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ASL Salerno presenta la Rivoluzione Sociosanitaria Digitale: 127 Comuni nella nuova rete territoriale

Una trasformazione strutturale che punta a cambiare il volto della sanità territoriale. È stata presentata oggi la “Rivoluzione Sociosanitaria Digitale” della ASL Salerno, un progetto che integra innovazione tecnologica, organizzazione sanitaria e collaborazione istituzionale con i Comuni per rafforzare l’assistenza di prossimità.

All’incontro hanno partecipato circa cinquanta sindaci in fascia tricolore presenti in sala, mentre molti altri si sono collegati online dai rispettivi municipi. Un segnale politico e istituzionale forte, che certifica una visione condivisa sul futuro della sanità in provincia di Salerno.

Il nuovo modello può contare su 127 Comuni aderenti, 140 Ambulatori Virtuali di Comunità e 45 Case di Telemedicina, presìdi collocati all’interno di strutture sociosanitarie, oltre a più di 400 Facilitatori di Comunità formati per accompagnare cittadini e pazienti nell’accesso ai servizi digitali. Una rete capillare che punta a ridurre le distanze, soprattutto nelle aree più fragili o periferiche.

All’iniziativa hanno preso parte il Direttore Generale Gennaro Sosto, il Direttore Sanitario Primo Sergianni, il Direttore Amministrativo Ferdinando Memoli e i professionisti coinvolti nel progetto. Il Direttore della UOC Governance dei Processi di Telemedicina e IA, Antonio Coppola, ha spiegato che «oggi non abbiamo semplicemente presentato nuovi servizi. Abbiamo avviato un cambio di paradigma. Stiamo costruendo una rete intelligente, prossima e integrata, capace di entrare nei percorsi di vita delle persone, soprattutto dei più fragili».

Il modello integra competenze cliniche, piattaforme interoperabili, governance organizzativa e gestione evoluta dei dati con l’obiettivo di garantire equità di accesso e continuità assistenziale. «Non parliamo di tecnologia fine a sé stessa, ma di uno strumento per avvicinare le cure, prevenire le acuzie e migliorare concretamente la qualità della vita dei cittadini. La vera innovazione non è la tecnologia in sé, ma la capacità di usarla per rendere la sanità più giusta, più accessibile e più umana», ha aggiunto Coppola.

Il progetto viene presentato come un processo destinato a evolvere nel tempo, con l’ampliamento delle specialità coinvolte e l’integrazione progressiva di strumenti digitali avanzati a supporto delle decisioni cliniche. «Questo percorso non si fermerà. Crescerà, si rafforzerà e potrà diventare un modello replicabile, capace di trasformare la sanità territoriale in un sistema realmente centrato sulla persona», ha concluso il direttore.

Con questo nuovo assetto, la rete territoriale dell’ASL Salerno compie un salto di qualità, proponendosi come riferimento nell’innovazione sociosanitaria e rafforzando la sinergia tra istituzioni locali e sistema sanitario al servizio delle comunità.

Bagnoli, il centrodestra sostiene Manfredi: «Avanti con la rigenerazione»

Sulla rigenerazione di Bagnoli il centrodestra napoletano si schiera al fianco dell’amministrazione guidata da Gaetano Manfredi, chiedendo di andare avanti senza esitazioni nel percorso di bonifica e riqualificazione urbana. Al centro del confronto, il piano per rilanciare l’area occidentale di Napoli, sostenuto – sottolineano le forze di opposizione – dalle risorse stanziate dal Governo guidato da Giorgia Meloni, pari a 1,2 miliardi di euro destinati al completamento delle bonifiche e alla realizzazione di infrastrutture e opere.

«Dopo 30 anni di amministrazioni di centrosinistra in cui Bagnoli è stata solo oggetto di campagne elettorali, grazie al Governo di centrodestra ci sarà la rigenerazione urbana che darà lustro al quartiere», ha dichiarato Iris Savastano, segretario cittadino di Forza Italia. «È chiaro che è importante ascoltare i cittadini che sono i primi ad avere subito un’ingiustizia in tutti questi anni e serve una comunicazione trasparente sia sul tema della colmata, il cui trasporto avrebbe un terribile impatto ambientale, che sulle strutture temporanee e permanenti».

Dal segretario cittadino della Lega, Enzo Rivellini, arriva la proposta di istituire una Commissione d’inchiesta in Consiglio comunale «per capire chi è stato responsabile dei ritardi e dello spreco delle risorse in tutti questi anni». Rivellini propone inoltre di intitolare a Bagnoli una strada a Sabatino Santangelo, ex vicesindaco della giunta Iervolino.

Sulle proteste dei comitati del quartiere interviene anche Marco Nonno, segretario cittadino di Fratelli d’Italia, che invita a riportare il confronto nelle sedi istituzionali. «I comitati devono imparare che i cittadini votano ed eleggono i loro rappresentanti e noi chiediamo al sindaco Manfredi di continuare l’ottimo lavoro istituzionale con il Governo centrale e di non cadere ostaggio della piazza e di quella parte di centrosinistra che ha determinato la paralisi di Bagnoli negli ultimi 30 anni».

Il dibattito resta acceso, ma il messaggio politico è chiaro: per il centrodestra la partita su Bagnoli deve proseguire lungo il binario istituzionale, con l’obiettivo dichiarato di chiudere una stagione di stallo lunga decenni.

Vico Equense, aggredisce l’ex compagna e le ruba il cellulare: 32enne ai domiciliari

Ha aggredito l’ex compagna con calci e minacce, le ha strappato il cellulare per impedirle di chiedere aiuto e l’ha costretta a salire in auto. Si è conclusa nella serata del 2 marzo la fuga di un 32enne di Vico Equense, raggiunto dai Carabinieri della Compagnia di Sorrento e sottoposto agli arresti domiciliari in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare.

Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura di Torre Annunziata. L’uomo è ritenuto gravemente indiziato dei reati di rapina aggravata, lesioni personali e violenza privata, al termine di un’indagine che ha ricostruito una vicenda di brutale aggressione avvenuta lo scorso 19 febbraio.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, la violenza sarebbe esplosa al culmine di una lite per motivi sentimentali. Il 32enne avrebbe afferrato la donna per i polsi, scaraventandola a terra e colpendola ripetutamente con calci alla schiena. Per impedirle di gridare, le avrebbe tappato la bocca con le mani, poi le avrebbe sottratto con forza il telefono cellulare. L’aggressione non si sarebbe fermata lì: la vittima sarebbe stata costretta a salire sull’auto dell’uomo, in un crescendo di intimidazioni e prevaricazione.

La giovane si è poi recata al pronto soccorso, dove i medici le hanno diagnosticato lesioni guaribili in tre giorni. Le sue dichiarazioni dettagliate, insieme all’analisi della messaggistica acquisita dagli smartphone e ai riscontri investigativi, hanno contribuito a delineare il quadro probatorio che ha portato all’emissione della misura cautelare.

Dopo le formalità di rito, il 32enne è stato trasferito presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari, a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre proseguono gli approfondimenti su una vicenda che riaccende l’attenzione sui casi di violenza nelle relazioni affettive.

Blitz anticamorra: 71 gli arresti c’è anche il secondo killer di Emanuele Durante

Maxi operazione all’alba contro la camorra napoletana. I carabinieri del Nucleo Investigativo e gli agenti della Squadra Mobile di Napoli, su coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 71 indagati.

Nel mirino degli inquirenti le organizzazioni riconducibili ai cartelli dei Clan Mazzarella e dell’Alleanza di Secondigliano, storicamente egemoni in ampie aree del capoluogo e della provincia.

La nuova mappa del potere nei rioni

L’inchiesta ha ricostruito l’attuale geografia criminale della città, fotografando la divisione del territorio tra le diverse articolazioni dei clan. Sotto la lente i quartieri di Forcella, Duchesca, Maddalena, Sanità, Vasto, Arenaccia, Borgo Sant’Antonio Abate, Poggioreale, Rione Amicizia e San Giovanniello.

Gli investigatori hanno delineato un sistema di controllo capillare dei rioni, garantito da un presidio stabile degli affiliati e dall’uso sistematico delle armi da fuoco. Un assetto militare, pronto a tradursi in azioni di fuoco contro gruppi rivali per riaffermare la supremazia sul territorio.

Tra i destinatari delle misure cautelari figurano – secondo l’impianto accusatorio – gli attuali vertici dei clan Mazzarella, Contini e Savarese-Pirozzi, oltre ai reggenti delle singole zone operative.

Estorsioni, droga e stipendi ai detenuti

L’indagine ha documentato la gestione strutturata delle attività estorsive ai danni di commercianti e operatori economici, nonché il controllo delle piazze di spaccio.
Un sistema economico parallelo che prevedeva una contabilità interna rigorosa: i proventi illeciti venivano destinati al pagamento degli “stipendi” agli affiliati, al sostegno dei detenuti e al mantenimento delle loro famiglie.

Accertata anche la diffusa disponibilità di armi e la capacità dei gruppi di organizzare azioni di ritorsione armata, oltre a strategie mirate per eludere le indagini e consolidare alleanze con altri sodalizi camorristici.

L’omicidio Durante e la faida per l’egemonia

Una delle quattro ordinanze ha riguardato anche il presunto secondo esecutore materiale dell’omicidio di Durante Emanuele, ucciso in un agguato il 15 marzo 2025.
Secondo la ricostruzione investigativa, il delitto sarebbe maturato come vendetta per la morte di Tufano Emanuele, ferito mortalmente in un conflitto a fuoco il 24 ottobre 2024, nell’ambito di una contrapposizione tra gruppi dei quartieri Sanità e Piazza Mercato, entrambi intenzionati ad acquisire il controllo egemonico delle rispettive aree attraverso azioni dimostrative di forza.

Per quell’omicidio erano già stati colpiti da precedente ordinanza il presunto mandante e un altro esecutore materiale.

Sequestri in più regioni

Contestualmente agli arresti, l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo di conti correnti, immobili e società riconducibili ad alcuni indagati, con sedi anche fuori dalla Campania.

Un colpo patrimoniale che punta a smantellare la struttura economica dei clan, interrompendo il flusso finanziario che alimenta le casse delle organizzazioni e ne garantisce la sopravvivenza operativa.
L’operazione segna un nuovo capitolo nella guerra dello Stato contro i cartelli storici della camorra napoletana, in uno scenario che resta ad alta tensione.

Melito, porte chiuse al Liceo Kant: il no a un ragazzo autistico di Scampia scuote la scuola

Melito– Il sogno di A., quattordicenne di Scampia con un talento cristallino per il disegno, si è infranto contro il muro della burocrazia e dei “posti esauriti”. Quello che doveva essere l’inizio di un percorso di riscatto e passione al Liceo Artistico “Kant” di Melito si è trasformato in una “doccia fredda” che solleva interrogativi pesanti sulla reale capacità di inclusione del sistema scolastico campano.

L’illusione dell’Open Day e le promesse verbali

Tutto inizia il 12 dicembre scorso. A. visita il liceo, si incanta davanti alle riproduzioni di Van Gogh e immagina il suo futuro tra quei banchi. La famiglia riceve ampie rassicurazioni: la residenza fuori comune (Scampia) non sarebbe stata un ostacolo. “Signora, compiliamo la preiscrizione?”, propongono i docenti.

La firma arriva, carica di speranza. A febbraio, la segreteria richiede con urgenza la documentazione relativa alla Legge 104 e il Piano Educativo Individualizzato (PEI). Nulla lascia presagire l’esclusione, tanto che su WhatsApp un docente rassicura la madre: “Ci faremo sentire noi prima dell’inizio delle lezioni”.

La “doccia fredda”: il criterio della residenza

La mattina del 2 marzo, però, lo scenario cambia radicalmente. La scuola comunica alla famiglia che per A. non c’è posto: la precedenza spetta ai residenti di Melito e Mugnano, poiché il limite di tre alunni con disabilità per classe è stato raggiunto. Il talento di A., la sua inclinazione specifica per l’indirizzo artistico e le rassicurazioni precedenti passano in secondo piano rispetto ai confini geografici.

La proposta shock: “Cambiate indirizzo”

Il momento di massima tensione si consuma negli uffici della presidenza. Di fronte alle proteste della madre e della zia, lo staff della scuola — in palese imbarazzo per l’assenza della Dirigente — avanza una proposta che la famiglia definisce umiliante: spostare il ragazzo allo Scientifico o ad altri indirizzi dello stesso istituto dove “c’è ancora posto”.

“Non è che perché un ragazzo è autistico una scuola vale l’altra”, è la risposta ferma della madre. “Ogni persona ha un talento. Mio figlio ha scelto l’Artistico; portarlo altrove significherebbe condannarlo alla frustrazione”. La replica della donna ai docenti è un atto d’accusa durissimo contro un sistema che, a suo dire, “esercita il potere di escludere” anziché abbattere le barriere.

Il “post-it” della discordia e l’incognita futuro

La gestione del “reindirizzamento” è stata altrettanto controversa. Alla famiglia è stato consegnato un post-it con un elenco di altre scuole, tutte distanti e difficili da raggiungere per un ragazzo con le fragilità di A. Il primo tentativo al Liceo Caselli di Capodimonte ha dato esito negativo: anche lì, posti esauriti.

Ora la speranza è affidata a una PEC inviata all’Assessore Morniroli. La famiglia chiede un intervento tempestivo affinché il diritto allo studio e l’inclinazione personale di A. non vengano sacrificati sull’altare dei regolamenti interni. “Tornate a leggere Don Milani”, conclude la madre nella sua lettera accorata, richiamando quella “Lettera a una professoressa” che, a distanza di decenni, sembra ancora drammaticamente attuale.

Napoli, le sfilano il cellulare sotto gli occhi dei figli: arrestato e condannato

Napoli – Le tiene per mano i due bambini, di 4 e 7 anni, mentre cammina tranquilla in una delle piazze più trafficate della città. Un attimo di distrazione e un violento strattone le strappa via il telefono. Vittima di una rapina lampo, consumata con una ferocia inaspettata davanti agli occhi dei suoi piccoli.

La tecnica del borseggiatore

È accaduto nel pomeriggio di ieri nella zona di Piazza Garibaldi, cuore pulsante e crocevia di mille storie della città. La donna stava percorrendo il marciapiede quando un uomo, un cittadino algerino, le si è avvicinato con destrezza. Con un movimento rapido e violento, le ha strappato il cellulare dalle mani, approfittando della momentanea inferiorità fisica della vittima, impegnata a sorvegliare i due bambini.

La reazione immediata della Polizia Locale

Sul posto, però, la malasorte per il rapinatore ha incrociato la prontezza delle forze dell’ordine. Gli agenti dell’unità operativa Investigativa Ambientale ed Emergenze Sociali della Polizia Locale di Napoli, in servizio di controllo nel quadrante, hanno assistito alla scena o sono stati immediatamente allertati. In pochi secondi hanno raggiunto e bloccato il malvivente, che ha tentato invano di divincolarsi e opporre resistenza.

Processo lampo e condanna

Portato in commissariato, l’uomo è stato identificato e dichiarato in stato di fermo. Per lui l’accusa è pesante: rapina aggravata (commessa con violenza e in presenza di minori di anni 14) e resistenza a pubblico ufficiale.

La macchina della giustizia ha ingranato subito la marcia giusta: l’arrestato è stato processato questa mattina con rito direttissimo dinanzi al Tribunale di Napoli. Il giudice ha convalidato l’arresto e ha emesso una sentenza di condanna a due anni e quattro mesi di reclusione.

Il destino dell’aggressore: il rimpatrio

La pena non si ferma alla detenzione. Nella stessa sentenza, il Tribunale ha disposto anche la misura accessoria dell’accompagnamento coatto verso il Paese di origine. Per l’uomo, algerino, è già stato predisposto un volo diretto che lo riporterà in patria una volta scontata la pena o comunque a seguito delle procedure di espulsione.

Sangue sulle strade di San Giovanni a Teduccio, scatta il vertice in Prefettura

Napoli- Presieduta dal prefetto di Napoli Michele di Bari, la riunione si è tenuta stamane in Prefettura con un parterre di altissimo livello. All’appello: l’assessore alla Legalità del Comune di Napoli, i comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, il vice questore vicario e il comandante della Polizia Locale.

Presente anche un rappresentante della parrocchia di San Giuseppe e Madonna di Lourdes, simbolo di resistenza ecclesiale contro la violenza.

Al centro del tavolo, i recenti “episodi criminosi” del quartiere. “Due minori feriti da colpi di arma da fuoco sparati da persone a bordo di un’altra auto, e una persona attinta mortalmente da alcuni colpi d’arma da fuoco”, si legge nel comunicato ufficiale

. Il prefetto Di Bari non ha usato giri di parole: “La particolare attenzione delle forze dell’ordine per l’area è totale. Nell’immediatezza degli eventi, abbiamo disposto un’intensificazione dei dispositivi di vigilanza e controllo sul territorio, con frequenti passaggi e soste delle pattuglie, per aumentare la sicurezza e la percezione della vicinanza delle istituzioni ai cittadini”.

Parole che traducono in fatti una strategia anti-camorra: più volanti, posti di blocco e perlustrazioni casa per casa. La Guardia di Finanza monitorerà i flussi finanziari sospetti, mentre i Carabinieri intensificheranno le perquisizioni nei covi noti.

 

Giugliano, picchia la sorella con una mazza da baseball: arrestato 41enne. A casa pistola sotto il materasso

Giugliano – Violenza tra le mura domestiche e un’arma nascosta sotto il letto. È accaduto a Giugliano in Campania, dove i carabinieri della sezione radiomobile della locale compagnia hanno arrestato un 41enne del posto, già noto alle forze dell’ordine. L’uomo dovrà rispondere di maltrattamenti in famiglia.

L’intervento dei militari è scattato in seguito alla segnalazione di una lite in un appartamento della città. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, hanno trovato una donna di 51 anni in evidente stato di agitazione: poco prima era stata aggredita dal fratello.

Calci, pugni e colpi di mazza

Secondo quanto ricostruito, la donna sarebbe stata colpita con calci e pugni e aggredita anche con una mazza da baseball. Un’escalation di violenza che ha richiesto l’immediata attivazione delle ricerche dell’uomo, rintracciato e bloccato poco dopo nei pressi dell’abitazione.

La vittima ha raccontato ai militari di subire da anni maltrattamenti da parte del fratello. Non solo lei: anche la madre 73enne sarebbe stata più volte bersaglio delle aggressioni. L’uomo, tossicodipendente, avrebbe preteso quotidianamente denaro per acquistare droga, scatenando in caso di rifiuto violenze e minacce.

La scoperta sotto il materasso

Durante la perquisizione dell’appartamento, i carabinieri hanno rinvenuto la mazza da baseball utilizzata per l’aggressione. Ma non solo. Nella camera da letto del 41enne, nascosti sotto il materasso, c’erano anche una pistola revolver calibro 38 – risultata rubata in Francia – e un giubbotto antiproiettile.

L’arma sarà ora sottoposta ad accertamenti balistici per verificare un eventuale coinvolgimento in fatti di sangue o altri episodi criminosi.

Per il 41enne si sono aperte le porte del carcere. L’accusa è di maltrattamenti in famiglia, mentre ulteriori contestazioni potrebbero emergere alla luce degli accertamenti sull’arma clandestina trovata nell’abitazione.

Castellammare, pusher in bici elettrica: arrestato

È il pomeriggio quando una pattuglia dei carabinieri percorre via Petraro, a Castellammare di Stabia. A pochi metri, secondo quanto ricostruito, sarebbe attiva una piazza di spaccio.

L’attenzione dei militari viene attirata dall’arrivo di una bicicletta elettrica. In sella c’è Catello Pio Barretta, 19 anni, del posto e già noto alle forze dell’ordine.

Il tentativo di disfarsi della droga

Alla vista della “gazzella”, il giovane avrebbe cercato di liberarsi di un piccolo pacco, lanciandolo a terra. Un gesto notato dai carabinieri che, avendo assistito alla scena, decidono di intervenire immediatamente.

Alla richiesta di fermarsi, il 19enne tenta la fuga. Ne nasce un inseguimento di poche decine di metri: uno dei militari riesce a bloccarlo, mentre l’altro recupera l’involucro appena gettato.

All’interno del pacchetto vengono trovati circa 12 grammi di stupefacenti, tra hashish e crack. Un’ulteriore perquisizione personale consente di rinvenire un altro grammo di droga nascosto in tasca.

Il giovane è stato arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Su disposizione dell’autorità giudiziaria, è stato posto agli arresti domiciliari, in attesa di giudizio.

Choc a Bagnoli: si abbassa i pantaloni all’uscita di scuola, arrestato un 51enne

Un pomeriggio di ordinaria attività scolastica si è trasformato in momenti di forte tensione e indignazione nel quartiere Bagnoli. I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Napoli sono intervenuti d’urgenza in via Pozzuoli, allertati per la presenza di un uomo che stava compiendo atti osceni proprio davanti all’istituto comprensivo “Madonna Assunta”.

L’arresto del predatore

Il 51enne è stato sorpreso e bloccato dai militari mentre si abbassava i pantaloni in pubblico. Il fatto è apparso ancora più grave poiché avvenuto in concomitanza con l’orario di uscita dei piccoli alunni, esponendo i bambini e i genitori presenti a una scena degradante e pericolosa.

Il trasferimento in carcere

Dai successivi accertamenti è emerso che l’uomo non era nuovo a simili comportamenti: a suo carico risultano infatti precedenti specifici per reati della stessa natura. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di atti osceni in luogo pubblico e, su disposizione dell’autorità giudiziaria, è stato trasferito direttamente in carcere.

Morte Domenico, la madre: «Oppido? La vittima qui é solo Domenico»

Napoli – «Non commento. Ma la vittima qui è solo Domenico». Patrizia Mercolino non alza la voce. La smorfia è di risentimento trattenuto. Le parole arrivano subito dopo aver ascoltato, in televisione, l’intervista del cardiochirurgo del Monaldi, Guido Oppido, intervenuto alla trasmissione Lo stato delle cose, dove ha dichiarato di sentirsi a sua volta vittima di quanto sta accadendo.

Per la madre del piccolo Domenico Caliendo, morto a due anni e quattro mesi dopo un trapianto cardiaco, il tempo delle repliche pubbliche non è ancora iniziato. «C’è tempo per piangere. Ora il nostro obiettivo è sapere la verità, avere giustizia e basta. Basta adesso», ribadisce.

Accanto a lei c’è il marito, Antonio Caliendo. «Io sono arrabbiato», dice davanti alle telecamere. Racconta di non aver avuto la forza di dire agli altri due figli che il fratellino non c’era più. «Lo ha detto loro la mamma».

La madre insiste su un punto: «Io sto scoprendo tutto adesso, ma voglio sapere tutto. Non mi hanno mai detto niente, mai. L’ho saputo dai giornali. Fino al 7 febbraio non ho saputo niente». E dopo aver ascoltato il contenuto di alcune chat, finite nell’inchiesta, si lascia andare a una domanda che è insieme accusa e dolore: «Come si sentono dentro, dentro le loro coscienze?».

La svolta davanti al gip: cambia uno dei periti

Questa mattina, davanti al gip del Tribunale di Napoli, Mariano Sorrentino, sarà formalizzato l’incarico per la perizia che dovrà fare piena luce sulle cause della morte del piccolo.

Ieri si è registrato un primo passaggio favorevole alla difesa dei genitori, assistiti dal penalista Francesco Petruzzi. L’istanza di ricusazione presentata contro uno dei tre periti inizialmente nominati è stata accolta. Al posto del professor Mauro Rinaldi è stato designato il professor Ugolino Livi, di Udine.

La difesa aveva evidenziato come il primo perito si fosse già espresso pubblicamente sulla vicenda, rilasciando dichiarazioni ai media: una circostanza che, secondo i legali della famiglia, avrebbe potuto compromettere l’apparenza di totale neutralità in vista dell’autopsia.

Nel provvedimento, il gip Sorrentino ha sottolineato «la complessità e la delicatezza della materia» e la necessità di garantire «il sereno e regolare svolgimento delle attività procedimentali». Ha inoltre evidenziato come il perito abbia rimesso «responsabilmente» il mandato alla decisione del giudice.

Restano confermate le nomine degli altri due esperti: Luca Lorini e Biagio Solarino.

I punti chiave dell’inchiesta: Bolzano, Napoli e il cuore “congelato”

L’attenzione ora è tutta sull’autopsia e sui quesiti formulati dalla Procura di Napoli. I pm chiedono di chiarire:

come siano stati eseguiti i due interventi, a Bolzano e a Napoli;

come sia stato effettuato l’espianto del cuore donato, da parte dell’équipe guidata dalla dottoressa Gabriella Farina;

quali siano stati i tempi esatti del trapianto;

se vi sia stata una lesione al ventricolo sinistro;

l’orario preciso del clampaggio aortico.

«Vorremmo un approfondimento sull’eventuale lesione al ventricolo sinistro, evento riportato dai giornali, e sull’esatto orario del clampaggio aortico», ha spiegato l’avvocato Petruzzi.

E ancora: «Ci aspettiamo conferme sul fatto che l’aorta sia stata clampata prima dell’arrivo in sala operatoria del box con il cuore da Bolzano. Vogliamo sapere se esiste la cartella anestesiologica, che a noi non è stata mandata dal Monaldi».

Al di là della terminologia tecnica, il nodo è uno: stabilire con certezza quando sia iniziato il trapianto e in quali condizioni si trovasse l’organo al momento dell’impianto.

Il 23 dicembre e quel passaggio in cartella clinica

La data è il 23 dicembre. L’intervento si conclude, ma la vita di Domenico resta appesa a un macchinario per quasi due mesi.

Nella cartella clinica, il dottor Oppido annota un passaggio destinato a diventare centrale nell’inchiesta: l’équipe di espianto apre il sistema di trasporto per estrarre il cuore del donatore mentre si avvia la cardioectomia. Il contenuto del contenitore appare congelato. Si comprende che il ghiaccio fornito dall’ospedale della sede di prelievo era ghiaccio secco.

L’estrazione dell’organo – si legge – richiede circa venti minuti e avviene con estrema difficoltà. Il cuore appare «estremamente congelato». Si procede a molteplici risciacqui per ottenere lo scongelamento. «Si decide comunque di provare a impiantare l’organo essendo l’unica scelta possibile».

È su quella sequenza – tempi, condizioni, decisioni – che ora si concentrano le domande della Procura e le aspettative di una famiglia che ripete di aver saputo troppo tardi, e troppo poco.

Per Patrizia Mercolino, però, una cosa è già chiara: «La vittima qui è solo Domenico». Il resto – responsabilità, omissioni, eventuali errori – dovrà dirlo la perizia. E poi, eventualmente, un processo.

Far West ad Arzano: raid armato nel bar e indagini lampo, tre arresti

Arzano– Un’azione fulminea, violenta e dai contorni ancora in parte indeifiniti. Quello che sembrava un normale turno notturno si è trasformato in un’operazione ad alto impatto per i Carabinieri della Stazione di Grumo Nevano, culminata con l’arresto di tre giovani e il deferimento di altre due persone. Le accuse, a vario titolo, sono pesanti: rissa, percosse, minaccia aggravata, ricettazione e detenzione abusiva di armi.

L’aggressione tra le slot machine

Tutto ha inizio nel cuore della notte all’interno di un bar di Arzano. Due giovani sono intenti a giocare alle slot machine quando vengono sorpresi da tre coetanei a volto scoperto. Il raid è feroce: uno degli aggressori punta una pistola al volto di una vittima, mentre l’altro colpisce il secondo ragazzo alla testa con il calcio dell’arma. Pochi secondi di terrore, poi la fuga.

Quando i militari giungono sul posto, degli aggressori non c’è più traccia. Fondamentali si rivelano però le immagini dei sistemi di videosorveglianza, che permettono ai Carabinieri di dare un volto ai responsabili in tempi record.

Omertà e pistole nel divano

Le indagini si scontrano inizialmente con un muro di gomma. Le vittime, rintracciate poco dopo, si mostrano poco collaborative. Uno dei due aggrediti, un 20enne già noto alle forze dell’ordine, arriva persino a fornire generalità false per nascondere la violazione dell’obbligo di dimora a cui era sottoposto: per lui è scattata la denuncia.

Nonostante la reticenza dei coinvolti, i militari danno il via a una caccia all’uomo durata tutta la notte. Le perquisizioni domiciliari portano alla cattura dei tre presunti autori: un 23enne e un 19enne incensurati, e un 22enne con precedenti. Proprio in casa di quest’ultimo la scoperta più inquietante: una pistola semiautomatica calibro 7.65, carica con 7 munizioni e pronta all’uso, era nascosta nel divano su cui il giovane stava dormendo.

Il mercato nero delle armi

L’arma sequestrata ha aperto un ulteriore fronte investigativo. La pistola, con matricola leggibile, è risultata appartenere a un 40enne che l’avrebbe ceduta illegalmente per ripianare alcuni debiti. L’uomo è stato denunciato per omessa comunicazione della cessione dell’arma.

Mentre i tre arrestati sono stati trasferiti in carcere, gli inquirenti continuano a scavare per capire cosa abbia scatenato tanta violenza: un regolamento di conti o una banale lite finita nel sangue.

Maxi blitz anticamorra: colpo ai clan Contini, Mazzarella e Savarese-Sequino


Napoli – Dalle prime luci del giorno, un imponente schieramento di forze dell’ordine sta setacciando i quartieri centrali del capoluogo campano. La Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri sono impegnate in una vasta operazione anticamorra che sta colpendo i cuori pulsanti della criminalità organizzata urbana.

L’intervento, che vede impiegati centinaia di uomini, si sta concentrando nelle zone del Vasto-Arenaccia, Borgo Sant’Antonio Abate, Poggioreale, Forcella, Duchesca, Maddalena e Sanità. L’obiettivo è colpire duramente i quadri operativi di tre dei clan più influenti della città: i Contini, i Mazzarella e il sodalizio Sequino-Savarese.

Le attività di perquisizione e cattura arrivano al termine di complesse indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

 

Morte di Domenico, Oppido si difende in tv: «Sono io la vittima. Ho salvato tremila bambini»

Si definisce “vittima” e rivendica il proprio operato. Guido Oppido, cardiochirurgo che ha eseguito l’intervento sul piccolo Domenico Caliendo — a cui era stato trapiantato un cuore danneggiato — respinge l’idea di essere il principale responsabile della morte del bambino.

Lo ha fatto davanti alle telecamere della trasmissione “Lo stato delle cose”, condotta da Massimo Giletti su Rai 3. Secondo quanto riferito, nel tentativo di sottrarsi alle domande avrebbe avuto un confronto teso con la troupe, prima allontanandosi sulle scale del condominio e poi cadendo durante la fuga. Infine, davanti alla porta di casa, si è lasciato andare a uno sfogo.

“Ho fatto il mio mestiere. Ho salvato tremila bambini”

Oppido, difeso dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, finora avrebbe mantenuto il silenzio pubblicamente. Avrebbe parlato solo in un confronto con la dirigenza del Monaldi datato 30 dicembre, sette giorni dopo l’intervento del 23 dicembre.

Alla troupe, però, il cardiochirurgo rilancia: «Ho operato bene, ho fatto bene il mio mestiere, io sono una vittima: ho salvato tremila bambini da quando opero in Campania». E ancora: «Ho buttato 11 anni della mia vita per operare i bambini qua in Campania. Undici anni, tremila bambini, tremila ne ho operati io. Tutto questo lo sto passando perché ho provato ad aiutare i figli degli altri».

L’inchiesta e la domanda sul “cuore ok”

Oppido è indagato per omicidio colposo e risulta sospeso dall’azienda ospedaliera del Monaldi. La reazione più netta, nel racconto, arriva quando gli viene chiesto del presunto messaggio “ok cuore” e dell’ipotesi che l’espianto del cuore del piccolo paziente possa essere stato accelerato prima dell’arrivo in sala operatoria dell’organo del donatore.

A quella domanda il medico replica: «Tutte queste belle cose ne parleremo con i giudici. Io so solamente che le cose io le ho fatte bene, le ho fatte bene, quindi io sono la vittima». E aggiunge: «Non merito di essere trattato così. Ho fatto tutto quello che dovevo fare e l’ho fatto anche bene, parli con tutti quelli che ho operato e che sono disperati, che mi stanno vicini».

“Qualcuno ha messo ghiaccio secco”

Quanto a cosa sia andato storto, Oppido afferma di non saperlo spiegare e conclude con un’ipotesi: «Cosa è andato storto? Non glielo so dire: qualcuno ha messo del ghiaccio secco al posto di quello normale».

Omicidio di Savio De Marco, il ritorno della faida di camorra sotto gli occhi di tutti

Non è solo un omicidio di camorra. È un’esecuzione compiuta a mezzogiorno, tra decine di persone, a meno di cento metri dall’istituto comprensivo “Vittorino da Feltre”, nel cuore del rione Villa. Un teatro urbano ordinario — famiglie, bambini, traffico di quartiere — trasformato in un poligono.

Salvatore De Marco, 34 anni, conosciuto come “Savio”, aveva appena parcheggiato l’auto in via Sorrento, all’angolo con via Figurelle. Una moto con due uomini a bordo si è affiancata dal lato guida. Otto colpi di pistola calibro 7,65 esplosi in rapida sequenza. Quattro lo hanno raggiunto al torace e all’addome. Poi la fuga, mentre le urla coprivano il rumore del motore.

Trasportato d’urgenza all’Ospedale del Mare, De Marco è arrivato già privo di vita. In pochi minuti parenti e amici hanno affollato la struttura sanitaria, in una scena di dolore composta ma carica di tensione. Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile, guidata dal vicequestore Giuseppe Sasso, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia.
Ma al di là della dinamica, è il significato del bersaglio a pesare.

Un cognome che vale più di un ruolo

Salvatore De Marco non era ritenuto un elemento apicale. Aveva precedenti per associazione per delinquere semplice e reati contro il patrimonio, ma non risultava inserito stabilmente nelle attività operative del clan. Eppure il suo nome non è neutro.
È figlio di Susetta, sorella di Ciro Rinaldi detto “Mauè”, figura di vertice dell’omonimo gruppo attivo a Napoli Est. È dunque nipote diretto di uno dei riferimenti storici del clan. In contesti camorristici, la parentela è capitale simbolico: rappresenta continuità, identità, memoria del potere.

Colpire lui significa colpire il sangue.

E la storia familiare pesa come un macigno. Il padre, Luigi Rinaldi detto “Ginetto”, e lo zio Vincenzo Rinaldi, soprannominato “’o guappetiello”, furono uccisi nel 1996 in un agguato riconducibile alla guerra esplosa dopo l’omicidio di Vincenzo Rinaldi “’o giallo”. Una scia di sangue che ha segnato generazioni.
Per gli investigatori, dunque, l’omicidio assume il profilo di un messaggio. Non tanto per lo “spessore criminale” della vittima, quanto per ciò che rappresenta.

La ferocia senza freni: sparare tra la folla

C’è un dato che supera la cronaca giudiziaria: la scelta del tempo e del luogo.
Mezzogiorno. Strade affollate. Bambini a scuola. Famiglie in movimento. Non un vicolo isolato di notte, ma un quartiere vivo. È la dimostrazione di una ferocia che non contempla più limiti spaziali o morali. L’obiettivo era uno, ma il rischio era collettivo.

Non è solo un’escalation criminale: è un salto di qualità nel disprezzo per l’incolumità pubblica. La scena richiama un precedente che ancora brucia nella memoria del quartiere. Il 19 aprile 2019, sempre al rione Villa, fu ucciso Luigi Mignano, imparentato con i Rinaldi. Quel giorno stava accompagnando il nipotino di tre anni a scuola; nella fuga il bambino perse lo zainetto, poi recuperato dalla polizia. Un’immagine simbolica di innocenza travolta.
Oggi, a pochi metri dallo stesso istituto, si ripete il copione. Come se la soglia dell’accettabile fosse stata definitivamente abbattuta.

Il fronte Rinaldi-D’Amico e l’ombra dei Mazzarella

L’attenzione investigativa si concentra sui D’Amico, detti “Gennarella”, storicamente legati all’orbita dei Mazzarella. Tra i gruppi della zona la “ruggine” non è mai stata del tutto archiviata. Negli ultimi anni si erano registrate stese e intimidazioni, ma le tensioni sembravano contenute entro una conflittualità a bassa intensità.

L’omicidio di De Marco rischia di riaprire il fronte in maniera strutturale.

Una delle ipotesi al vaglio è che la vittima possa essere stata attirata in una trappola, forse con un appuntamento rivelatosi fatale. Da qui la caccia a chi avrebbe “portato la battuta”: chi ha segnalato la sua presenza in strada, chi ha fornito il timing agli esecutori. Le telecamere private e le dichiarazioni dei testimoni saranno decisive per ricostruire la filiera dell’agguato.

Se l’omicidio è un messaggio, la domanda è a chi sia diretto: un avvertimento? Una risposta a tensioni recenti? O l’avvio di una nuova fase offensiva?

Gli scenari possibili: vendetta o ridefinizione degli equilibri

Le opzioni sul tavolo degli investigatori sono almeno tre:

Ritorsione mirata: un regolamento di conti circoscritto, legato a contrasti personali o a dinamiche economiche locali, con un impatto simbolico ma non necessariamente preludio a una guerra aperta.
Segnale strategico: colpire un parente stretto per indebolire l’immagine di forza del gruppo Rinaldi e testarne la capacità di risposta, in una logica di ridefinizione degli equilibri territoriali.
Riapertura della faida: l’ipotesi più inquietante, con una spirale di vendette incrociate tra Rinaldi e D’Amico, e un conseguente innalzamento del livello di violenza a Napoli Est.
La storia insegna che in questi contesti il confine tra avvertimento e guerra è sottilissimo.

Un quartiere ostaggio del simbolo

La morte di Salvatore De Marco è un fatto di sangue, ma è anche un fatto politico e sociale. È il ritorno della camorra come presenza armata in pieno giorno, tra cittadini inermi. È la dimostrazione che la logica del clan può imporsi sulla logica della convivenza civile.

Quando si spara a cento metri da una scuola, il messaggio non è solo per il clan rivale. È per il territorio intero: “possiamo farlo ovunque”.

La vera sfida, ora, è impedire che questo delitto diventi il primo capitolo di una nuova stagione di guerra. Perché ogni volta che la camorra rialza il livello dello scontro, il prezzo non lo pagano solo i clan. Lo paga un quartiere intero.

L’oroscopo di Paolo Tedesco del 3 marzo 2026

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Buongiorno cari amici e amiche delle stelle. Oggi la Luna, nel suo cammino, crea degli aspetti interessanti che ci invitano a trovare un equilibrio tra la testa e il cuore. La giornata è pervasa da un’energia pratica che ci spinge a concretizzare, ma attenzione a non soffocare la voce delle emozioni.

Venere e Marte danzano in un aspetto armonico, regalando fascino e intraprendenza a chi saprà coglierne l’attimo. Scopriamo insieme come sfruttare al meglio queste vibrazioni celesti, segno per segno.

♈ Ariete (21 marzo – 19 aprile)

Amore: La tua verve conquistatrice è alle stelle! Osei il primo passo e vieni ripagato con interessi. Per le coppie, una giornata di complicità e progetti futuri.
Lavoro: Sei inarrestabile. Energia e iniziativa ti permettono di sbrigare pratiche in sospeso e di proporre idee vincenti. Attenzione solo a non essere troppo impulsivo con i colleghi.
Salute: Forma fisica eccellente. Sfrutta questa carica per fare sport.
Finanze: Un piccolo guadagno inaspettato o un rimborso potrebbe rallegrarti la giornata.
✨ Consiglio astrologico: Oggi puoi, ma non devi strafare. Ascolta anche chi ti sta accanto.

♉ Toro (20 aprile – 20 maggio)

Amore: Giornata di dolcezza e stabilità. Cerchi e trovi conforto nella persona amata. Single, una conoscenza fatta in un ambiente tranquillo (libreria, parco) potrebbe essere promettente.
Lavoro: La tua proverbiale pazienza viene premiata. Un progetto a cui tieni da tempo inizia a dare i primi frutti. Perfetta gestione delle risorse.
Salute: Tutto nella norma. Presta attenzione solo a piccoli fastidi digestivi, mangia leggero.
Finanze: Gestione oculata. Potresti ricevere una proposta di investimento sicuro da valutare con calma.
✨ Consiglio astrologico: La costanza è la tua forza. Non cambiare rotta adesso.

♊ Gemelli (21 maggio – 20 giugno)

Amore: La comunicazione è la chiave. Una chiacchierata chiarificatrice con il partner vi avvicinerà. Per i single, messaggi e chiamate potrebbero accendere una nuova scintilla.
Lavoro: Svolta positiva grazie alla tua dialettica. Riesci a mediare un conflitto e a convincere i superiori delle tue ragioni. Ottimo per freelance e vendite.
Salute: Energia mentale tanta, quella fisica un po’ meno. Concediti una pausa.
Finanze: Fai attenzione alle spese impulsive per l’abbigliamento o la tecnologia. Piccoli piaceri, ma che incidono.
✨ Consiglio astrologico: Una parola detta al momento giusto vale più di mille silenzi.

♋ Cancro (21 giugno – 22 luglio)

Amore: Sensibilità a fior di pelle. Hai bisogno di coccole e attenzioni. Il partner le capirà al volo. Single, il tuo sguardo dolce farà breccia nel cuore di qualcuno.
Lavoro: L’intuito ti guida verso la soluzione giusta. Segui il tuo istinto in una scelta importante. L’ambiente familiare è fonte di supporto.
Salute: Bene, ma attenzione allo stress emotivo. Una camomilla o un bagno caldo la sera ti rigenereranno.
Finanze: Qualche piccolo pensiero per le spese domestiche, ma tutto sotto controllo.
✨ Consiglio astrologico: Il tuo guscio è un rifugio, non una prigione. Affacciati al mondo con fiducia.

♌ Leone (23 luglio – 22 agosto)

Amore: Il tuo carisma è magnetismo puro. Sei al centro dell’attenzione e questo piace al partner. Single, potresti attrarre qualcuno con la tua generosità e allegria.
Lavoro: Ottime soddisfazioni. Le tue capacità creative vengono riconosciute e apprezzate. Potresti ricevere complimenti pubblici che ti riempiono d’orgoglio.
Salute: Piena forma. Il sole dentro di te scalda anche il corpo.
Finanze: Momento positivo. Potresti sentirti propenso a fare un regalo costoso a te stesso o ai tuoi cari. Conceditelo!
✨ Consiglio astrologico: Splendi, ma non abbagliare. La tua luce è più bella quando scalda gli altri.

♍ Vergine (23 agosto – 22 settembre)

Amore: Organizzi e pianifichi anche la vita di coppia. Va bene, ma lascia spazio alla spontaneità. Single, potresti essere attratto da una persona molto diversa da te, e questo ti affascina.
Lavoro: La tua precisione fa la differenza. Riesci a trovare un errore che sfuggiva a tutti e a sistemare una situazione delicata. La tua efficienza è notata.
Salute: Bene, ma cerca di non somatizzare le tensioni. Un po’ di movimento ti aiuterà a scaricarle.
Finanze: Controlli maniacali che ti ripagano. Nessuna spesa fuori programma oggi.
✨ Consiglio astrologico: La perfezione è un’idea, la vita è un’altra cosa. Impara ad amare l’imprevisto.

♎ Bilancia (23 settembre – 22 ottobre)

Amore: Giornata all’insegna dell’armonia e del romanticismo. Una cena a lume di candela o una passeggiata al tramonto sono l’ideale. Single, il tuo fascino diplomatico conquista facilmente.
Lavoro: Collaborazioni eccellenti. Lavorare in team oggi dà grandi soddisfazioni e porta a risultati brillanti. Ottimo clima in ufficio.
Salute: Equilibrio ritrovato. Ti senti in pace con te stesso e con il mondo.
Finanze: Piccoli acquisti per la casa o per abbellire l’ambiente circostante ti rendono felice.
✨ Consiglio astrologico: La bellezza salverà il mondo, ma inizia col salvare la tua giornata. Circondati di cose belle.

♏ Scorpione (23 ottobre – 21 novembre)

Amore: Passione e profondità. Il legame con il partner si intensifica, anche attraverso un confronto diretto e sincero. Single, uno sguardo intenso può essere l’inizio di tutto.
Lavoro: Determinazione e concentrazione ti permettono di portare a casa risultati importanti. Gestisci con maestria situazioni di potere e risorse altrui.
Salute: Energia profonda. Potresti sentire il bisogno di eliminare le tossine, anche mentali.
Finanze: Buone notizie per investimenti o questioni legate a eredità e tasse. Transazioni vantaggiose.
✨ Consiglio astrologico: La tua intensità è un dono. Usala per costruire, non per distruggere.

♐ Sagittario (22 novembre – 21 dicembre)

Amore: Voglia di evasione e di novità. Proponi al partner una gita fuori porta o un’esperienza nuova. Single, l’amore potrebbe arrivare durante un viaggio o conoscendo una persona straniera.
Lavoro: Nuove idee e progetti all’orizzonte. Potresti doverti occupare di pratiche burocratiche o viaggi di lavoro. Ottimismo e voglia di fare.
Salute: Energia vibrante. Hai bisogno di muoverti e stare all’aria aperta.
Finanze: Attenzione agli ottimismi eccessivi. Un investimento allettante va valutato con i piedi per terra.
✨ Consiglio astrologico: L’orizzonte è vasto, ma la felicità è spesso nel dettaglio che ti sfugge.

♑ Capricorno (22 dicembre – 19 gennaio)

Amore: La tua serietà e affidabilità sono oggi particolarmente apprezzate dal partner. Per i single, potresti fare colpo su qualcuno mostrando la tua ambizione e i tuoi progetti concreti.
Lavoro: Raccogli i frutti del tuo impegno. Una promessa di carriera o un riconoscimento professionale è nell’aria. La tua autorevolezza cresce.
Salute: Solida, a patto di non trascurare il riposo. La stanchezza si accumula.
Finanze: Stabilità e gestione oculata. Momento ideale per pianificare il budget a lungo termine.
✨ Consiglio astrologico: La vetta è il tuo obiettivo, ma non dimenticare di goderti il panorama lungo la salita.

♒ Acquario (20 gennaio – 18 febbraio)

Amore: Originalità e libertà. Sia che tu sia in coppia o single, hai bisogno di sentirti libero di esprimere la tua unicità. Il partner apprezzerà le tue idee anticonvenzionali.
Lavoro: Genio e creatività. La tua mente innovativa trova la soluzione fuori dagli schemi che tutti cercavano. Ottimo per chi lavora nel tecnologico o nel sociale.
Salute: Bene, ma tieni a bada l’ansia con tecniche di rilassamento.
Finanze: Potresti avere un’intuizione finanziaria geniale. Seguila, ma dopo aver consultato un esperto.
✨ Consiglio astrologico: Sii te stesso, tutti gli altri sono già stati presi. È la tua ricetta per la felicità.

♓ Pesci (19 febbraio – 20 marzo)

Amore: Sogno e romanticismo la fanno da padroni. Vivi l’amore con grande intensità emotiva. Single, potresti idealizzare una persona, ma goditi questa sensazione.
Lavoro: Creatività e intuizione ti guidano. Un’idea artistica o legata al mondo dell’aiuto agli altri ti darà grandi soddisfazioni. Ascolta i sogni.
Salute: Sei un po’ stanco e bisognoso di rigenerarti. Concediti un momento di silenzio e relax.
Finanze: Qualche piccola spesa impulsiva dettata dal cuore. Va bene, se ti fa stare bene.
✨ Consiglio astrologico: Nuota nel tuo mondo, ma tieni sempre un occhio alla superficie. L’equilibrio è tutto.

Commento finale di Paolo Tedesco

Cari amici, l’oroscopo di oggi, 3 marzo 2026, ci parla di un’energia costruttiva. Non ci sono grandi sconvolgimenti planetari, ma piuttosto una spinta gentile a migliorare ciò che abbiamo.

La chiave di lettura di questa giornata sta nella parola “integrazione”. Il cielo ci chiede di non separare la testa dal cuore, l’ambizione professionale dalla serenità domestica, il desiderio di libertà dal bisogno di stabilità. Non è un giorno per rivoluzioni, ma per piccoli, significativi passi avanti.

Notate come i segni più pratici (Toro, Vergine, Capricorno) raccolgono i frutti della loro costanza, mentre quelli più sognatori (Pesci, Cancro) sono invitati a non perdere il contatto con la realtà. L’equilibrio dinamico tra questi due estremi è la lezione che le stelle ci offrono.

Approfittate di questa vibrazione positiva per aggiustare ciò che non va, per dire una parola gentile a chi amate e per riconoscere il valore del vostro lavoro quotidiano. Le grandi felicità, a volte, sono fatte di tante piccole gioie messe insieme.

Che le stelle vi accompagnino con dolcezza.

Un abbraccio stellare,
Paolo Tedesco

Addio all’ultimo padrino della mafia: è morto Nitto Santapaola

Catania – Si chiude in una corsia d’ospedale, lontano dalla sua terra ma sotto il rigore del carcere duro, la parabola di Benedetto “Nitto” Santapaola. Il patriarca di Cosa Nostra etnea è deceduto all’età di 87 anni nel reparto di medicina penitenziaria del San Paolo di Milano.

Malato da tempo di una grave forma di diabete, il boss è spirato mentre scontava una raffica di ergastoli per omicidi e stragi che hanno segnato la storia d’Italia.

Il volto “pulito” del male: il boss imprenditore

Santapaola non era un mafioso qualunque. Soprannominato il “cacciatore” per la sua passione venatoria, negli anni Settanta seppe trasformarsi in un manager del crimine. Fu lui a sdoganare il modello della “mafia in giacca e cravatta”, capace di inaugurare concessionarie d’auto di lusso brindando con questori, prefetti e l’alta borghesia catanese.

Dietro quella facciata da uomo d’affari, però, si celava il controllo capillare degli appalti e un’alleanza di ferro con la famiglia Ercolano, cementata da vincoli di sangue.

Il braccio destro dei Corleonesi e le guerre di mafia

Nonostante le ambizioni imprenditoriali, il suo curriculum è scritto con il sangue. Alleato strategico di Totò Riina e dei Corleonesi, Santapaola sostenne la strategia stragista degli anni Novanta, pur cercando di proteggere il proprio feudo dalle attenzioni dello Stato. Una leadership, la sua, difesa con il piombo contro i clan rivali: le faide contro i Cursoti, i Cappello e i Pillera lasciarono sull’asfalto oltre 220 morti in soli due anni tra Catania e provincia.

Le condanne: da Pippo Fava a Capaci

Il nome di Nitto Santapaola resterà per sempre legato ad alcune delle pagine più buie della Repubblica. È stato condannato come mandante dell’omicidio del giornalista Giuseppe Fava, ucciso nel 1984 perché aveva osato raccontare la mafia invisibile di Catania. Il suo nome figura anche nelle sentenze definitive per le stragi del 1992, Capaci e via D’Amelio, e per l’assassinio dell’ispettore Giovanni Lizzio.

Il tramonto nel bunker e il dramma familiare

La sua fuga terminò il 18 maggio 1993, quando i reparti speciali lo scovarono in un covo nel Calatino. Accanto a lui c’era la moglie, Carmela Minniti, l’unico punto fermo di una vita in latitanza. Proprio la donna pagò il prezzo più alto della vendetta mafiosa: fu uccisa nel 1995 da un killer che voleva far provare al boss “lo stesso dolore” patito per la perdita dei propri cari.

Nonostante i tentativi dei legali di ottenere i domiciliari per motivi di salute, lo Stato ha sempre mantenuto il pugno di ferro, confermando il regime di 41-bis. Per i magistrati, Nitto Santapaola non aveva mai smesso di essere il capo, capace di muovere i fili del clan anche dietro le sbarre. Con la sua morte, Catania volta pagina, ma le ferite lasciate dal “cacciatore” restano aperte.

La mamma di Domenico accusa: «Hanno giocato con la vita di mio figlio»

«Mio figlio me l’hanno ucciso. Io questa cosa non riesco ad accettarla». È uno sfogo carico di dolore e rabbia quello pronunciato da Patrizia, madre del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di appena due anni e quattro mesi morto dopo un trapianto cardiaco finito sotto inchiesta per un presunto errore nel trasporto dell’organo, arrivato in sala operatoria danneggiato dal ghiaccio secco.

Intervenuta alla trasmissione televisiva “Dentro la Notizia” su Canale 5, la donna ha puntato il dito contro quanto accaduto nelle ore decisive dell’intervento: «Hanno giocato con la vita di mio figlio. Io sono qui solo per ottenere giustizia, non per stare in televisione». Poi l’amara convinzione: «Domenico si poteva salvare».

Domani autopsia e incidente probatorio

La risposta ai molti interrogativi potrebbe arrivare già nelle prossime ore. All’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli è infatti in programma l’incidente probatorio con l’autopsia sul corpo del bambino, passaggio decisivo dell’inchiesta coordinata dalla Procura partenopea.

Al centro degli accertamenti ci sono due quesiti cruciali: stabilire se esistessero margini per un secondo trapianto e chiarire se, nella sala operatoria del Monaldi, il primario abbia proceduto al clampaggio dell’aorta e alla cardiectomia prima ancora di verificare le reali condizioni del cuore destinato all’impianto.

L’ultimo ostacolo procedurale è stato superato nelle scorse ore. Il gip Mariano Sorrentino ha infatti accolto l’istanza di ricusazione presentata dalla famiglia Caliendo nei confronti di uno dei consulenti tecnici nominati nel collegio peritale, sostituendolo con il professor Ugolini Livi.

I dubbi della difesa: «Si poteva seguire un’altra strada»

«Ci aspettiamo che emerga la possibilità di un diverso percorso terapeutico», spiega l’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei familiari.

Secondo la difesa, il piccolo Domenico avrebbe potuto essere mantenuto in condizioni tali da renderlo nuovamente trapiantabile quando sarebbe arrivato un secondo organo compatibile.

Tra i punti ancora oscuri anche una presunta lesione al ventricolo sinistro, riportata da alcune ricostruzioni giornalistiche, e soprattutto l’esatto orario del clampaggio aortico.

Non solo. La famiglia chiede chiarimenti anche sulla documentazione clinica: «Vogliamo sapere dalla Procura se esiste la cartella anestesiologica — sottolinea Petruzzi — perché a noi non è stata trasmessa dall’ospedale».

Nuovi audio: «Il bimbo senza cuore per almeno 45 minuti»

Nel frattempo emergono ulteriori elementi dall’analisi delle conversazioni registrate tra gli infermieri presenti in sala operatoria e acquisite agli atti dell’indagine.

La scansione temporale tra l’espianto e il tentativo di trapianto evidenzierebbe un passaggio drammatico: Domenico sarebbe rimasto senza cuore per almeno 45 minuti.

Secondo quanto ricostruito, il nuovo organo sarebbe arrivato alle 14.30 quando il torace del bambino era già stato svuotato. Solo alle 15 i sanitari si sarebbero accorti che il cuore era custodito nel box contenente ghiaccio secco. Alle 15.14 sarebbe quindi iniziato il tentativo di scongelamento, passando l’organo sotto l’acqua.

A quel punto, il trapianto non era ancora cominciato.

Funerali in attesa del via libera

L’incidente probatorio rappresenta anche il passaggio necessario per consentire la restituzione della salma alla famiglia e quindi la celebrazione dei funerali.

«Non è detto che si tengano mercoledì — chiarisce il legale — perché tutto dipende dagli esiti degli accertamenti e dai tempi tecnici per liberare il corpo».

Alla cerimonia potrebbe partecipare anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che — secondo quanto riferito dall’avvocato — avrebbe manifestato la volontà di essere presente compatibilmente con gli impegni istituzionali.

La replica dell’ospedale: «Indagini interne partite subito»

Intanto rompe il silenzio anche la direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, intervenuta con una lettera inviata al quotidiano Il Mattino.

La manager rivendica la tempestività delle verifiche interne avviate già il 30 dicembre scorso, quando — spiega — i primi dubbi emersi all’interno della struttura spinsero la direzione ad ascoltare chirurgo e responsabile del programma trapianti.

«Si è trattato di veri interrogatori interni — sottolinea — che hanno consentito di ricostruire gli eventi e comprenderne la gravità». Gli atti sarebbero stati poi trasmessi l’11 gennaio all’autorità giudiziaria, oltre che alla Regione Campania e al Ministero della Salute.

Una replica netta alle accuse di presunti tentativi di occultamento: «Chi parla di insabbiamenti — conclude — cerca facile consenso».

Sentenza al ribasso per la figlia del boss Fiore Clemente: in arrivo la scarcerazione

Avellino– Il cognome che porta è di quelli che in Valle Caudina pesano come macigni. Enrichetta Clemente, 27 anni di San Martino Valle Caudina, è la figlia di Fiore Clemente, boss storico e figura apicale del clan Pagnozzi.

Una pesante eredità criminale che si intreccia con una vicenda giudiziaria complessa, fatta di arresti, evasioni e una gestione quasi manageriale dello spaccio locale. Oggi, però, la sua parabola carceraria potrebbe essere arrivata a un punto di svolta decisivo.

Il Gup del Tribunale di Avellino ha infatti rimescolato le carte del suo destino processuale, accogliendo la richiesta di patteggiamento presentata dall’avvocato difensore Vittorio Fucci. Riconoscendo l’istituto della continuazione tra i reati per i quali la donna è già condannata e i nuovi capi di imputazione, il giudice ha limitato l’aumento di pena a soli 8 mesi. Un risultato che la salva da una condanna che si preannunciava severa e che la proietta verso una probabile, imminente scarcerazione.

La genesi: l’operazione “Black Monday”

Per comprendere a fondo la vicenda bisogna fare un passo indietro fino al dicembre del 2024, quando scatta l’operazione “Black Monday”. Le indagini delle forze dell’ordine smantellano quello che viene descritto come un vero e proprio supermarket della droga nel cuore di San Martino Valle Caudina.

Secondo la Procura, a capo di questa fiorente piazza di spaccio c’è proprio lei, Enrichetta Clemente, coadiuvata da una rete di familiari e sodali. Il quadro probatorio ricostruito dagli inquirenti è granitico: mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali, telecamere nascoste che riprendono incessantemente l’ingresso dell’abitazione, sequestri di droga a riscontro e decine di testimonianze degli acquirenti.

I numeri dell’inchiesta restituiscono l’immagine di un’attività incessante. L’accusa documenta una media di quaranta accessi sospetti al giorno presso la casa della Clemente, un viavai continuo legato all’acquisto di dosi. Di questi, ben dodici episodi di cessione di cocaina e hashish vengono cristallizzati e contestati direttamente alla 27enne, che finisce in manette con l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari.

Le violazioni e il trasferimento in cella

Ma è proprio durante la detenzione domiciliare che la situazione precipita. L’abitazione, che doveva essere luogo di restrizione, si trasforma nuovamente in un crocevia per il traffico di stupefacenti. Le forze dell’ordine, che non hanno mai allentato la morsa dei controlli (P.G.), scoprono che il giro non si è mai fermato.

Il nuovo fascicolo a suo carico si arricchisce di accuse pesanti: cinque nuovi episodi accertati di spaccio di cocaina e ripetute evasioni dai domiciliari. Le perquisizioni, i sequestri e le nuove dichiarazioni dei clienti abituali inchiodano la donna alle sue responsabilità. Un atteggiamento di sfida alle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria che, inevitabilmente, porta all’aggravamento della misura e all’apertura delle porte del carcere.

La strategia difensiva: dai ricorsi in Appello al patteggiamento

Dietro le sbarre, la Clemente rischia il tracollo giudiziario: da un lato il maxi-processo per “Black Monday”, dall’altro il nuovo procedimento per le violazioni. È qui che entra in gioco la strategia dell’avvocato Vittorio Fucci, che avvia un’opera di erosione delle condanne.

Il primo successo arriva dalla Corte d’Appello di Napoli per il procedimento principale: i giudici partenopei riformano la sentenza di primo grado del Tribunale di Avellino (che le aveva inflitto 6 anni e 10 mesi), riducendo la pena a 4 anni e 9 mesi.

Il capolavoro tattico, però, si concretizza nell’udienza odierna ad Avellino per il filone delle evasioni e dello spaccio ai domiciliari. L’accusa chiedeva anni di reclusione per queste nuove e reiterate condotte. La difesa, invece, puntando sul patteggiamento e, soprattutto, sull’istituto della continuazione (il principio giuridico per cui reati diversi commessi con il medesimo disegno criminoso vengono unificati ai fini della pena), ottiene un incremento minimo: soli 8 mesi da sommare alla condanna d’Appello.

Lo scenario: a un passo dalla libertà

L’aritmetica penitenziaria, a questo punto, gioca a favore della figlia del boss. Calcolando il periodo già scontato in regime di custodia cautelare, il residuo di pena di Enrichetta Clemente scende abbondantemente sotto la soglia critica dei quattro anni, assestandosi a circa 3 anni e 4 mesi.

Si tratta di un limite fondamentale: al di sotto di questa quota la legge consente di accedere alle misure alternative alla detenzione in carcere, come l’affidamento in prova ai servizi sociali o il ritorno ai domiciliari. Nei prossimi giorni, la difesa presenterà istanza di scarcerazione. Parallelamente, l’avvocato Fucci si riserva la possibilità di giocare l’ultima carta: il ricorso in Cassazione per entrambi i procedimenti, nel tentativo di assottigliare ulteriormente il conto presentato dalla giustizia.

Mondragone, scoperto allaccio abusivo alla rete elettrica: denunciato il titolare di una rosticceria

Un controllo di routine si è trasformato in una scoperta tutt’altro che marginale. È accaduto nella mattinata a Mondragone, dove i carabinieri del Reparto Territoriale sono intervenuti in via Domitiana all’interno di una nota rosticceria, nell’ambito di un’attività mirata alla verifica della regolarità delle utenze elettriche.

L’ispezione, condotta con il supporto dei tecnici di E-Distribuzione, ha fatto emergere un collegamento diretto e abusivo alla rete pubblica. L’energia elettrica veniva prelevata senza passare dal contatore, consentendo all’attività commerciale di funzionare eludendo completamente la contabilizzazione dei consumi.

Un sistema illecito che, secondo quanto accertato sul posto, garantiva corrente continua a forni e attrezzature, con un danno economico evidente per il gestore della rete e per la collettività. Al termine degli accertamenti, il titolare della rosticceria, un 62enne del posto già noto alle forze dell’ordine, è stato denunciato in stato di libertà per furto di energia elettrica.

La Stazione dei carabinieri di Mondragone ha trasmesso l’informativa all’Autorità Giudiziaria competente e prosegue con gli adempimenti di rito. L’episodio si inserisce in una più ampia attività di contrasto agli allacci abusivi, fenomeno che continua a emergere durante i controlli sul territorio.