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Pusher fugge per 500 metri ma viene acciuffato: aveva 48 dosi di cocaina

Nella tarda serata di ieri in via Rubicone, nella località Destra Volturno di Castel Volturno, un uomo di 35 anni di origine ghanese ha tentato di sfuggire a un controllo dei Carabinieri della Tenenza locale. Alla vista dei militari dell’Arma, che lo avevano notato aggirarsi con fare sospetto sulla pubblica via, l’uomo si è dato alla fuga a piedi, costringendo i Carabinieri a un inseguimento protrattosi per circa 500 metri lungo le strade del litorale Domizio.

Bloccato e perquisito

Raggiunto e immobilizzato, il 35enne è stato sottoposto a perquisizione personale. L’esito non ha lasciato dubbi: addosso all’uomo sono stati rinvenuti 48 involucri in cellophane contenenti cocaina, già suddivisa in dosi singole pronte per la cessione. Il materiale stupefacente è stato immediatamente sequestrato e posto in custodia in attesa del versamento presso l’Ufficio Corpi di Reato.

Identificato senza documenti

L’uomo, risultato privo di documenti di identità e senza fissa dimora, è stato identificato attraverso rilievi foto-dattiloscopici. Al termine delle formalità di rito, è stato arrestato con le accuse di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale, e trattenuto nelle camere di sicurezza in attesa del rito direttissimo fissato per la mattinata del 4 marzo 2026. L’Autorità Giudiziaria competente è stata prontamente informata.

Litorale Domizio nel mirino

L’operazione si inserisce nel quadro di un’intensa attività di contrasto allo spaccio che i Carabinieri di Castel Volturno portano avanti senza sosta sul litorale Domizio, territorio da tempo sotto pressione per il traffico di sostanze stupefacenti.

Concessioni demaniali marittime, proroga per la stagione 2026: sorrentini salvi da un’estate a rischio

Procedere in tempi rapidi alla redazione del Pad (Piano Attuativo Demaniale), avviare le procedure di selezione pubblica delle concessioni demaniali marittime e, contestualmente, disporre una proroga rigorosamente temporanea delle stesse, in modo da non pregiudicare l’imminente stagione turistico-balneare e le attività economiche legate al mare di Sorrento.

È questo il compromesso emerso nel corso di un incontro tenutosi presso la Prefettura di Napoli, presieduto dal prefetto Michele di Bari.

Al tavolo, oltre ai rappresentanti delle istituzioni centrali, erano presenti il dirigente del III Dipartimento del Comune di Sorrento, Genoveffa Acampora, intervenuta su delega del commissario straordinario Rosalba Scialla, e i referenti di Confcommercio Campania, chiamati a rappresentare il mondo delle imprese del territorio.

Messa al riparo l’economia cittadina

La decisione, che completa il percorso avviato con la recente comunicazione inviata alla Regione Campania, vuole evitare conseguenze negative per il tessuto produttivo di Sorrento, già fortemente dipendente dalla stagione estiva. “Una scelta che mette al riparo imprenditori e lavoratori dei vari comparti, da quello ricettivo alla ristorazione, dal commercio ai trasporti, da quella che si profilava come un’estate catastrofica dal punto di vista economico e sociale”, commenta il vicepresidente di Confcommercio Campania, Costanzo Iaccarino.

“Di questo – prosegue Iaccarino – ringraziamo tutti gli enti coinvolti e, in particolare, il commissario straordinario del Comune di Sorrento, Rosalba Scialla, per aver individuato, tra mille difficoltà, una soluzione alle attese degli operatori. Un risultato che premia la responsabilità e il senso civico delle imprese locali, che continuano a investire sul territorio nonostante le incertezze normative”.

Proroga temporanea, ma con il Pad come obiettivo

La proroga, pur essendo rigorosamente temporanea, rappresenta un passo decisivo per garantire la continuità operativa degli stabilimenti balneari e delle attività legate al mare, senza tuttavia rinunciare alla programmazione strutturale prevista dal Piano Attuativo Demaniale. Proprio il Pad dovrà definire in modo chiaro e trasparente il nuovo assetto delle concessioni demaniali, con l’obiettivo di conciliare tutela del demanio, esigenze economiche e qualità dell’offerta turistica.

Tra le prossime mosse, la messa a punto del piano e l’avvio delle procedure di selezione pubblica, che dovranno garantire parità di accesso, competitività e trasparenza per tutti gli operatori del settore. Per il Comune di Sorrento e per le associazioni di categoria si apre ora una fase di confronto serrato con istituzioni centrali e regionali, per assicurare che l’imminente stagione 2026 sia non solo salva, ma anche più sostenibile e organizzata rispetto al passato.

Castel Volturno, il re dei rifiuti illegali finisce in manette

I Carabinieri di Mondragone eseguono un ordine di carcerazione cumulativa: un 47enne del posto, già condannato per reati ambientali e ricettazione tra 2018 e 2021, è stato prelevato da casa sua e portato in cella a Santa Maria Capua Vetere. Un colpo al giro illecito che avvelena la Terra dei Fuochi.

L’operazione dei Carabinieri: blitz nella tarda mattinata

Nella tarda mattinata di ieri,, i militari del Reparto Territoriale Carabinieri di Mondragone hanno messo fine alla latitanza “domestica” di un 47enne residente a Castel Volturno. L’uomo, già noto alle cronache per i suoi traffici illeciti, è stato rintracciato e arrestato direttamente presso la propria abitazione, dove i Carabinieri hanno notificato il provvedimento di cumulo pene emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

L’intervento è stato rapido e preciso: i militari hanno bussato alla porta, identificato il soggetto e proceduto all’arresto senza intoppi. Si tratta di un’operazione che chiude un capitolo lungo anni di indagini e sentenze, dimostrando l’impegno delle forze dell’ordine nel contrastare le attività criminali che deturpano il litorale casertano.

I reati: dal furto alla gestione abusiva di rifiuti tossici

Il 47enne è stato riconosciuto colpevole, con sentenze passate in giudicato, di plurimi episodi di ricettazione e gestione illecita di rifiuti, tutti commessi nel territorio di Castel Volturno tra il 2018 e il 2021. Quei reati non erano isolati: si parla di un sistema collaudato di sversamenti non autorizzati e ricettazione di materiali rubati, che contribuivano a trasformare aree periferiche in discariche a cielo aperto.

Il cumulo delle pene concorrenti ha portato a una condanna complessiva di 5 anni di reclusione, oltre a una multa di 500 euro. Un verdetto pesante, frutto di procedimenti giudiziari che hanno evidenziato come l’uomo operasse in un contesto di micro-criminalità ambientale, spesso intrecciata con reti più ampie di illegalità nella zona.

Ultimate le formalità di rito in caserma, l’arrestato è stato immediatamente accompagnato presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, come disposto dall’Autorità Giudiziaria. I Carabinieri di Mondragone hanno prontamente informato il Tribunale dell’esecuzione, chiudendo così un cerchio aperto da anni.

Questo arresto non è solo una vittoria giudiziaria, ma un segnale forte contro l’illegalità che minaccia l’ambiente e la salute pubblica a Castel Volturno, un’area già segnata da decenni di inquinamento e criminalità organizzata. Le indagini passate, coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, avevano già portato alla luce sversamenti di rifiuti speciali non autorizzati, con rischi concreti per i residenti e l’ecosistema locale.

Esplode il bancomat a Lioni, è il secondo colpo in un mese

Lioni -.La terra trema ancora in Alta Irpinia, ma questa volta non è il sottosuolo, bensì la furia esplosiva della criminalità organizzata dedita ai furti agli sportelli automatici. Nella notte tra martedì e mercoledì, un boato assordante ha squarciato il silenzio di via Francesco Petrarca a Lioni, dove una banda di professionisti ha preso di mira la filiale della Bdm (Banca del Mezzogiorno).

La tecnica utilizzata è ormai un “marchio di fabbrica”: la cosiddetta “marmotta”, un congegno metallico farcito di polvere pirica inserito nella fessura dell’erogatore, capace di sventrare i forzieri con una violenza inaudita.

Una struttura devastata

L’esplosione è stata talmente potente da causare danni strutturali ingenti non solo al bancomat, ma all’intero ingresso dell’istituto di credito. I vetri infranti e i detriti scagliati a metri di distanza hanno accolto i primi soccorritori e le forze dell’ordine giunti sul posto poco dopo la deflagrazione.

I Carabinieri della compagnia locale, insieme alla Polizia Municipale, hanno immediatamente isolato l’area per consentire i rilievi tecnici. Sul campo sono intervenuti anche gli artificieri dell’Arma per mettere in sicurezza eventuali residui di esplosivo e verificare la stabilità degli accessi.

Caccia alla banda e bottino da quantificare

Il commando, presumibilmente composto da almeno tre o quattro persone con il volto travisato, è riuscito a fuggire a bordo di un’auto di grossa cilindrata prima dell’arrivo delle pattuglie.

Al momento, il personale della banca e i militari stanno lavorando per quantificare l’esatto ammontare del bottino, che si preannuncia ingente, dato che lo sportello era stato rifornito per i prelievi settimanali. Le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona e della banca stessa sono ora al vaglio degli inquirenti per tentare di tracciare il percorso di fuga dei malviventi.

Il precedente e l’escalation in Irpinia

L’assalto di Lioni non è un episodio isolato, ma si inserisce in una preoccupante scia di eventi che sta mettendo a dura prova la sicurezza della provincia di Avellino. Solo poco più di un mese fa, il 31 gennaio scorso, un colpo speculare era stato messo a segno a Bisaccia. In quell’occasione, la dinamica era stata identica, suggerendo la presenza di una “batteria” di ladri specializzati che si muove con agilità lungo le direttrici stradali dell’Alta Irpinia.

La frequenza di questi attacchi — due colpi in circa trenta giorni — solleva interrogativi sulla vulnerabilità degli istituti di credito nei comuni più interni e sulla necessità di un pattugliamento ancora più serrato delle arterie di collegamento tra la Campania e le regioni limitrofe.

Porta Capuana: rissa tra stranieri finisce nel sangue, un uomo è in fin di vita

Napoli – Notte di violenza nel cuore di Napoli, dove un uomo è rimasto gravemente ferito a seguito di una brutale rissa esplosa tra le strade di Porta Capuana. La vittima, un uomo presumibilmente di nazionalità straniera ma ancora privo di documenti identificativi, sta lottando tra la vita e la morte presso l’ospedale Vecchio Pellegrini.

La dinamica dell’aggressione

Secondo le prime ricostruzioni effettuate dalle forze dell’ordine, l’episodio sarebbe avvenuto in vico Sant’Anna a Porta Capuana. Quella che sembrava una lite accesa tra un gruppo di cittadini stranieri è degenerata rapidamente in un’aggressione cruenta. L’uomo è stato raggiunto da diversi fendenti, riportando profonde ferite lacero-contuse che hanno reso necessario l’immediato trasporto in codice rosso presso il nosocomio della Pignasecca.

Le indagini in corso

Sul luogo dell’accaduto sono intervenuti tempestivamente gli agenti dei Commissariati Vicaria e Decumani. I poliziotti hanno effettuato i primi rilievi tecnici per ricostruire l’esatta dinamica della colluttazione e identificare i responsabili, che si sarebbero dileguati subito dopo l’accoltellamento.

Al momento, il quadro clinico della vittima resta disperato: i medici non hanno ancora sciolto la prognosi e l’uomo è considerato in imminente pericolo di vita. Le indagini proseguono serrate, anche attraverso l’analisi delle telecamere di videosorveglianza della zona, per dare un nome ai protagonisti della rissa.

L’ultimo addio a Domenico: a Nola l’abbraccio tra la mamma e la direttrice del Monaldi

Nola – Il Duomo di Nola si è trasformato oggi nel cuore pulsante di un dolore che ha scosso l’intera nazione. Tra le navate della Cattedrale, dove è stata allestita la camera ardente per il piccolo Domenico – il bimbo di soli sette anni deceduto dopo un travagliato trapianto di cuore all’ospedale Monaldi – si è consumato l’incontro più atteso e difficile.

L’abbraccio tra Patrizia e la direttrice Iervolino

A varcare la soglia del Duomo è stata l’avvocato Anna Iervolino, direttrice generale dell’Azienda dei Colli, da cui dipende il nosocomio napoletano finito nell’occhio del ciclone per l’errore del “cuore congelato”. Tra la dirigente e Patrizia, la mamma di Domenico, non ci sono stati atti d’accusa, ma un lungo, silenzioso abbraccio.

«Nessuno lo dimenticherà», ha sussurrato la Iervolino. La risposta della madre è stata un esempio di lucidità e compostezza: «Devono pagare solo quelli che hanno sbagliato, non tutti i medici del Monaldi». Parole che pesano come macigni, distinguendo nettamente la ricerca della giustizia dal rancore indiscriminato verso la classe medica.

Lo Stato presente: dalla corona di fiori della Premier

Il caso di Domenico ha varcato i confini della cronaca locale per arrivare ai vertici del Governo. Davanti al feretro è stata deposta una corona di fiori avvolta nel nastro tricolore, inviata dalla Presidenza del Consiglio. La Premier Giorgia Meloni è attesa nel pomeriggio per partecipare alle esequie delle ore 15:00, a testimonianza di una vicinanza che le istituzioni vogliono rendere tangibile e non solo formale.

Il Prefetto: «Una dignità che commuove»

Presente alla camera ardente anche il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, che si è intrattenuto a lungo con i genitori. «La mamma di Domenico porta sulla propria pelle una sofferenza indelebile, affrontando questo dolore con una dignità immensa», ha dichiarato il Prefetto all’uscita dalla Cattedrale. Di Bari ha poi sottolineato come tutta la comunità e le istituzioni siano schierate al fianco della famiglia nella loro “incessante richiesta di giustizia”, sottolineando la compattezza dello Stato di fronte a una tragedia che attende ancora verità definitive.

Esposto all’Ordine dei Medici per Oppido e Farina dopo la morte del piccolo Domenico

Un esposto ai Consigli dell’Ordine dei Medici di Cosenza e Benevento per segnalare la presunta mancata comunicazione ai genitori dell’esito negativo del trapianto di cuore.

Ad annunciarlo è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto lo scorso 21 febbraio dopo un intervento di trapianto cardiaco.

“Abbiamo inviato un esposto per il dottor Oppido e per la dottoressa Farina – spiega il legale – che verte sulla mancata comunicazione dell’esito negativo del trapianto ai pazienti”.

Secondo Petruzzi, indipendentemente dagli sviluppi dell’inchiesta penale, la questione disciplinare sarebbe già chiara: “Ci aspettiamo che i Consigli dell’Ordine e anche il Consiglio nazionale, con il presidente Anelli, prendano posizione. Al di là di quello che sarà l’esito delle indagini, il fatto che non sia stata data comunicazione ai genitori credo sia un elemento abbastanza certo e che vada sanzionato disciplinarmente”.

I funerali al Duomo di Nola

L’annuncio dell’esposto arriva mentre all’esterno del Duomo di Nola sono in programma, alle 15, i funerali del piccolo Domenico. Una giornata di dolore per la famiglia e per l’intera comunità, ancora sotto shock per la morte del bambino.

Il trapianto al Monaldi e i nodi dell’inchiesta

Domenico era stato operato all’Ospedale Monaldi di Napoli, dove era stato sottoposto a trapianto di cuore con un organo ritenuto danneggiato.

“Siamo contenti che non sia stata riscontrata una lesione al cuore in fase di espianto – ha aggiunto l’avvocato – perché sarebbe stato un ulteriore scempio al corpo di Domenico”.

Resta però da chiarire, sul piano tecnico-scientifico, l’eventuale presenza di lesioni più difficili da individuare.

Gli esami microscopici e l’incidente probatorio

Secondo il legale, ora sarà determinante l’analisi degli anatomopatologi nominati nell’ambito dell’incidente probatorio.

“Dovranno essere valutate a livello microscopico le lesioni da congelamento ed eventuali danni riportati dall’organo in seguito alla congestione durante la fase dell’espianto, il famoso ingrossamento del cuore che avrebbe potuto ledere le camere interne”, spiega Petruzzi.

Gli accertamenti tecnici sui tessuti, attraverso l’esame al microscopio, saranno fondamentali per stabilire se vi siano stati traumi o alterazioni compatibili con le ipotesi al vaglio degli inquirenti. Solo all’esito di queste verifiche si potranno delineare eventuali responsabilità.

L’addio al piccolo Domenico, Duomo gremito: migliaia in lacrime per «Il nostro guerriero»

Quando la bara bianca ha varcato il portone del Duomo, la cattedrale era già colma. Migliaia di persone hanno atteso l’arrivo del piccolo Domenico, due anni e quattro mesi, morto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore. Un intervento segnato da un errore nel trasporto dell’organo, risultato congelato.

Fuori dalla chiesa, la strada era transennata per consentire il passaggio del carro funebre e garantire la sicurezza. Oltre le barriere, una folla composta e silenziosa ha accolto il feretro con un lungo applauso. Un applauso che si è ripetuto all’ingresso in chiesa, mentre la bara veniva portata a spalla anche dal padre, Antonio.

Le magliette bianche e la scritta: “Il nostro guerriero”

Tra la folla, decine di t-shirt bianche con la foto del bambino mentre abbraccia un peluche a forma di cuore. Sotto l’immagine, una scritta semplice e potente: “Il nostro guerriero”. Un simbolo diventato il segno tangibile di una comunità ferita.

La madre, Patrizia, è stata accolta all’arrivo da un lungo abbraccio del sindaco di Nola, Andrea Ruggiero. Scene di dolore composto, lacrime trattenute, mani giunte in preghiera.

Le istituzioni: “Ora rispetto e sobrietà”

Presenti alla camera ardente e alla cerimonia funebre il sindaco di Napoli e della Città metropolitana, Gaetano Manfredi, che ha parlato di «un momento molto doloroso per tutta la comunità campana».

«Adesso è il momento del cordoglio e della sobrietà. Ci vuole grande rispetto per il dolore della famiglia, poi le responsabilità andranno valutate nelle sedi opportune», ha dichiarato.
Il sindaco di Nola, Andrea Ruggiero, ha proclamato il lutto cittadino per la giornata delle esequie.

La celebrazione e la presenza della Chiesa

I funerali sono stati celebrati alle 15 dal vescovo di Nola, Francesco Marino, alla presenza dell’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia.
Una celebrazione segnata da raccoglimento e commozione, in una cattedrale unita nel dolore.

Giuseppe Vitagliano confermato alla guida dell’associazione commercialisti di Napoli Nord

Il 03 marzo 2026 si è tenuta ad Arzano l’assemblea dell’AIDC sez Napoli Nord per la nomina del nuovo Consiglio Direttivo e del Collegio dei Revisori.

Visti gli eccellenti risultati raggiunti dall’Associazione è stato confermato, all’unanimità, quale Presidente il dott. Giuseppe Vitagliano a capo di un Consiglio Direttivo di alto profilo professionale.

“L’A.I.D.C. (Associazione Italiana Dottori Commercialisti) è una libera associazione di Dottori Commercialisti ufficialmente riconosciuta ed accreditata dal Consiglio Nazionale.
Diffusa capillarmente sul territorio nazionale tramite sezioni locali, garantisce la rappresentatività e la visibilità della Categoria attraverso azioni non solo di vigilanza, ma anche di impulso e promozione nei confronti degli interlocutori istituzionali.

Attualmente, in una fase storica caratterizzata da grandi cambiamenti sia del contenuto della professione di Dottore Commercialista, sempre più attore dello sviluppo economico e produttivo del Paese, sia del quadro normativo di riferimento che tende a minimizzare la figura del Commercialista, l’A.I. D.C. svolge con incisività ed autorevolezza la sua azione sindacale.

L’impegno che si assume il Consiglio neo eletto è quello di dare nuova linfa e forza all’azione sindacale, consapevoli della delicatezza del momento storico che stanno vivendo le libere professioni in generale ed i Dottori Commercialisti in particolare.

Fondamentale, infatti, è sviluppare, in concerto e sinergia con le altre associazioni, l’Ordine locale e le altre professioni economiche, attività che diano tutela, credibilità e visibilità all’intera categoria sia sul territorio locale che su quello nazionale. Un ringraziamento a tutti i colleghi che hanno, ancora una volta, riposto in me la loro fiducia”

Di seguito il nuovo Consiglio e i Revisori:

CONSIGLIO DIRETTIVO
1) Vitagliano Giuseppe – Presidente
2) Fusco Patrizia – Vice Presidente
3) Piscopo Vincenzo – Segretario
4) De Blasio Gennaro – Tesoriere
5) Megale Massimiliano – Consigliere
6) Errichiello Luigi – Consigliere
7) Legorano Carmelo – Consigliere

COLLEGIO DEI REVISORI
1) Caputo Ovidio – Presidente
2) Russiello Mario – Componente
3) Del Prete Eugenio – Componente

P.B.

Lurdes al Teatro Cortése, la pandemia secondo Fortunato Calvino con Mario Mauro

NAPOLI – La stagione del Teatro Cortése prosegue nel segno di un teatro che non si limita a intrattenere, ma sceglie di interrogare la realtà. Nello spazio dei Colli Aminei, diretto da Anna Sciotti con la cura artistica di Giuseppe Giorgio, sabato 7 marzo alle 21 e domenica 8 alle 18 va in scena “Lurdes”, testo di Fortunato Calvino con protagonista e regista Mario Mauro e le musiche originali di Davide Mauro.

Calvino, autore da sempre attento alle contraddizioni dell’animo partenopeo, affronta il trauma del Coronavirus scegliendo una chiave grottesca e intrisa di amara ironia. Ma “Lurdes” non è semplicemente uno spettacolo sulla pandemia. Il virus resta sullo sfondo, mentre al centro si impone qualcosa di più sottile e persistente: l’isolamento interiore, la paura che supera l’emergenza sanitaria e diventa condizione esistenziale.

Lurdes è una donna del popolo napoletano, figura minuta solo in apparenza, schiacciata da ansie domestiche, tensioni familiari e relazioni consumate dalla clausura forzata. Le case si fanno troppo strette, i silenzi più assordanti delle parole, le convivenze esplodono sotto il peso di inquietudini mai risolte. Non domina la scena il contagio, ma quella sospensione che ha svuotato le strade e incrinato legami.

Nelle note di regia Mario Mauro chiarisce la traiettoria del lavoro: «Una storia individuale che diventa universale, attraverso le vicissitudini raccontate da un personaggio solo apparentemente femminile ma che nel corso della storia si trasfigura, diventando in qualche modo la simbolica “voce” di una intera umanità». È in questa trasformazione che lo spettacolo trova la sua forza, superando il dato realistico per farsi metafora.

In uno spazio raccolto come il Cortése, dove la distanza tra palco e platea si annulla quasi del tutto, la vicenda assume un tono confessionale. Il pubblico non è semplice spettatore ma parte chiamata in causa. Perché la domanda che attraversa “Lurdes” resta aperta e bruciante: cosa è rimasto dentro di noi di quei mesi sospesi? E quale solitudine continua ancora oggi a lavorare in silenzio?

Bagnoli, Manfredi difende il piano di bonifica: «Il mare tornerà balneabile»

NAPOLI – Il parco resterà parco, la spiaggia resterà pubblica e il mare tornerà balneabile. Nell’auditorium della municipalità 10 di Bagnoli, blindato dalle forze dell’ordine e circondato da manifestanti, Gaetano Manfredi non arretra sul piano di bonifica dell’ex area industriale. «Il parco resta parco, la spiaggia resta spiaggia pubblica, la balneabilità del mare resta un obiettivo ineludibile. L’unica cosa che è cambiata è la conservazione della colmata perché nella valutazione ambientale fatta dal Ministero ci è stato suggerito che l’eliminazione aveva un impatto molto più grande rispetto al tombamento. Garantendo la stessa sicurezza ambientale abbiamo trovato una soluzione più sostenibile», afferma il sindaco e commissario straordinario per la bonifica dell’ex Italsider.

Fuori dall’aula il clima è rovente. Le strade attorno alla sede istituzionale vengono chiuse, in piazza viene montato un maxischermo per seguire i lavori del consiglio come una finale di calcio. Un centinaio di manifestanti prova a forzare il cordone di carabinieri e polizia. Partono spintoni e tafferugli. Un agente in borghese resta ferito, con una prognosi di dieci giorni, e alcuni attivisti riportano contusioni. Un giovane del quartiere viene fermato e sarà denunciato. «Chi ha inquinato deve pagare», gridano gli aderenti alla “Rete no Coppa America”. E ancora: «È un ragazzo del quartiere, è stato portato via senza motivo. Anche anziani sono stati trascinati via di peso».

Dentro l’aula il confronto è serrato. Manfredi risponde alle accuse di scarsa partecipazione: «Io parlo con tutti. Sono sempre aperto al dialogo, però dobbiamo parlare di dati tecnici e scientifici. Se continuiamo con l’ideologia terremo Bagnoli così per altri trent’anni e io non voglio essere complice di un fallimento». Rivendica il via libera istituzionale e conferma l’avvio dei dragaggi davanti alla colmata, concordati con ISPRA e con l’Istituto superiore di sanità: «Il materiale contaminato sarà trasferito all’estero via mare, senza passare per il quartiere. Se avessimo rimosso la colmata avremmo dovuto movimentare un milione e quattrocentomila metri cubi, con duecentomila camion per quattro anni».

Il sindaco lega il cronoprogramma alla Coppa America ma respinge l’idea che l’evento sportivo snaturi il progetto: «L’America’s Cup si colloca nel processo di bonifica già avviato ed è un’occasione per anticipare opere e risorse. Non sostituisce la rigenerazione, non ne altera gli obiettivi e non ne modifica la natura pubblica». Promette che le strutture delle basi dei team saranno smontate a regate concluse e ribadisce che non sorgerà alcun porticciolo turistico davanti alla colmata: «L’unico porticciolo verrà realizzato a Nisida, fuori dall’area Sin».

Nel piano rientrano una nuova stazione della metro a Porta del Parco, la riqualificazione di Lido Pola, di via Coroglio, dei pontili nord e sud e la creazione di una piazza a mare davanti a Città della Scienza. «In passato sono stati spesi circa 400 milioni senza risultati. Dopo oltre trent’anni stiamo dando risposte concrete. Restituiremo il mare balneabile», insiste Manfredi, che in serata esprime solidarietà al poliziotto ferito ma tende la mano ai contestatori: «Sono sempre aperto al dialogo».

Arzano, finto centro informatico nasconde casa di prostituzione: denunciati due cinesi

ARZANO – Ufficialmente era un centro di consulenza informatica, regolarmente registrato nei database camerali. In realtà, secondo quanto accertato dai carabinieri, dietro quella porta di via Enrico Medi si celava ben altro. Un via vai continuo di clienti, recensioni esplicite che rimbalzavano su chat e social e le voci insistenti che correvano tra i vicoli della città a nord di Napoli hanno acceso i riflettori dei militari della locale tenenza.

«Ottimo posto, andateci», si leggeva nei messaggi che nulla avevano a che fare con computer e software. I riferimenti alle “ragazze cinesi” erano tutt’altro che velati. I carabinieri hanno seguito la scia digitale e quella di strada, predisponendo un servizio mirato con militari in borghese affiancati da colleghi in divisa pronti a intervenire.

L’irruzione è scattata in mattinata. All’interno dell’appartamento sono stati identificati un 51enne di origine cinese, residente ad Arezzo e titolare dell’attività, e una donna asiatica di 41 anni. I due, secondo quanto ricostruito, non avrebbero inizialmente compreso di trovarsi davanti a militari, scambiandoli per clienti.

Durante il controllo l’abitazione è stata passata al setaccio. Dopo l’ingresso, con una piccola scrivania e una cucina laterale, un corridoio conduceva a quattro stanze separate da tende colorate e semitrasparenti al posto delle porte. All’interno, altre quattro donne cinesi vestite in abiti succinti. I carabinieri hanno sequestrato materiale ritenuto riconducibile all’attività di prostituzione. I computer erano presenti, ma secondo gli investigatori non servivano per consulenze informatiche. Per il 51enne e la 41enne è scattata la denuncia con l’accusa di sfruttamento della prostituzione. L’appartamento e l’impianto di videosorveglianza sono stati posti sotto sequestro.

Nola, l’ultimo saluto al piccolo Domenico: folla in Duomo per i funerali

NOLA – Un silenzio carico di dolore ha accompagnato l’ingresso della piccola bara bianca nel Duomo di Nola. Subito dopo l’arrivo del feretro si è formata una lunga fila di persone dirette verso l’altare per un ultimo saluto a Domenico e per stringere in un abbraccio la madre, Patrizia Mercolino, e il padre Antonio.

La bara, candida, è stata deposta ai piedi dell’altare. Sopra, una fotografia che ritrae il bambino sorridente con un peluche tra le braccia. Un’immagine che spezza il cuore e che riassume tutta la tragedia di una vita interrotta troppo presto. All’esterno della cattedrale si accumulano corone di fiori lasciate dai compagni di scuola dei fratelli di Domenico, dalle maestre e dai gruppi organizzati del Nola Calcio, segno tangibile di una comunità ferita che si stringe attorno alla famiglia.

Tra le navate gremite sono presenti anche le istituzioni. Il sindaco di Napoli e della Città Metropolitana, Gaetano Manfredi, ha raggiunto l’altare per portare personalmente le condoglianze ai genitori. Atteso anche il presidente della Regione Campania Roberto Fico, insieme al presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi e al vicesindaco metropolitano Giuseppe Cirillo. Non si esclude la presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

I funerali saranno celebrati alle 15 in una Cattedrale colma di persone, tra lacrime, preghiere e un dolore composto ma profondo. Nola si ferma per salutare un suo figlio, in una giornata che resterà impressa nella memoria collettiva della città.

Furti notturni al supermercato di via Diocleziano, arrestati due operai

NAPOLI – Da settimane i conti non tornavano. Prodotti che sparivano dagli scaffali senza spiegazioni, ammanchi costanti concentrati nelle ore notturne. A far scattare l’indagine è stata la segnalazione del responsabile dell’area tutela del patrimonio societario della catena Sole365, che si è rivolto ai Carabinieri della stazione Napoli rione Traiano per denunciare la situazione nel supermercato di via Diocleziano, a Fuorigrotta.

I militari hanno organizzato un servizio mirato. In abiti civili si sono appostati nei pressi del punto vendita, monitorando con discrezione ingressi e movimenti nell’area parcheggio. L’attesa è durata poco. Due operai dell’azienda incaricata del rifornimento degli scaffali hanno attirato l’attenzione dei carabinieri mentre, più volte, si avvicinavano alle rispettive auto. I cofani si aprivano e venivano riempiti con merce prelevata dal supermercato.

A quel punto è scattato l’intervento. I due uomini, di 41 e 49 anni, sono stati bloccati e sottoposti a controllo. All’interno dei veicoli i militari hanno trovato prodotti per un valore di circa 90 euro nell’auto del primo e di circa 450 euro in quella del secondo collega. Merce che, secondo quanto accertato, era stata appena sottratta dagli scaffali.

Per entrambi sono scattate le manette con l’accusa di furto. I prodotti recuperati sono stati restituiti al legittimo proprietario, mentre i due arrestati restano in attesa di giudizio. L’operazione mette fine a una serie di furti silenziosi consumati durante il turno di lavoro, quando la fiducia del datore di lavoro veniva tradita approfittando dell’assenza di clienti e della minore vigilanza notturna.

Funerali del piccolo Domenico, Sal Da Vinci rinvia i festeggiamenti per i 50 anni di carriera

NOLA – Niente luci, niente applausi. Solo silenzio e rispetto. In occasione dei funerali del piccolo Domenico Caliendo, il bambino tragicamente scomparso a causa di un errore durante un trapianto di cuore, Sal Da Vinci ha deciso di rinviare i festeggiamenti per i suoi cinquant’anni di carriera, inizialmente in programma il 4 marzo.

Le esequie del piccolo si terranno nella cattedrale di Nola, in un clima di profondo dolore che ha colpito l’intera comunità. La coincidenza tra la celebrazione artistica e l’ultimo saluto al bambino aveva suscitato perplessità e preoccupazioni tra alcuni cittadini. A raccogliere e rilanciare il sentimento diffuso è stato il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che ha raccontato di aver ricevuto un messaggio da un cittadino e di aver contattato l’artista.

La risposta, ha riferito Borrelli, è stata immediata: “Il bimbo prima di tutto”. Una scelta maturata per rispetto della famiglia e di una città scossa da una vicenda drammatica. In giorni segnati dal lutto, l’artista ha preferito mettere da parte la celebrazione di un traguardo importante della propria carriera, anteponendo il dolore collettivo a un momento di festa personale.

Borrelli ha definito il gesto un atto di grande umanità, sottolineando come decisioni di questo tipo dimostrino sensibilità e attenzione verso una comunità ferita. Rinviare un evento tanto significativo, ha aggiunto, significa riconoscere il valore della vita e della memoria di un bambino scomparso troppo presto.

Napoli, tamponamento multiplo sulla Tangenziale: feriti lievi e code chilometriche

Napoli – Un tamponamento a catena ha coinvolto questa mattina due autocarri e un autobus sulla tangenziale di Napoli, provocando feriti lievi e pesanti ripercussioni sulla viabilità cittadina.

L’impatto si è verificato in una delle carreggiate più trafficate dell’asse autostradale urbano. Secondo le prime informazioni, nessuno dei coinvolti versa in condizioni gravi: le persone rimaste ferite sono state infatti classificate in codice giallo e trasferite in ospedale per gli accertamenti del caso. I soccorsi sono intervenuti rapidamente, escludendo al momento lesioni particolarmente serie.

Traffico in tilt

Le conseguenze più evidenti si registrano sul fronte viario. L’incidente ha generato lunghe code in entrambe le direzioni, con rallentamenti che hanno paralizzato per ore il flusso veicolare sulla tangenziale. La Polizia Stradale è intervenuta sul posto con pattuglie dedicate proprio per gestire la viabilità e tentare di smaltire il congestionamento, ancora in corso al momento dell’ultimo aggiornamento.

Non sono ancora note con precisione le cause del tamponamento: gli agenti stanno ricostruendo la dinamica per capire se sia stato un errore di guida, una manovra azzardata o altri fattori (come la velocità o la distanza di sicurezza) a scatenare la carambola tra i mezzi pesanti e l’autobus.

La tangenziale, arteria cruciale per la mobilità napoletana, si conferma ancora una volta teatro di incidenti che mettono a dura prova la circolazione quotidiana. Gli automobilisti sono invitati a prestare la massima attenzione e, ove possibile, a utilizzare percorsi alternativi fino al completo ripristino della normale fluidità del traffico.

Torre Annunziata, strage di Rampa Nunziante, colpo di scena in Cassazione: prescritto l’omicidio colposo

Torre Annunziata – Poco prima dell’alba di venerdì 7 luglio 2017, un’ala del palazzo di Rampa Nunziante a Torre Annunziata si sbriciolò improvvisamente, crollando su se stessa come un castello di sabbia. Sotto le macerie rimasero intrappolate intere famiglie che in quel momento stavano dormendo, segnando una ferita indelebile per la comunità oplontina.

I soccorritori scavarono ininterrottamente anche a mani nude, ma per le persone sepolte sotto la montagna di pietre non ci fu purtroppo nulla da fare.

Le otto vittime innocenti

Nel crollo persero la vita l’architetto Giacomo Cuccurullo, la moglie Adele Laiola e il loro figlio Marco. La stessa drammatica sorte toccò alla famiglia Guida, composta da Pasquale, da sua moglie Anna Duraccio e dai due piccoli Francesca e Salvatore, rispettivamente di 11 e 8 anni. Sotto i calcinacci spirò anche la sarta Giuseppina Aprea, portando il tragico bilancio a otto vittime innocenti.

La causa del disastro

Le complesse indagini accertarono che il collasso strutturale dell’edificio fu innescato da una serie di incauti lavori di ristrutturazione in esecuzione al secondo piano dello stabile. La palazzina, nata alla fine degli anni ’50 come semplice villetta vista mare, era stata trasformata nel tempo in un edificio residenziale a cinque piani attraverso interventi abusivi.

Tali sconsiderate modifiche avevano minato irrimediabilmente la stabilità della struttura, trasformandola in una micidiale trappola.

Le condanne di Appello

Il processo di secondo grado si era concluso nel dicembre 2024 davanti alla Corte d’Appello di Napoli con pene esemplari. In quell’occasione, i magistrati avevano confermato le sentenze del primo grado e aggiunto una clamorosa condanna per l’amministratore di condominio, inizialmente assolto.

L’impianto accusatorio che gravava sugli imputati poggiava saldamente sulle accuse di omicidio colposo plurimo e crollo colposo.

Imputato                       Ruolo                                     Condanna in Appello
Gerardo Velotto       Proprietario dell’appartamento.          12 anni
Massimiliano Bonzani Architetto e direttore dei lavori        11 anni
Aniello Manzo          Architetto                                        10 anni
Pasquale Cosenza.   Capo operaio                                     9 anni
​Roberto Cuomo      Amministratore di condominio              8 anni (più 1 per falso)

Nella tarda serata di ieri 3 marzo, la quarta sezione della Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d’Appello, riscrivendo la storia del dibattimento. I giudici hanno infatti dichiarato l’intervenuta prescrizione per il reato più grave, ovvero l’omicidio colposo plurimo. Questa decisione cancella definitivamente la responsabilità penale diretta per la morte delle vittime, alleggerendo l’intero castello accusatorio.

La strategia dei difensori

Questo clamoroso ribaltone giudiziario è stato reso possibile dalla raffinata strategia tecnica e dall’insistenza del collegio difensivo. Tra i protagonisti di questa impresa forense spiccano gli avvocati Giuseppe Della Monica e Camillo Tufano per Velotto, oltre ai legali Gennaro Ausiello e Luciano Bonzani per la posizione dell’architetto Bonzani. Cruciale si è rivelato anche il rigoroso lavoro dell’avvocato Elio D’Aquino, abile a tutelare la posizione dell’amministratore Cuomo fino al giudizio di legittimità.

Il nuovo processo

Gli atti del procedimento torneranno ora ai giudici della Corte d’Appello di Napoli per la celebrazione di un rapido processo bis. Questa volta il dibattimento sarà focalizzato esclusivamente sulla sola accusa di crollo colposo, l’unico reato sopravvissuto alla mannaia del tempo. Il nuovo collegio giudicante campano dovrà quindi limitarsi a procedere a un ricalcolo delle pene, che subiranno un inevitabile e drastico taglio.

Ponticelli, la piazza di spaccio nelle case murate: arrestato il pusher della «droga dell’amore»

Napoli – Il De Gasperi è un pezzo di storia urbanistica e criminale dell’area orientale di Napoli. Oltre 600 alloggi popolari, costruiti nel dopoguerra grazie ai fondi del Piano Marshall, diventati negli anni una roccaforte del clan Sarno.

Nella seconda decade degli anni Duemila parte degli appartamenti vennero liberati e murati, in attesa di un abbattimento che avrebbe dovuto ridisegnare il quartiere. Ma la demolizione è rimasta all’orizzonte. Nel frattempo, le occupazioni abusive sono riprese, in un ciclo continuo di sgomberi e nuovi ingressi forzati.

Un loop che ha trasformato le “case murate” in un simbolo di degrado urbano e controllo criminale.

L’occupazione e l’arresto

Tra gli occupanti c’era anche Alfredo Clemente, 24 anni, napoletano. Non è finito in manette per l’occupazione abusiva — per la quale è stato denunciato — ma per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio.

I carabinieri della tenenza di Cercola, durante un controllo mirato, hanno trovato nell’appartamento 18 grammi di cocaina e una dose di MDMA. Sequestrati anche bilancini e materiale per il confezionamento.

Sulle pareti scrostate del caseggiato era stato installato un impianto di videosorveglianza artigianale, utile — nelle intenzioni — a monitorare l’arrivo delle forze dell’ordine. Un sistema che non ha impedito il blitz. Il 24enne è stato trasferito in carcere, in attesa di giudizio.

La particolarità e la pericolosità della “droga dell’amore”

Se la cocaina resta una presenza costante nelle piazze di spaccio napoletane, la presenza di MDMA — nota come “droga dell’amore” — segnala un mercato più variegato e trasversale.

L’MDMA è una sostanza sintetica che agisce sul sistema nervoso centrale, alterando percezioni, empatia e resistenza fisica. Viene spesso associata al consumo nei contesti del divertimento notturno, ma la sua diffusione nei quartieri popolari evidenzia un cambiamento nelle dinamiche di smercio: non solo droga “da strada”, ma sostanze legate a circuiti giovanili e movida.

La pericolosità dell’MDMA risiede nell’imprevedibilità degli effetti, soprattutto quando la sostanza è tagliata con altre componenti chimiche. Disidratazione, collassi, alterazioni cardiache e danni neurologici sono tra i rischi più gravi. In contesti di spaccio non controllati, come quello delle “case murate”, la qualità della sostanza è spesso sconosciuta, aumentando il pericolo per i consumatori.

La presenza di questa droga in un appartamento occupato abusivamente, trasformato in base logistica con telecamere di sorveglianza, racconta di un sistema che tenta di organizzarsi e strutturarsi anche in contesti di degrado estremo.

Ponticelli, ancora una volta, si conferma crocevia fragile tra emergenza abitativa e mercato della droga.

L’addio al piccolo Domenico: oggi i funerali a Nola. Attesa la premier Meloni

Nola – La comunità si prepara a dare l’ultimo, straziante saluto a Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo tragicamente scomparso lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli.

La tragedia, avvenuta in seguito al trapianto di un cuore poi risultato danneggiato, ha scosso l’opinione pubblica nazionale. Solo nella serata di ieri, al termine dell’esame autoptico, la salma è stata dissequestrata e restituita alla famiglia, permettendo così di fissare la data delle esequie per la giornata di oggi.

L’omaggio della comunità e la presenza delle istituzioni

La macchina dell’accoglienza per chi vorrà portare un ultimo saluto al piccolo è già pronta. Il feretro giungerà alle ore 11.00 presso la Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo, nella centralissima Piazza Duomo di Nola.

Qui verrà allestita la camera ardente, aperta a cittadini e conoscenti, fino all’inizio dei funerali fissati per le ore 15.00. Un rito che vedrà, con ogni probabilità, la partecipazione delle massime istituzioni: fonti di Palazzo Chigi fanno infatti sapere che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è attesa nel pomeriggio al Duomo per stringersi attorno al dolore incommensurabile della famiglia.

La preghiera al Monaldi e la ricerca della verità

Il dramma di Domenico, operato il 23 dicembre scorso con un organo prelevato a Bolzano, ha lasciato un segno profondo anche tra i corridoi della struttura sanitaria partenopea. Proprio per questo, in stretta concomitanza con i funerali di Nola, alle ore 15.00 verrà celebrata una Santa Messa all’interno dell’ospedale Monaldi.

L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha voluto sottolineare il significato di questa iniziativa in una nota ufficiale: “Con questo momento di raccoglimento e preghiera, l’intera comunità desidera stringersi, con rispetto e partecipazione, al dolore della famiglia, condividendo un lutto che ha profondamente colpito operatori sanitari, professionisti e personale”.

Una vicinanza spirituale che viaggia di pari passo con la richiesta di verità: “L’iniziativa vuole anche lanciare un segnale di unità e responsabilità – conclude la nota dell’Azienda – rinnovando la fiducia nel lavoro degli organi competenti e ribadendo l’auspicio che si possa fare piena e tempestiva chiarezza su quanto accaduto”.

Pozzuoli, nascondeva droga e contanti nel microonde: arrestato 25enne

Un normale controllo notturno dei Carabinieri si è trasformato in un arresto per detenzione di droga a fini di spaccio. È successo a Pozzuoli, dove i militari della stazione di Licola, durante un servizio di perlustrazione in viale dei Platani, hanno deciso di fermare un’auto che procedeva con fari abbaglianti. Alla guida un 25enne del posto, già noto alle forze dell’ordine.

Il suo atteggiamento nervoso e poco collaborativo ha insospettito i Carabinieri, che hanno così deciso di procedere con una perquisizione personale più approfondita.

Droga e contanti: il “kit” dello spacciatore

L’esito della perquisizione non ha tardato ad arrivare. Il giovane è stato trovato in possesso di un piccolo contenitore, simile a quelli delle uova di cioccolato, all’interno del quale erano custodite 25 dosi di sostanza stupefacente, tra cocaina e crack, già pronte per essere smerciate. Nelle sue tasche, inoltre, i militari hanno rinvenuto 570 euro in contanti, ritenuti verosimilmente il provento dell’attività illecita.

La perquisizione in casa e il “tesoro” nel forno

A questo punto, i Carabinieri hanno esteso le verifiche all’abitazione del 25enne. Un primo sopralluogo non aveva dato esito, ma l’intuito dei militari li ha spinti a intensificare la ricerca. Il colpo di scena è avvenuto in cucina: all’interno del microonde, in un nascondiglio tanto insolito quanto efficace, erano abilmente occultati altri 1.600 euro in contanti.

La somma complessiva, il cui possesso non è stato giustificato, e la droga sono state sequestrate. Il 25enne, al termine delle procedure, è stato tratto in arresto e condotto nel carcere di Pozzuoli, dove rimane a disposizione dell’Autorità Giudiziaria in attesa del processo con rito direttissimo.