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Arrestati a Milano i due napoletani “cacciatori di Rolex”

Milano – Da Napoli a Milano per andare a caccia di orologi di lusso, con la solita tecnica dello “specchietto” e un bersaglio preciso: automobilisti con al polso Rolex e segnatempo di pregio.

La Polizia di Stato, coordinata dalla Procura di Milano (VII Dipartimento), ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale nei confronti di due napoletani di 38 e 47 anni, entrambi con precedenti specifici, ritenuti responsabili di due rapine messe a segno in viale Fulvio Testi.

Gli investigatori li considerano veri “specialisti” del settore: per la Squadra Mobile non è la prima volta che criminali partenopei vengono individuati nel capoluogo lombardo per colpi fotocopia, spesso con bottini da decine di migliaia di euro. Un fenomeno che, negli ultimi mesi, ha riacceso i riflettori sulla sicurezza in città, anche alla luce di vittime eccellenti come il conduttore televisivo Stefano De Martino, rapinato a Milano del suo orologio di valore con modalità analoghe.

Gli arrestati sono stati rintracciati a Napoli dagli agenti della Sezione Antirapina della Squadra Mobile di Milano, in collaborazione con i colleghi della Mobile partenopea. Il provvedimento cautelare arriva al termine di un’indagine che ha incrociato pedinamenti, servizi di osservazione e soprattutto una lunga e paziente analisi delle immagini di videosorveglianza lungo uno degli assi più trafficati del capoluogo, viale Fulvio Testi.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due avrebbero colpito almeno in due occasioni, a distanza di una sola settimana. Il primo colpo risale al 5 febbraio 2025: la vittima, ferma nel traffico, sarebbe stata affiancata dai rapinatori e derubata di un orologio di lusso dal valore stimato in circa 20mila euro.

Il secondo episodio, contestato nel provvedimento, è datato 12 febbraio: in questo caso il bottino sarebbe stato un orologio d’epoca, anch’esso di notevole pregio economico e collezionistico.

Il modus operandi della tecnica dello specchietto

Il modus operandi è quello ormai noto come “tecnica dello specchietto”, ma declinato in versione rapina e non semplice truffa. I due, spiegano gli investigatori, si muovevano inizialmente con due scooter alla ricerca della potenziale vittima, selezionata in base all’orologio al polso e alle condizioni del traffico.

Una volta individuato il bersaglio, lasciavano uno dei mezzi e proseguivano in due su un solo scooter, iniziando un pedinamento serrato tra semafori e code.

Quando la circolazione rallentava e l’auto della vittima era costretta a procedere a passo d’uomo, scattava il trucco: il conducente dello scooter urtava volutamente lo specchietto retrovisore sinistro della vettura, simulando un contatto accidentale e spingendo il guidatore ad abbassare il finestrino per controllare il danno e riposizionare lo specchio.

In quell’istante entrava in azione il complice: già sceso dal mezzo, si avvicinava rapidamente allo sportello e strappava con violenza l’orologio dal polso della vittima per poi fuggire in sella allo scooter.

Il lavoro degli investigatori della Mobile ha permesso di ricostruire nel dettaglio i movimenti della coppia di rapinatori prima e dopo i colpi. Attraverso la meticolosa analisi delle telecamere di videosorveglianza, è stato possibile risalire ai motoveicoli utilizzati, seguirne gli spostamenti in città e collegare i mezzi a un gruppo di soggetti già noti alle forze dell’ordine per precedenti specifici, anche a Milano.

Da lì sono partiti gli appostamenti e i servizi di osservazione, che hanno consentito di riconoscere gli indagati e di documentarne abitudini e frequentazioni.

Una volta raccolti i gravi e precisi indizi, la Procura ha chiesto e ottenuto dal gip l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. I due sospettati sono stati infine bloccati a Napoli e trasferiti in carcere, in attesa degli interrogatori di garanzia.

Le indagini, intanto, proseguono: gli investigatori stanno verificando se la banda possa essere responsabile di altri episodi analoghi, consumati o tentati, nel capoluogo lombardo e non solo, in un contesto ormai consolidato di “pendolarismo del crimine” tra Campania e Lombardia.

Barra, sequestrati 1000 chilogrammi di esplosivi e merce contraffatta

Napoli – Un vero e proprio deposito-bomba nel cuore di Barra. La Polizia Locale di Napoli, con l’Unità Operativa Investigativa I.A.E.S., ha fatto irruzione in un capannone industriale di circa 1.000 metri quadrati trasformato illegalmente in un centro logistico e di vendita all’ingrosso di materiale esplodente e merce contraffatta.

L’allarme è scattato quando gli agenti hanno scoperto che all’interno del deposito, privo di qualsiasi certificazione antincendio e di presidi di sicurezza, erano stoccati quantitativi impressionanti di esplosivi: 4.560 fontane pirotecniche a innesco elettrico
346 bustine di polvere di titanio (73 kg totali) oltre 1.000 kg di materiale pirotecnico vario, di cui 245 kg di Contenuto Esplosivo Netto (NEC)

Un potenziale disastro pronto a esplodere a pochi passi dalle case del quartiere.Ma non è finita. Accanto agli esplosivi, migliaia di prodotti elettronici professionali per audio e illuminazione con marchi presumibilmente contraffatti di grandi aziende internazionali del settore.

A gestire l’attività illecita una coppia di cittadini cinesi, totalmente priva di autorizzazioni amministrative e di Pubblica Sicurezza per la detenzione e il commercio di materiale esplodente e merci tutelate.I due sono stati denunciati per detenzione e vendita abusiva di materie esplodenti e per commercio di prodotti con segni mendaci.

L’intero capannone, gli esplosivi, le apparecchiature audio-luce e tutta la merce contraffatta sono stati posti sotto sequestro e messi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per le perizie tecniche.Un’operazione che ha evitato il peggio e che conferma come, anche nei quartieri periferici di Napoli, la criminalità continui a giocare con la vita dei cittadini per fare affari milionari.

Napoli, blitz nella movida di Chiaia: lavoro nero e carenze igieniche nei locali

Napoli – Maxi-operazione interforze nel cuore della movida partenopea. Nella serata di ieri, l’area dei “baretti” di Chiaia e le strade limitrofe, nel quartiere San Ferdinando, sono state teatro di un’ampia attività di controllo disposta dalla Questura di Napoli.

L’obiettivo è stato quello di garantire la sicurezza e il rispetto delle normative nell’affollato epicentro della vita notturna.

Sequestri e sanzioni: stangata sui locali

Il bilancio dei controlli sugli esercizi commerciali è significativo. Gli agenti dei Commissariati San Ferdinando e Scampia, supportati dai militari della Guardia di Finanza, dalla Polizia Locale e dal personale dell’Asl Napoli 1, hanno passato al setaccio 14 attività.

L’azione si è concentrata sul rispetto delle norme igienico-sanitarie e amministrative. Diversi titolari sono stati sanzionati per una serie di irregolarità, tra cui:

Mancanza del manuale HACCP (il piano di autocontrollo sulle condizioni igienico-alimentari).

Lavoro irregolare: è stata riscontrata la presenza di almeno un lavoratore “in nero”.

Occupazione abusiva di suolo pubblico.

Irregolarità relative all’insegna d’esercizio e alla violazione del regolamento sulla raccolta differenziata dei rifiuti.

Nonostante alcune carenze strutturali siano state giudicate “non significative”, l’ammontare complessivo delle sanzioni amministrative elevate sfiora i 15.000 euro, un chiaro segnale di tolleranza zero verso chi non rispetta le regole.

Controlli su persone e veicoli

Contestualmente ai controlli commerciali, le forze dell’ordine hanno proceduto all’identificazione di 62 persone, di cui ben 8 risultavano già gravate da precedenti di polizia. Sono stati inoltre ispezionati 8 veicoli in transito nella zona.

L’operazione interforze conferma l’impegno della Questura nel monitorare e disciplinare le aree della movida, bilanciando il diritto al divertimento con la necessità di sicurezza e legalità urbana.

Napoli, droga nell’auto parcheggiata, blitz dei Falchi: arrestati due pusher

Napoli -I Falchi della Squadra Mobile hanno arrestato due spacciatori napoletani, un 45enne e un 24enne già noti alle forze dell’ordine, sorpresi mentre utilizzavano un’auto in sosta come deposito per lo spaccio di stupefacenti.

L’operazione si inserisce nell’ambito dei servizi straordinari disposti dalla Questura di Napoli per contrastare il traffico di droga nel capoluogo partenopeo.

L’intervento è scattato nella serata di ieri in via Marco Aurelio Severino, nel quartiere di San Carlo Arena, quando gli investigatori hanno notato due uomini a bordo di uno scooter avvicinarsi con atteggiamento sospetto a un’automobile parcheggiata. I movimenti guardinghi dei due non sono sfuggiti all’occhio esperto dei poliziotti, che hanno subito deciso di intervenire.

Il blitz e la fuga fallita

Il passeggero dello scooter, il più giovane dei due arrestati, è sceso dal mezzo e ha aperto la portiera dell’auto, prelevando rapidamente un involucro dall’abitacolo. Quando si è accorto della presenza degli agenti, ha tentato disperatamente di darsi alla fuga insieme al complice alla guida del motorino.

La reazione dei Falchi è stata però immediata: entrambi sono stati bloccati prima che potessero dileguarsi.

Durante la perquisizione personale, il conducente dello scooter è stato trovato in possesso di 635 euro in contanti, suddivisi in banconote di vario taglio, somma ritenuta provento dell’attività di spaccio. La successiva ispezione dell’auto ha permesso di scoprire il nascondiglio: all’interno del veicolo giacevano 24 involucri contenenti marijuana, per un peso complessivo di circa 33 grammi.

Al termine delle operazioni, i due napoletani sono stati tratti in arresto per detenzione illecita di sostanze stupefacenti e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’episodio conferma l’efficacia dei controlli intensificati dalle forze dell’ordine nelle zone considerate sensibili per il fenomeno dello spaccio, dove i trafficanti utilizzano sempre più spesso veicoli in sosta come depositi temporanei per eludere i controlli.

Rapina sull’A16: tre arrestati dopo un inseguimento ad alta velocità

Nella notte tra giovedì e venerdì, un’area di servizio dell’autostrada A16 è stata teatro di una rapina ad alta tensione. Tre soggetti, tutti di origine campana, hanno fatto irruzione nel punto di ristoro minacciando una dipendente con una pistola, sottraendole il cellulare e costringendola a consegnare sigarette e altra merce.

Il bottino, stimato intorno ai 3.000 euro, è stato recuperato nella sua interezza grazie all’azione coordinata delle forze dell’ordine.

Dopo il colpo, i rapinatori sono fuggiti a bordo di un’utilitaria a noleggio con targhe rubate, dirigendosi verso Napoli. La Polizia Stradale di Avellino e Napoli ha avviato un inseguimento ad alta velocità che si è concluso sul raccordo autostradale Ramo Capodichino, dove i tre sono stati bloccati e tratti in arresto. Nessuno degli agenti o dei civili coinvolti ha riportato ferite.

Gli indagati sono ora in custodia presso gli uffici della Polizia di Stato di Napoli, mentre proseguono le indagini per ricostruire l’esatta dinamica della rapina e verificare eventuali ulteriori responsabilità. La vicenda ha destato grande allarme tra gli automobilisti e ha messo in luce la tempestività e l’efficienza delle pattuglie impegnate sul territorio.

Tenta di rapire bimba all’uscita di scuola: messo in fuga da mamma coraggio

Altavilla Irpina- Un pomeriggio da incubo quello di ieri ad  Altavilla Irpina, in provincia di Avellino. Un tentativo di rapimento, sventato solo grazie al coraggio e alla fulminea reazione di una madre coraggiosa.

L’episodio si è consumato all’uscita della scuola. Una donna si trovava ferma con la figlia più piccola, in attesa dell’altro figlio di otto anni. È in quel momento che è entrato in scena un uomo la cui descrizione, fornita dalla vittima, è già al vaglio degli inquirenti: un soggetto alto, con capelli bianchi e uno zaino in spalla.

Secondo la testimonianza della madre, l’uomo si sarebbe avvicinato con l’intento di portare via la bambina. Il gesto repentino e disperato dell’aggressore è stato subito intercettato dalla donna che, senza perdere un istante, ha messo in atto una reazione istintiva ma risoluta.

“L’ho inseguito strappandogli letteralmente la bambina dalle braccia,” ha raccontato la donna, ancora sotto choc, alle autorità.

Messo in fuga dalla determinazione della madre, l’uomo si è dileguato rapidamente, facendo perdere le proprie tracce nelle vie circostanti.

I Carabinieri di Avellino hanno immediatamente avviato le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e dare un volto e un nome all’aggressore. Sono in corso verifiche e audizioni per raccogliere ulteriori elementi e garantire la sicurezza della comunità, scossa da un evento che riporta l’attenzione sulla vigilanza nei pressi degli istituti scolastici.

La popolazione è invitata a collaborare, segnalando tempestivamente qualsiasi dettaglio possa risultare utile alle indagini.

Ariano Irpino, un altro morto in carcere: giovane detenuto di 34 anni trovato senza vita in cella

Ariano Irpino – Un nuovo dramma si è consumato tra le mura di un istituto penitenziario italiano. Questa volta a fare notizia è il carcere di Ariano Irpino, dove ieri un detenuto di 34 anni è stato trovato morto nella sua cella.

A lanciare l’allarme, in un estremo e inutile tentativo di salvargli la vita, sono stati i suoi stessi compagni di cella. L’alert ha immediatamente allertato gli agenti della polizia penitenziaria, intervenuti con prontezza sul posto.

Tuttavia, per il giovane, di origini casertane e residente a Caivano, non c’era ormai più nulla da fare. Ogni tentativo di rianimazione è risultato vano: il suo cuore aveva già cessato di battere.

Le operazioni di soccorso e le prime verifiche non hanno lasciato trapelare elementi che facciano pensare a dinamiche violente o a gesti estremi. Fonti vicine all’indagine, condotta dall’autorità giudiziaria, indicano come ipotesi prioritaria quella di un decesso dovuto a un malore improvviso.

La salma del 34enne è stata quindi trasferita all’obitorio dell’ospedale Frangipane-Bellizzi di Ariano Irpino, dove sarà sottoposta ad autopsia per confermare le cause della morte e fugare ogni residuo dubbio. La magistratura ha aperto un fascicolo per fare piena luce sulla tragica fine del giovane.

L’episodio riaccende i riflettori sulle critiche condizioni del sistema carcerario italiano, un tema sempre attuale e doloroso, dove storie come questa sollevano interrogativi incessanti sulla tutela della salute e della vita di chi è detenuto.

Crisi ad Afragola, 14 consiglieri firmano le dimissioni

Afragola – È finita l’era Pannone. Quattordici consiglieri comunali, tra oppositori e (sorpresa) diversi esponenti della stessa maggioranza, hanno presentato contemporaneamente le dimissioni davanti a un notaio, facendo cadere il sindaco di centrodestra dopo appena tre anni e mezzo di mandato.

A rendere ufficiale la notizia è stato Antonio Iazzetta, già candidato sindaco nel 2021 e tra i firmatari, insieme a Giacinto Baia, Raffaele Botta, Antonio Caiazzo, Vincenzo De Stefano, Gennaro Giustino, Crescenzo Russo e Marianna Salierno per l’opposizione, e ai consiglieri di maggioranza Giuseppe Affinito, Assunta Di Maso, Maria Carmina Sepe, Giuseppe Migliore, Sara Tralice e Benito Zanfardino.

Oggi le dimissioni sono state protocollate in Comune: scatterà automaticamente la procedura che porterà il Prefetto di Napoli a nominare un commissario straordinario. Afragola tornerà al voto nella primavera 2026, con la campagna elettorale di fatto già iniziata.

Il colpo di scena arriva a pochi giorni dal successo elettorale del “fronte Pannone” alle regionali, con l’elezione di Michela Rostan in quota Fratelli d’Italia e il buon risultato dell’altro candidato Nicholas Esposito. Un trionfo che non è bastato a tenere in piedi una maggioranza sempre più frammentata, soprattutto dopo l’arresto dell’ex sindaco e senatore Vincenzo Nespoli – storico “regista” della politica afragolese – per evasione dagli arresti domiciliari.

“Il sindaco ha provato di tutto, persino a dimettersi lui per primo e poi ritirarle, ma non è riuscito a ricompattare una maggioranza dilaniata e orfana della guida di Nespoli”, ha commentato Iazzetta.

“Ora toccherà al commissario provare a mettere ordine in un Comune che ha mostrato troppi limiti: dal rischio dissesto finanziario alla gestione dei fondi PNRR, fino a un PUC che non risponde alle reali esigenze della città. Poi la parola tornerà ai cittadini, che dovranno scegliere chi sarà in grado di riparare i danni di questi anni”.

Afragola entra dunque nel limbo del commissariamento, l’ennesimo della sua storia recente, in attesa di una nuova stagione politica che si preannuncia già infuocata.

Nisida, il calcio come seconda possibilità: 17 ragazzi diventano aiuto allenatori

Un rettangolo di gioco, un pallone che rotola, sguardi che si accendono. A Nisida, il carcere minorile di Napoli, il calcio non è solo sport: è una seconda possibilità. È il cuore del progetto Zona Luce, promosso dal Settore Giovanile e Scolastico della Figc insieme alla Fondazione Pontificia Scholas Occurrentes, che punta a trasformare il campo da calcio in una palestra di vita.

In questi mesi, 17 giovani detenuti hanno superato il corso per diventare aiuto allenatori di calcio, guidati da istruttori federali. Un traguardo che non si ferma al diploma: l’attestato conseguito aprirà loro le porte di tirocini presso associazioni sportive del territorio, offrendo una prospettiva concreta di reinserimento professionale una volta scontata la pena.

Ma a Nisida non si gioca solo con i piedi. Il progetto abbraccia anche l’arte e la formazione: all’interno del carcere è stato inaugurato un murale realizzato dai ragazzi detenuti insieme a cinquanta studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Una sala interamente dipinta, con immagini allegoriche che raccontano il cambiamento, la speranza, la rinascita.

Sulla targa che accompagna l’opera, le parole di Papa Francesco ai ragazzi della Scholas Occurrentes: “Dipingere un murale è alleggerire la pietra. Andate avanti”. Un messaggio chiaro, che accompagna il percorso di questi giovani: non solo sport, ma educazione, arte e orientamento professionale come strumenti per costruire un futuro diverso.

A Forcella la regia delle truffe agli anziani, usavano l’intelligenza artificiale per riprodurre le voci

Napoli – C’è ancora l’ombra lunga della camorra dietro l’ennesimo sistema di truffe ed estorsioni ai danni di anziani che, nel 2025, sta impegnando le procure e le Squadre Mobili di mezza Italia.

L’ultima operazione arriva da Padova, dove la Squadra Mobile ha eseguito 11 misure cautelari — due arresti in carcere e nove obblighi di dimora con firma quotidiana — smantellando un gruppo criminale che, secondo gli inquirenti, operava stabilmente tra Veneto, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Abruzzo.

Il promotore: un 32enne legato alla camorra di Forcella

Al vertice dell’organizzazione, dicono gli investigatori, c’era un pregiudicato 32enne, arrestato nella sua abitazione a Napoli. Un nome già noto alle forze dell’ordine: precedenti per associazione camorristica, traffico di droga, tentato omicidio e reati contro il patrimonio.

Un profilo che richiama altri arresti avvenuti in questi mesi tra Centro e Nord Italia, dove diversi sodalizi riconducibili a gruppi dell’area napoletana vengono individuati dietro ondate di truffe ai danni delle fasce più vulnerabili.

Una rete giovane e ramificata: la ‘vice’ è una 22enne

Colpisce l’età dei componenti: una struttura criminale giovanissima, dove spicca una 22enne di Pomigliano d’Arco, considerata dagli inquirenti il braccio destro del capo. Anche lei con un curriculum pesante: ricettazione, porto abusivo d’armi, resistenza e rissa.

Accanto a loro, nove indagati — uomini e donne tra i 20 e i 50 anni — quasi tutti già noti alle forze dell’ordine per un ventaglio di reati che va dalle truffe ai falsi, dallo spaccio alla rapina, fino al possesso di documenti contraffatti. Per loro scatteranno obblighi rigidi: permanenza notturna in casa, divieto di lasciare il comune di residenza, presentazione quotidiana in Questura.

Un modo per impedire nuovi spostamenti verso il Nord, dove – dicono gli investigatori – il gruppo si muoveva con disinvoltura per colpire in più regioni nell’arco della stessa settimana.

Il metodo: estorsioni e truffe con l’aiuto dell’intelligenza artificiale

Le contestazioni sono pesanti: associazione per delinquere finalizzata a estorsione, truffa e altri reati, con 15 episodi documentati tra Nord e Centro Italia. Le dinamiche sono quelle già note in dozzine di indagini avviate in questo 2025: telefonate ai danni di anziani, inganni sempre più sofisticati, ricorso a tecniche digitali e perfino alla riproduzione artificiale delle voci dei familiari per indurre le vittime nel panico e ottenere gioielli o contanti.

Una strategia criminale sempre più remunerativa. Lo ricorda il questore di Padova, Marco Odorisio: l’oro oscilla attorno ai 115 euro al grammo sul mercato ufficiale, ma nella ricettazione viene immediatamente piazzato a circa 75 euro. Un margine che spiega perché gruppi strutturati continuino a investire tempo e risorse nella caccia ai preziosi custoditi dagli anziani.

671 truffe in un solo anno: l’allarme a Padova

Il quadro complessivo è allarmante. Nel solo 2025, nella provincia di Padova, sono state denunciate 671 truffe agli anziani, 258 delle quali nel capoluogo: numeri che collocano l’area euganea tra quelle maggiormente colpite a livello nazionale. Secondo le stime investigative, il profitto illecito generato supera i 5 milioni di euro.

L’indagine padovana, avviata nel 2024 dopo una serie di estorsioni e false emergenze con vittime over 70, ha permesso di recuperare e restituire oltre 400mila euro in gioielli e contanti, un dato raro in questo tipo di reati, dove la refurtiva viene di solito frazionata e rivenduta nel giro di poche ore.

Una filiera collaudata: Napoli come base logistica

La presenza predominante di indagati residenti nell’area metropolitana di Napoli e nei comuni della cintura vesuviana (Pomigliano d’Arco, Castellammare, Marigliano) conferma un trend già emerso in altre operazioni del 2025, come i blitz di Trento, Parma, Brescia e Roma contro bande simili.
Una sorta di “filiera del raggiro”: la base in Campania, le cellule operative nel Centro-Nord, i ricettatori e i canali per piazzare l’oro immediatamente dopo la truffa.

Un modello criminale che, secondo gli investigatori, trae linfa anche da figure legate alla camorra, capaci di mettere a disposizione know-how, protezione e canali di ricettazione consolidati.

Gli indagati: una mappa completa del gruppo

Complessivamente risultano coinvolte:

2 persone arrestate: il 32enne capo e la 22enne vice.

9 destinatari di obblighi: tra 26 e 53 anni, quasi tutti con precedenti per truffa, ricettazione, stupefacenti, resistenza, falso, rapina.

4 ulteriori indagati a piede libero: tra cui una 24enne, un 33enne con precedenti per atti persecutori e un 20enne di Castello di Cisterna.

Un mosaico di profili eterogenei ma accomunati dalla capacità di muoversi su tutto il territorio nazionale per intercettare vittime facili.

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Pietrarsa si accende di magia: al via la VII edizione dei Mercatini di Natale

Portici – Riaprono oggi, sabato 29 novembre 2025 alle ore 10:00, i Mercatini di Natale al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, manifestazione giunta alla settima edizione che trasforma l’area museale in un villaggio natalizio fino al 6 gennaio 2026.

L’evento, organizzato dalla Fondazione FS Italiane, offre un percorso tra artigianato locale, gastronomia campana e spettacoli in un contesto unico dove la storia delle ferrovie si fonde con la tradizione delle feste.​

Atmosfera e attrazioni per tutta la famiglia

Oltre 36.000 metri quadrati di area museale si popolano di tipiche casette di legno decorate e illuminate da migliaia di luci colorate, creando uno scenario fiabesco affacciato sul Golfo di Napoli. Gli artisti di strada e le street band si esibiranno in sfilate, concerti e balli lungo i viali, mentre i più piccoli potranno visitare la Casa di Babbo Natale, scrivere la letterina e ammirare da vicino le locomotive che hanno trainato il famoso Polar Express.

L’offerta gastronomica include i punti ristoro temporanei e i locali fissi delle Terrazze Pietrarsa: Pizzeria, Bistrot e Caffè Bayard, con prodotti tipici campani e prelibatezze stagionali.​

Visite al museo e orari

L’intero periodo consente di immergersi nella storia delle Ferrovie dello Stato, visitando la ricca collezione di 55 mezzi tra locomotive a vapore, carrozze e “Littorine”, oltre al plastico “Trecentotreni” di 18 metri, custodito negli antichi padiglioni borbonici. Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 22:00, con ultimo ingresso alle 21:30; chiuso il lunedì e in alcune date di dicembre (1, 9, 15, 24, 25, 31). Con un supplemento di €2,00 è possibile prenotare visite guidate il sabato, la domenica e i festivi alle ore 11:00, 12:30, 15:00 e 17:00.​

Biglietti e modalità di accesso

Il biglietto d’ingresso costa €1,00 per i possessori del biglietto andata/ritorno del treno storico “Pietrarsa Express”, mentre è ridotto a €6,00 per chi possiede solo il biglietto di corsa singola. Tutti i dettagli su giorni, orari e prenotazioni sono disponibili sul sito della Fondazione FS, telefonando al numero 081.472003 o consultando le pagine social del Museo e della Fondazione.

Studente morto a Napoli per crollo Galleria Umberto: Cassazione fissa l’udienza il 13 febbraio

Il 5 luglio 2014, in pieno centro di Napoli, un frammento di fregio si staccò dalla facciata della Galleria Umberto I colpendo alla testa Salvatore Giordano, studente di 14 anni che si trovava con amici all’ingresso da via Toledo.

Trasportato in ospedale in condizioni critiche, il ragazzo morì quattro giorni dopo, il 9 luglio, aprendo un lungo iter giudiziario per omicidio colposo e disastro colposo a carico di amministratori condominiali e funzionari comunali responsabili della manutenzione.​

Il processo di primo grado, celebrato davanti al giudice monocratico Barbara Mendia, si concluse il 19 settembre 2022 con condanne per cinque imputati: due anni ciascuno per gli amministratori di condominio Bruno Mariano ed Elio Notarbartolo, due anni per il dirigente comunale Giovanni Spagnuolo, un anno e due mesi per il tecnico comunale Franco Annunziata e per l’altro amministratore Marco Fresa.

Un settimo imputato era deceduto nel frattempo, mentre un altro venne assolto; la procura, con la pm Maria Aschettino, aveva chiesto pene fino a tre anni e sei mesi.​

La Corte d’Appello di Napoli, presieduta da Giovanni Carbone, il 13 febbraio 2025 confermò le condanne per Mariano e Notarbartolo a due anni, rideterminò quella di Spagnuolo a un anno e quattro mesi dichiarandola prescritta per omicidio colposo, e assolse Fresa e Annunziata per non aver commesso il fatto e perché il fatto non costituisce reato, nonostante la rinuncia alla prescrizione da parte di entrambi.​

La famiglia Giordano, assistita dall’avvocato Sergio Pisani, attende giustizia e risarcimenti dal Comune di Napoli e dal condominio da dodici anni, nonostante una condanna già passata in giudicato per un dirigente comunale.

Una targa in ricordo di Salvatore è stata scoperta all’ingresso della Galleria Umberto I da via Toledo nel luglio 2025, simbolo di una tragedia che ha scosso la città.​​

La quarta sezione della Cassazione ha fissato l’udienza al 13 febbraio 2026: qui si deciderà sulla definitività delle sentenze, con la famiglia che auspica un epilogo rapido per ottenere “il doveroso risarcimento” e porre fine a “un ritardo ingiustificabile”, come denuncia il legale Pisani.

Atrani si illumina di magia natalizia: il Borgo presepe rinasce con luci ecosostenibili

Atrani, il borgo più piccolo d’Italia, inaugura oggi 29 novembre 2025 le Luci di Natale 2025 nell’ambito del progetto “Atrani È Luce”, con l’accensione prevista alle 18:30. Il Comune ha investito in 14 nuovi proiettori LED di ultima generazione, supportati dall’Ente Parco Regionale dei Monti Lattari, per una illuminazione di alta qualità che riduce i consumi energetici e valorizza il paesaggio storico.​

Vicoli, archi, piazze e affacci sul mare si trasformeranno in un presepe luminoso, attirando turisti da tutta la regione e aprendo un calendario di eventi fino a gennaio, ricco di musica, tradizioni e momenti comunitari. Alle 19, nella Chiesa di San Salvatore de’ Birecto, i Gospel Italian Singers daranno il via al tour invernale con lo special guest Prince Aka e la direzione del M° Francesco Finizio, unendo spiritualità e ritmo.​

Il Sindaco Michele Siravo sottolinea: «L’accensione non è solo simbolica, ma un gesto che presenta Atrani nella sua essenza autentica, unendo tradizione, bellezza e innovazione sostenibile». Il programma include anche il contest fotografico e video “ATRANI È LUCE – Foto & Video Contest 2025”, gratuito per cittadini e visitatori, per catturare la magia delle luminarie.

Incidente stradale a Villa Literno: pirata della strada in fuga all’estero, arrestato al rientro in Italia

Villa Literno – Aveva seminato morte e dolore lungo la statale 7/quater, per poi dileguarsi senza prestare soccorso e tentare di sfuggire alla giustizia fuggendo all’estero con moglie e figli. Ma il cerchio si è chiuso attorno al pirata della strada che il 16 novembre scorso ha causato un tragico incidente a Villa Literno, nel Casertano, costato la vita a una donna di sessantuno anni.

L’uomo, alla guida di una Bmw, ha tamponato violentemente un’auto all’altezza del territorio comunale. L’impatto è stato devastante: la sessantunenne che viaggiava nel veicolo colpito è deceduta sul colpo, mentre gli altri tre occupanti hanno riportato gravi ferite che hanno reso necessario il ricovero in diversi ospedali della Campania. Il conducente della Bmw, invece di fermarsi per prestare i primi soccorsi, ha accelerato dandosi alla fuga.

Le indagini della Polstrada e la fuga all’estero

Le indagini condotte dalla Polizia Stradale hanno permesso di risalire all’identità del responsabile, nonostante l’auto fosse intestata a un prestanome per depistare eventuali accertamenti. Una volta scoperto di essere nel mirino degli inquirenti, l’uomo ha deciso di lasciare precipitosamente l’Italia insieme alla moglie e ai figli, imbarcandosi su un volo diretto all’estero nel tentativo di sottrarsi all’arresto.

La Procura di Napoli Nord non ha però perso tempo: i pubblici ministeri hanno emesso un decreto di fermo nei confronti del fuggitivo. Il 24 novembre, appena rimesso piede sul suolo italiano, l’uomo è stato bloccato dalle forze dell’ordine. Il 27 novembre il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il provvedimento restrittivo, confermando la gravità dei fatti contestati.

Il pirata della strada deve ora rispondere di omicidio stradale e omissione di soccorso, reati aggravati dalla fuga e dal tentativo di sottrarsi alla giustizia attraverso l’espatrio. La vittima lascia nel dolore familiari e conoscenti, mentre i tre feriti continuano il percorso di cure negli ospedali campani.

Napoli, l’ultima impennata, in 3 sul motorino, la fuga finisce in un vicolo cieco

Napoli– Un’impennata nel cuore della notte, un gesto di sfida che si trasforma in un vicolo cieco, nel senso più letterale del termine. È finita così la corsa folle di tre giovanissimi – due sedicenni e un diciassettenne – braccati dai carabinieri nel quartiere di San Giovanni a Teduccio.

Siamo nella notte di ieri, lungo via delle Repubbliche Marinare, l’arteria che taglia Barra e il rione Villa. La “gazzella” del nucleo radiomobile di Napoli incrocia uno scooter Honda Sh 125 cc. A bordo, tre ragazzi: nessuno indossa il casco. Scatta l’alt, ma la loro risposta è una sola: la fuga.

Il motorino, guidato dal 16enne, si alza su una ruota in una spettacolare e pericolosa impennata, per poi scattare a tutta velocità. Parte l’inseguimento. Nella corsa disperata, i due passeggeri cercano di disfarsi del pesante “bagaglio”: dal mezzo volano prima un bastone telescopico, di proprietà dell’altro sedicenne, e poi un coltello a serramanico, posseduto dal 17enne. Le armi, immediatamente individuate, verranno recuperate e sequestrate dai militari.

La fuga, però, ha il fiato corto. Dopo appena poche centinaia di metri, la speranza di seminare i carabinieri si infrange contro un muro: letteralmente. I tre, infatti, si infilano in un vicolo senza uscita, trovandosi così con la strada sbarrata e la “gazzella” alle spalle. È il momento della resa.

Bloccati senza ulteriori conseguenze, i tre ragazzi – tutti incensurati – sono stati denunciati. Il sedicenne alla guida, che non ha mai conseguito la patente, dovrà rispondere del reato di resistenza a pubblico ufficiale. Per i suoi due amici, invece, si apre un capitolo ben più serio: un processo davanti al Tribunale per i minorenni di Napoli per il reato di possesso di armi.

Dopo le formalità di rito, i giovani sono stati tutti affidati ai rispettivi genitori. Lo scooter è stato sequestrato. Un episodio che si conclude senza feriti, ma che lascia il segno: una notte di avventatura finita in un vicolo cieco, sia per le strade di Napoli che, forse, per le loro giovani vite.

Airbus richiama 6mila A320: aggiornamento software urgente dopo incidente JetBlue

Diverse compagnie aeree in tutto il mondo hanno cancellato o ritardato voli in vista del fine settimana dopo che Airbus ha ordinato un intervento immediato su circa 6.000 aeromobili della famiglia A320, uno dei modelli più utilizzati al mondo per il corto e medio raggio.

La decisione arriva a seguito di un incidente occorso a un volo JetBlue, che ha portato alla scoperta di una vulnerabilità software collegata all’esposizione a intense radiazioni solari, in grado di corrompere dati critici dei comandi di volo.

A intervenire è stata l’Agenzia dell’Unione Europea per la Sicurezza Aerea (EASA), che ha emesso una direttiva vincolante imponendo agli operatori degli A320 di provvedere senza indugio alla correzione del software interessato. L’agenzia ha avvertito che l’implementazione dell’aggiornamento potrebbe provocare “disagi a breve termine” nella programmazione dei voli, con possibili ripercussioni per i passeggeri, in particolare nel fine settimana.

Le compagnie si sono subito attivate per ridurre al minimo l’impatto operativo. American Airlines, uno dei vettori con la flotta più numerosa di Airbus A320, ha avviato una campagna accelerata di identificazione e aggiornamento degli aeromobili coinvolti.

La società conta circa 480 aerei della famiglia A320; di questi, circa 340 sono stati inizialmente individuati come bisognosi della sostituzione del software, anche se la compagnia ritiene che il numero effettivo possa risultare più basso dopo verifiche più approfondite. Per ogni singolo velivolo, la procedura di aggiornamento dovrebbe richiedere in media circa due ore e American prevede di completare il lavoro sulla grande maggioranza degli aerei tra venerdì e sabato.

Delta Air Lines ha reso noto che il problema riguarda un numero limitato di aeromobili: meno di 50 A321neo della propria flotta sarebbero interessati dall’intervento software. United Airlines, invece, ha comunicato di non essere toccata dalla direttiva, limitando così l’impatto sui propri operativi.

Altre compagnie, in Europa e nel resto del mondo, stanno rivedendo la pianificazione dei voli, prevedendo rotazioni diversificate e sostituzioni di aeromobili per consentire l’aggiornamento senza mettere a rischio la sicurezza dei collegamenti.

L’allarme è scattato dopo l’incidente del 30 ottobre a bordo di un volo JetBlue in servizio da Cancún, in Messico, a Newark, nel New Jersey. In quell’occasione almeno 15 passeggeri sono rimasti feriti e sono stati trasportati in ospedale. L’aereo è stato costretto a un dirottamento di emergenza su Tampa, in Florida.

Le successive analisi tecniche hanno portato a individuare nel software dei sistemi di controllo un potenziale punto debole: in condizioni di intensa attività solare, le radiazioni potrebbero compromettere l’integrità di alcuni dati di bordo, con conseguenze sulla gestione dei comandi di volo.

Secondo quanto indicato dagli organismi di vigilanza, il problema è circoscritto a un pacchetto software specifico e non riguarda la struttura degli aeromobili. Tuttavia, la combinazione tra traffico aereo intenso e necessità di intervenire in tempi rapidi sta producendo effetti tangibili sulle operazioni.

Alcune compagnie hanno già avvertito i viaggiatori di possibili cancellazioni, ritardi e cambi di aeromobile, invitando i passeggeri a verificare lo stato del proprio volo prima di recarsi in aeroporto.

Airbus, registrata nei Paesi Bassi ma con sede principale in Francia, ha confermato la piena collaborazione con EASA e con le autorità nazionali dell’aviazione civile, ribadendo che l’aggiornamento del software è stato sviluppato e validato proprio per azzerare il rischio di anomalie legate alle radiazioni.

L’A320, introdotto negli anni Ottanta e costantemente aggiornato nelle sue varianti (A319, A320, A321 e le versioni neo), resta uno dei pilastri del trasporto aereo globale. Proprio la diffusione capillare di questo modello rende il richiamo particolarmente rilevante, con ripercussioni che, pur limitate nel tempo, si faranno sentire sulle rotte di Europa, Nord America e non solo.

Le autorità di sicurezza aerea insistono sul fatto che la priorità assoluta resta la tutela dei passeggeri e degli equipaggi. Nelle prossime ore e nei prossimi giorni, l’andamento degli aggiornamenti e l’eventuale emergere di nuovi dettagli tecnici sull’incidente JetBlue permetteranno di comprendere meglio la portata effettiva di questa vulnerabilità informatica nei sistemi di bordo degli A320.

Morte di Rocco Amato a Barcellona, svolta nelle indagini: per gli inquirenti è sempre più pista incidente

Resta ancora avvolta nel giallo, ma con una pista che prende sempre più corpo, la morte di Rocco Amato, 28 anni, originario della frazione di Sant’Andrea del Pizzone, nel comune di Carinola, in provincia di Caserta.

Il giovane è stato trovato senza vita in un parcheggio di servizio nei pressi di un ospedale di Barcellona, in Spagna, al termine di una notte che gli investigatori iberici stanno tentando di ricostruire minuto per minuto.

Secondo quanto trapela dalle prime attività di indagine, la polizia spagnola starebbe privilegiando l’ipotesi dell’incidente. Rocco, stando alla dinamica che emerge dai primi accertamenti, avrebbe potuto inciampare e precipitare in un dirupo adiacente all’area di sosta.

Nessun elemento concreto, al momento, farebbe propendere in via principale per una aggressione o per un atto volontario, ma il fascicolo resta formalmente aperto a ogni possibile sviluppo.

Amato viveva da circa sei anni in California, dove si era costruito una carriera nel mondo dell’intrattenimento come organizzatore di eventi di musica elettronica, spesso in giro per il mondo. In questi giorni si trovava a Barcellona proprio per un concerto, come confermato dai familiari, che sono immediatamente volati nella città catalana non appena raggiunti dalla notizia del decesso.

Un elemento chiave nelle mani degli investigatori è un filmato che la polizia spagnola avrebbe già mostrato ai parenti del 28enne. Nelle immagini si vedrebbe Rocco correre, da solo, senza che nessuno lo insegua o compaia nelle sue vicinanze. Dopo quei fotogrammi, il buio: per circa tre ore non risultano altre tracce significative, fino al ritrovamento del corpo da parte di un passante nell’area di parcheggio, che ha poi allertato i soccorsi.

Sarà l’esame autoptico, disposto dalle autorità giudiziarie spagnole, a dover dare le prime risposte cruciali: tempi e cause della morte, eventuali segni di colluttazione o di caduta dall’alto, tracce di alcol o sostanze.

Solo con il responso del medico legale la polizia potrà chiudere il cerchio su quella che, al momento, viene trattata come una tragedia presumibilmente accidentale, ma che per la famiglia e per la comunità di Sant’Andrea del Pizzone resta una vicenda densa di interrogativi.

Rapina con la truffa dello specchietto a Milano: arrestati 2 napoletani

Napoli – Due uomini, rispettivamente di 38 e 47 anni e con precedenti penali specifici, sono stati arrestati a Napoli dai poliziotti della Sezione Antirapina della Squadra Mobile di Milano, in collaborazione con i colleghi della Squadra Mobile partenopea. L’operazione è scattata dopo un’indagine coordinata dalla Procura di Milano, che ha portato all’emissione di un’ordinanza firmata dal gip su richiesta dei magistrati milanesi.

I due sono accusati di aver messo a segno due rapine ai danni di automobilisti, utilizzando una tecnica ormai collaudata: la cosiddetta “tecnica dello specchietto”. I fatti risalgono al 5 e al 12 febbraio 2025, entrambi in Viale Fulvio Testi a Milano. In entrambi i casi, il bottino è stato un orologio di lusso dal valore di circa 20.000 euro e un orologio d’epoca.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, i due malviventi si muovevano su due scooter, alla ricerca di possibili vittime. Una volta individuata la preda, iniziavano un pedinamento mirato. Quando il traffico costringeva la vittima a rallentare, il conducente della prima moto urtava volontariamente lo specchietto retrovisore sinistro dell’auto, inducendo il guidatore ad abbassare il finestrino per sistemarlo. In quel preciso momento, il complice scendeva dallo scooter e, con rapidità, strappava l’orologio dal polso della vittima.

Le indagini hanno permesso di rintracciare le moto utilizzate per le rapine grazie all’analisi dei sistemi di videosorveglianza. Successivamente, attraverso servizi di osservazione e pedinamento, gli agenti hanno identificato gli autori, già noti alle forze dell’ordine per analoghe vicende. Ora dovranno rispondere di rapina aggravata e porto abusivo di armi.

Casoria, autocisterna in fiamme sulla Tangenziale: tragedia sfiorata

Casoria– Poteva trasformarsi in una vera e propria tragedia, con conseguenze incalcolabili per il traffico e la sicurezza pubblica, l’incendio scoppiato ieri pomeriggio, intorno alle 17:30, a bordo di un’autocisterna carica di gasolio.

L’episodio si è verificato sulla bretella H39, il nodo di immissione cruciale per la Tangenziale di Napoli, in un’area densamente trafficata e a ridosso di grandi centri commerciali.

Decine di automobilisti hanno lanciato l’allarme dopo aver notato il grosso veicolo fermo sul lato destro della carreggiata, con lingue di fuoco che si innalzavano dalla parte laterale e minacciavano di raggiungere il serbatoio contenente il liquido altamente infiammabile.

Corsa contro il tempo per domare le fiamme

La macchina dei soccorsi si è attivata immediatamente. Il tempestivo e provvidenziale intervento dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Afragola è stato determinante. I “caschi rossi” hanno ingaggiato una vera e propria corsa contro il tempo per domare il rogo ed evitare che le fiamme si propagassero fino al carburante. La loro rapidità ha scongiurato il peggio, mettendo in sicurezza la zona.

Le prime ipotesi sull’origine dell’incendio propendono per un guasto meccanico o un cortocircuito che avrebbe innescato il fuoco su uno pneumatico.

Maxi-intervento e viabilità in tilt

Per garantire la massima sicurezza e la gestione dell’emergenza, l’arteria stradale è stata prontamente messa in sicurezza e chiusa al traffico. Un maxi-dispiegamento di forze ha visto la presenza coordinata di Carabinieri, Polizia Stradale, personale di Autostrade e, in prima linea per la gestione della viabilità locale, la Polizia Locale di Casoria, guidata dal comandante Pasquale Pugliese.

Dopo ore di lavoro, i Vigili del Fuoco sono riusciti a domare completamente il focolaio e a bonificare l’area, eliminando ogni rischio per gli automobilisti.

Il Sindaco di Casoria, Raffaele Bene, ha espresso il suo profondo ringraziamento a tutti i corpi intervenuti, lodando in particolare la prontezza d’azione della Polizia Locale e degli operatori del soccorso. Solo grazie alla loro professionalità e coordinamento si è potuto evitare che un banale guasto si trasformasse in un disastro con esiti ben più ingenti.

Napoli, tra Piazza Dante e Piazza Bellini è far west della movida

Napoli – La situazione tra Piazza Dante e Piazza Bellini, cuore della movida napoletana, è diventata “intollerabile e totalmente fuori controllo”. A denunciarlo è un lettore di Cronache della Campania, che racconta un clima di paura ormai quotidiano, condiviso da residenti, commercianti e turisti.

Da mesi, nella stessa area si muovono gruppi di persone che derubano i passanti in pieno giorno e in piena notte, sottraendo telefoni, portafogli e altri oggetti personali. I colpi avvengono con modalità rapide e decise: avvicinamento, distrazione e fuga in pochi istanti. Le vittime, spesso turisti o giovani che frequentano locali e bar della zona, si accorgono del furto solo quando è troppo tardi.

“I furti sono continui, aggressivi e portati avanti con una sicurezza impressionante, come se sapessero di poter agire senza alcun rischio”, racconta il lettore. “La gente cammina tranquilla e, all’improvviso, si ritrova senza telefono o senza portafogli. Non è più una semplice segnalazione: è un allarme”.

 L’allarme: la zona è priva di sicurezza

Il timore, sempre più diffuso, è che l’area sia di fatto “abbandonata alla sicurezza”, con controlli percepiti come sporadici e insufficienti rispetto alla mole di persone che ogni sera affolla le strade tra Piazza Dante, Port’Alba, Piazza Bellini e le traverse limitrofe. “Parliamo di una delle zone più centrali e frequentate della città – prosegue la segnalazione – non è accettabile che sia ridotta così”.

Secondo vari testimoni, ad agire sarebbero soprattutto gruppi di giovani, spesso stazionati nei punti di maggior passaggio, che sembrano muoversi con ruoli precisi: chi osserva, chi si avvicina alla vittima, chi copre la fuga. “Danno l’idea di essere organizzati, forse manovrati da qualcuno, e soprattutto non mostrano alcuna paura”, aggiunge il lettore.

La richiesta, rivolta alle forze dell’ordine e alle istituzioni, è chiara: “Chiedo un intervento immediato, con pattuglie fisse e controlli costanti, perché non è accettabile che un’area centrale e affollata della città sia ridotta in queste condizioni. La gente ha diritto di passeggiare senza il terrore di essere derubata”.

La denuncia si inserisce in un quadro più ampio di criticità legate alla movida in diverse zone di Napoli, dove il mix tra folle notturne, alcol, degrado e microcriminalità crea scenari in cui i reati predatori trovano terreno fertile. Piazza Dante e Piazza Bellini, luoghi simbolo della vita culturale e giovanile, rischiano così di trasformarsi in una “zona rossa” per chi ci vive e per chi la frequenta.

Ancora una volta è un cittadino a sollevare un problema che, in realtà, molti conoscono ma di cui pochi parlano ufficialmente. La movida è una risorsa per la città, ma senza sicurezza si trasforma in un incubo: strade affollate, locali pieni e, allo stesso tempo, mani veloci che approfittano della confusione. Se il messaggio che passa è che in certe zone “si può fare tutto”, il rischio è di normalizzare l’illegalità e di spingere via proprio chi rende vivo il centro storico: famiglie, studenti, turisti.

L’appello e la richiesta dei cittadini e dei commercianti della zona è di controlli più visibili, coordinamento tra forze dell’ordine e Comune, illuminazione e videosorveglianza efficaci, ma anche una presa di posizione chiara: la città non può arrendersi alla logica del “è sempre stato così”. Piazza Dante e Piazza Bellini devono tornare a essere luoghi di incontro e cultura, non territori di caccia per la microcriminalità.