“Si tratta di un caso rarissimo di malaria autoctona in Italia, ossia non importata e non dovuta a viaggi all’estero. Come non se ne vedevano da almeno 30 anni in Italia. Probabilmente causata da una specie di zanzara in grado di garantire il ciclo vitale del Plasmodio falciparum, oppure dovuta a qualche colonia di Anopheles che talvolta in letteratura è descritta nei dintorni degli aeroporti, dove arrivano trasportate involontariamente all’interno dei vettori”. Lo sostiene Franco Faella, decano dell’infettivologia, già direttore dell’unità di emergenze infettivologiche del Cotugno di Napoli, in una intervista al Mattino. E spiega che se la bambina di Trento “non ha fatto viaggi, se non ha avuto trasfusioni e non ha avuto trapianti deve essere stata per forza punta da una zanzara vettore. Potrebbe esserci qualche zanzara in giro in grado di albergare in sé il ciclo del plasmodio anche se non proprio non una Anopheles”. E ricorda che in Italia la malaria un tempo era endemica come in tanti altri paesi del Mediterraneo: “Gli ultimi focolai si registrarono nel dopoguerra. Poi con il miglioramento delle condizioni igieniche e le bonifiche le zanzare del genere specifico sono state distrutte”, zanzare quindi “eliminate. O almeno in teoria”. È possibile che sbarchi e immigrati si siano portati dietro una zanzara killer? “È più facile con un aereo. Casi di contagi in vicinanza di un aeroporto sono noti e anche in Italia si sono registrati 30 anni fa se non ricordo male nella zona di Bologna. Si tratta di casi di malaria aeroportuale” e “se il clima diventa equatoriale ci sono le condizioni per lo sviluppo di colonie di zanzare che trovano condizioni favorevoli”.
Torre Annunziata, pizzo a imprese e commercianti: fermati 12 del clan Gionta. IL VIDEO
Avrebbero imposto il pizzo a imprese, commercianti, centri medici dell’area vesuviana, stringendo accordi anche con altri clan per spartizione del territorio. Dodici persone sono state fermate nella notte dai carabinieri a Torre Annunziata nell’ambito di una piu’ vasta indagine sulle attivita’ di capi e affiliati del clan camorristico dei “Gionta “, storicamente operante per il controllo degli affari illeciti. I dodici fermati sono indiziati, a vario titolo, di estorsione e di detenzione e porto illecito di armi aggravati da finalita’ mafiose. I provvedimenti sono stati emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori era diffusa e sistematica l’attivita’ estorsiva nel territorio della citta’ oplontina. Nel mirino dei taglieggiatori imprese, esercizi commerciali, societa’ di ormeggi e centri medici, ai quali il pizzo veniva imposto mensilmente in base alla capacita’ economica piu’ in occasione di principali festivita’ dell’anno.
I militari dell’Arma hanno ricostruito l’attuale organigramma del clan, accertando che l’attuale reggenza e’ ancora rappresentata da esponenti della ‘vecchia guardia’, indicati dagli altri affiliati come “i due boss che abbiamo adesso”. In manette tra gli altri sono finiti proprio i due reggenti Vincenzo Amoruso e Luigi Della Grotta.
Documentata una diffusa e sistematica attivita’ estorsiva nell’area con decine di attivita’ estorsive a imprese, esercizi commerciali, societa’ di ormeggi e centri medici, ai quali il pizzo veniva imposto mensilmente in base alla capacita’ economica piu’ in occasione delle tre principali festivita’ dell’anno. Certificati patti criminali per la spartizione del territorio e delle imprese da sottoporre a pizzo con i gruppi camorristici Gallo-Cavalieri e i Limelli-Vangone.
https://youtu.be/hf1eg72cgQI
Processo ai ‘furbetti’ del Loreto Mare, l’Ordine dei Medici: ‘processo si concluda presto’
“Abbiamo appreso dai media dei rinvii a giudizio decisi dal gip in ordine alla vicenda del Loreto Mare, quella tristemente nota per i “furbetti del cartellino” . Come sempre rinnoviamo la nostra fiducia nella magistratura e siamo pronti a completare il procedimento disciplinare gia’ in corso con le sanzioni piu’ severe”. Questo il commento di Silvestro Scotti rispetto alle decisioni assunte dal gip Roberta Zinno. “Siamo consapevoli – conclude Scotti – della risonanza mediatica che il processo potra’ avere, la speranza e’ che questa vicenda possa arrivare ad una rapida conclusione, isolando eventuali mele marce dalla stragrande maggioranza dei medici che invece onora ogni giorno la professione”.
Estorsione al titolare di una sala scommesse di Casoria: arrestati 3 pregiudicati di Afragola
Nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica Presso Il Tribunale Di
Napoli Nord, i Carabinieri del Nucelo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Casoria,
hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone,
rispettivamente di anni 48, 67, 54 e 28, tutte residenti ad Afragola, indagate, a vario titolo, per i
reati di usura e tentata estorsione in danno del titolare di una agenzia di scommesse di Casoria.
Le indagini sono state avviate nel mese di gennaio 2014 a seguito di alcuni espidosi di usura
segnalati ai Carabinieri dal citato imprenditore, che era stato anche minacciato nel caso in cui
non avesse provveduto a ritirare quanto denunciato alle Forze dell’Ordine.
La svolta a livello investigativo ha avuto luogo in occasione di due distinte aggressioni, poste
in essere rispettivamente nel mese di gennaio 2014 e ottobre 2016, sia ai danni del titolare
dell’agenzia di scommesse sia di suo figlio, al fine di ottenere il versamento degli interessi usurari
sul prestito maturati sino ad allora.
l riconoscimenti fotografici e le dichiarazioni raccolte nel corso delle indagini hanno consentito
di raccogliere un grave quadro indiziario nei confronti dei de.stinatari del provvedimento restrittivo
emesso dal Giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord.
Il film napoletano Ammore e malavita di Manetti Bros in scena oggi al Festival di Venezia
E’ il giorno del terzo film italiano in concorso alla 74esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è “Ammore e malavita” di Manetti Bros con Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Claudia Gerini, Carlo Buccirosso. Ambientato a Napoli, la storia ruota attorno a Ciro un temuto killer. Con Rosario è una delle due “tigri” al servizio di don Vincenzo, “‘o re d’o pesce”, e della sua astuta moglie, donna Maria. Fatima è una sognatrice, una giovane infermiera. Due mondi in apparenza cosi’ distanti ma destinati a incontrarsi. Ispirato a fatti realmente accaduti, Sweet Country di Warwick Thorton film in concorso a Venezia 74 è un western in costume ambientato nel 1929, nell’entroterra del Territorio del Nord australiano. Quando Sam, guardiano di bestiame aborigeno, uccide il proprietario terriero bianco Harry March per autodifesa, è costretto a scappare insieme alla moglie Lizzie. Fuori concorso l’atteso “Jim & Andy” di Chris Smith con Jim Carrey. Nel 1999 Milos Forman fa interpretare a Jim Carrey la parte di Andy Kaufman nel film biografico”Man on the Moon”. Ne risultò una produzione estremamente insolita ed emozionante. Circondato sul set dagli amici e dai familiari di Kaufman, Carrey “divenne” pienamente Andy e, alternativamente, Tony Clifton, lo sgradevole cantante di piano bar, alter ego di Kaufman. Fuori conorso al festival “Wormwood” (1 e 2) per la regia di Errol Morris con Peter Sarsgaard, Christian Camargo, Scott Shepherd, Molly Parker, Jimmi Simpson, Bob Balaban, Tim Blake Nelson, John Doman, Hillary Gardner, Michael Chernus, Jack O Connell, Chance KellyQuesta serie in sei parti esplora i limiti della nostra conoscenza del passato e fino a che punto siamo disposti a spingerci nella ricerca della verità. Si tratta della storia famigliare di un uomo che per sessant’anni tenta di chiarire le circostanze della misteriosa morte del padre, in una ricerca che lo porta faccia a faccia con alcuni dei più oscuri segreti degli Stati Uniti. Fuori concorso anche “Loving Pablo” di Fernando Leon De Aranoa con Javier Bardem, Penélope Cruz, Peter Sarsgaard, Julieth Restrepo. “Loving Pablo” racconta l’ascesa e la caduta del più temuto signore della droga al mondo, Pablo Escobar, e la sua instabile storia d’amore con la più famosa giornalista della Colombia, Virginia Vallejo, durante il regno del terrore che dilaniò il paese.
Il Vangelo di oggi
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 4,38-44.
In quel tempo, Gesù uscito dalla sinagoga entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei.
Chinatosi su di lei, intimò alla febbre, e la febbre la lasciò. Levatasi all’istante, la donna cominciò a servirli.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva.
Da molti uscivano demòni gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro.
Egli però disse: «Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.
Avellino: Novellino-Taccone, quel derby infinito
Walter Novellino il giorno dopo le dichiarazioni, non certo al miele, di Walter Taccone appare stranamente riflessivo. Si ferma, come spesso fa, a parlare con i giornalisti che osservano l’allenamento dalla Tribuna Montevergine, e con loro scambia qualche battuta. «Mi viene solo da ridere. Ho collezionato quattrocento presenze come allenatore finora in carriera, e vinto sette campionati». Poi va via, al centro del campo, a riprendere la seduta. Passa una mezzora ed uscendo dagli spogliatoi e si intrattiene a parlare, a voce alta, con gli uomini dello staff tecnico. «La mia era solo una battuta: – spiega – nessuna polemica con nessuno. Il presidente è libero di esprimere la sua opinione e io lo rispetto, come quella dei tifosi e degli addetti ai lavori. Penso però che la squadra non abbia demeritato a Cremona e soprattutto che abbia grandi margini di crescita. Lo dimostreremo sul campo: i calciatori come me hanno tanta voglia di vincere. Ma ripeto nessuna polemica: stiamo cercando di costruire qualcosa di importante e dunque è fondamentale restare uniti». Uniti è la parola magica, anche se ora è inevitabile che i tifosi si siano divisi tra i pro Novellino e i pro Taccone. Anche il vociare che, accompagna la seduta di lavoro al Partenio Lombardi, è un insieme di opinioni tra chi pensa che sia giusto aspettare e dare fiducia alla squadra e chi invece ritiene che sia necessario fare e dare di più. Sul rettangolo di gioco intanto Novellino lavora, parla con i singoli, ripete concetti, posizioni, analizza movimenti sbagliati e da correggere. Le strisce verticali sono in bella mostra, dall’area di rigore a salire, e i movimenti dei difensori sono ripetuti, spiegati, indirizzati. Anche le possibilità di scelta mostrate con una sorta di gioco delle coppie (Paghera e D’Angelo o Laverone e Pecorini solo per fare un esempio) che dimostra come la rosa sia ampia e la possibilità di variare in ogni ruolo ci sia eccome. Il capitano D’Angelo sta bene, segno che ha superato completamente il problema muscolare accusato sabato scorso, mentre Rizzato è fermo per un risentimento al flessore della coscia sinistra. Assente anche Molina, a letto con un leggero attacco influenzale. All’allenamento non ha invece partecipato, come annunciato, Riccardo Marchizza, impegnato con la Nazionale Under 20 nella partita contro la Polonia, a Imola, finita sei a uno per gli azzurri. La gara era quella di esordio al torneo «Sei Nazioni». Il difensore dovrebbe fare ritorno questo pomeriggio, quando è prevista una amichevole a porte aperte, al Partenio Lombardi, contro la Primavera. Novellino non vede l’ora di poter lavorare con continuità con Marchizza visto che anche la settimana scorsa è stato convocato per uno stage, dal tecnico degli azzurri Federico Guidi. Potrebbe essere proprio lui la prima novità di formazione e non l’unica visto che bisognerà capire se l’allenatore di Montemarano continuerà a puntare sul 4-4-1-1 oppure affidarsi al 4-4-2 con Castaldo e Asencio, grande protagonista nel convulso finale dello Zini, che scalpitano per trovare un posto al sole, dal primo minuto.
Benevento: voglia di rivalsa
Salernitana: in cerca di un equilibrio
Estorsioni e usura a Scafati, chiesto il processo per 34 esponenti del clan Loreto-Ridosso. TUTTI I NOMI
Scafati. Imponevano il pizzo attraverso ditte di pulizie: conservieri e commercianti nel mirino del clan Loreto-Ridosso. Saranno 34 gli imputati che compariranno il 25 ottobre dinanzi al Giudice per le udienze preliminari Maria Zambrano in quello che è uno dei filoni della maxi inchiesta della Dda su Scafati. A dicembre scorso il blitz ordinato dal Gip del tribunale di Salerno aveva portato all’arresto di 16 persone, tutte ritenute parte integrante del sistema del clan Loreto-Ridosso, Matrone e Cesarano di Castellammare di Stabia. Il filone d’inchiesta, nato dall’indagine su politica e camorra a Scafati che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione mafiosa, riguarda 21 capi di imputazione, perlopiù episodi estorsivi e di usura, ai danni di commercianti e imprenditori. A dicembre finì in cella Roberto Cenatiempo, 31enne ritenuto il braccio deistro e factotum di Alfonso Loreto e Gennaro Ridosso per la gestione di tre imprese per la gestione di servizi. A dare una svolta all’inchiesta le dichiarazioni di Alfonso Loreto, ma in precedenza anche quelle del padre Pasquale, pentito a singhiozzo, che – nonostante fosse sotto protezione – continuava a tenere d’occhio gli affari di famiglia a Scafati, imponendo alla bisogna la sua presenza.
Tra i capi d’imputazione anche le mire del clan Loreto-Ridosso sulle sale bingo di Scafati e Pompei per la gestione del servizio di pulizia e le industrie conserviere scafatesi. Non mancano tra le accuse anche numerosi episodi di usura addebitati in particolare ai fratelli Alfonso e Giuseppe Morello, esattori del clan.
Secondo la Procura, il clan degli scafatesi avrebbe stretto alleanze anche con i Cesarano di Castellammare-Pompei e i Di Fiore di Acerra per mettere a segno diversi delitti di estorsione ai danni di imprenditori ed operatori economici non soltanto per installare i videogiochi e le slot ma anche per eseguire omicidi e tentati omicidi per affermare la propria egemonia su altri gruppi scalfatesi.
Dovranno comparire davanti al Gup Maria Zambrano del Tribunale di Salerno:
Giovanna Barchiesi, sorella di Roberto, ex consigliere comunale
Giacomo Casciello
Giuseppina Casciello
Roberto Cenatiempo
Giovanni Cesarano
Rosalia Ciatti
Gaetano Criscuolo alias “Mesopotamia”
Francesco Paolo D’Aniello
Giuseppe Iorio alias “Peppe o’killer’’
Mario Di Fiore alias ‘o cafone”
Pasquale Di Fiore alias “il figlio do’ cafone ”
Fiorentino Di Maio
Luigi Di Martino alias “Gigino o’ profeta ”
Aldo Esposito Fluido
Giovanni Vincenzo Immediato
Michele Imparato detto Massimo,
Alfonso Loreto
Pasquale Loreto
Antonio Matrone detto Michele
Francesco Matrone
Giovanni Messina
Alfonso Morello alias “o’ Balanzone”
Giuseppe Morello
Francesco Nocera alias “cecchetto”
Antonio Palma
Vincenzo Pisacane alias “Coccodè”
Giuseppe Ricco detto “Pinuccio o’foggiano”
Gennaro Ridosso
Luigi Ridosso
Romolo Ridosso
Salvatore Ridosso
Mario Sabatino
Paganese: c’è da lavorare sulle gambe
È la condizione atletica del gruppo il principale grattacapo di Massimiliano Favo. L’allenatore della Paganese ha più volte sottolineato fin dal suo approdo in panchina di aver a disposizione un gruppo eterogeneo sotto l’aspetto fisico. Un fattore determinante nel processo di crescita globale dell’intero organico liguorino. Anche se il successo di Cosenza ha consentito di spazzare via qualche polemica di troppo, resta per la squadra cara al patron Trapani la necessità di avvicinarsi a grandi passi al top della maturità atletica per evitare di insabbiarsi in classifica ad inizio campionato. Per questo motivo Favo ha studiato con il suo staff una tabella di marcia specifica che permetta di lavorare in maniera sinergica con tutti i rischi del caso legati comunque a scelte di formazione forzate ma mirate a mettere progressivamente benzina nelle gambe di coloro che sono arrivati da poco in gruppo.
Napoli, nuovo incendio vicino al campo rom di Scampia domato dai vigili
Nuovo incendio stamane nei pressi dell’area del campo Rom di Scampia. Intorno alle 5:30 di stamane le fiamme si sono di nuovo alzate nella zona dell’incendio dell’altro giorno. Sul posto le autobotti dei vigili del fuoco che dopo alcune ore hanno domato le fiamme riportando la situazione alla normalità.
Casertana: fiato alle trombe, Turchetta
È ormai entrata nel vivo la preparazione della Casertana alla trasferta di Andria. Ieri doppia seduta di allenamento per i rossoblù con il portiere Benassi e l’esterno D’Anna ancora assenti. Problemi anche per Marotta. L’attaccante ex Juve Stabia, infatti, ha saltato la seconda parte dell’allenamento mattutino e l’intera seduta pomeridiana a causa di un dolore alla coscia, ricordo di uno scontro di gioco in occasione del match di sabato e che soltanto nelle ultime ore è emerso in maniera più nitida. Da valutare le sue condizioni. Buon per Scazzola che dopo l’ultima sessione di mercato la rosa risulta più corposa e in grado di sopperire a eventuali mancanze grazie all’arrivo di diversi elementi, tra cui l’esterno d’attacco Gianluca Turchetta, già impiegato nel secondo tempo contro il Catania nonostante avesse avuto alle spalle un solo allenamento, la seduta di rifinitura, con la sua nuova squadra. «Ho avuto sensazioni bellissime – dice il giocatore giunto in prestito dal Lecce con diritto di riscatto e contro riscatto – perché nonostante fossi arrivato appena due giorni prima della partita ho avuto modo di conoscere un gruppo fantastico e un grande staff pronto ad accogliermi nel migliore dei modi. Avevo i miei allenamenti alle spalle, ma il ritmo partita è ben altra cosa. Ma l’aiuto dei compagni di squadra ha reso le cose più facili».
Ora, però, il pensiero della compagine rossoblù è interamente rivolto alla sfida contro la Fidelis Andria, a riposo domenica scorsa per lo spostamento della partita con il Siracusa. «Troveremo un avversario che avrà sicuramente un gran voglia di giocare – continua Turchetta – la stessa che dovremo avere noi di vincere per continuare ciò che abbiamo iniziato sabato. Il nostro campionato, infatti, è partito contro il Catania visto che venivamo da una sconfitta. Sarà una gara difficile, ma in questo girone di partite facili non ne esistono, in cui si vedrà di che pasta siamo fatti».
Napoli, due gemellini nigeriani curati dalla malaria al Policinico, la mamma è al Cotugno
Avevano contratto la malaria ma ora sono guariti e ricoverati sotto osservazione al Dipartimento di Malattie Infettive dell’università di Napoli Federico II. Si tratta di due gemellini di 11 anni, un maschio e una femmina, nati a Santa Maria Capua Vetere da genitori originari della Nigeria. La situazione è sotto controllo ma alla luce di quanto accaduto a Brescia con la bambina di 4 anni morta a causa della malaria ora c’è massima attenzione attorno ai due bambini. Anche la mamma, al quinto mese di gravidanza, ha avuto la febbre molto alta, ora è ricoverata all’ospedale Cotugno di Napoli. I due bambini era stati in vacanza dai familiari in Nigeria nel mese di agosto ed è probabile che li hanno contratto la malattia. I due erano stati ricoverati all’ospedale di Caserta e poi trasferiti a Napoli lunedì mattina. Il caso è stato segnalato, come da prassi, anche al dipartimento di Malattia Infettive della regione, all’Istituto Superiore di Sanità e al Ministero della Salute.
Strupro di Rimini, il maggiorenne accusa i tre minori. Il racconto choc della violenza di gruppo
Carcere per tutti e quattro i giovani (tre sono minorenni) coinvolti negli stupri di Rimini. Così hanno deciso sia il Gip del tribunale per i minorenni di Bologna – che ha disposto la misura cautelare piu’ restrittiva per i due fratelli marocchini di 15 e 17 anni e per il nigeriano di 16, vietando anche loro di comunicare – che il gip di Rimini nei confronti di Guerlin Butungu, il 20enne copngolese considerato il capobranco. I quattro sono accusati di aver stuprato una turista polacca, di aver pestato a sangue il compagno e di aver violentato, poi, una prostituta transessuale sulla spiaggia di Miramare di Rimini, nella notte tra il 25 e il 26 agosto. Per il Gip di Rimini, Vinicio Cantarini, non solo il 20enne congolese ”partecipo’ alla violenza sessuale di gruppo e agli altri atti predatori, ma fu proprio lui a scatenare il branco, a dirigere la brutale aggressione, ad ‘impadronirsi’ per primo del corpo delle giovani donne per dar sfogo ai propri bestiali istinti sessuali”. Il tipo di crimini commessi e il modo in cui Guerlin Butungu ha agito evidenziano – spiega il gip nella sua ordinanza – “l’indole particolarmente malvagia e violenta dell’uomo, incapace a frenare-controllare malsani istinti e appetiti sessuali, del tutto insensibile al rispetto dell’altrui integrita’ fisica e sessuale”. Tutto ciò “a dispetto, peraltro – prosegue il giudice -, di un modo di fare e di un aspetto apparentemente gentile ed educato, forse anche abilmente utilizzato proprio per adescare le giovani vittime”. Un atteggiamento tenuto anche durante l’udienza di convalida “quando pero’ neppure e’ riuscito a manifestare, non solo alcun segno di pentimento, ma neanche una qualche maturata consapevolezza dell’estrema gravita’ delle azioni compiute”.
Butungu, nell’interrogatorio ha scaricato le colpe sui tre minori che erano con lui, ma secondo il gip “è una menzogna” e la verita’ “e’ quella che si ricostruisce dalle parole delle vittime” che concordano sul ruolo di capo “e degli stessi complici minorenni” che hanno confessato: “anche Butungu partecipo’, attivamente e in prima persona alla violenza di gruppo e agli atti predatori”. Ma è dal provvedimento di custodia cautelare del giudice minorile Anna Filocamo emesso nei confronti dei tre ragazzini, che si ricavano i dettagli della forte brutalita’ con cui il branco ha agito. Nell’atto si sottolinea “la spregiudicatezza con cui sono state poste in essere le azioni delittuose”, “l’inutile cattiveria” con cui i tre hanno inflitto “sofferenze inutili alle vittime” e il fatto che le loro azioni hanno suscitato “un allarme sociale di proporzioni rare”. Nel raccontare che era il congolese a soggiogarli, inoltre, i complici minorenni hanno mostrato “personalita’ gravemente inconsistenti ed incapaci di rendersi conto dell’estrema gravita’ delle condotte realizzate”. Quella raccontata dalle tre vittime è una storia agghiacciante, come ha sottolineato anche il gip Filocamo. “Tre o quattro a turno si intercambiavano tra loro nell’abusare di lei e nell’ immobilizzare me”, ha dichiarato il giovane polacco. E ancora: “Mentre ero immobilizzato a terra, tenuto da due persone con il viso sulla sabbia, mi perquisivano alla ricerca di telefono e portafogli, e mi colpivano ripetutamente con calci in tutte le parti del corpo e pure al capo con una bottiglia di vetro”.
Il ragazzo non riusciva a respirare con la testa premuta sulla sabbia e vomitava. La violenza sulla 26enne polacca “è stata interminabile, durata piu’ di venti minuti” durante la quale “mi dicevano in inglese ‘I kill you’ e sentivo che il mio amico veniva picchiato brutalmente. Mi stringevano forte alla gola e non riuscivo a respirare”. “Stremata”, “senza poter in nessun modo reagire neppure urlando”, “senza forze ed impaurita, ma cosciente”, la ragazza e’ stata quindi trascinata in acqua e poi di nuovo sulla spiaggia, immobilizzata ed ancora violentata. La trans peruviana è stata colpita con una bottiglia di vetro – ha raccontato – e poi con un pugno allo zigomo, quindi abusata a turno dai quattro che si sono alternati nello stupro e nel tenerla immobilizzata. L’hanno poi rapinata. La trans ha riportato che “nelle parti intime” degli aggressori “vi era sabbia, come se fossero stati reduci da una giornata in spiaggia”. Nel luogo dell’aggressione subita dalla prostituta, gli investigatori hanno trovato la macchina fotografica e l’orologio rapinati poco prima all’amico della polacca. “Segno evidentissimo – scrive il gip – che gli autori dei crimini ai danni della giovane coppia polacca sono le stesse persone” che hanno perpetrato il secondo episodio di violenza sessuale”.
Napoli, omicidio Ruggiero, l’assassino Ciro Guarente affetto da ‘stress ansioso depressivo’
Si fa sempre più strada l’ipotesi della richiesta di una perizia psichiatrica che preannuncia la carta dell’infermità mentale per Ciro Guarente lo spietato assassino di Vincenzo Ruggiero. Agli atti dell’inchiesta, composta attualmente da circa mille pagine e depositate l’altro giorno dai giudici dal Tribunale del Riesame di Napoli c’è anche un verbale della commissione ospedaliera della Marina Militare che certifica il suo spostamento dal settore militare a quello civile con una motivazione chiara: “Il paziente Guarente risulta affetto da stress ansioso depressivo tale da individuare un disadattamento alla Forza Armata”. L’avvocato Dario Cuomo che difende l’assassino originario di Ponticelli e che l’altro giorno con una abile strategia difensiva ha rinunciato al Riesame ma ha potuto “vedere” le carte in mano all’accusa. E quindi dopo che avrà letto e studiato le circa mille pagine dell’inchiesta condotta dalla Procura di Napoli Nord potrebbe giocarsi la carta della perizia psichiatrica visto che risulta agli atti che Ciro Guarente a gennaio di quest’anno era transitato nel ruolo civile per motivi sanitari psicologici e psichiatrici. L’indagine intanto va avanti. I magistrati stanno cercando gli ultimi riscontri nei confronti di altre due persone, entrambe originarie di Ponticelli e indagate di favoreggiamento nei confronti di Guarente. Con il “grinder boy” è in carcere anche Francesco De Turris, un altro noto pregiudicato di Ponticelli che ha fornito la pistola calibro 7,65 (non ancora trovata) con la quale Guarente ha ucciso lo sfortunato commesso di Parete. I due indagati secondo le ipotesi investigative avrebbero aiutato Guarente a disfarsi del corpo di Vincenzo Ruggiero nel garage degli orrori dopo aver fatto a pezzi il corpo con una motosega e poi sciolto in parte nell’acido prima di sotterrarlo.
Allarme fibre di plastica nell’acqua corrente di tutto il mondo
Nell’acqua corrente di tutto il mondo sono state rinvenute fibre di plastica microscopiche. E’ la rivelazione shock di uno studio condotto da Orb Media, un organizzazione non profit di Washington che ha condiviso con il Guardian, in esclusiva, i suoi risultati. L’83% dei campioni analizzati sono risultati contaminati. Lavorando insieme ai ricercatori dell’Universita’ statale di New York e dell’Universita’ del Minnesota, la Orb Media ha testato 159 campioni di acqua potabile in citta’ grandi e piccole di tutti i continenti. Il primato della contaminazione spetta agli Stati Uniti, con fibre di plastica che sgorgano dal 94% dei rubinetti, compresi quelli del Congresso, del quartier generale della Environmental Protection Agency (Epa) e perfino nella Trump Tower del presidente Donald Trump. Seguono, con il piu’ alto tasso di contaminazioni da plastica nell’acqua corrente, Libano e India. La piu bassa percentuale di contaminazione e’ stata registrata in Europa, e in particolare nel Regno Unito, in Germania e in Francia, ma e’ comunque pari al 72% dei casi. Il numero medio di fibre rinvenute ogni 500 ml di acqua oscilla tra il 4,8% degli Usa all’1,9% dell’Europa. La nuova analisi segnala che le fibre di plastica sono ovunque: negli oceani, nelle acque dolci, nel suolo e nell’aria, se affiancata ad altri studi. “Sta impattando la fauna in modo preoccupante…come possiamo pensare che non stia impattando noi”, ha osservato Sherri Mason esperta dell’universita’ di New York che ha supervisionato l’analisi di Orb.
Camorra, si è pentito il killer Salvatore Maggio
Si è pentito il killer Salvatore Maggio legato al clan Mazzarella. Da un mese il pregiudicato che era stato arrestato lo scorso anno in un resort di lusso in Penisola Sorrentina e che aveva deciso di mettersi in proprio creando un proprio gruppo che aveva seminato il panico nella zona di piazza Mercato e delle Case nuove, ha deciso di passare dalla parte dello Stato. “Voglio cambiare vita, dare un futuro diverso ai miei figli e provare a trasmettergli valori positivi”, con queste parole ha iniziato la sua collaborazione con i magistrati della Dda napoletana. Le prime nove pagine di verbali, con molti omissis, come riporta Il Roma, sono state depositate dal pm della Dda Francesco De Falco agli atti dell’udienza preliminare del processo contro il clan Puccinelli-Petrone del rione Traiano al quale si era legato. Salvatore Maggio ha confessato l’omicidio di Pasquale Grimaldi, nipote del capoclan Ciro detto ‘o settirò, il 19 giugno 2006. Era stato inchiodato nei mesi scorsi dal pentimento dell’ex rampollo della camorra di Soccavo, Davide Leone secondo il quale Maggio fu l’esecutore materiale di quell’omicidio. Ma il nuovo pentito ha anche fatto luce sul duplice ferimento di Giuseppe Persico e di Vincenzo Papi, avvenuto il 25 giugno 2013, poi passato tra le file dei collaboratori di giustizia. Un episodio successivo alla spaccatura interna alla camorra del quartiere Mercato. Era stato lui a chiedere le estorsioni ai fratelli Esposito, i re della movida napoletana grandi amici di numerosi calciatori del Napoli, arrestati e scarcerati nei mesi scorsi. Ma Totore Maggio conoscendo bene le dinamiche, i legami e i componenti del clan Mazzarella e del clan Puccinelli-Petrone del rione Traiano sta facendo anche i nomi di tutti i componenti dei due gruppi criminali e sta svelando anche retroscena ed episodi inediti che nei prossimi mesi saranno forieri di sviluppi investigativi e probabilmente di nuovi arresti. Sono in molti a tremare ora per il suo pentimento.
Napoli, rientrato l’allarme bomba all’aeroporto di Capodichino
E’ rientrato l’allarme bomba all’aeroporto napoletano di Capodichino. Le verifiche condotte su un furgone bianco ritenuto sospetto, dopo una segnalazione telefonica giunta ai Carabinieri che segnalava la presenza a bordo di bombole di gas, hanno dato esito negativo. L’area e’ stata ora liberata, dopo che un ingente spiegamento di forze dell’ordine aveva bloccato l’accesso su un percorso di circa un centinaio di metri. Anche il portellone del furgone, che era stato fatto saltare in aria dagli artificieri, era risultato vuoto.













