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Cardarelli, violenza di genere in aumento: 183 donne soccorse in dieci mesi

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Napoli– Nei primi dieci mesi del 2025 sono state 183 le donne che hanno varcato le porte del Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli dopo aver subito violenze legate al genere. Una media drammatica: più di un caso ogni due giorni, il dato più alto registrato negli ultimi tre anni.

Il trend conferma una crescita costante. Nel 2024 gli accessi erano stati 180, mentre nel 2023 erano 175. Da anni il Cardarelli si colloca tra gli ospedali italiani con il maggior numero di ingressi legati a episodi di violenza sulle donne.

Dal 2016, anno di attivazione del Percorso Rosa, sono state circa 1.700 le donne accolte dal personale dedicato. Per ciascuna viene predisposta una presa in carico completa che, su richiesta, può includere l’attivazione dei servizi territoriali antiviolenza e il supporto nel percorso di denuncia alle autorità.

L’ospedale sottolinea così il proprio ruolo non solo sanitario, ma anche sociale, in una città dove il fenomeno mostra numeri ancora preoccupanti.

In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Cardarelli ricorda inoltre l’attivazione del numero dedicato alla gestione delle situazioni di violenza:
+39 366 613 9828.

Un presidio che, purtroppo, si conferma necessario.

Allarme minori violenti: esplode numero di tentati omicidi. Il Garante: “Stato intervenga prima, non dopo”

Roma, 25 novembre – Una scia di violenza che coinvolge sempre più adolescenti. È l’immagine drammatica che emerge dagli ultimi dati diffusi dal Garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, dopo gli episodi avvenuti nelle ultime settimane, con un picco particolarmente preoccupante in Campania. L’ultimo caso è quello di un quindicenne di Napoli, accusato di omicidio aggravato.

Secondo Ciambriello, dall’inizio del 2024 i minori accusati di omicidio volontario consumato sono stati 14, quasi tutti italiani, mentre i tentati omicidi sono saliti a 52, un dato che evidenzia un’impennata dei reati violenti tra i giovanissimi. A questi si aggiungono 28 casi di violenza sessuale, 31 episodi di stalking e un numero crescente di ragazzi sorpresi con armi: 100 minori coinvolti, 99 dei quali italiani.

La mappa della devianza minorile comprende anche 9 giovani accusati di associazione per delinquere e 7 minori italiani legati a contesti mafiosi. Numeri che, secondo il Garante, descrivono una vera e propria emergenza sociale.

Detenuti in aumento: 579 minori in Italia, 105 in Campania

Il quadro dei giovani privati della libertà conferma la tendenza: 579 minori detenuti in Italia, 328 italiani e 251 stranieri. In Campania sono 105, suddivisi tra il carcere di Nisida (79) e quello di Airola (26). In parallelo cresce anche la presenza dei minori nelle comunità o affidati ai servizi sociali.

Un trend che interroga le istituzioni: “Una volta entrati in carcere, questi ragazzi devono solo pagare o vanno aiutati a cambiare? Dove è lo Stato prima che un minore diventi un numero nelle statistiche penali?”, denuncia Ciambriello.

“La prevenzione non può essere solo repressione”

Per il Garante, parlare di prevenzione significa ben altro che rafforzare le misure punitive: “Vuol dire presidiare scuole, quartieri, famiglie; costruire reti educative stabili; investire su psicologi, educatori e operatori sociali”, spiega.

La domanda di fondo è semplice e terribile: perché un adolescente arriva a commettere un omicidio, una violenza sessuale o un’aggressione di gruppo? Dietro quei gesti, osserva Ciambriello, ci sono fragilità profonde, percorsi di vita segnati da traumi, assenza di legami affettivi solidi, quartieri dove la violenza è una scorciatoia per ottenere riconoscimento.

“L’adolescenza è un’età in cui l’identità si costruisce: se i bisogni di ascolto, protezione e guida vengono ignorati, il rischio di scelte estreme aumenta”, prosegue il Garante. Da qui la necessità di interventi che offrano opportunità reali di crescita, non solo repressione.

“Sottrarli alla malavita, prima che sia troppo tardi”

Molti dei minori coinvolti in reati gravi provengono da famiglie impoverite o immerse in dinamiche criminali. Qui, denuncia Ciambriello, i genitori finiscono per sperare in “interventi miracolosi” invece che in percorsi educativi strutturati.

La sfida, per il Garante, è netta: aumentare la presenza educativa sul territorio, lavorare nelle scuole, creare progetti che insegnino alternative alla violenza e alla logica della strada.

“Solo così—afferma—si può spezzare il ciclo di violenza e accompagnare questi adolescenti verso un cambiamento reale”.

“La politica fa troppo poco”

L’accusa finale è rivolta alla politica: “Fa troppo poco per questi adolescenti a metà, con la morte nel cuore”, conclude Ciambriello. E il suo monito suona come un avvertimento: senza una risposta immediata e strutturale, il Paese rischia di perdere un’intera generazione.

Le stazioni d’arte di Napoli: un museo sotterraneo che viaggia su rotaie

Nel cuore pulsante di Napoli, un viaggio quotidiano in metropolitana può trasformarsi in un’esperienza culturale straordinaria. Le stazioni d’arte della città partenopea non sono semplici fermate: sono tappe di un vero e proprio museo sotterraneo, un percorso colmo di bellezza che unisce arte pubblica e trasporto urbano. Grazie alla visione del progetto della Metropolitana dell’Arte, le linee 1 e 6 della metropolitana di Napoli sono diventate luoghi espositivi, dove l’architettura dialoga con installazioni artistiche site-specific per creare un ambiente unico e coinvolgente.

La Metropolitana dell’Arte, un concetto innovativo

Il progetto delle stazioni d’arte nasce negli anni Novanta per volontà del Comune di Napoli, con l’obiettivo di trasformare i luoghi della mobilità urbana in spazi culturali di alto valore estetico. Questo modello, la Metropolitana dell’Arte, non è solo funzionale: è pensato per offrire al viaggiatore un’esperienza visiva, emotiva e riflessiva.

Sulle linee 1 e 6 della metropolitana sono oggi installate più di 300 opere d’arte realizzate da oltre novanta artisti internazionali e giovani designer locali. Architetti di fama mondiale come Álvaro Siza, Eduardo Souto de Moura, Dominique Perrault, Karim Rashid, Gae Aulenti e Alessandro Mendini hanno progettato intere stazioni, conferendo a ciascuna un’identità unica.

Questa visione ha creato un museo diffuso: non una mostra confinata in uno spazio chiuso, ma un sistema in cui arte pubblica e mobilità si intrecciano. Inoltre, l’amministrazione ha previsto servizi educativi, visite guidate e laboratori per valorizzare il patrimonio artistico underground.

Arte pubblica che vive sotto terra

Passeggiare (o viaggiare) nelle stazioni dell’arte significa immergersi in un paesaggio concreto e fantasioso al tempo stesso. Ogni stazione è pensata come un “site specific”: le opere dialogano con l’architettura, la luce, il colore e lo spazio circostante.

Alcuni esempi sono particolarmente emblematici:

  • Stazione Toledo, progettata da Óscar Tusquets Blanca, ospita installazioni di William Kentridge, Robert Wilson, Lawrence Weiner, Shirin Neshat e altri. Questa fermata è stata eletta dal Daily Telegraph come una delle più belle stazioni della metropolitana in Europa.
  • Stazione Duomo, firmata dai coniugi Fuksas, recupera elementi archeologici emersi nei cantieri e ospita opere di Sol LeWitt, Ettore Spalletti e Jannis Kounellis.
  • Stazione Quattro Giornate, profonda decine di metri sotto terra, celebra la Resistenza napoletana con rilievi bronzo di Nino Longobardi e sculture ispirate alla ribellione: “Le Combattenti” sono un simbolo potente di memoria collettiva.
  • Stazione Materdei, progettata da Alessandro Mendini, accoglie mosaici colorati di Sandro Chia e Luigi Ontani, wall drawing di Sol LeWitt e geometrie di Ettore Spalletti, creando un ambiente vivace e poetico.

Oltre a offrire opere visivamente impressionanti, le stazioni d’arte svolgono un ruolo sociale e culturale significativo. Il progetto di arte pubblica contribuisce alla riqualificazione urbana, trasformando aree periferiche o degradate in punti di riferimento per la comunità e il turismo.

Regionali in Campania: 27 consiglieri non riconfermati

Napoli– La tornata elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale della Campania ha escluso 27 consiglieri uscenti, tra cui alcune figure politiche di rilievo che avevano tentato la riconferma, ma senza riuscirci. Tra i nomi più noti figurano quelli di Armando Cesaro, Daniela Di Maggio e Maria Rosaria Boccia, tutti esclusi nonostante fossero tra i protagonisti della scena politica regionale.

Cesaro, ex consigliere di Forza Italia, si è fermato a 14.966 preferenze, una cifra insufficiente per ottenere un seggio. Stessa sorte per Daniela Di Maggio, candidata con la Lega e madre del musicista ucciso a Napoli, che ha raccolto meno di mille voti. Il risultato per Di Maggio, purtroppo, non è stato all’altezza delle aspettative. A completare il quadro degli esclusi illustri, Maria Rosaria Boccia, che aveva attirato l’attenzione dei media per le sue dimissioni, nel 2022, da presidente della commissione Cultura del Consiglio regionale, in seguito alla polemica sulla gestione del ministero della Cultura da parte dell’allora ministro Gennaro Sangiuliano. Boccia ha ottenuto solo 89 preferenze.

Con la sconfitta di questi e altri consiglieri, termina il percorso di 27 esponenti politici che, nonostante il tentativo di correre per partiti diversi rispetto alla precedente elezione, non sono riusciti a riconquistare il proprio posto in Consiglio. La lista di questi consiglieri comprende anche nomi come Salvatore Aversano, Michele Cammarano, Nunzio Carpentieri, Vincenzo Ciampi, Valeria Ciarambino e molti altri, che, seppur conosciuti sul territorio, non hanno raggiunto il risultato sperato.

Il risultato di questa elezione segna una netta riorganizzazione politica in Campania, con il popolo campano che ha scelto di premiare nuovi volti e di rinnovare il Consiglio regionale. Una scossa che potrebbe avere ripercussioni anche sulla formazione del prossimo governo regionale.

Maltempo senza tregua in Campania: allerta meteo prorogata, ma si passa al giallo

La Campania continua a fare i conti con un’ondata di maltempo che, pur perdendo forza, non accenna a dissiparsi. Dopo una giornata segnata da precipitazioni diffuse e temporali intensi, la Protezione Civile regionale ha deciso di prorogare per altre ventiquattro ore lo stato di allerta, riducendo però il livello di criticità da arancione a giallo. Un passaggio che testimonia un miglioramento solo parziale, perché se i fenomeni previsti per domani saranno più deboli, il terreno resta fragile e carico d’acqua, con conseguenti rischi localizzati per il territorio.

Fino alla mezzanotte di oggi molte aree della regione, soprattutto lungo la costa e nelle zone interne più esposte, resteranno ancora sotto livello arancione. Dallo scoccare del nuovo giorno, invece, l’intero territorio passerà in modalità gialla: una fase meno intensa, caratterizzata da rovesci sparsi e temporali isolati, ma comunque sufficiente a generare criticità idrauliche puntuali e instabilità dei versanti. Resterà da tenere d’occhio il rischio residuo legato alla saturazione dei suoli, che potrebbe provocare smottamenti anche in assenza di nuove precipitazioni.

La perturbazione perde dunque vigore, mentre si conclude a mezzanotte anche l’allerta per venti forti e mare agitato. La Protezione Civile invita comunque i Comuni a mantenere operativi i centri di coordinamento e a seguire con attenzione i protocolli previsti dai piani comunali, continuando a monitorare il territorio e intervenendo sul verde pubblico per prevenire ulteriori problemi. La Sala Operativa Regionale resta attiva per fornire aggiornamenti costanti in una fase che deve ancora essere affrontata con prudenza.

Mondragone, terrore in via Monte Mileto: 56enne minaccia di far esplodere una bombola di gas, arrestato

Una serata ad altissima tensione ha scosso Mondragone, dove un 56enne si è barricato nella propria abitazione di via Monte Mileto minacciando di far esplodere una bombola di gas. L’allarme è scattato quando alcuni residenti, terrorizzati, hanno chiamato il numero unico 112 segnalando l’uomo in evidente stato di agitazione. In pochi minuti la zona è stata circondata dalle forze dell’ordine: i Carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone, gli agenti del Commissariato di Castel Volturno, i Vigili del Fuoco e i sanitari del 118.

Lo stabile è stato immediatamente evacuato e l’area messa in sicurezza. All’interno dell’appartamento, i militari hanno trovato il 56enne seduto sul divano, con una bombola di gas da 15 chili stretta tra le gambe e un accendino in mano. Le prime verifiche indicano che il gesto sarebbe legato a conflitti condominiali degenerati in un violento stato di agitazione.

Approfittando di un attimo di distrazione, i Carabinieri sono riusciti a bloccarlo, disarmarlo e mettere al sicuro la bombola, scongiurando conseguenze potenzialmente devastanti per l’intero edificio. Nessuno dei residenti è rimasto ferito, grazie all’intervento rapido e coordinato delle forze dell’ordine.

L’uomo è stato arrestato in flagranza per tentata strage e resistenza a pubblico ufficiale. La bombola e l’accendino sono stati sequestrati e affidati all’Ufficio Corpi di Reato. Dopo le formalità di rito, il 56enne è stato trasferito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere su disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Santa Maria a Vico, 46enne arrestato dopo aggressione all’ex moglie in un supermercato

Un pomeriggio di paura nel parcheggio di un supermercato di via Tenente Puoti, a Santa Maria a Vico, si è concluso con l’arresto di un 46enne già noto alle forze dell’ordine. L’uomo avrebbe raggiunto l’ex moglie mentre era in auto, tentando di aprire la portiera e colpendola con violenza, accompagnando l’aggressione con minacce esplicite.

La donna, spaventata, è riuscita a ripartire e a raggiungere la Stazione dei Carabinieri del paese per chiedere protezione, mentre l’ex marito la seguiva a breve distanza. I militari hanno bloccato il 46enne e, durante la perquisizione personale e del veicolo, hanno trovato un coltello nel borsello e un secondo all’interno dell’auto. Le armi sono state sequestrate e messe a disposizione dell’Ufficio Corpi di Reato.

L’uomo è stato arrestato in quasi flagranza con le accuse di minacce e porto abusivo di armi e, dopo le formalità, è stato condotto agli arresti domiciliari su disposizione dell’Autorità Giudiziaria. L’episodio riaccende l’attenzione sul tema della violenza domestica, un’emergenza che continua a manifestarsi anche in contesti quotidiani e affollati, come un semplice parcheggio di un supermercato.

Bagnoli, la spiaggia resta nel degrado: accampamenti e rifiuti nonostante le denunce

La spiaggia libera di Bagnoli continua a mostrare il volto più amaro di Napoli. A mesi dalle prime segnalazioni, l’arenile è ancora travolto da detriti, cumuli di rifiuti e da un accampamento di fortuna che occupa abusivamente l’area interdetta alla balneazione. Un nuovo video inviato al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, documenta teli, materassi e materiali abbandonati accumulati a ridosso della Pietra, in condizioni igienico-sanitarie del tutto inaccettabili.

“Non è possibile vedere questo schifo giù al mare”, denuncia una cittadina, sottolineando il divario tra i grandi eventi che la città accoglie e l’incuria quotidiana lasciata sulle spalle dei residenti. Il commento è amaro e diretto, e Borrelli lo rilancia senza giri di parole: il contrasto tra l’immagine internazionale di Napoli e lo stato di abbandono del litorale occidentale «è inaccettabile», afferma. “Bagnoli non può restare una discarica a cielo aperto né il dormitorio di fortuna per i più fragili”.

Per il deputato serve un intervento immediato su due fronti: il ripristino del decoro dell’arenile e la presa in carico delle persone senza dimora presenti sulla spiaggia. Un doppio piano necessario per restituire dignità al territorio e offrire un’alternativa reale a chi vive in condizioni critiche. “Non è solo questione di rifiuti”, avverte Borrelli. “Ogni giorno in queste condizioni è una sconfitta per la città”.

Napoli, via Manzoni riapre dopo il cedimento: conclusi i lavori in poche ore

Napoli si riprende via Alessandro Manzoni. Dopo la chiusura forzata di domenica dovuta a uno sprofondamento improvviso, la strada è tornata percorribile già nelle prime ore della mattinata. Il cedimento, avvenuto all’altezza dei civici 201 e 203, era stato provocato dalla rottura di un collettore fognario che aveva imposto l’interruzione del traffico e un intervento urgente dei tecnici.

Le squadre specializzate hanno lavorato senza sosta per riportare l’arteria in condizioni di piena sicurezza. Il collettore è stato riparato, la pavimentazione ripristinata e la sede stradale nuovamente consolidata, consentendo così la riapertura al transito veicolare. Una risposta rapida a un guasto che, in un’altra zona della città e in un altro momento, avrebbe potuto paralizzare la circolazione per giorni.

Con la normalità ristabilita, resta ora da capire quanto gli impianti sotterranei necessitino di monitoraggi più costanti per evitare episodi analoghi in futuro. Intanto, via Manzoni torna a scorrere, restituendo a residenti e automobilisti un collegamento fondamentale tra la collina del Vomero e la zona costiera.

Vomero, l’incubo di una 49enne, l’ex marito: “Ti taglio la testa”. Arrestato

Proprio nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, arriva da Napoli l’ennesima testimonianza di un amore malato trasformatosi in ossessione e minaccia.

L’antefatto: la denuncia e il Codice Rosso

L’incubo per la donna, una 49enne napoletana, era diventato insostenibile lo scorso 11 ottobre, data in cui aveva trovato il coraggio di denunciare il marito. La decisione di interrompere il matrimonio non era stata accettata dall’uomo, incapace di tollerare la fine della relazione e, soprattutto, l’idea che l’ex compagna potesse rifarsi una vita con un’altra persona.

A seguito della denuncia, i Carabinieri, coordinati dalla Procura di Napoli, avevano immediatamente attivato le procedure del “Codice Rosso”, disponendo una vigilanza dinamica nei pressi dell’abitazione della vittima per garantirne la sicurezza.

L’agguato al Vomero

La situazione è precipitata nel pomeriggio di ieri nel quartiere collinare del Vomero. Nonostante i divieti, l’uomo ha pedinato l’ex moglie fino al suo luogo di lavoro. Le telecamere di videosorveglianza della zona hanno ripreso l’intera scena: il 55enne ha affrontato la donna con aggressività, bloccandola e urlandole contro accuse deliranti di tradimento: “Tu hai un altro”.

Terrorizzata, la vittima ha tentato invano di calmarlo, riuscendo infine a fuggire per cercare scampo.

La registrazione choc e l’intervento del “Mobile Angel”

Un dettaglio agghiacciante emerge dalle indagini. Durante l’aggressione verbale, la donna era al telefono con la sorella, la quale ha avuto la prontezza di registrare la conversazione. Nell’audio si sente distintamente l’uomo gridare minacce di morte inequivocabili e brutali: “Ti vengo a prendere anche con il braccialetto, ti taglio la testa”.

Rifugiatasi nella caserma deiCarabinieridella stazione Vomero Arenella, la 49enne è stata subito messa in sicurezza. I militari hanno attivato il “Mobile Angel” — un dispositivo indossabile collegato direttamente alla centrale operativa per le vittime di stalking — e l’hanno scortata a casa.

Mentre la donna veniva messa al sicuro, le gazzelle dell’Arma hanno setacciato il quartiere alla ricerca dello stalker. In serata, l’uomo è stato rintracciato e bloccato nei pressi della propria abitazione.

Arrestato con l’accusa di atti persecutori, il 55enne è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa di giudizio, fermato appena in tempo prima che le minacce potessero trasformarsi in tragedia.

La registrazione delle minacce di morte

Vitulazio, si schianta con l’auto contro un albero: muore la 45enne Giuseppina Luongo

Vitulazio– Una terribile tragedia ha scosso la comunità di Vitulazio nella serata di ieri, lunedì 24 novembre, dove una donna di 44 anni ha perso la vita in un drammatico incidente stradale.

La vittima è Giuseppina Luongo, residente nel Casertano. L’incidente mortale è avvenuto lungo la Strada Provinciale 146.

Secondo le prime ricostruzioni effettuate dai Carabinieri della locale Compagnia, la donna si trovava alla guida della sua autovettura quando, per dinamiche ancora in fase di accertamento, avrebbe improvvisamente perso il controllo del mezzo. L’auto è sbandata violentemente, uscendo fuori strada e concludendo la sua corsa in maniera fatale contro un albero a bordo carreggiata.

L’impatto è stato di una violenza inaudita e, purtroppo, per Giuseppina Luongo non c’è stato nulla da fare: la donna è morta sul colpo.

I militari dell’Arma sono intervenuti immediatamente sul posto per i rilievi di rito e per gestire la viabilità. Le indagini sono tuttora in corso per chiarire le cause che hanno portato alla perdita di controllo del veicolo: non si esclude nessuna ipotesi, dal malore a una distrazione fatale, fino a un possibile guasto meccanico. La salma è stata trasferita per gli accertamenti del caso.

La notizia ha gettato nello sconforto l’intera comunità, che si stringe attorno ai familiari della vittima.

Elezioni Campania: ecco chi sono i 50 consiglieri regionali eletti

Campania, valanga Fico: 32 seggi al centrosinistra, il centrodestra si ferma a 17
Campo largo oltre il 60%, FdI sorpassa Forza Italia nella corsa a primo partito d’opposizione

I numeri del voto

Roberto Fico vince nettamente la sfida per Palazzo Santa Lucia: il candidato del campo largo chiude al 60,63% contro il 35,72% di Edmondo Cirielli, staccato di quasi 25 punti percentuali. La fotografia dei seggi è altrettanto chiara: 32 scranni al centrosinistra e 17 al centrodestra, con gli altri candidati alla presidenza esclusi dal Consiglio perché sotto la soglia di sbarramento del 2,5%.

Tra gli outsider, Campania Popolare di Giuliano Granato si ferma al 2,03%, sfiorando l’ingresso in aula. Restano molto indietro Nicola Campanile con Per (0,95%), Stefano Bandecchi con Dimensione Bandecchi (0,49%) e Carlo Arnese con Forza del Popolo (0,17%), tutti senza seggi.

Seggi alle coalizioni

Distribuzione complessiva dei seggi in Consiglio regionale:

Coalizione Voti % Seggi
Centrosinistra (Fico) 60,63 32
Centrodestra (Cirielli) 35,72 17
Altri candidati 3,65 0

Fico supera quota 1,2 milioni di voti, circa 80mila in più delle liste che lo sostengono, mentre Cirielli si attesta oltre 757mila preferenze, una cinquantina di migliaia in più del totale delle sue liste. L’affluenza resta bassa e si ferma al 44,06%, elemento che accentua il peso percentuale dei partiti più strutturati.

I partiti e i loro seggi

Il Partito democratico si conferma prima forza della regione con il 18,41% e 370.016 voti, circa 28.500 in meno rispetto al 2020 ma con una percentuale più alta, e conquista 10 seggi, due in più di cinque anni fa. Nel centrodestra, Fratelli d’Italia prevale su Forza Italia nella sfida interna: 11,93% contro 10,72%, ma entrambe le formazioni portano a casa 6 seggi a testa.

Questa la mappa complessiva dei partiti e dei seggi:

Partito Voti % Seggi
PD 18,41 10
M5S 9,90* 5
A testa alta 8,34 4
Avanti Campania 5,89 3
Fico Presidente n.d. 3
Casa Riformista n.d. 3
AVS n.d. 2
Noi Centro n.d. 2
Fratelli d’Italia 11,93 6
Forza Italia 10,72 6
Lega 5,51 3
Cirielli Presidente n.d. 2
Campania Popolare 2,03 0
Per 0,95 0
Dimensione Bandecchi 0,49 0
Forza del Popolo 0,17 0

(*M5S indicato “sotto il 10%”; valore approssimato.)

Nel campo progressista, oltre al Pd, pesano M5S (sotto il 10% con 5 seggi), la lista “A testa alta” (8,34% e 4 seggi), Avanti Campania (5,89% e 3 seggi), le civiche “Fico Presidente” e “Casa Riformista” (3 seggi ciascuna), AVS (2 seggi) e Noi Centro (2 seggi). Nel centrodestra, a completare il quadro oltre a FdI e Forza Italia, ci sono la Lega (5,51% e 3 seggi) e la lista “Cirielli Presidente” con 2 seggi.

Eletti nel campo Fico

Tra gli eletti del Pd brillano i “capiclassifica”: Giorgio Zinno, ex sindaco di San Giorgio a Cremano, sfiora le 40mila preferenze, seguito dal consigliere comunale di Napoli Salvatore Madonna con quasi 39mila voti. A completare la pattuglia dem entrano gli uscenti Massimiliano Manfredi, Loredana Raia, Bruna Fiola, la capolista e docente di storia dell’arte Francesca Amirante, Corrado Matera e Franco Picarone a Salerno, Marco Villano a Caserta e Maurizio Petracca ad Avellino.

Il M5S porta in aula cinque nomi: Luca Trapanese, assessore alle Politiche sociali del Comune di Napoli, Salvatore Flocco, l’uscente Gennaro Saiello, Elena Vignati e, per Caserta, Raffaele Aveta. Per la lista “A testa alta”, ispirata da Vincenzo De Luca, scattano quattro seggi per Giovanni Porcelli, l’assessora uscente alla Scuola Lucia Fortini, il consigliere salernitano Luca Cascone e il presidente del Consiglio regionale Gennaro Oliviero, passato dal Pd alla lista del governatore.

Altri consiglieri di maggioranza

I socialisti di Avanti Campania eleggono tre consiglieri: Giovanni Mensorio, Andrea Volpe e Giovanni Iovino. La lista “Fico Presidente” porta in Consiglio il consigliere comunale di Napoli Nino Simeone, Davide D’Errico e Giovanni Maria Cuofano.

Per Casa Riformista, civica a trazione riformista, entrano l’ex sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto, Pietro Smarrazzo e l’uscente Vincenzo Alaia. AVS manda in aula Carlo Ceparano e Rosario Andreozzi, mentre per Noi Centro ottengono il seggio Giuseppe Barra e Pellegrino Mastella, figlio del sindaco di Benevento ed ex ministro Clemente Mastella.

Eletti nel centrodestra

Nel centrodestra Fratelli d’Italia può rivendicare il primato di primo partito della coalizione: a trascinare la lista è soprattutto il risultato di Ira Fele, imprenditrice e moglie del deputato Michele Schiano di Visconti, che risulta la più votata tra i meloniani. Completano il gruppo FdI l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, l’uscente Raffaele Pisacane, Giuseppe Fabbricatore per Salerno, Vincenzo Santangelo per Caserta ed Ettore Zecchino per Avellino.

Forza Italia manda in Consiglio Massimo Pellicci e Susy Panico per la circoscrizione di Napoli, Roberto Celano per Salerno, l’ex deluchiano Giovanni Zannini per Caserta (terzo per preferenze in tutta la Campania con oltre 31mila voti), Livio Petitto per Avellino e Fernando Errico per Benevento. La Lega conquista tre seggi con Michela Rostan, ex Pd, Leu, Iv e FI, Mimmo Minella e Massimo Grimaldi.

Liste personali e outsider del centrodestra

La lista “Cirielli Presidente” ottiene due seggi, che vanno a Francesco Iovino e Sebastiano Odierna. La candidatura del viceministro agli Affari esteri permette al centrodestra di crescere in voti assoluti rispetto a cinque anni fa, ma non basta per insidiare il dominio del campo largo.

In area centrista e indipendente spicca il buon risultato di Campania Popolare, che con il 2,03% si avvicina alla soglia ma resta fuori dall’aula. Sotto l’1% si fermano Per, Forza del Popolo di Carlo Arnese e Dimensione Bandecchi, con la candidatura dell’imprenditrice Maria Rosaria Boccia, protagonista del caso che ha portato alle dimissioni di Sangiuliano dal MiC, ferma a soli 118 voti.

Gli esclusi eccellenti

Nel centrodestra fa rumore la mancata elezione di Pasquale Di Fenza, consigliere uscente balzato alle cronache per i video in Consiglio con la tiktoker Rita De Crescenzo, diventati virali sui social. Di Fenza, passato da Azione, chiude soltanto 19esimo su 27 candidati con 1.208 voti, ben lontano dalla soglia necessaria per rientrare in aula.

Tra i non eletti figura anche Daniela Di Maggio, madre di Giovanbattista Cutolo, il giovane ucciso per futili motivi a Napoli nel 2023, che si ferma a 964 voti nelle liste della Lega. Sul fronte progressista resta fuori dal Consiglio la candidata di AVS Souzan Fatayer, la “palestinese napoletana” finita al centro di una polemica nazionale dopo le parole di Paolo Mieli, nonostante una visibilità mediatica superiore alla media.

Scampia, “Ti devo incendiare la casa…hai chiamato i carabinieri…”: minacce alla ex. Arrestato

Napoli – Sono quasi le 21 quando, in una strada di Scampia, le urla di un uomo e il pianto disperato di un bambino rompono il silenzio della sera. Da un appartamento al piano terra filtra una lite furiosa. I vicini chiamano il 112 e in pochi minuti una pattuglia dei Carabinieri della stazione locale raggiunge lo stabile.

I militari decidono di intervenire subito. Entrano nell’abitazione e si trovano davanti a una scena di tensione altissima: nella piccola casa ci sono un uomo di 54 anni, una donna di 50 e il loro figlio di 11 anni. Il bambino è in lacrime, la madre è visibilmente spaventata, l’uomo è fuori controllo.

Alla vista dei Carabinieri, il 54enne continua a urlare contro la compagna, incurante della loro presenza. Le sue parole sono un crescendo di insulti e minacce:
“Sei una monnezza, hai chiamato i Carabinieri… te la faccio pagare… ti devo incendiare casa… sei una malafemmina, sei un’infame”.

La donna resta in silenzio, stringendo a sé il figlio, mentre l’uomo la minaccia di morte anche davanti alle forze dell’ordine.

Per i Carabinierinon è un volto nuovo. L’uomo, infatti, era già stato arrestato nel marzo del 2024 dopo una denuncia della compagna per maltrattamenti e gravi minacce. Nonostante quell’episodio e le misure subite, la situazione in famiglia non solo non è migliorata, ma – secondo quanto emerge – sarebbe diventata ancora più pericolosa, anche a causa dell’abuso di alcol e sostanze stupefacenti da parte del 54enne.

“L’ho perdonato per mio figlio”, sussurra la donna ai militari, mentre il bambino continua a piangere. Un gesto di speranza e di paura insieme: la speranza che il padre potesse cambiare per il bene del piccolo, la paura di restare sola e di non riuscire a proteggere il figlio da una spirale di violenza sempre uguale.

Di fronte alla scena e alle minacce pronunciate in loro presenza, i Carabinieri bloccano l’uomo e lo dichiarano in arresto. Il 54enne dovrà rispondere dei reati di maltrattamenti in famiglia e minacce aggravate. Per madre e figlio si apre ora un percorso di tutela, con l’intervento dell’autorità giudiziaria e dei servizi competenti, in una vicenda che riaccende i riflettori sul dramma, spesso silenzioso, della violenza di genere e domestica.

Totti e Noemi indagati per abbandono di minori: denunciati da Ilary Blasi

Roma– Francesco Totti e la compagna Noemi Bocchi rischiano il processo per abbandono di minore. L’accusa è precisa: il 26 maggio 2023 avrebbero lasciato soli in casa, per oltre tre ore, i rispettivi figli di 7, 9 e 11 anni per andare a cena fuori.

A scoprire la situazione è stata Ilary Blasi, che dall’estero ha chiamato la figlia Isabel e si è sentita rispondere: «Mamma, non c’è nessun adulto».

La telefonata alla polizia e la catena di allarme

La reazione di Blasi è stata immediata. Alle 22:56 la madre dell’ex conduttrice ha chiamato il 112, spiegando che la nipote aveva avuto crisi respiratorie in passato e chiedendo un intervento urgente.

La volante è arrivata alle 23:20, ma non è salita. Gli agenti hanno atteso nel piazzale, «in attesa di personale femminile». Intanto, però, scattava una catena di telefonate: alle 23:33 il dirigente di polizia Massimo Improta chiamava Carlo Feliziani dell’AS Roma; due minuti dopo Feliziani contattava Vito Scala, che alle 23:37 telefonava direttamente a Totti. L’ex capitano veniva avvertito mentre la polizia era ferma sotto casa da venti minuti.

L’alibi della tata e i tempi che non tornano

Alle 23:50 arrivava Cristian, figlio maggiorenne di Totti, che saliva da solo nell’attico. Gli agenti lo fermavano, lo identificavano, ma non lo accompagnavano e non verificavano la presenza dei bambini. Restavano nel piazzale. Alle 23:57 arrivava la tata Cocos Mandica, convivente del portiere dello stesso palazzo.

Secondo la procura, il portiere le aveva detto di salire su richiesta di «qualcuno vicino a Totti». Agli avvocati di Blasi la donna avrebbe dichiarato di essere stata nell’attico «dalle 21 a mezzanotte», ma i tabulati mostrano che entrò solo pochi minuti prima della mezzanotte.

Dopo un’inchiesta meticolosa, i pm hanno chiesto l’archiviazione: i bambini non avrebbero corso un pericolo concreto. I legali di Ilary Blasi hanno impugnato l’atto. Il loro punto è inattaccabile: non esiste alcun incarico formale alla tata, la bambina di 7 anni non era con gli altri due ma da sola in giro per il mega attico, e nessun adulto era presente fino alle 23:57. La polizia non è salita per 40 minuti e Totti ha impiegato quasi mezz’ora a rientrare dopo l’avviso. Se fosse accaduto qualcosa, nessuno avrebbe potuto intervenire.

Colleferro, truffatore seriale napoletano incastrato dalla scaltra nonnina di 88 anni

Non c’è due senza tre, ma stavolta il terzo colpo è andato storto.L’anziana di Colleferro, 88 anni  a giugno aveva già schivato la stessa banda: finto avvocato, finto incidente del nipote, richiesta di soldi e ori.

Grazie alla vicina e ai carabinieri era finita con una 43enne napoletana denunciata e cacciata dal comune per due anni.Ieri il telefono squilla di nuovo: «Nonna, sono il tuo nipote, la mamma ha il conto bloccato alle Poste, mi servono subito soldi e gioielli».

Lei capisce al volo che è la replica del film già visto, fa finta di stare al gioco, con l’altro telefono avvisa la figlia che fa scattare il 112.In un battibaleno l’appartamento diventa una trappola perfetta.

Arriva il corriere della truffa, 45enne napoletano con la faccia da bravo ragazzo, bussa, entra, allunga la mano verso la busta… e si ritrova i polsi stretti dalle manette dei carabinieri dell’Aliquota Operativa di Colleferro.

Nella tasca: gioielli, contanti e due cellulari belli caldi. Le indagini lampo, in tandem con i colleghi di Monterotondo, portano al bingo: lo stesso soggetto, poche ore prima, aveva già ripulito un’84enne di Mentana con lo stesso copione. Refurtiva recuperata, pronta per essere restituita.

Il gip di Velletri convalida l’arresto per tentata truffa aggravata e ricettazione, sbatte al 45enne l’obbligo di dimora nel suo comune e il coprifuoco dalle 20 alle 7.

I carabinieri ringraziano la nonna che ha fatto scacco matto e ricordano: un 112 chiamato al momento giusto vale più di mille serrature blindate. La guerra alle truffe agli anziani continua, colpo su colpo.

Napoli, la nuova frontiera dello spaccio: pusher giovanissimi e incensurati. Arrestato un 21enne a Barra

Napoli -I carabinieri che pattugliano le strade di Napoli lo ripetono ormai da mesi: nel mondo dello spaccio al minuto stanno avanzando i “volti puliti”, ragazzi giovanissimi e senza precedenti penali, arruolati per la loro insospettabilità. Un fenomeno che le ultime operazioni sul territorio continuano a confermare.

Nella notte, nel quartiere Barra, i militari della compagnia Napoli Poggioreale hanno arrestato un 21enne incensurato. Il giovane è stato notato mentre passeggiava lungo corso Sirena. Alla vista della pattuglia ha accelerato il passo, cercando maldestramente di liberarsi di due piccole buste gettandole a terra.

Il gesto non è sfuggito ai carabinieri, che lo hanno bloccato e hanno recuperato gli involucri. All’interno c’erano 26 dosi di droga – hashish e marijuana – già confezionate e pronte per la vendita al dettaglio. Circa 60 grammi in totale. Il ragazzo ha provato a giustificarsi sostenendo che fossero per uso personale, ma la versione è apparsa subito poco credibile, sia per il numero delle dosi sia per il tentativo di disfarsene.

La perquisizione estesa all’abitazione del giovane ha portato al sequestro di 545 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio, oltre al suo smartphone, ora al vaglio degli investigatori. Il 21enne è stato arrestato e si trova in attesa di giudizio.

Un episodio che, per gli inquirenti, conferma una tendenza ormai consolidata: il ricorso crescente a pusher incensurati, pedine giovani e facilmente rimpiazzabili nel mosaico dello spaccio cittadino.

Napoli, falso testamento e finanze fantasma: blitz della Finanza su un impero da 7 milioni

Napoli– Un’operazione di alto profilo del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli ha portato al sequestro preventivo di un patrimonio da 7,3 milioni di euro.

Il blitz, eseguito per delega della Procura della Repubblica – Sezione Criminalità Economica, ha smantellato una presunta rete dedita a riciclaggio, frode fiscale e all’inosservanza dolosa delle sentenze. Al centro dell’inchiesta, cinque persone indagate.

L’origine della complessa vicenda affonda le radici in una lite familiare per un’eredità milionaria. Tutto ha inizio con la falsificazione di due testamenti olografi, che in un primo momento avevano designato un unico erede di un cospicuo patrimonio immobiliare: 29 tra appartamenti e locali commerciali, situati tra Napoli e Caivano.

Secondo gli investigatori, l’erede, poi decesso, avrebbe architettato un piano articolato per impossessarsi dei beni. Gli immobili sarebbero stati prima trasferiti in modo fittizio a quattro società con sede nel Regno Unito, intestate a prestanome, per oscurarne la tracciabilità.

Successivamente, la gestione sarebbe passata a una società italiana di recente costituzione, permettendo all’ideatore della macchinazione di continuare a incassare gli introiti degli affitti.

Il castello di carte è crollato quando il Tribunale civile di Napoli, a seguito di un contenzioso, ha dichiarato la falsità dei testamenti, annullando di fatto il trasferimento alle società inglesi e ordinando la restituzione dei beni ai legittimi eredi, con l’aggiunta del sequestro e della nomina di un custode giudiziario.

Tuttavia, gli eredi dell’autore dei falsi testamentari – anch’essi indagati – non avrebbero ottemperato alle disposizioni del giudice. Al contrario, avrebbero messo in atto una serie di manovre per “smontare” il patrimonio ereditario e sottrarlo alla restituzione. Tra queste, l’emissione e l’utilizzo di fatture per prestazioni professionali inesistenti, un espediente classico per drenare liquidità e commettere frode fiscale.

È su queste basi che il G.I.P. del Tribunale di Napoli ha accolto la richiesta della Procura, disponendo il sequestro preventivo finalizzato alla confisca. Il bottino dell’operazione è di tutto rispetto: i 29 immobili, del valore di oltre 3,3 milioni di euro, i frutti da essi generati (stimati in circa 3,8 milioni) e ulteriori somme per 204mila euro, relative a IVA e IRES evase.

L’operazione delle Fiamme Gialle napoletane non è solo un colpo alla criminalità economica, ma restituisce anche un quadro di sopruso ai danni dei legittimi eredi, a cui per anni sarebbe stato illegittimamente sottratto un patrimonio di famiglia attraverso una trama fatta di carte false e finanza opaca.

Pomigliano, Barbara Terracciano si è suicidata la pistola sottratta all’ex compagno

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Napoli- Non è un altro, tragico, femminicidio, ma un drammatico gesto volontario che si è consumato in pieno giorno sulla pista ciclabile della città. Barbara Terracciano, 45 anni, si è tolta la vita sparandosi un colpo di pistola alla tempia.

Lo hanno stabilito i Carabinieri dopo ore di intensi interrogatori e verifiche, che hanno ricostruito la dinamica di un gesto disperato.

La donna si sarebbe suicidata utilizzando una pistola sottratta all’uomo che era stato inizialmente fermato e interrogato nella mattinata di domenica, temendo potesse trattarsi dell’autore di un omicidio.

L’uomo, di cui non sono state diffuse le generalità, è stato rilasciato, ma la sua posizione resta al vaglio degli inquirenti: l’arma, infatti, è risultata essere di proprietà del padre defunto, il che potrebbe portarlo a essere indagato per omessa custodia di arma da fuoco.

La ricostruzione degli investigatori

Grazie anche all’analisi dei filmati registrati dalle telecamere di sorveglianza lungo la pista ciclabile, i Carabinieri hanno potuto ricostruire gli istanti prima della tragedia. Sembra che la Terracciano avesse sottratto l’arma all’uomo, che a quel punto si è lanciato al suo inseguimento per recuperarla. Una corsa disperata interrotta dal folle gesto della 45enne, che ha scelto di farla finita prima che l’uomo potesse raggiungerla.

Il colpo d’arma da fuoco è stato udito distintamente da numerosi abitanti dei palazzi adiacenti alla pista, la cui testimonianza è ora cruciale per stabilire l’orario esatto del decesso e l’eventuale presenza dell’uomo al momento dello sparo. Gli inquirenti stanno cercando di capire se l’uomo sia giunto in prossimità della donna immediatamente prima o immediatamente dopo il suicidio.

L’ombra della crisi sentimenale

Dietro l’estremo gesto si celerebbe una profonda crisi sentimentale. Fonti vicine alla donna, benché ancora non confermate ufficialmente, riferiscono che Barbara Terracciano aveva recentemente interrotto la sua ultima relazione, mandando via di casa il compagno. Quest’ultimo, dopo essere stato allontanato, aveva trovato alloggio in un B&B in città, che è stato perquisito dalle forze dell’ordine domenica mattina per cercare tracce utili alle indagini.

Gli investigatori dell’Arma, che anche ieri hanno convocato e ascoltato diverse persone informate sui fatti, si concentrano ora sull’esame autoptico e sulle immagini delle telecamere per la conferma definitiva della dinamica e per chiarire tutti i dettagli del gesto, che alcuni pensano possa essere stato “studiato nei minimi dettagli, forse per punire qualcuno”.

Intanto, sul punto in cui è stato trovato il corpo senza vita della 45enne, è apparso un mazzo di fiori, un silenzioso tributo alla vita spezzata, mentre in molti si interrogano se questa tragedia potesse essere evitata, “soprattutto se quella maledetta pistola non fosse stata lasciata incustodita”.

Nappli, giovane incensurato trovato con 100 candellotti in auto

Napoli – I controlli serrati disposti dal Comando Provinciale dei Carabinieri tra Napoli e provincia continuano a disegnare i contorni inquietanti di una nuova strategia della criminalità organizzata.

Non sono più solo volti noti o pregiudicati a finire nelle maglie della giustizia, ma sempre più spesso sono giovanissimi e insospettabili incensurati a ricoprire ruoli chiave nella catena dell’illegalità, attratti dalla promessa di un facile, quanto pericoloso, guadagno.

Questa volta, la tendenza si conferma, ma l’oggetto del reato cambia, seguendo pedissequamente l’attualità e la “moda” del periodo. Se il fenomeno era già stato osservato nel traffico di droga, oggi si sposta sul business dei botti illegali, con la criminalità organizzata che si dimostra ancora una volta una “S.p.A.” del crimine, sempre pronta a rispondere alla domanda del mercato, specialmente in vista delle imminenti festività.

L’arresto del corriere a Fuorigrotta

Lo scenario è il quartiere di Fuorigrotta, teatro dell’ultimo, significativo, intervento dei Carabinieri della stazione Rione Traiano. Durante un pattugliamento, l’attenzione dei militari è stata catturata da un’auto che percorreva via Gabriele Rossetti. Alla guida, un 25enne visibilmente agitato.

L’eccessivo nervosismo del giovane ha immediatamente acceso una spia, spingendo i Carabinieri a procedere con una perquisizione più approfondita del veicolo. I sospetti si sono tradotti in certezza quando, nascosti sotto i sedili posteriori, sono stati scoperti ben 100 candelotti esplosivi.

Non si trattava di comuni fuochi d’artificio, ma di ordigni pirotecnici non convenzionali e non omologati, i temutissimi “Cobra”. Il carico, impressionante, superava i 4 chili di massa esplosiva netta, che in quel momento viaggiava indisturbata tra le centinaia di auto del traffico cittadino, con un rischio potenziale incalcolabile.

Esplosivo in attesa di etichetta

La micidialità e l’alto potenziale distruttivo del materiale, unito alla mancanza di etichettatura e omologazione, ha reso indispensabile l’intervento sul posto degli artificieri del Comando Provinciale di Napoli. I fuochi, destinati con ogni probabilità al fiorente mercato nero di fine anno, sono stati messi in sicurezza e sequestrati.

Il 25enne, formalmente incensurato, è stato immediatamente tratto in arresto, evidenziando ancora una volta come il crimine organizzato recluti manovalanza “pulita” per minimizzare il rischio di pene severe per i capi.

L’uomo è ora in attesa di giudizio, mentre le forze dell’ordine continuano a indagare per risalire alla filiera di fornitura e distribuzione di questi ordigni mortali.

Partorisce in casa, la neonata trovata con la testa nel water

Ciriè – Un vagito soffocato, il panico, poi la corsa disperata delle ambulanze. È un dramma che si consuma tra le mura domestiche quello emerso ieri mattina in un appartamento di Ciriè, dove una neonata è stata trovata in condizioni disperate, con la testa immersa nell’acqua del water, subito dopo il parto.

La piccola è ora ricoverata nel reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale Maria Vittoria di Torino: è viva, ma le sue condizioni restano critiche e la prognosi è riservata.

La scoperta e i soccorsi

Tutto accade in pochi, concitati minuti. A lanciare l’allarme al 112 è il fratello della donna, zio della piccola. Entrando in bagno, l’uomo si è trovato di fronte a una scena agghiacciante: la sorella, 38 anni, aveva appena partorito e la bambina giaceva nel sanitario.

L’intervento del personale del 118 di Azienda Zero è stato immediato. I sanitari hanno dovuto rianimare la neonata sul posto prima di tentare una corsa verso l’ospedale di Ciriè. Tuttavia, la gravità del quadro clinico ha imposto un trasferimento d’urgenza a Torino, dove i medici stanno facendo il possibile per salvarle la vita.

L’inchiesta: si indaga per tentato infanticidio

Mentre i medici lottano in corsia, i Carabinieri e la Procura di Ivrea lavorano per ricostruire la dinamica dei fatti. Il fascicolo aperto dagli inquirenti ipotizza il reato di tentato infanticidio. Al momento, chi indaga non esclude alcuna pista, compresa quella del gesto volontario.

La posizione della madre è al vaglio degli investigatori: la donna è attualmente piantonata all’ospedale di Ciriè, ricoverata per le conseguenze del parto, e sarà interrogata formalmente non appena le sue condizioni psicofisiche lo permetteranno.

Il giallo della gravidanza nascosta

Agli operatori intervenuti nell’immediato e ai militari dell’Arma, la 38enne avrebbe fornito una prima, sconcertante spiegazione: «Non mi ero resa conto della gravidanza». Una versione che dovrà essere verificata attraverso esami medici e testimonianze, per capire se si tratti di un caso di negazione della gravidanza o di un tentativo di occultamento.

Sullo sfondo della vicenda emerge un contesto familiare descritto da alcuni testimoni come «particolarmente delicato». Saranno le indagini a chiarire se il disagio sociale o psicologico abbia giocato un ruolo determinante in questa tragedia sfiorata.

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