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Porto di Agropoli, 2 milioni per il rilancio

Il porto di Agropoli si prepara a una nuova stagione. Due milioni di euro in arrivo dall’Unione Europea per trasformare lo scalo salernitano in un hub moderno e competitivo, capace di attrarre turisti e diportisti da tutta Italia.

Il Comune cilentano ha messo a segno un colpo importante: il finanziamento, ottenuto nell’ambito del PR FESR Campania 2021/2027, sarà destinato al primo lotto funzionale del progetto di riqualificazione dell’infrastruttura portuale. Un investimento strategico che punta a valorizzare uno dei motori dell’economia locale.

Un’opportunità per il territorio

Lo scalo marittimo di Agropoli rappresenta molto più di un semplice approdo. È il cuore pulsante della mobilità via mare, un punto di riferimento per il diportismo nautico, la pesca professionale e lo sviluppo turistico dell’intero territorio cilentano. Gli interventi previsti mirano a potenziare queste vocazioni, con opere mirate al miglioramento delle strutture esistenti.

Il progetto si inserisce in una visione più ampia di modernizzazione delle infrastrutture portuali campane. L’obiettivo è chiaro: rendere il porto all’altezza delle aspettative di un turismo sempre più esigente e di un settore nautico in costante crescita.

Entusiasmo in Comune

“Un passo importante per rendere il porto più moderno e competitivo”. Con queste parole il sindaco Roberto Mutalipassi e l’assessore al Porto Giuseppe Di Filippo hanno accolto la notizia del finanziamento. L’amministrazione comunale vede in questi fondi europei un’occasione concreta per rilanciare uno degli asset strategici della città.

I lavori del primo lotto funzionale dovrebbero partire nei prossimi mesi, dando il via a una trasformazione che promette di cambiare il volto dello scalo agropolese e di rafforzarne il ruolo nel panorama turistico del Cilento.

Napoli, bloccati i pendolari del crimine della zona vesuviana

Napoli – Si chiude il cerchio su una serie impressionante di rapine a mano armata e furti che hanno segnato la tarda primavera tra Casalnuovo di Napoli e i comuni del Vesuviano. I Carabinieri hanno dato esecuzione ieri a due misure cautelari – un arresto in carcere e un obbligo di dimora – nei confronti di due persone ritenute responsabili a vario titolo di reati che spaziano dalla rapina aggravata al furto con strappo, fino alla ricettazione.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Nola e delegata alla Stazione Carabinieri di Sant’Anastasia, è partita da un arresto in flagranza avvenuto lo scorso 21 giugno. Quell’episodio ha fatto da miccia per un’indagine meticolosa, condotta con le tradizionali tecniche investigative, che ha permesso di ricostruire la fitta rete criminale.

Il risultato è eclatante: al principale indagato viene contestata l’esecuzione di ben otto rapine consumate nell’arco di appena due mesi, tra maggio e giugno 2025. Un vero e proprio raid criminale che ha toccato diversi comuni, tra cui Casalnuovo di Napoli, Pomigliano d’Arco, Marigliano, Castello di Cisterna, Mariglianella e Sant’Anastasia.

Il secondo indagato, colpito dalla misura dell’obbligo di dimora nel comune di Casalnuovo, è invece coinvolto in concorso in altri episodi. Nello specifico, l’attività investigativa ha permesso di attribuirgli:

Una tentata rapina commessa a Sant’Anastasia il 25 maggio 2025.

Un furto con strappo (scippo) messo a segno a Somma Vesuviana il 20 giugno 2025.

Il reato di ricettazione di un’autovettura.

Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal G.I.P. (Giudice per le Indagini Preliminari) del Tribunale di Nola, sono state eseguite ieri dai militari della stazione di Sant’Anastasia nei comuni di Napoli e Casalnuovo. L’operazione ha permesso di mettere la parola fine a una sequenza di reati che aveva generato notevole allarme sociale nelle aree interessate.

Napoli, 130 aziende sotto sequestro. Prefetto Di Bari: “Edilizia e ristoranti settori più infiltrati”

Napoli – La camorra non si ferma, e il prefetto Michele di Bari moltiplica i colpi. Con cinque nuove interdittive antimafia, salgono a 130 i provvedimenti emessi dall’inizio dell’anno per strappare dalle grinfie della criminalità imprese della Città Metropolitana.

Un’operazione di “pulizia” a tutto campo che svela la mappa dei business preferiti dai clan: dall’edilizia, storico settore di conquista, alla ristorazione, nuova frontiera del riciclaggio.

Il numero più alto di “stop” ha colpito il comparto delle costruzioni, confermato come il settore più “sensibile” e appetibile per le cosche. Ma è il boom dei locali e delle pizzerie in mano ai clan a destare allarme. Un settore, quello della ristorazione, che per sua natura è un magnete per il denaro sporco.

Perché i ristoranti piacciono alla camorra? I motivi sono strutturali: si basa su pagamenti in contante, spesso sfugge ai controlli con l’uso di manodopera irregolare e permette di nascondere i veri proprietari delle attività. Aprire un locale è un investimento perfetto: garantisce introiti costanti, una presenza capillare sul territorio e, soprattutto, un canale ideale per “lavare” ingenti somme di denaro illegale, trasformandolo in profitti legali da un’attività di cui c’è sempre richiesta.

Le 130 aziende “osservate speciali” operano in settori cruciali per l’economia napoletana: oltre a edilizia e ristorazione, anche il commercio (incluso quello alimentare), la gestione dei rifiuti, i trasporti e le agenzie di pratiche auto. Un attacco a 360 gradi all’economia legale, che il prefetto contrasta con un’azione continua e mirata.

Due donne puhser arrestate a Santa Maria a Vico

Santa Maria a Vico – Un’operazione lampo dei carabinieri ha portato all’arresto di due giovani donne, rispettivamente di 21 e 25 anni, originarie del Casertano e del Napoletano, sorprese con dosi di droga e tutto l’occorrente per lo spaccio.

L’episodio è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri, lunedì 18 novembre 2025, durante un normale servizio di pattugliamento del territorio.

I militari della Stazione di Santa Maria a Vico, insospettiti dal comportamento delle due ragazze a bordo di un’auto, hanno deciso di effettuare una perquisizione. L’ispezione ha permesso di rinvenire circa 40 grammi di sostanze stupefacenti tra cocaina, marijuana e crack, suddivise in 29 dosi pronte per essere vendute al dettaglio.

Ma non è finita qui: le perquisizioni nelle abitazioni delle indagate hanno portato al sequestro di un bilancino di precisione, bustine termosaldabili, una macchina per il sottovuoto, sei telefoni cellulari e 85 euro in banconote di piccolo taglio, ritenuti provento dell’attività illecita.

Le due donne sono state arrestate in flagranza di reato e, dopo le formalità di rito, sono state poste agli arresti domiciliari su disposizione dell’autorità giudiziaria. L’indagine, coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, è ancora in corso per approfondire eventuali collegamenti con altri soggetti coinvolti nello spaccio.

Sorrento, identificato il ladro seriale delle E-Bike

Sorrento – Un ladro seriale di biciclette a pedalata assistita finisce in manette grazie a un’indagine lampo dei Carabinieri. Tre furti aggravati tra agosto e settembre, con bottini rubati da garage privati e strade affollate: l’uomo, già in carcere per altri reati, è stato identificato grazie a video e dettagli inequivocabili come un tatuaggio.

I Carabinieri della Compagnia di Sorrento hanno eseguito stamattina un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura della Repubblica. Il provvedimento colpisce un uomo gravemente indiziato di tre episodi di furto aggravato di e-bike, commessi tra il 18 agosto e il 7 settembre 2025 nei comuni di Sorrento e Sant’Agnello.

I reati contestati riguardano la sottrazione di tre velocipedi di valore: due furti sono avvenuti all’interno di pertinenze private, mentre il terzo sulla pubblica via. Le indagini, condotte dai militari della Stazione Carabinieri di Sorrento e coordinate dalla Procura, hanno sfruttato filmati da sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, analizzati con attenzione per estrapolare dettagli cruciali.

Attraverso riscontri diretti e confronti, gli investigatori hanno identificato un unico sospetto responsabile, basandosi su caratteristiche fisiche, abbigliamento e un tatuaggio sull’arto superiore sinistro. Decisivo un controllo effettuato dai Carabinieri in Penisola Sorrentina: l’uomo fermato presentava corrispondenze perfette con le immagini dei video che ritraevano l’autore dei furti.

Il quadro probatorio, solido e con alta probabilità di colpevolezza, ha portato all’emissione della misura cautelare. L’indagato, già detenuto presso la Casa Circondariale di Napoli-Poggioreale per altra causa, ha ricevuto la notifica in loco. Le forze dell’ordine sottolineano come queste operazioni rafforzino la sicurezza contro i furti di mezzi ecologici sempre più diffusi in zona.

Caivano, l’“eredità” dello spaccio: nonno e nipote arrestati insieme

Caivano – Due generazioni unite non da affetti o lavoro onesto, ma – secondo quanto ricostruito dai Carabinieri – dall’attività di spaccio. A Caivano, nel cuore del Parco Verde, un nonno di 58 anni e il nipote appena 18enne, che porta il suo stesso nome, sono stati arrestati con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Per entrambi è stata disposta la misura degli arresti domiciliari, in attesa di giudizio.

L’operazione è scattata in tarda serata, quando una pattuglia della Stazione Carabinieri di Caivano, supportata dai militari della sezione radiomobile, ha notato uno scambio sospetto in strada. I militari hanno assistito alla cessione di una dose di droga a un cliente, fermato e sanzionato amministrativamente per consumo di stupefacenti.

Risalendo al presunto punto di approvvigionamento, i Carabinieri hanno individuato il 58enne e il nipote 18enne, bloccandoli e sottoponendoli a perquisizione personale e domiciliare. Nel corso dei controlli sono state sequestrate 11 dosi di cocaina già pronte per la vendita, materiale per il confezionamento e 280 euro in contanti, somma che gli investigatori ritengono provento dell’attività illecita.

Per l’anziano e il giovane, che secondo gli inquirenti condividevano non solo l’abitazione ma anche la gestione delle singole cessioni, sono così scattate le manette. La Procura ha convalidato l’arresto e disposto per entrambi la misura cautelare degli arresti domiciliari, in attesa delle prossime fasi del procedimento.

Il caso riaccende i riflettori sulla condizione del Parco Verde di Caivano, territorio da anni segnato da degrado sociale, disoccupazione e una diffusa presenza di attività di spaccio, in cui spesso – come emerge da questa vicenda – la criminalità sembra tramandarsi di generazione in generazione.

Maltempo, Salernitano in ginocchio. Bomba d’acqua a Sapri: strade come fiumi e scuole chiuse

Salerno -Una violenta ondata di maltempo si è abbattuta sul Salernitano, trasformando una giornata autunnale in un vero e proprio scenario di emergenza. Il cuore della criticità è Sapri, nel Golfo di Policastro, dove una “bomba d’acqua” ha scaricato un’enorme quantità di pioggia in poche ore, mandando in tilt la città e costringendo il sindaco a disporre la chiusura di tutte le scuole per motivi di sicurezza.

Emergenza a Sapri

La situazione più drammatica si registra in via Kennedy, una zona già nota per la sua vulnerabilità. Nonostante i lavori di mitigazione del rischio idrogeologico completati negli ultimi mesi, la strada si è trasformata in un fiume in piena, con l’acqua che ha invaso non solo le carreggiate ma anche abitazioni e piani bassi.

La Protezione Civile è al lavoro senza sosta per monitorare l’evoluzione del fenomeno e assistere i cittadini, mentre la circolazione in gran parte del centro abitato è paralizzata, rievocando gli incubi di passate alluvioni.

Disagi nel Cilento e il caso di Moio

Ma i disagi non si sono limitati al Golfo di Policastro. Anche il Cilento ha dovuto fare i conti con la furia del maltempo. Tra Ascea e Velia, una tromba d’aria ha sradicato due imponenti alberi di eucalipto, che sono crollati sulla carreggiata bloccando completamente il traffico e rendendo necessario l’intervento immediato delle squadre di manutenzione comunali.

Unica nota positiva in un quadro preoccupante arriva da Moio di Agropoli. L’area, che nel 2022 fu devastata da un’alluvione, ha retto all’impatto delle intense piogge grazie alle recenti opere di pulizia e manutenzione dei canali e dei corsi d’acqua.

Un intervento preventivo che ha funzionato, contenendo le criticità e dimostrando l’importanza della cura del territorio. Intanto, l’intero Salernitano resta in stato di allerta, con le autorità che si preparano a fronteggiare possibili nuove ondate di maltempo nelle prossime ore.

Serie A, gli arbitri della 12a giornata: Napoli-Atalanta a Di Bello, Sozza per il derby di Milano

La 12ª giornata di Serie A promette scintille e la scelta degli arbitri conferma la portata del weekend. Sarà Simone Sozza, della sezione di Seregno, a dirigere il derby della Madonnina tra Inter e Milan, in programma domenica 23 alle 20.45 a San Siro. Un incarico di peso che lo vedrà affiancato dagli assistenti Peretti e Colarossi, mentre Marcenaro sarà il quarto uomo. Al Var opereranno Aureliano e Di Paolo, un team che la Lega ha scelto per garantire massima attenzione in una sfida che vale molto più di tre punti.

Il turno, però, non vive solo della notte di San Siro. Sabato porta con sé due anticipi decisivi. Al Franchi, Fiorentina-Juventus sarà affidata a Daniele Doveri, chiamato a gestire una gara spesso incandescente. In serata, alle 20.45, toccherà invece a Marco Di Bello prendere in mano Napoli-Atalanta al Maradona, un’altra partita che promette ritmo e pressione altissima.

La Roma capolista, appaiata al Milan, scenderà in campo domenica a Cremona. Per la sfida dello Zini è stato scelto Giovanni Ayroldi di Molfetta, incaricato di dirigere un match che potrebbe modificare gli equilibri della classifica. Un weekend che mette alla prova squadre e arbitri, con tre giorni di calcio ad alta intensità e incroci che possono incidere sulla corsa al vertice.

Playoff Mondiali 2026, l’Italia attende il sorteggio: subito rischio Svezia per gli Azzurri

La corsa dell’Italia verso i Mondiali del 2026 entra nella sua fase più delicata. Con la conclusione dei gironi di qualificazione, il cammino verso Stati Uniti, Canada e Messico passa ora per i playoff, dove restano quattro posti ancora da assegnare. Domani a Zurigo verrà tracciato il percorso che gli Azzurri dovranno affrontare, una strada che si preannuncia tutt’altro che semplice.

La squadra guidata da Gattuso è stata inserita in prima fascia grazie al ranking FIFA, un vantaggio relativo che assicura solo un dato: la semifinale del 26 marzo si giocherà in Italia. L’avversaria, però, resta un’incognita pesante. Arriverà dalla quarta fascia, quella delle nazionali ripescate tramite la Nations League, e il ventaglio delle possibili contendenti non permette distrazioni. Tra Svezia, Irlanda del Nord, Macedonia del Nord e Romania il rischio di un incrocio complicato è reale, soprattutto con una Svezia desiderosa di riscatto e una Macedonia già capace in passato di rovinare i piani azzurri.

Se l’Italia supererà il primo ostacolo, il 31 marzo la attenderà la finale decisiva. L’avversaria potrebbe provenire dalla seconda fascia — Polonia, Repubblica Ceca, Galles o Slovacchia — oppure dalla terza, dove spiccano Albania, Irlanda, Bosnia-Erzegovina e Kosovo. Un ulteriore livello di imprevedibilità in un playoff che, come insegna la storia recente, non concede margini di errore.

Al via il voto per i Globe Soccer Awards: da Conte a Yamal, corsa mondiale ai premi di Dubai

La macchina dei Globe Soccer Awards si è rimessa in moto. È partita ufficialmente la fase delle votazioni che condurrà alla cerimonia del 28 dicembre a Dubai, dove saranno incoronati i migliori protagonisti del calcio internazionale. Gli occhi sono puntati su una lista di candidati che mescola fuoriclasse affermati, talenti emergenti e figure tecniche di primo piano, mentre il Paris Saint-Germain domina la scena grazie al trionfo europeo della scorsa stagione.

Luis Enrique guida il gruppo dei candidati più attesi: il tecnico spagnolo, reduce da una stagione perfetta con Champions League, campionato e Coppa di Francia, è in corsa per il premio di miglior allenatore, mentre Luís Campos punta al riconoscimento di miglior direttore sportivo. Nella sfida per il premio destinato al miglior club maschile spicca ancora il Psg, accompagnato da un plotone di otto giocatori presenti nelle varie categorie, tra cui Hakimi, Kvaratskhelia, Dembélé, Nuno Mendes, Vitinha, Fabián Ruiz, Doué e Donnarumma, oggi al Manchester City.

La rappresentanza italiana non manca: Antonio Conte e Maresca figurano tra i possibili migliori allenatori dell’anno, mentre Donnarumma, Lautaro Martínez e McTominay compaiono nella lista dei giocatori in corsa per il titolo individuale. Nella categoria femminile il Barcellona prova a ribadire il proprio dominio con Aitana Bonmatí, favorita per il terzo trionfo consecutivo. Tra i club italiani resistono Inter, Napoli e la Juventus femminile.

Accanto ai big del calcio europeo trovano spazio anche Mbappé, Vinícius Júnior, Harry Kane, Salah e la stella del Barcellona Lamine Yamal, tra i più giovani contendenti al premio per il miglior giocatore. L’edizione 2025 introduce inoltre un riconoscimento inedito, quello dedicato al miglior mental coach, con la presenza dell’italiana Nicoletta Romanazzi tra i candidati. Tommaso Bendoni, fondatore e CEO dei Globe Soccer Awards, sottolinea l’importanza dell’appuntamento: Dubai, per il sedicesimo anno, diventerà il centro del calcio mondiale e il palco sul quale celebrare eccellenza, talento e innovazione.

Alluvione di Ischia, domani la Camera di Consiglio decide sull’archiviazione

L’appuntamento è fissato per domani a Napoli, quando la Camera di Consiglio dovrà stabilire se archiviare o meno la richiesta di responsabilità legata all’alluvione del 26 novembre 2022 a Casamicciola Terme, una tragedia che costò la vita a dodici persone e lasciò un’intera comunità piegata da dolore e interrogativi. Una decisione attesa e delicatissima, che si inserisce in un contesto nazionale segnato da eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e violenti, capaci di trasformare in emergenza ogni prima perturbazione.

Mentre l’Italia continua a confrontarsi con ondate di piogge violente alimentate dal Mediterraneo surriscaldato e con un territorio sovraccarico di costruzioni, torna ancora una volta la domanda che accompagna ogni disastro: il nostro ambiente urbanizzato è realmente in grado di resistere? Oppure abbiamo costruito troppo, male e senza considerare la reale evoluzione del territorio?

Per Antonello Fiore, presidente nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, la risposta è netta. Un’eventuale archiviazione senza l’individuazione di responsabilità sarebbe molto più di un atto giudiziario: rappresenterebbe un messaggio pericoloso, quello che tutto dipende dal caso, cancellando il peso di scelte errate, pianificazioni inadeguate e una gestione del territorio incapace di prevenire tragedie annunciate.

Fiore richiama l’attenzione sulla necessità di monitoraggi seri, interventi di difesa del suolo programmati e certi, piani urbanistici coerenti con le caratteristiche geologiche e soprattutto un freno al consumo di suolo che da decenni continua a erodere sicurezza e resilienza. Alla vigilia della decisione, l’isola e il Paese intero attendono una risposta che non riguarda solo il passato, ma anche il futuro di ogni territorio chiamato a convivere con una natura sempre più estrema e con responsabilità umane che non possono essere ignorate.

Camposano, il Prefetto istituisce la zona rossa: stretta contro l’illegalità diffusa

A Camposano scatta una zona rossa decisa dal Prefetto di Napoli Michele di Bari, una misura straordinaria messa in campo dopo i recenti episodi di microcriminalità che hanno acceso i riflettori su alcune aree considerate particolarmente delicate. La decisione è maturata nel corso del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, al quale ha partecipato anche il sindaco del comune, e rappresenta una risposta immediata alle crescenti richieste di sicurezza da parte dei cittadini.

Il provvedimento interessa piazza Umberto I e le strade che la racchiudono, tra cui corso Vittorio Emanuele III, via Roma, via Armando Diaz, Borgo Petillo e la Villa comunale. Sono zone in cui si sono registrate presenze ritenute pericolose e comportamenti aggressivi o molesti, tali da limitare la fruibilità degli spazi pubblici e alimentare situazioni di degrado. La misura vieta lo stazionamento a chi, oltre a mostrare atteggiamenti minacciosi, risulta già segnalato all’autorità giudiziaria per reati che spaziano dallo spaccio alla violenza, dai furti all’occupazione abusiva, fino alla detenzione o al porto illecito di armi.

Il Prefetto ha richiamato i risultati ottenuti in passato con provvedimenti analoghi in altri comuni, sottolineando come l’obiettivo sia garantire un’azione più incisiva e coordinata delle forze dell’ordine. Nonostante i controlli già attivi sul territorio, la pressione della microcriminalità e la percezione di insicurezza rendevano necessari interventi ulteriori, supportati da risorse straordinarie. L’intento è restituire vivibilità agli spazi urbani, proteggere la popolazione e assicurare un controllo più rigoroso delle aree critiche.

Secondigliano, 18 kg di droga nascosti nella cameretta del neonato: arrestato 29enne

Un blitz all’alba ha portato i Carabinieri di Secondigliano a scoprire un nascondiglio che supera ogni immaginazione: nella cameretta di un neonato, tra i mobili destinati al piccolo, era custodito un vero arsenale di droga pronto per essere immesso sul mercato. In manette è finito Gennaro Esposito, ventinovenne del quartiere e già noto alle forze dell’ordine, sorpreso con un carico di stupefacenti dal valore elevatissimo.

I militari erano impegnati in un servizio mirato al contrasto di armi e droga quando hanno raggiunto l’abitazione del giovane. La perquisizione ha rapidamente assunto una piega inaspettata: l’armadio della stanza del bambino, apparentemente innocuo e perfettamente ordinato, nascondeva un quantitativo di sostanze proibite che conferma la rilevanza dello smercio gestito dal ventinovenne. Tra gli indumenti e gli oggetti della nuova vita familiare sono stati trovati quindici chili di hashish, quasi due chili di eroina e oltre ottocento grammi di cocaina, tutto confezionato e pronto per la distribuzione.

La vicinanza del materiale alla culla del neonato ha colpito gli investigatori, segnalando un livello di rischio e spregiudicatezza che aggiunge gravità alla vicenda. Esposito è stato arrestato e trasferito in carcere con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, mentre le indagini proseguono per individuare la filiera di provenienza del carico e i possibili complici coinvolti nella rete di distribuzione del quartiere.

Ischia, lussuoso tablet rubato al ristorante: recuperato

Ischia – Un certosino servizio di osservazione e un “dettaglio” che non è sfuggito all’occhio esperto dei militari. È così che i Carabinieri dell’Aliquota Operativa di Ischia sono riusciti a chiudere il cerchio su un furto estivo, denunciando per ricettazione un 54enne del posto, già noto alle forze dell’ordine.

L’operazione è scattata nelle scorse ore. Durante una mirata perquisizione domiciliare, i Carabinieri hanno rinvenuto un tablet di alto valore economico. Il dispositivo era perfettamente funzionante, ma con un particolare: era stato completamente resettato, nel tentativo, evidentemente, di cancellare ogni traccia della sua provenienza.

Il numero di serie incastra il ricettatore

Un tentativo vano. Proprio quel reset ha infatti spinto la pattuglia ad approfondire immediatamente la vicenda. I militari hanno proceduto al controllo incrociato del numero di serie del dispositivo, e in pochi minuti ogni dubbio è stato fugato.

Il tablet risultava essere oggetto di una denuncia presentata alla fine di agosto. Era stato rubato da un ristorante affacciato su una delle località più rinomate dell’isola: la “Spiaggia dei Maronti”.

Grazie alla segnalazione originaria e al controllo che ha smascherato il ricettatore, il dispositivo è stato immediatamente recuperato e restituito al legittimo proprietario, che lo aveva perso la scorsa estate.

Per il 54enne è scattata la denuncia. Dovrà ora rispondere all’autorità giudiziaria del reato di ricettazione.

Perché scegliere una gioielleria è molto più intelligente che comprare l’ennesima moda passeggiera

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Quando hai un budget da dedicare a qualcosa di bello, le opzioni sono tantissime: telefono nuovo, sneakers alla moda, una borsa firmata, la console di ultima generazione… E poi c’è l’idea che spesso arriva per ultima: un gioiello vero. Quella che tanti scartano perché “troppo impegnativa”, “ci penserò più avanti”, “tanto non è urgente”.

Ma proviamo a riflettere insieme: che valore avrà quella borsa tra cinque anni? E quel telefono? Spoiler: uno starà scolorendo in fondo all’armadio, l’altro sarà diventato lento come una lumaca in pensione.

Un gioiello, invece, non solo sopravvive al tempo: lo batte.

I beni che compriamo ogni giorno: consumano e spariscono

Viviamo in un mondo dove gli oggetti diventano vecchi prima ancora di averli davvero sfruttati. La moda cambia a velocità folle, i dispositivi si aggiornano così spesso che il tuo smartphone, dopo due anni, ti guarda già con aria depressa.

E se compri per entusiasmo, senza pensare al domani, ti ritrovi con armadi pieni di cose che non userai più ma di cui hai ancora la ricevuta nel cassetto… insieme ai rimpianti.

I gioielli autentici, in oro e pietre naturali, seguono una logica completamente diversa. Sono beni durevoli, creati per accompagnare una persona per anni, generazioni addirittura.

Gli orecchini che compri per un evento non “scadono”. Il bracciale che scegli per celebrare una vittoria personale non perde valore quando la moda decide che incatenarsi al polso “non è più cool”.

Il valore dei materiali nobili resta. E spesso cresce.

Oro: una specie di supereroe economico

Parliamo chiaro: l’oro non è un capriccio. È una valuta universale.

Il suo prezzo può oscillare nel breve periodo, certo, ma la sua storia economica dimostra una cosa semplice e incontrovertibile: ha sempre protetto il valore nel tempo.

Il mondo cambia, le valute si svalutano, le tecnologie diventano obsolete, ma una catena in oro 18 kt di vent’anni fa… vale ancora. Anzi, molte volte vale di più.

Quindi quando compri un gioiello vero non stai semplicemente seguendo un impulso estetico. Stai mettendo da parte un pezzetto di sicurezza economica. Una micro-polizza che puoi indossare e che non si svaluta appena esci dal negozio, a differenza dell’auto nuova che perde valore già al primo semaforo.

Le pietre naturali: piccoli tesori in tasca

Diamanti, rubini, zaffiri, smeraldi: sono risorse finite della Terra.

Una pietra naturale è come un’opera d’arte: unica, irripetibile, e per questo ricercata. Con il tempo, soprattutto nei tagli particolarmente belli o nelle colorazioni più rare, il loro valore tende a crescere.

Le pietre sintetiche o le “simil pietre” hanno una loro utilità e possono essere un’opzione per piccoli budget, ma non hanno la stessa capacità di mantenimento del valore. Sono affascinanti sul momento, ma la loro rivendibilità è quasi nulla.

Se vuoi qualcosa che duri per sempre, la natura batte il laboratorio.

I gioiellieri: consulenti del bello e del valore

Un altro vantaggio spesso sottovalutato nel rivolgersi a una gioielleria: non sei solo.

Online puoi trovare qualsiasi cosa, dal gioiello da mille e una notte al “disastro da dodici euro spedito dalla luna”. Ma quando sei in negozio hai davanti un esperto con esperienza vera: mani, occhi e strumenti capaci di raccontarti ogni dettaglio dell’oggetto che stai per acquistare.

Il gioielliere professionista:

Arzano, rapina con pistola, taser e macchina a noleggio: trasferita in comunità la banda di baby rapinatori.

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Arzano – Sta facendo discutere e non poco ciò che sta accadendo in questi giorni dopo l’arresto dei baby rapinatori con la pubblicazione di video e storie su TikTok e Instagram per inneggiare i loro amici.

Frasi quali “non saremo mai deboli perché abbiamo preso esempio dai più forti”, “ti amo”, “semp cu te a vita”, “comm si omm sang mi anche questo passa” o “tu si o dang mi tutt a vita”. Il gruppo di Arzano sono figli di questi tempi, un po’ Gomorra e un po’ i video gangsta rap, hanno forse annebbiato la mente e tracciato nelle loro menti percorsi di vita che di certo non gli riserveranno nulla di buono.

Non è una novità, visto che dalle celle del carcere è sempre più frequente l’utilizzo delle piattaforme social. Tutto vissuto con una disarmante tranquillità. La banda era stata tratta in arresto dai carabinieri della Tenenza di Arzano a seguito di una rapina commessa in Corso Salvatore d’Amato, zona industriale della città.

I quattro, secondo il racconto del derubato, armati di pistola e taser, gli avrebbero sottratto alcuni gioielli indossati e una sigaretta elettronica dandosi poi alla fuga su un’auto. In men che non si dica, la gazzella dei militari dell’Arma della locale tenenza aveva individuato lo stesso veicolo descritto dalla vittima, una potentissima Audi A3 presa a noleggio nella centralissima in Piazza Marconi.

I quattro giovani erano a bordo ma vengono subito bloccati dai carabinieri. Dagli accertamenti era emerso che uno di loro aveva ancora con sé la sigaretta elettronica sottratta alla vittima, che successivamente ha riconosciuto i tre minorenni come autori della rapina.

Le successive perquisizioni domiciliari eseguite nelle abitazioni dei quattro indagati hanno inoltre portato al rinvenimento, nell’appartamento di uno dei minorenni, di una pistola a pallini priva di tappo rosso che è stata sequestrata.

Indagini in corso per verificare se i quattro siano responsabili di altre rapine in zona. Intanto mentre il paese è sgomento, gli arrestati diventano influencer. Saluti dalle auto che li traducono al carcere, baci, foto e video in cui vengono ritratti assieme ai loro familiari ( qualcuno recluso) e con le facce nei video scolpite da rabbia e soddisfazione di chi sta diventando “importante” scalando le gerarchie del crimine.

Ad Arzano nell’ultimo periodo vi è stata una recrudescenza di atti di bullismo e vandalismo sia per strada che nella villa comunale dove giovanissimi balordi la farebbero da padrone a tutte le ore e specie quelle serali. Addirittura qualche mese fa e per ben due volte, ci fu lo sradicamento di tutti gli alberi sulla centralissima Via Napoli ad opera di ignoti.

P.B.

Napoli, agguato a Pianura: ferito 40enne

Napoli – Una lite, seguita da colpi d’arma da fuoco esplosi nella notte. È il copione di un regolamento di conti, o di una lite interna, andato in scena in una delle piazze di spaccio più calde della città.

L’episodio, nella notte, a Pianura, quartiere a nord di Napoli, storico feudo e roccaforte del clan Carillo- Perfetto, una delle cosche più agguerrite e radicate dell’hinterland.

La vittima, un uomo di 40 anni, è stata colpita più volte agli arti inferiori. L’agguato è avvenuto poco prima dell’alba in via Evangelista Torricelli, una strada che, come molte altre nella zona, è considerata “sensibile” dalle forze dell’ordine per l’alta densità di affari illeciti e per la massiccia presenza di affiliati al sodalizio camorristico.

Second una prima ricostruzione degli agenti del Commissariato di Bagnoli, sul posto per i primi rilievi, l’uomo sarebbe stato avvicinato da un gruppo di giovani. Tra loro sarebbe nata un’accesa discussione, degenerata in pochi secondi in una sparatoria.

I colpi, esplosii con sconsiderata ferocia in un’area densamente popolata, hanno centrato l’uomo alle gambe, abbattendolo sull’asfalto.

I soccorsi sono stati immediati. Il 40enne è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo. Qui i medici, dopo averlo medicato, lo hanno dimesso con una prognosi di 20 giorni: un epilogo che, dati i dinamismi della criminalità organizzata, può configurarsi solo come un avvertimento, un “avviso” a scopo intimidatorio.

Le indagini della Polizia di Stato sono ora concentrate sulla ricostruzione dell’esatta dinamica e sull’identificazione degli esecutori. Gli investigatori non escludono alcuna pista: dalla lite per futili motivi, alla contesa per il controllo del territorio, fino alla possibilità che si sia trattato di un “fuoco amico” all’interno dello stesso gruppo criminale.

In un quartiere come Pianura, dove l’ombra dei clan si allunga su ogni attività, legale e illegale, ogni colpo di pistola racconta una storia di potere, soldi e sangue.

Choc ad Acerra: spari contro la ede del Sert

Acerra – Un gesto di violenza che ha il sapore della provocazione, uno schiaffo alla legalità nel cuore di una struttura sanitaria. È accaduto ieri sera ad Acerra, in provincia di Napoli, dove poco prima della mezzanotte — erano circa le 23.45 — i carabinieri sono intervenuti presso la guardia medica di via dei Mille 13, sede anche del Sert, il servizio pubblico per le dipendenze.

Secondo una prima ricostruzione, un individuo non ancora identificato avrebbe esploso diversi colpi d’arma da fuoco contro una parete esterna dell’edificio, per poi dileguarsi nel buio prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Sul posto i militari hanno rinvenuto e sequestrato quattro bossoli calibro 9×19, elementi che ora saranno analizzati per tentare di risalire all’arma e, eventualmente, all’autore del gesto.

Al momento gli investigatori non escludono alcuna pista. Si va dall’ipotesi di un atto dimostrativo, forse legato all’attività stessa del Sert, a quella di un avvertimento indirizzato a qualcuno che frequenta la struttura.

Un fatto inquietante, che riapre il dibattito sulla sicurezza nelle aree più delicate del territorio e sul ruolo dei servizi sanitari che operano a contatto con situazioni di forte vulnerabilità sociale.

La dinamica, seppur breve e fulminea, porta con sé una gravità evidente: sparare contro un luogo pubblico, peraltro destinato alla cura e al sostegno delle persone, significa colpire simbolicamente lo Stato e le sue istituzioni sul territorio.

E mentre le indagini proseguono senza sosta, ad Acerra cresce la preoccupazione tra gli operatori sanitari e i residenti della zona, sempre più spesso spettatori di episodi che minano la percezione di sicurezza.

Gli inquirenti stanno vagliando testimonianze, immagini delle telecamere e possibili collegamenti con altri episodi registrati negli ultimi mesi. Un lavoro certosino nel tentativo di dare un nome e un movente a una sparatoria che, pur senza feriti, lascia un segno profondo nella comunità.

Giugliano, si oppone alla rapina della bicicletta: accoltellato

Giugliano– Notte di violenza a Giugliano in Campania, dove un giovane di 28 anni, cittadino afghano residente in città, è stato accoltellato durante un tentativo di rapina. L’aggressione è avvenuta intorno alle 2:30 della notte, mentre la vittima stava tornando a casa in bicicletta.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti operata dai Carabinieri, il giovane sarebbe stato avvicinato da due individui che hanno tentato di sottrargli il mezzo a due ruote. Di fronte al rifiuto della vittima di consegnare la bicicletta, i malviventi sono passati alle vie di fatto: il 28enne è stato colpito con due fendenti alla schiena prima che gli aggressori si dileguassero nel buio.

Il giovane è riuscito a raggiungere il pronto soccorso dell’ospedale San Giuliano, dove i Carabinieri sono intervenuti per raccogliere la denuncia e avviare le prime indagini. Attualmente il 28enne è sotto osservazione medica, ma fortunatamente non sarebbe in pericolo di vita. Le sue condizioni vengono monitorate costantemente dal personale sanitario.

Le forze dell’ordine stanno conducendo accertamenti per identificare i due aggressori. Gli investigatori stanno acquisendo eventuali filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona e raccogliendo testimonianze per ricostruire con precisione la dinamica dell’episodio e risalire agli autori della violenta aggressione.

Droga e pizzo nella movida di Coroglio: condannato il clan Esposito-Nappi, ma niente stangata

Droga senza sosta, racket sulla movida e un clan pronto a tutto per controllare il territorio. A quasi un anno dal maxi-blitz che aveva decapitato la cosca flegrea degli Esposito-Nappi, arriva il verdetto del processo di primo grado celebrato con il rito abbreviato: 103 anni di carcere per i tredici imputati.

Una sentenza che certifica la tenuta dell’impianto accusatorio, costruito dagli investigatori anche grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e a due anni di intercettazioni serrate, ma che allo stesso tempo non infligge la “stangata” richiesta dalla DDA.

Alla sbarra è tornato Massimiliano Esposito, noto come “’o scugnato”, ritenuto il ras che – nonostante precedenti arresti e periodi ai domiciliari a Scalea – avrebbe continuato a dirigere gli affari del clan Esposito-Nappi.

Con l’appoggio della moglie, Maria Matilde Nappi, secondo l’accusa il boss avrebbe gestito un doppio binario di business: lo spaccio di droga nella movida di Coroglio e il racket ai parcheggiatori abusivi, un sistema capace di generare introiti da migliaia di euro ogni notte.

Il blitz che aveva chiuso il cerchio investigativo scattò nel settembre 2024, quando la polizia arrestò tredici persone. L’inchiesta della Squadra Mobile, partita nel 2022, si era alimentata soprattutto delle intercettazioni ambientali che documentavano scambi di droga, minacce agli esercenti e la ripartizione dei guadagni. Determinanti anche alcune dichiarazioni del pentito Michele Ortone che aveva confermato la struttura piramidale del clan e il ruolo centrale di Esposito nel controllo del territorio.

Il quadro accusatorio era pesante: associazione mafiosa, traffico di droga, detenzione di armi ed estorsioni, tutti reati aggravati dalla finalità mafiosa. Eppure il giudice ha inflitto pene complessivamente più basse rispetto alle richieste della Procura. Soddisfatti, infatti, gli avvocati Rocco Maria Spina, Leopoldo Perone e Claudio Davino, difensori dei principali imputati.

Elenco delle condanne

Massimiliano Esposito “’o scognato” – 14 anni

Maria Matilde Nappi – 13 anni e 4 mesi

Massimiliano Giuseppe Esposito Junior – 10 anni e 8 mesi

Cristian Esposito – 10 anni e 8 mesi

Alessandro Tasseri – 10 anni

Gennaro Esposito – 8 anni

Salvatore Iuliano – 8 anni

Carmine Esposito – 7 anni e 2 mesi

Vincenzo Fasano – 6 anni

Eduardo Esposito – 6 anni

Michele Ortone – 4 anni

Maria Campolo – 2 anni (pena sospesa)

Luisa Grasso – 2 anni

(nella foto in alto da sinistra ilboss Massimiliano Esposito, la moglie Maria Matilde Nappi e i figli Massimiliano Giuseppe Esposito Junior e Cristian Esposito; in basso sempre da sinistra il pentito Michele Ortone, Alessandro Tasseri, Carmine Esposito e Gennaro Esposito)

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