, sottolineano il ruolo “strategico” del trasporto pubblico non di linea per la competitività, l’immagine e la coesione economico-sociale della Campania. Un ruolo che, a detta dei sindacati, è oggi minacciato da un’evidente confusione normativa.

A destare particolare preoccupazione sono le “recenti pronunce del Consiglio di Stato” che hanno dichiarato illegittimo uno dei decreti attuativi ministeriali. Questo scenario, spiegano le sigle, sta “generando confusione interpretativa e operativa”, rendendo indispensabile un punto di riferimento istituzionale forte a livello regionale.

“In questa fase delicata, riteniamo imprescindibile una gestione politica chiara, coerente e lungimirante,” si legge nella nota congiunta. “Chiediamo di avviare quanto prima un tavolo di confronto con le nostre organizzazioni, così da costruire una collaborazione stabile, trasparente e realmente partecipata.”

La recente approvazione della legge regionale dedicata al settore era stata accolta come un segnale positivo, ma l’incertezza normativa nazionale rischia di svuotarla di efficacia senza una forte direzione politica.

I rappresentanti di categoria si dicono pronti a offrire il proprio contributo per lo sviluppo di un sistema di trasporto “moderno, regolato e pienamente integrato” nella strategia di crescita della Regione Campania, in un’ottica di servizi efficienti e sicuri per cittadini, imprese e turisti.

L’appello si chiude con la fiducia nella “sensibilità istituzionale” del Presidente Fico e nella sua volontà di imprimere un “nuovo impulso alla direzione politica della mobilità regionale”. La palla passa ora all’On. Fico, chiamato a dare risposte immediate a un settore nevralgico che chiede stabilità e rappresentanza di alto livello.

Le organizzazioni firmatarie: Fast/Confail – Federtaxi/Cisal – Sitan/Atn – Taxinapoli 8888 – Ugl/Taxi – Unimpresa/Mobilità – Uri/Taxi – Uti

Portici, 16enne scompare nel nulla dopo la scuola: l’angoscia della madre sospesa dalla potestà

Portici– Doveva essere il luogo della protezione, il rifugio sicuro disposto dal Tribunale. Invece, è diventato il punto di partenza di un mistero che dura ormai da quattro giorni. Suamy Rispoli, 16 anni, è scomparsa nel nulla a Portici.

La sua traccia si perde il 2 dicembre, all’uscita di scuola: in quella casa famiglia dove era stata collocata dai giudici non ha mai fatto ritorno.

La denuncia e il ritardo nell’allarme

La denuncia formale di allontanamento è stata presentata immediatamente ai Carabinieri dalla direttrice della struttura. Tuttavia, la notizia è trapelata solo nelle ultime ore, quando la madre naturale – a cui è stata sospesa la potestà genitoriale – ha deciso di rompere il silenzio, lanciando un appello disperato.

Stando alle ricostruzioni degli inquirenti, la dinamica appare anomala. Suamy ha frequentato regolarmente le lezioni, ma al termine dell’orario scolastico è svanita. Il suo cellulare risulta spento, irraggiungibile, dalle 14:30 di quel lunedì.

“È la prima volta che si comporta in questa maniera, non ha mai dato segni di squilibrio”, ha riferito la responsabile della comunità ai militari dell’Arma, descrivendo un comportamento pregresso apparentemente tranquillo che cozza con la fuga improvvisa.

L’appello della madre: “Non ha soldi né documenti”

Jole Masilici, la madre della ragazza, vive ore di terrore. Nonostante la sospensione della potestà, manteneva contatti vigilati con la figlia. “Doveva essere al sicuro, protetta, e invece non so che fine abbia fatto”, dichiara tra le lacrime. “Io e il papà di Suamy siamo disperati. L’avevo vista il giorno prima che sparisse, stavamo ricostruendo il nostro rapporto, ma l’avevo trovata agitata. Ho paura che le sia accaduto qualcosa di grave”.

Un dettaglio inquieta la donna: la modalità della scomparsa non suggerisce una fuga pianificata. Dalla struttura confermano che la 16enne non ha portato via nulla. “Non ha soldi, non ha vestiti di ricambio, non ha documenti. Se voleva scappare, perché andare regolarmente a scuola prima?”, si chiede la madre. Al momento della scomparsa, Suamy indossava una maglietta blu, jeans e un pellicciotto nero, con sé aveva solo lo zaino scolastico.

Il giallo del messaggio e le accuse del legale

Unico, debole segnale, sarebbe un contatto avvenuto il giorno successivo alla scomparsa: secondo la madre, Suamy avrebbe scritto a un’amica intimandole di “non cercarla”. Un messaggio che potrebbe essere un tentativo di depistaggio o una richiesta di aiuto mascherata.

La vicenda assume contorni giudiziari più aspri con l’intervento dell’avvocato Giovanni Micera, legale della signora Masilici. Il penalista punta l’indice contro le falle nel sistema di tutela. Secondo la difesa, la ragazza soffrirebbe di deficit cognitivi che la rendono estremamente vulnerabile. “Avevamo più volte richiesto un rafforzamento della sorveglianza”, tuona l’avvocato Micera.

“Nonostante le problematiche note di Suamy, che la rendono facile preda di malintenzionati, non è mai stato avviato nemmeno un percorso psicologico, pure necessario. La nostra speranza è che si sia allontanata volontariamente, ma siamo seriamente preoccupati”.

Le indagini dei Carabinieri proseguono a tutto campo, setacciando le frequentazioni della minore e le celle telefoniche agganciate prima del silenzio.

Casavatore, assegnato il premio Dario Scherillo

Casavatore –  “Gli studenti si sono avvicinati in modo autentico ad una pagina dolorosa della storia del territorio, trasformandola con i loro interventi in un occasione di impegno civile – ha affermato l’assessore del Pd Elsa Picaro -. “Insieme abbiamo fatto memoria di Dario, perché nessuno venga dimenticato e perché la lotta all’ illegalità non sia mai solo una parola, ma un impegno quotidiano.

Il giudice Nicola Graziano, ci ha lasciato un messaggio che vibra dentro: la libertà è il bene più prezioso che abbiamo, e ha invitato gli studenti a sentirsi parte attiva del cambiamento, protagonisti consapevoli del futuro. Oggi Casavatore ha scelto, ancora una volta, di stare dalla parte della memoria e ringrazia la famiglia Scherillo per aver trasformato la loro ferita più grande in impegno, testimonianza e amore per la legalità. Un giorno che rimarrà nel cuore della nostra comunità”.

Ad intervenire e ringraziare il primo cittadino Fabrizio Celaj, Pasquale Scherillo. “Il posto giusto è quel Luogo in cui ognuno di noi si sente a casa, e Casavatore è casa per la famiglia Scherillo. E’ doveroso e bello che Dario venga celebrato nel suo paese, a casa sua.

È parte della storia di questo territorio, simbolo di riscatto di tanta brava gente. Grazie a chi ha creduto nel progetto, a chi ha scelto di fare memoria, a chi ha deciso che la storia del suo concittadino Dario venisse raccontata, impressa e tramandata. Un posto giusto, pertanto, è la sala consiliare gremita di ragazzi.

P.B.

Malore al Supermercato, muore a 57 anni. Sui social il ricordo di Luigi Guerriero grande tifoso del Napoli

Un malore improvviso, in un pomeriggio qualunque, ha spezzato la vita di Luigi Guerriero, 57 anni, da trent’anni residente a Giussano. L’uomo si è sentito male il 30 novembre mentre si trovava in un supermercato della zona.

I soccorsi sono stati immediati: il trasferimento in elisoccorso all’ospedale di Varese lasciava sperare, ma il quadro clinico è precipitato rapidamente. Per Guerriero non c’è stato nulla da fare: un infarto fulminante lo ha portato via in poche ore.

La notizia della sua scomparsa ha scosso profondamente l’intera comunità. Accanto a lui, in questo momento di dolore immenso, restano la moglie Vera, i figli Giusy e Stefano, la mamma Giuseppina, i fratelli e la sorella. Una famiglia devastata, ma capace di compiere un ultimo gesto di grande generosità: la donazione delle cornee, nel rispetto dell’indole altruista che aveva sempre contraddistinto Luigi.

Originario di Torre Annunziata, Guerriero aveva portato a Giussano la sua schiettezza partenopea e una solarità che contagiava. Amante della vita, delle risate, delle serate con gli amici, era un uomo “che non si poteva non voler bene”, raccontano in molti. Sempre pronto alla battuta, anche un po’ irriverente, capace di mascherarsi da donna pur di strappare un sorriso ai suoi cari: un vero “vulcano”, come lo definiscono gli amici di sempre.

Tra le sue passioni più grandi, il Napoli. Seguiva ogni partita, leggeva quotidiani sportivi, commentava azioni e calciatori con entusiasmo travolgente. Per questo, nell’ultimo saluto, gli è stata posata al collo la sciarpa azzurra, simbolo di un amore calcistico che non lo ha mai abbandonato.

Alla gioia della sua presenza si affiancavano altre passioni: la motocicletta, la pesca, il mare. E il lavoro, che affrontava con serietà e dedizione nella ditta Adler di Desio, dove si occupava di rivestimenti per interni di automobili. Anche lì, come ovunque, era benvoluto da tutti.

In tantissimi hanno voluto accompagnarlo nell’ultimo viaggio, gremendo la basilica di Giussano per i funerali celebrati mercoledì. L’abbraccio di una città intera per salutare un uomo che, fino all’ultimo, ha saputo donare vita e sorrisi.

Un malore improvviso, in un pomeriggio qualunque, ha spezzato la vita di Luigi Guerriero, 57 anni, da trent’anni residente a Giussano. L’uomo si è sentito male il 30 novembre mentre si trovava in un supermercato della zona.

I soccorsi sono stati immediati: il trasferimento in elisoccorso all’ospedale di Varese lasciava sperare, ma il quadro clinico è precipitato rapidamente. Per Guerriero non c’è stato nulla da fare: un infarto fulminante lo ha portato via in poche ore.

La notizia della sua scomparsa ha scosso profondamente l’intera comunità. Accanto a lui, in questo momento di dolore immenso, restano la moglie Vera, i figli Giusy e Stefano, la mamma Giuseppina, i fratelli e la sorella. Una famiglia devastata, ma capace di compiere un ultimo gesto di grande generosità: la donazione delle cornee, nel rispetto dell’indole altruista che aveva sempre contraddistinto Luigi.

Originario di Torre Annunziata, Guerriero aveva portato a Giussano la sua schiettezza partenopea e una solarità che contagiava. Amante della vita, delle risate, delle serate con gli amici, era un uomo “che non si poteva non voler bene”, raccontano in molti. Sempre pronto alla battuta, anche un po’ irriverente, capace di mascherarsi da donna pur di strappare un sorriso ai suoi cari: un vero “vulcano”, come lo definiscono gli amici di sempre.

Tra le sue passioni più grandi, il Napoli. Seguiva ogni partita, leggeva quotidiani sportivi, commentava azioni e calciatori con entusiasmo travolgente. Per questo, nell’ultimo saluto, gli è stata posata al collo la sciarpa azzurra, simbolo di un amore calcistico che non lo ha mai abbandonato.

Alla gioia della sua presenza si affiancavano altre passioni: la motocicletta, la pesca, il mare. E il lavoro, che affrontava con serietà e dedizione nella ditta Adler di Desio, dove si occupava di rivestimenti per interni di automobili. Anche lì, come ovunque, era benvoluto da tutti.

In tantissimi hanno voluto accompagnarlo nell’ultimo viaggio, gremendo la basilica di Giussano per i funerali celebrati mercoledì. L’abbraccio di una città intera per salutare un uomo che, fino all’ultimo, ha saputo donare vita e sorrisi.

Salerno, lite finisce in omicidio: uomo ucciso in casa. Arrestato 35enne

Salerno  – Una lite scoppiata in un appartamento della zona orientale di Salerno è sfociata nella morte di un uomo di 35 anni. Il dramma si è consumato nella notte in un’abitazione di via Gabriele D’Annunzio, dove, secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, un diverbio tra il proprietario di casa e il giovane sarebbe degenerato in una violenta colluttazione.

A fronteggiarsi sarebbero stati il padrone di casa, identificato in Luca Fedele, e la vittima, che si trovava nell’appartamento per motivi ancora da chiarire. Nel corso della discussione, rapidamente trasformatasi in scontro fisico, il 35enne sarebbe stato raggiunto da almeno un pugno, avrebbe perso l’equilibrio, cadendo rovinosamente a terra, e sarebbe morto pochi istanti dopo.

Resta da accertare se il decesso sia stato causato direttamente dal colpo ricevuto o dalle conseguenze della caduta. Sarà l’esame autoptico, disposto dalla Procura di Salerno, a chiarire la dinamica delle lesioni riportate dalla vittima e a stabilire con precisione la causa della morte.

Luca Fedele è stato fermato e posto in stato di arresto con l’accusa di omicidio preterintenzionale. I carabinieri del Comando provinciale di Salerno stanno ricostruendo minuto per minuto quanto accaduto nell’abitazione, ascoltando testimoni, acquisendo eventuali immagini di videosorveglianza della zona e vagliando ogni elemento utile a delineare il quadro dei rapporti tra i due uomini.

Nel corso del sopralluogo, i militari avrebbero rinvenuto sostanze stupefacenti all’interno dell’appartamento. Anche per questo motivo gli investigatori non escludono che alla base del violento diverbio possa esserci una questione legata alla droga, sebbene al momento nessuna ipotesi venga ritenuta definitiva.

La Procura di Salerno coordina le indagini, che puntano a chiarire il movente dell’omicidio, la natura del legame tra vittima e indagato e l’eventuale ruolo della droga nella vicenda. Nelle prossime ore sono attesi ulteriori accertamenti tecnici e l’esito dell’autopsia, che potrebbero fornire risposte decisive su una tragedia consumatasi in pochi istanti tra le mura di casa.

Boscoreale, smontava un’auto rubata nel capannone: in manette 27enne con droga e jammer

Boscoreale – Un vero e proprio laboratorio illegale per lo smontaggio di auto rubate è stato scoperto dai Carabinieri della sezione radiomobile di Torre Annunziata in un capannone di via Merolla, a Boscoreale. L’irruzione ha portato all’arresto di un 27enne del posto, già noto alle forze dell’ordine, sorpreso mentre smontava una Volkswagen T-Roc sottratta poche ore prima.

L’operazione si è svolta all’alba, quando i militari hanno fatto irruzione nella struttura cogliendo in flagrante il giovane meccanico del crimine. Il veicolo era già parzialmente smontato, e all’interno del capannone sono emerse prove di un’attività illecita ben organizzata: numerose parti di automobili, probabilmente provenienti da altri furti, e un’attrezzatura completa per lo smantellamento rapido dei veicoli.

Ma le sorprese non sono finite lì. Durante la perquisizione, i Carabinieri hanno rinvenuto due jammer, sofisticati disturbatori di frequenza utilizzati per eludere i sistemi di allarme e antifurto satellitare delle auto. Dispositivi che confermano la professionalità dell’operazione criminale.

A completare il quadro, il sequestro di diverse dosi di hashish e marijuana, che hanno fatto scattare anche l’accusa di detenzione ai fini di spaccio. Il 27enne ora si trova in stato di arresto con le accuse di riciclaggio e detenzione di sostanze stupefacenti, in attesa di giudizio.

L’operazione si inserisce nel più ampio contesto dei controlli intensificati dai Carabinieri sul territorio vesuviano per contrastare il fenomeno dei furti d’auto e delle relative centrali di smontaggio clandestine.

Scontro tra tir e auto, chiuso tratto A2 verso Salerno

Salerno– Un violento schianto tra un autocarro e un’autovettura ha paralizzato stamattina l’A2 “Autostrada del Mediterraneo”, nel tratto in direzione Salerno.

L’incidente, avvenuto nelle prime ore della mattinata, ha costretto alla chiusura totale della carreggiata, generando una pesante interruzione del traffico nel cuore del weekend e creando disagi a migliaia di automobilisti.

Le cause dello scontro, le condizioni dei conducenti e l’entità dei danni materiali sono ancora al vaglio degli investigatori. Sul posto, tuttavia, la scena fotografa la gravità dell’impatto: i mezzi, ancora in sede di rimozione, occupano la carreggiata, rendendo necessaria la chiusura completa del tratto per consentire le operazioni di soccorso e le prime rilevazioni della Polizia Stradale.

Squadre al lavoro e traffico deviato

Immediato l’intervento delle squadre di emergenza dell’Anas, coordinate con gli agenti della Polizia Stradale, per gestire l’emergenza viabilità e tentare di ripristinare la circolazione nel più breve tempo possibile. La situazione, tuttavia, resta critica e si prevedono lunghe code.

Per ovviare al blocco, l’Anas ha diramato un percorso alternativo obbligatorio per tutti i veicoli diretti al capoluogo campano o verso Nord: usare l’uscita di Pontecagnano, immettersi sulla Tangenziale di Salerno e rientrare in A2 allo svincolo di “Salerno Fratte”.

L’invito delle autorità agli automobilisti è di evitare assolutamente l’area se non strettamente necessario, di seguire la segnaletica provvisoria e di mantenersi aggiornati attraverso i canali ufficiali (sito Anas e app di navigazione con allerta traffico). La riapertura della carreggiata è subordinata alla fine delle operazioni di soccorso e sicurezza, con tempistiche ancora non definite.

 

Giugliano, il “cavallo di ritorno” costa caro: 42enne arrestato a Napoli dopo la trappola dei carabinieri

Giugliano  – Il copione è sempre lo stesso: ti rubano l’auto, una settimana dopo ti chiama uno sconosciuto e ti dice «se vuoi rivederla devi pagare». È il classico “cavallo di ritorno”, la piaga che da decenni affligge l’area nord di Napoli.Ma stavolta la vittima, derubata di una Fiat 500L il 28 novembre a Villaricca, non ci sta.

Accetta di trattare i 500 euro richiesti, fissa l’appuntamento e poi corre dai carabinieri della stazione di Giugliano.I militari organizzano in poche ore un servizio mirato. L’incontro è previsto nel rione Don Guanella, zona di Napoli nota per essere terra di camorra. La consegna deve avvenire in modo “anonimo”: soldi in una busta da lasciare su un muretto.

All’appuntamento si presenta un carabiniere in borghese che finge di essere il proprietario. Poggia la busta e attende. Pochi istanti e arriva Ciro Russo, 42 anni, residente nella zona e già noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio e spaccio.L’uomo, a bordo di un’auto, afferra la busta e prova a dileguarsi.

Ma viene immediatamente bloccato dagli altri militari nascosti lì vicino. Nelle sue tasche il telefono usato per le chiamate estorsive. A poche centinaia di metri i carabinieri trovano anche la Fiat 500L rubata, subito restituita al legittimo proprietario.

Russo è finito in manette con l’accusa di tentata estorsione, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Ora si trova nel carcere di Poggioreale in attesa di convalida. L’operazione, coordinata dalla compagnia di Giugliano, conferma ancora una volta quanto il “cavallo di ritorno” resti un business redditizio e diffuso, ma anche quanto le denunce immediate possano spezzare la catena.

Napoli, rapina e-bike ad adolescente al centro direzionale: arrestato 42enne

Napoli – Nel cuore del centro direzionale di Napoli scatta l’allarme. Un 16enne grida aiuto mentre viene derubato della sua bicicletta elettrica da un uomo armato di coltello. La risposta dei Carabinieri è rapida e decisiva: in pochi minuti il responsabile viene individuato e arrestato.

Tutto accade in pomeriggio tranquillo quando i militari, in pattuglia nella zona, sentono le grida disperate del ragazzo. L’uomo, un 42enne di nome Raffaele Costagliola, aveva già messo le mani sulla e-bike della vittima—un furto che sembrava destinato al successo finché il giovane non lo sorprende sul fatto.

È in quel momento che la situazione precipita. Il rapinatore estrae un coltello e lo mostra al 16enne, minacciandolo. Il gesto è sufficiente: il ragazzo desiste immediatamente, capendo che la sua incolumità vale più di qualsiasi bene materiale.

I Carabinieri], però, non intendono farla franca al malfattore. Dirigendosi verso l’ Isola G9] del centro direzionale, iniziano le ricerche sistematiche. Bastano pochi minuti prima che Costagliola venga avvistato in sella alla bicicletta rubata—un dettaglio che lo tradisce completamente.

Il fermo è immediato. L’uomo viene sottoposto a fermo per rapina aggravata], reato che ne aggrava la posizione proprio per l’uso dell’arma bianca. Sorprendentemente, durante la perquisizione non emerge traccia del coltello—probabilmente gettato per eliminare le prove—ma le testimonianze del giovane e il possesso della bici rubata bastano per certificare la sua colpevolezza.

Costagliola è stato trasferito in carcere], mentre la bicicletta elettrica ritorna al suo legittimo proprietario. Un caso che rispecchia il modus operandi sempre più comune delle rapine lampo nel capoluogo campano.

Schianto mortale a Sala Consilina: investitore positiva al drug test

Sala Consilina –  Un’altra vita spezzata, un’altra tragedia che riaccende i riflettori sulla sicurezza stradale e sull’incoscienza alla guida. È morta così, nella tarda serata di giovedì, Carmela Langone, 74 anni, pensionata residente ad Atena Lucana (SA), vittima di un violentissimo scontro frontale che non le ha lasciato scampo.

L’incidente è avvenuto su una strada interna che collega Atena Lucana a Sala Consilina, una scorciatoia notoriamente trafficata ma disseminata di curve insidiose e restringimenti. La Langone viaggiava a bordo di un’auto insieme alla figlia cinquantenne, quando si è trovata coinvolta in un impatto devastante con un’altra vettura su cui c’erano due ragazzi e una ragazza, tutti del Vallo di Diano.

Il bilancio è apparso subito drammatico per l’anziana donna. Il personale del 118, intervenuto rapidamente sul posto, l’ha stabilizzata e trasportata d’urgenza all’ospedale “Luigi Curto” di Polla. Purtroppo, ogni tentativo di salvarla è risultato vano: la 74enne è deceduta appena arrivata al nosocomio a causa delle gravissime lesioni riportate. Le altre quattro persone coinvolte, inclusa la figlia della vittima, hanno riportato ferite meno serie, ma lo shock per l’accaduto è indescrivibile.

Il quadro della dinamica, su cui stanno lavorando i Carabinieri della Compagnia di Sala Consilina, guidati dal capitano Veronica Pastori, si è aggravato nelle ore successive. È emerso che il giovane conducente dell’altra auto coinvolta è risultato positivo al test per l’uso di cannabinoidi.

Un dettaglio che, se confermato come causa scatenante, aggraverebbe drammaticamente la sua posizione. Per questo motivo, la Procura della Repubblica di Lagonegro ha immediatamente aperto un fascicolo d’inchiesta per Omicidio Stradale.

La salma della signora Langone, madre di due figlie, è stata posta sotto sequestro e si trova nella morgue dell’ospedale di Polla, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per gli accertamenti del caso. La famiglia della vittima ha affidato la propria tutela legale all’avvocato Michele Galiano.

Sul luogo dell’incidente, per i rilievi e la messa in sicurezza dell’area, sono intervenuti anche i Vigili del Fuoco, accorsi direttamente dalla cerimonia di Santa Barbara.

Allarme nel Vallo di Diano

Questo tragico evento non è purtroppo un caso isolato. La provincia di Salerno, e in particolare l’area del Vallo di Diano, è stata teatro di numerosi incidenti gravi negli ultimi mesi. Solo pochi giorni fa, sempre ad Atena Lucana, un uomo miracolosamente illeso dopo aver cappottato la sua vettura di grossa cilindrata era risultato positivo sia all’alcol che al drug test, vedendosi ritirare immediatamente la patente e denunciato. Un campanello d’allarme che suona sempre più forte per chi è chiamato a vigilare sulla sicurezza delle nostre strade.

Giugliano, affari all’ombra del clan Mallardo: l’azienda “interdetta” continuava a vendere, scattano i sigilli

Giugliano – Nonostante l’alt imposto dallo Stato per il rischio di infiltrazioni mafiose, gli affari continuavano come se nulla fosse. È una storia di sfida alle istituzioni quella scoperta a Giugliano in Campania, dove un’azienda edile ha proseguito la sua attività di vendita all’ingrosso in aperta violazione di un’interdittiva antimafia.

A mettere fine alla condotta illecita sono stati i Carabinieri del Nucleo Informativo del Gruppo di Castello di Cisterna, al termine di una complessa e mirata attività info-investigativa.

Il profilo dell’indagata e l’ombra del clan

Al centro della vicenda c’è una donna di 46 anni, imprenditrice locale già nota alle forze dell’ordine. Secondo gli accertamenti investigativi, la donna sarebbe ritenuta vicina agli ambienti del clan Mallardo, la potente cosca egemone nell’area a nord di Napoli e confederata nell’Alleanza di Secondigliano. Proprio questi legami e il contesto in cui operava l’impresa avevano fatto scattare i campanelli d’allarme delle autorità, portando all’emissione dei provvedimenti interdittivi.

La sfida ai divieti: attività “fantasma”

Dalle indagini è emerso un quadro di totale insofferenza alle regole. Sull’imprenditrice e sulla sua società pendevano due macigni amministrativi: un’informativa antimafia interdittiva emessa dalla Prefettura di Napoli e la conseguente sospensione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) decretata dal SUAP del Comune di Giugliano.

Sulla carta, l’azienda avrebbe dovuto essere ferma. Nella realtà, il commercio di materiale edile proseguiva a pieno regime, con tanto di cartellonistica pubblicitaria esposta abusivamente, come se i provvedimenti non fossero mai stati notificati.

Il blitz e le sanzioni

L’intervento dei militari dell’Arma ha messo i sigilli all’operazione. L’imprenditrice è stata denunciata a piede libero per inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità e per l’esercizio di un’attività commerciale sospesa.

I Carabinierihanno proceduto all’immediata chiusura dell’azienda e hanno intimato la rimozione di tutte le insegne pubblicitarie non autorizzate, ripristinando la legalità in un settore, quello dell’edilizia, storicamente sensibile agli appetiti della criminalità organizzata.

Blitz antidroga a Scampia: sequestrati 7,5 chili di stupefacenti e una pistola carica

Napoli -I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Napoli Stella hanno sferrato un colpo decisivo contro il traffico di droga nel cuore di Scampia. Durante perquisizioni coordinate e supportate dalle unità cinofile, i militari hanno scoperto un vero e proprio arsenale criminale nascosto tra i palazzi della zona.

Nel parco delle Rose, all’interno di un vano sottoscala dell’Isolato 7, gli investigatori hanno rinvenuto una pistola Glock calibro 9×19 perfettamente carica: due caricatori già inseriti e 10 colpi pronti all’uso. Accanto all’arma, ulteriori munizioni — un caricatore e 50 proiettili calibro 9 Nato — insieme a materiale per il confezionamento, segno di un’attività di spaccio ben strutturata e organizzata.

Ma il vero colpo della perquisizione emerge dalla scoperta della droga: 4 chili e 250 grammi di hashish, 343 grammi di crack, 4 dosi di cocaina e 288 grammi di cobret, l’anfetamina sintetica sempre più diffusa nelle piazze napoletane. L’operazione si è estesa anche all’Oasi del Buon Pastore in via Arcangelo Ghisleri, dove i carabinieri hanno sequestrato ulteriori 1 chilo e 687 grammi di hashish e 900 grammi di cocaina, portando il totale a 7,5 chili di sostanze stupefacenti.

Un bilancio che non lascia dubbi: la guerra alla droga continua a Scampia, dove armi e stupefacenti convivono nella stessa economia criminale.

Brusciano, assalto notturno al bancomat con la “marmotta”: banditi in fuga

Brusciano – Notte di paura a Brusciano, dove una banda di ignoti ha preso di mira il bancomat dell’Istituto Credito Popolare in via Camillo Cucca, utilizzando la cosiddetta “tecnica della marmotta”, il sistema esplosivo artigianale ormai sempre più diffuso negli assalti agli sportelli automatici.

Secondo una prima ricostruzione, poco dopo la mezzanotte i malviventi avrebbero inserito nel vano di erogazione del denaro un contenitore metallico – la “marmotta” – collegato a un innesco, facendolo poi esplodere per scardinare la cassa continua e accedere al denaro contante. L’esplosione ha provocato ingenti danni alla struttura del bancomat e al prospetto dell’istituto di credito, svegliando di soprassalto diversi residenti della zona.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Brusciano, che hanno messo in sicurezza l’area e avviato i primi rilievi. Non è ancora stato quantificato l’ammontare del bottino, né è chiaro se i banditi siano riusciti ad asportare tutto il contenuto della cassaforte.

Le indagini sono ora affidate ai carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, che stanno acquisendo le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti lungo via Camillo Cucca e nelle strade limitrofe, alla ricerca di elementi utili per risalire alla banda. Non si esclude che il colpo possa essere stato messo a segno da un gruppo specializzato in assalti a sportelli bancari attivo nell’area vesuviana e nell’hinterland napoletano.

Blitz al Vomero: sigilli ai dehors irregolari. Esplode la protesta dei commercianti

Napoli – Maxi blitz della Polizia municipale nel cuore del Vomero contro dehors e gazebo ritenuti irregolari. Su delega della Procura della Corte dei conti della Campania, gli agenti hanno notificato una serie di contestazioni a numerosi esercizi tra via Scarlatti e via Luca Giordano, nell’area pedonale più frequentata del quartiere collinare, apponendo i sigilli ad alcune strutture.

L’operazione è il risultato di un’indagine che ipotizza un’eccedenza nell’occupazione di suolo pubblico da parte di diversi concessionari, con possibili violazioni amministrative e profili penali ora al vaglio degli investigatori. Secondo la Procura contabile, ci sarebbe inoltre un potenziale danno erariale legato alla differenza tra le superfici autorizzate e quelle effettivamente occupate dai ristoratori.

Dehors sotto esame: verifiche a tappeto

La Polizia municipale sta procedendo alla verifica puntuale delle strutture, molte delle quali installate stabilmente negli ultimi anni, in un quartiere che ha visto un incremento esponenziale dei dehors e delle aree esterne. L’obiettivo è ristabilire la conformità alle norme e riportare ordine nell’utilizzo degli spazi pubblici.

La protesta degli esercenti: «Intervento paradossale»

La reazione dei commercianti non si è fatta attendere. Gli operatori parlano di un intervento «paradossale» e «traumatico», sottolineando la tempistica ritenuta infelice: «Arriva proprio a ridosso delle festività, un momento cruciale per il commercio al Vomero».

Molti contestano anche le modalità dell’operazione: «Se c’erano irregolarità – dicono – si poteva intervenire in periodi meno strategici per le attività, dando il tempo di regolarizzarsi senza compromettere la stagione più importante dell’anno».

Tra i timori principali c’è quello di un contraccolpo economico significativo in settimane decisive per un comparto già messo alla prova dall’aumento dei costi di gestione e da una concorrenza crescente.

Un quartiere sotto pressione

Il Vomero, da anni uno dei poli commerciali più dinamici di Napoli, vive ciclicamente tensioni legate alla gestione degli spazi pubblici e alla convivenza tra residenti, ristoratori e flussi turistici. Il blitz odierno si inserisce proprio in questo contesto, con l’obiettivo di verificare la regolarità delle occupazioni e il rispetto delle normative vigenti.
Ulteriori accertamenti sono in corso e l’attività della Municipale potrebbe proseguire anche nei prossimi giorni.

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