La bara in noce, trascinata da un carrello, entra in tutta fretta al cimitero. Toto’ Riina, capomafia stragista che ha condizionato la storia d’Italia degli ultimi 40 anni, viene fatto passare dall’ingresso laterale. Un modo per evitare i giornalisti, che da ieri sera stazionano davanti a un camposanto blindato, che diventa pero’ il simbolo della sconfitta della mafia corleonese. Con il capo dei capi costretto, da morto, a tornare nel suo paese dalla porta di servizio. Per lui, che ha scalato i vertici di Cosa nostra lasciando dietro di se’ una lunga scia di sangue, non c’e’ neppure un funerale religioso, vietato dalla Chiesa che ormai da 24 anni ha scomunicato gli uomini d’onore che non mostrano segni di redenzione.
Una posizione obbligata dopo l’anatema di Giovanni Paolo II che certo, per la famiglia del capomafia, non potra’ essere compensata dal clamoroso dietrofront di Facebook che aveva oscurato i messaggi di cordoglio ai Riina e oggi li ha ripubblicati scusandosi. E sempre attraverso un Post su Facebook il genero del boss Tony Ciavarello, marito di Maria Concetta Riina, ha espresso un “grazie di cuore” alla polizia che ha protetto i familiari del padrino dall’assalto dei cronisti. La cronaca del ritorno a casa del boss comincia ieri mattina, quando il feretro parte dall’ospedale di Parma dove Riina e’ morto venerdi’ scorso.
L’intenzione iniziale e’ arrivare in paese via terra. Poi nel pomeriggio la decisione di prendere la nave a Napoli. Il carro funebre con a bordo la salma trova al porto di Palermo decine di fotografi e giornalisti che riesce a dribblare. Dietro l’auto con i familiari del boss che non sono riusciti a dargli l’ultimo saluto mentre era ancora in vita nonostante l’autorizzazione a un incontro straordinario arrivata dal ministro della Giustizia Andrea Orlando. Al cimitero il carro viene fatto entrare dall’ingresso di servizio, proprio per evitare la stampa che aspetta il ritorno del vecchio padrino.
Portata alla cappella del camposanto, la salma viene benedetta da padre Giuseppe Gentile, parroco della chiesa Maria Santissima delle Grazie di Corleone. Nei giorni scorsi aveva rivolto un appello pubblico ai familiari di Riina, un invito a intraprendere un nuovo cammino. Oggi e’ molto meno loquace con i giornalisti. La cerimonia dura pochi minuti. Ci sono Ninetta Bagarella, moglie del boss e compagna di una vita da fuggiaschi: dopo anni di latitanza, torno’ in paese con i quattro figli il giorno dopo l’arresto del boss. C’e’ Lucia, la piu’ piccola dei Riina, insieme al marito. Viso indurito e occhi gonfi di pianto. Ci sono Concetta, la maggiore delle femmine di casa Riina e Salvuccio che vive a Padova in liberta’ vigilata e ha avuto un permesso per assistere alla tumulazione del padre. Manca Giovanni, il piu’ grande dei quattro figli di Riina, il predestinato, anche per ferocia, a prenderne il posto.
E’ in cella per scontare quattro ergastoli da quando aveva 25 anni. Durante la benedizione il frate recita una preghiera per i defunti. “Era tutta centrata intorno alla misericordia” dice poi rifiutandosi di indicare quale avesse scelto. “Dio e’ grande e fa miracoli – aggiunge – e con la preghiera e il silenzio chissa’ che qualcosa non cambi in queste persone. Io ci credo”. La tumulazione nella tomba di famiglia richiede pochi minuti. Il boss sepolto a qualche metro da chi con lui ha diviso vita e scelte di sangue: Bernardo Provenzano, morto l’anno scorso dopo anni di carcere duro. Assistono anche alcuni parenti. Una cerimonia per pochissimi intimi. Nessun curioso, nessun paesano. Anche perche’ il questore di Palermo, Renato Cortese, ha vietato i funerali pubblici.
All’uscita del camposanto decine di cronisti aspettano i familiari del padrino. Un cordone di polizia e carabinieri tenta di tenere i giornalisti lontani, ma Ninetta Bagarella e suo figlio vengono “accerchiati” mentre le forze dell’ordine fanno cordone attorno a loro. Non una parola, come sempre. Per qualche istante restano bloccati dai fotografi, che cercano di catturarne i volti. Ninetta Bagarella e’ una maschera senza espressione. Salvuccio, che per mafia ha gia’ scontato 8 anni, tenta di proteggerla dall’assalto. Poi salgono in auto e vanno via. E a Corleone si chiude per sempre l’era di Toto’ Riina.
Riina: l’ultimo viaggio del Capo dei Capi a Corleone
Camorra, il procuratore Sirignano: ”Casalesi? I boss comandano dal 41bis”
“Il clan dei Casalesi è saldamente nelle mani dei capi che sono al 41bis”. Sono le parole di Cesare Sirignano, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, sentito dal quotidiano Cronache di Napoli e di Caserta. L’intervista, firmata da Giuseppe Tallino, verrà pubblicata nell’edizione di domani, giovedì 23 novembre, del quotidiano campano.
Sulla lotta alla sanguinosa camorra del Casertano, Sirignano sottolinea l’importanza di individuare e perseguire i ‘colletti bianchi’: “Imprenditori e professionisti che si sono venduti alle organizzazioni criminali e hanno consentito alla mafia di arricchirsi investendo denaro sporco. Non sono meno importanti di killer, spacciatori ed estorsori. Anzi, sono persino più funzionali alla crescita delle cosche e al controllo del territorio”.
Camorra, il pentito: ”I Nappello volevano prendersi Miano e dintorni, ecco chi sono i killer”
“Dico anche che conosco bene sia Mango Luigi, cognato di Valerio Nappello che chiamiamo Luigi O’ Moicano sia e Gianluca Annunziata come anche Alessio Peluso detto o’niro che fanno parte del gruppo di fuoco di Nappello. Mi risulta per averlo appreso sempre da mio fratello Gianluca Annunziata e Luigi Mango hanno fatto l’omicidio di omissis. Sono comunque componenti del gruppo di fuoco del clan. mi viene chiesto se sappia qualcosa di Liberti Raffaele, fratello di Carmine e dico che conosco entrambi in particolare Carmine che chiamavamo o’ Scarparo, era fidanzato con Valentina Lo Russo e stava nel biliardo, era un bravo ragazzo, non so nulla rispetto all’omicidio
nè di lui nè del fratello che pure conosco”.
Sono le dichiarazioni del neo pentito del clan Lo Russo, Antonio De Simini, che insieme con l’altro collaboratore Ciro Ferrara ha fornito agli inquirenti i nuovi elementi rispetto a quello che era accaduto nella cosca dei “capitoni” dopo i pentimenti a catena dei boss. E’ un fiume in piena De Simini nel suo primo interrogatorio datato 15 giugno 2017 e contenuto nelle circa mille pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Francesca ferri e che l’altro giorno ha portato in carcere 40 affiliati alla cosca.”…mi viene chiesto se consoca o’Pazz,-ribadisce De Simini- e dico che c’è piu’ di una persona con questo soprannome. Mi viene chiesto se conosca Luca Gervasio e dico che lo conosco e nulla mi risulta rispetto a questi omicidi, si occupa di droga.
Conoscevo bene Scognamiglio e Paolillo, in particolare sono stato fidanzato con Maria che è la sorella della moglie di Paolillo, Manuela … Nel succesisvo mese di settembre, dopo essere stato a fare i bagni a Baia Verde, Luciano mi portò l’imbasciata di Tonino e mi chiese di andare a tenergli compagnia a Foggia, posto dove si era trasferito. Andai quindi da Tonino a settembre accompagnato da Luciano Pompeo e Bonavolta Vincenzo e mi sono trattenuto con Tonino fino a dicembre, sono poi tornato per le feste di Natale a Miano per stare con mia moglie e a gennaio mi hanno arrestato, occasione durante la quale stavo portando in motorino 6.850 euro a Valerio Nappello e Luciano Pompeo nella casarella di Miano, erano soldi provento di una vendita di un pacco di erba che avevamo fatto …omissis… Dopo che sono stato arrestato il mio posto a fare compagnia a Tonino è stato preso da Claudio Esposito persona che ho conosciuto a Secondigliano e con lui ho parlato di Tonino.
Ovviamente durante la mia permanenza accanto a Tonino ho avuto modo di parlare con lui di tante cose ed ho visto le varie persone che venivano a trovarlo tra cui Gino, quello della Polonia, Patanella, una persona della Sanità che sono in grado di riconoscere e la cui figlia si è sposata ad uno della sanità, forse Giovanni, oltre ovviamente a Luciano e Bonavolta ed in una occasione anche Salvatore Silvestri, Alessandro Esposito e Gennaro Palumbo… con Tonino abbiamo parlato anche dell’omicidio di Scognamiglio e Polillo ma io già sapevo tutto come vi ho appena detto…omissis…Pollicino invece si è salvato perchè si è allontanato e adesso è stato arrestato, Pollicino è il figlio di Nase e Cane che è stato ucciso tanti anni fa nel Rione Janfolla.
Piu’ furbo è stato Salvatore Pescetiello che si è salvato perchè è tornato a Miano con noi ed infatti è lui che attualmente passa la mesata a mia moglie ed anche agli altri affiliati detenuti tra cui Brillante Francesco che com eme non ha molti soldi. Pescetiello infatti gestisce attualmente la piazza di cocaina di Via Vittorio Emanuele III vicino casa mia. Avete arrestato quasi tutti lui invece è ancora libero e con lui lavora anche mio fratello Riccardo. Preciso che soci di questa piazza sonoanche Valerio Nappello e Luciano Pompeo . Non conosco Pietro Pedone anzi mi viene rappresentato che si tratta della persona che gestiva l’agenzia di scommesse dove è stato ucciso Scognamiglio e dico che lo conosco bene. L’ho conosciuto tramite Tonino ed andavo sempre al suo magazzinio di abbigliamento a prendermi la merce e lui me la dava scontata e a pagherò. A.d.r è venuto a Foggia a trovare Tonino quando io stavo con lui e si lamentava del fatto che tutti si prendevano la merce da lui senza pagare, io lo conoscevo già, lo avevo conosciuto a Miano in precedenza… OMISSIS… Aniello Di Napoli è il cugino di mio suocero, è stato ucciso di recente come anche il figlio. Carmine Di Napoli, fratello di Aniello, invece gestisce la piazza di Eroina nel Rione San Gaetano”.
Il collaboratore, dunque, ripercorre, confermando gli esiti giudiziari, il ruolo rivestito nel clan ed in particolare i rapporti avuti con Tonino Lo Russo ed i suoi fedelissimi al punto da aver affiancato il capo clan durante il periodo della sua latitanza a Foggia. Ricorda i periodi di detenzione, la fase della propria latitanza e il suo percorso criminale, impegnato nel settore degli stupefacenti ma anche delle estorsioni. Uomo armato del clan, frequentava la casarella presa in affitto da Valerio Nappello nel parco di Miano. Conosce Salvatore Scognamiglio, Stravato Raffaele e Francesco Sabatino, tutti uccisi.Conosce particolari del duplice omicidio Scognamiglio-Paolillo avendo partecipato alla fase organizzativa dello stesso ed essendosi offerto di eseguirlo. Chiarisce i rapporti con affiliati di rilievo e con Totore ‘o pescetiello (Salvatore Cangiano); oltre che con altri
indagati individuati fotograficamente in un successivo verbale. Dimostra, quindi, di conoscere gli affiliati dediti alle attività relative agli stupefacenti e quelli armati.
2. continua
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(nella foto da sinistra Valerio Nappello, Luigi Mango, ‘o moicano, Alessio Peluso ‘ o niro e Gianluca Annunziata)
Ingerisce farmaci poi manda la foto al ragazzo mentre sta per gettarsi in mare: salvata dalla polizia
Nel pomeriggio odierno, personale della Polizia di Stato, appartenente alla Sezione Volanti della Questura di Salerno, è intervenuto in varie zone del lungomare cittadino di Salerno, a seguito della segnalazione pervenuta al numero unico di emergenza 112 di una giovane donna che aveva manifestato l’intento di suicidarsi gettandosi in mare.
E’ stato il fidanzato della ragazza ad allertare la Polizia di Stato, in quanto aveva ricevuto poco prima una foto, scattata e inviatagli da quest’ultima, che la ritraeva su una scogliera di Salerno, in una località imprecisata, manifestando l’intenzione suicida di gettarsi in mare dopo aver ingerito dei farmaci.
Due volanti della Polizia hanno immediatamente iniziato le ricerche della ragazza, nelle zone potenzialmente compatibili con il luogo descritto, e sono riusciti ad individuarla, sebbene parzialmente occultata, trovandola distesa tra gli scogli presso il molo Masuccio di Piazza della Concordia. La giovane, identificata per una ventisettenne residente in provincia di Salerno, è stata immediatamente soccorsa dagli agenti che le hanno prestato le prime cure, in attesa dell’arrivo del personale medico a bordo di un’ambulanza, in quanto la stessa aveva ingerito numerose compresse di farmaci.
Il tempestivo intervento degli agenti della Polizia di Stato, in questo caso, ha salvato la vita alla giovane donna, trasportata poi d’urgenza presso l’Ospedale di San Leonardo, evitando che l’atto di autolesionismo giungesse a più gravi conseguenze.
Torre del Greco, è morto il padre di Fatima’ la prima ‘foreign fighter’ italiana: era in attesa del processo
E’ morto in ospedale a Napoli, per le complicazioni di una malattia, Sergio Sergio, il padre di Maria Giulia ‘Fatima’, la prima foreign fighter italiana partita per la Siria nell’autunno 2014 e condannata a 9 anni in contumacia per terrorismo internazionale. Anche l’uomo nel dicembre del 2016 era stato condannato a 4 anni per “organizzazione del viaggio con finalita’ terroristiche” ed era in attesa del processo d’appello.
“Sono basita, mi sono morti due assistiti in attesa di giudizio, cosa posso dire?”, ha spiegato l’avvocato Erika Galati, facendo riferimento al fatto che nell’ottobre del 2015 era morta, poco dopo essere stata scarcerata, anche Assunta Buonfiglio, la madre della presunta jihadista italiana.
Tra l’altro, lo scorso febbraio la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 5 anni e 4 mesi di carcere per Marianna Sergio, sorella di ‘Fatima’, anche lei arrestata nel luglio del 2015 a Inzago (Milano) assieme al padre Sergio Sergio e alla madre.
Napoli, maxi blitz di carabinieri e polizia al rione Sanità: in manette la vedova del boss ucciso. IL VIDEO
Questa mattina la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri hanno effettuato un servizio straordinario di controllo del territorio nel quartiere Sanità.Personale del Commissariato San Carlo Arena, con la collaborazione di equipaggi della Squadra Mobile, dell’Unità del Reparto Prevenzione e Crimine Campania e dell’Ufficio di Prevenzione Generale nonché personale della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco, ha effettuato un servizio straordinario di controllo del territorio nel quartiere Sanità. L’attività di controllo ha interessato in particolare il “Borgo Fontanelle”, roccaforte del clan camorristico riconducibile alla famiglia Vastarella.Sono state effettuate 21 perquisizioni domiciliari, in particolare nelle abitazioni di alcuni appartenenti alla famiglia Vastarella sottoposti a misure di sicurezza e agli arresti domiciliari; sono stati effettuati 8 posti di blocco, controllate 145 persone, delle quali 57 con precedenti di polizia, 49 veicoli, e sono state elevate diverse contravvenzioni al codice della strada.Controllate sale scommesse e deferito il titolare di una delle sale per aver violato le disposizioni di legge.
In una abitazione , nella disponibilità di una donna, G. S., 60enne napoletana, sono stati trovati e sequestrati Kg 3.5 di tabacchi lavorati esteri e la donna contravvenzionata. Nel corso delle attività ispettive, nell’abitazione di Rita Cantalupo 38enne napoletana, vedova di Giuseppe Vastarella, ucciso in un agguato camorristico nel mese di aprile del 2016, la perquisizione, effettuata con l’ausilio delle unità cinofili, ha concesso di rinvenire diverse confezioni di hashish per un peso complessivo di 219 grammi, nonché la somma di 1.100 euro, suddivisa in banconote di diverso taglio. Rita Cantalupo è stata arrestata per detenzione al fine di spaccio di sostanza stupefacente e condotta presso la casa Circondariale femminile di Pozzuoli . Lo stupefacente ed i soldi sono stati sequestrati e posti a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
I Carabinieri della Compagnia Stella e del Nucleo Investigativo di Napoli, con il supporto del nucleo radiomobile di Napoli e del Reggimento Campania, di unità cinofile e del 7° eli nucleo di Pontecagnano, dopo aver circondato e fatto irruzione in zona hanno eseguito 41 perquisizioni domiciliari a carico di sottoposti agli arresti in casa, pregiudicati e personaggi d’interesse operativo. Sono state identificate 76 persone e sottoposti a fermo o sequestro 13 veicoli. Sottoposti a sequestro preventivo 10.000 euro rinvenuti nel corso di perquisizione domiciliare nella casa di un 64enne di via Cristallini, ritenuto il reggente del clan “Savarese-Sequino”. Una donna 51enne del luogo ha avvicinato i militari esasperata, denunciando di essere stata appena malmenata per futili motivi dal figlio. immediatamente intervenuti a casa della signora, i militari sono riusciti a bloccare prima che si allontanasse il figlio 18enne della donna, tossicodipendente che, come emerso da successivi accertamenti, da circa un anno teneva comportamenti violenti e vessatori nei confronti dei familiari. La donna è stata medicata sul posto per “policontusioni, dolore toracico retrosternale ed ematoma a un gluteo e all’emitorace” guaribili in pochi giorni.
In esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Napoli è stato arrestato Boccacciari Michele, 29enne, che dovrà espiare 4 anni di reclusione per lesioni personali ed evasione. Denunciato un 28enne sorpreso sulla salita Capodimonte mentre cedeva sostanze stupefacenti ad assuntori; recuperati e sequestrati 4 grammi di marijuana; denunciato anche un senegalese 41enne sottoposto ai domiciliari per reati di droga, risultato irreperibile nel corso dei controlli.
Denunciati un 57enne e un 38enne che avevano ostacolato l’intervento di personale dell’enel, giunto in zona per verifiche ai contatori. Un 53enne incensurato è stato trovato in possesso nel corso di perquisizione domiciliare una 1 pistola semiautomatica disattivata calibro 9. L’arma è stata sequestrata e l’uomo denunciato. Un 40enne girava portando al seguito un coltello a serramanico del quale aveva tentato di disfarsi durante le fasi dell’ispezione, anch’egli è stato denunciato.

Insigne-day: Napoli si coccola il suo genio del calcio
Da ieri sera tutta l’Italia calcistica e sportiva parla di lui. Il gol capolavoro con il quale ha spianato al Napoli la strada della travolgente vittoria in Champions League con lo Shakhtar Donetsk ha acuito ancor di piu’ il rimpianto per la sua mancata utilizzazione in Nazionale. L’Italia sportiva si chiede che cosa sarebbe accaduto nel duplice spareggio con la Svezia se Ventura, invece di relegare Lorenzo Insigne, il maggior talento del calcio italiano in panchina, lo avesse utilizzato alla guida di una squadra che con lui in campo avrebbe sicuramente guadagnato in estro, fantasia e pericolosita’.
Se Insigne avesse giocato a Stoccolma e a Milano – e’ il pensiero comune – l’Italia quasi sicuramente si sarebbe qualificata per il Mondiale di Russia. Ora, comunque, il prossimo CT dovra’ affidarsi proprio a lui per la ricostruzione della nuova squadra perche’ Insigne e’ l’elemento di maggior classe del campionato italiano ed e’ colui che puo’ far fare un salto di qualita’ in ogni squadra nella quale gioca.
I tifosi – e non solo i napoletani – anche e soprattutto dopo la spettacolare prestazione di ieri con gli ucraini si sono scatenati sui social in commenti al vetriolo contro l’ex CT della Nazionale, reo di non aver capito che la speranza di scardinare il bunker degli scandinavi poteva essere riposta nel genietto di Frattamaggiore. Insigne su questo tema si e’ gia’ piu’ volte espresso con misura e con tatto, senza cavalcare l’onda delle polemiche nei confronti di Ventura. E anche ieri, a caldo, ha voluto ribadire di aver sempre rispettato le scelte dell’allenatore dell’Italia perche’, in fondo, ognuno e’ libero di pensarla come vuole e perche’ ciascuno si assume le responsabilita’ delle proprie decisioni. Napoli ed il Napoli, intanto, se lo coccolano.
Dopo il rinnovo del contratto che risale allo scorso mese di aprile, il presidente De Laurentiis e’ sempre piu’ convinto che Insigne debba diventare la bandiera della squadra, nel presente e nel futuro. Lui guadagnera’ 4,5 milioni netti a stagione, fino al 30 giugno del 2022. Un cifra notevolissima, da top player, come e’ giusto che sia per un calciatore che fa veramente la differenza. Quanto a Sarri, giustamente il tecnico e’ entusiasta quanto e anche piu’ degli altri. Ieri sera il tecnico nel dopo partita ha ribadito piu’ volte, in occasione di tutte le interviste rilasciate, che Insigne non si tocca e che per quel che lo riguarda lo mandera’ sempre in campo.
Ci sono giocatori, vale a dire i fuoriclasse – ha detto in sostanza l’allenatore del Napoli – che non possono e non devono rientrare nel turnover. Insomma Insigne gioca e giochera’ sempre, senza soste e senza riposo. E fin quando inventera’ magie come quella che ieri sera ha mandato al tappeto lo Shakhtar Donetsk, si puo’ essere sicuri che nessuno se la sentira’ di dare torto all’allenatore.
Droga da Secondigliano al Cilento: annullata l’ordinanza per l’ex cutoliano Umberto ‘o napulitan
Annullata la misura cautelare per droga emessa a carico del 70enne Umberto Rossi ritenuto – insieme al figlio Giancarlo – a capo di un gruppo dedito allo spaccio in Cilento. I giudici del tribunale del riesame hanno accolto il ricorso, presentato dagli avvocati Nicola Naponiello e Pierlugi Spadafora, contro l’ordinanza notificata all’indagato lo scorso 25 ottobre. L’ex cutoliano, però, rimane in carcere in quanto detenuto per altro. Il tribunale ha anche disposto i domiciliari per Giancarlo Rossi concedendogli il permesso per andare a lavorare così come sono stati concessi i domiciliari per gli altri indagati finiti in cella nel blitz dei carabinieri: Salvatore e Roberto Maresca, Antonio Buonora, Lucido Valentino Venturiello, Marco Grimaldi, Mirko Ruggieri e Gianluigi Strianese.
Secondo le accuse della Dda salernitana (pm Colamonici) gli spacciatori controllavano il traffico di stupefacenti rifornendo di cocaina, hascisc e marijuana le piazze di Agropoli, Capaccio Paestum, Santa Maria di Castellabate, Castelnuovo Cilento, Perdifumo, Oliveto Citra, Roccadaspide e Vallo della Lucania. Droga che veniva acquistata a Napoli, nei quartieri di Secondigliano e Scampia. Ma a disposizione del gruppo, come dimostrato dalle indagini dei carabinieri, ci sarebbero state anche le anfetamine. Tra i clienti abituali c’erano i frequentatori della movida cilentana, non solo giovanissimi ma anche imprenditori e professionisti della zona.
Inchiesta sullo Stir di Battipaglia, i 5 Stelle: ”Non ci sorprende”
“Non ci sorprende la notizia che la magistratura abbia acceso i riflettori sulla Ecoambiente, con un’indagine che punta a verificare, tra l’altro, le procedure di assegnazione del bando per la realizzazione dello Stir di Battipaglia”. Lo dice Michele Cammarano, consigliere regionale Cinquestelle. “Un impianto – sottolinea – che oggi si punta ad ampliare, finendo col vessare ulteriormente un territorio gia’ mortificato per la vicinanza di strutture per il trattamento di rifiuti, testimoniate da un odore nauseabondo che satura da anni gli ambienti circostanti”.
“Domani – annuncia Cammarano – saremo in prima fila alla manifestazione organizzata da comitati, associazioni e delegazioni per dire no al sito di compostaggio a Battipaglia, gestito proprio da Ecoambiente, che andrebbe ad aggiungersi al probabile ampiamento del vicino sito di Eboli. La nostra non e’ assolutamente una posizione contro l’impianto compost, che caldeggiamo come indispensabile nel potenziamento del ciclo dei rifiuti. Ma non e’ immaginabile che sia stato scelto un fazzoletto di territorio come vero e proprio ‘polo della spazzatura'”.
“I nostri timori si intensificano – conclude il consigliere M5S – alla luce dell’ultimo question time in Consiglio regionale, rispetto al quale lo stesso vicepresidente e assessore all’Ambiente, Fulvio Bonavitacola, ha ammesso le sue preoccupazioni per i possibili rischi di impatto ambientale sull’intera area, confermando le problematiche di gestione dell’impiantistica regionale”.
Mazzette sui condoni, indagato geometra del comune di Casola
Il lavoro del geometra comunale Nunziante Di Riso, di Casola di Napoli, è finito sul banco delle indagini degli investigatori. E’ sospettato di aver incassato tangenti per autorizzare i condoni. Delle mazzette sotto banco al geometra, il quale ha firmato gli atti, gli stessi atti acquisiti proprio nei giorni scorsi durante un blitz dei carabinieri di Gragnano. Numerose pratiche di condoni edilizi ma non solo: anche autorizzazioni a costruire in zone pericolose e sottoposte a frane.
Nel mirino dei carabinieri sono finiti alcune delle ultime autorizzazioni come quella di una struttura ricettiva -ristorativa. Ma ci sono anche le abitazioni di personaggi legati alla criminalità organizzata coinvolti in recenti processi.
Il sindaco Peccerillo, uno di quelli che si è esposto in prima persona a livello nazionale contro gli abbattimenti prende le distanze: “Abbiamo sempre detto che sull’operato della macchina comunale non devono esserci mai coni d’ombra e che tutto deve essere fatto nella massi ma trasparenza e nel rispetto delle leggi. Non nascondiamo che quello che è accaduto ieri ha turbato profondamente tutti, amministratori, dipendenti e l’intera comunità di Casola di Napoli.
C’è un indagine in corso, la magistratura è giusto che faccia il suo corso, confidiamo nel suo operato e siamo certi che accerterà eventuali responsabilità.Da parte nostra ci sarà sempre massima collaborazione con gli investigatori. Ci auguriamo che tutto possa essere chiarito nel più breve tempo possibile”.
Camorra a Salerno: ”Se c’era tuo padre qua… volevo vedere…”, così i D’Agostino parlavano delle ‘mesate’ alle famiglie dei carcerati
La genesi dell’indagine che ha sgominato il nuovo clan D’Agostino a Salerno parte dall’arresto di Raffaele Grillo (noto anche per aver incendiato il treno dei tifosi della Salernitana in cui morirono 4 ragazzi, era il 24 maggio del 1999). Riferì di essere un assuntore riferendo anche di spacciare per terze persone. Fu messo ai domiciliari ma la fidanzata palesò forti preoccupazioni sull’incolumità fisica del compagno che la sera prima dell’arresto dovette lasciare in fretta e furia il posto di lavoro.
Il gip decise di far scattare le intercettazioni telefoniche e in quelle chiamate era emerso che Grillo aveva parlato con Stefano Maisto, Emilio Marmo, Emilio Voto e Forenzo Parrotti (tutti coinvolti ne! blitz di ieri mattina) sempre a Battipaglia che fu trovato con 835 grammi di hashish. Così vennero fuori le figure di Roberto Barbarisi, Ciro Galioto e del cugino Ciro D’Agostino. Avviata l’attività di indagine il primo a finire in manette fu proprio Galioto beccato con 21 grammi di cocaina.
Mantenere le famiglie dei detenuti era un grosso sacrificio per il gruppo di Ciro D’Agostino, ma lo facevano, perchè andava fatto. Si evince anche dalle intercettazioni delle conversazioni di Ciro d’Agostino. In molte conversazioni Peppe D ’Agostino viene indicato come soggetto di indiscutibile carisma criminale “se c’era tuo padre qua… volevo vedere…”, dicono affrontando affrontando il discorso delle famiglie dei detenuti ed ai sacrifici che sono costretti a fare: “si., e cosa dobbiamo fare. Non c’è . Ci possiamo dare con la testa nel muro e… quello che stiamo e che non abbiamo abbandonato… almeno penso che si deve essere fieri. Sai quanti di loro abbandonano i car cerati venti anni… noi siamo ancora appresso…. ci stiamo dando i pizzichi sulla pancia”.
Lo zio ricordava cosa gli aveva detto il padre. Infatti durante un colloquio tra il piccolo D’Agostino chiese allo zio consigli circa il comportamento da tenere. Al riguardo, Ciro D’Agostino ricorda al nipote che il padre Giuseppe D’Agostino, attualmente detenuto, usando l’espressione “lì è il vostro” gli aveva indicato la loro “zona d’affari”. Secondo quanto scrive il Gip nell’ordinanza eseguita ieri: “ciò a riprova che Ciro D’Agostino, in considerazione dello stato di detenzione dei fratelli (Antonio e Giuseppe), dirigeva l’organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti nelle zone storicamente di competenza dell’omonimo clan”.
Il gruppo era molto attento nei loro spostamenti con i carichi di droga non solo si muovevano con grande prudenza, ma utilizzavano anche un linguaggio criptico nelle conversazioni telefoniche che avevano con gli associati e gli assuntori. L’approvvigionamento di hashish avveniva quasi sempre ad Ottaviano, nella provincia nord di Napoli. I contatti erano di Massimiliano Sabato il quale, in più di un’occasione, si sarebbe recato a fare acquisti in compagnia di Davide Carratù e del figlio Gianluca. Andavano quasi sempre con un’auto ben organizzata e la merce veniva nascosta all’interno del porta bagagliaio.
Nel corso delle indagini è stato scoperto che nel viaggio di rientro dalla zona Vesuviana ad Eboli, i tre staccano le batterie dei propri cellulari per non essere intercettati. Anzi, Davide Carratù gli consiglia di non chiamare nessuno. Non sa che l’auto è monitorata. “Vattela a nascondere in grazia di Dio… senza telefonare – dice – con calma, senza chiamare nessuno poi.. poi dopo hai tutto il tempo.. oggi, domani, quando vuoi…”. Il pane, la tuta, il caffè, la gomma dell’autovettura erano tutti termini utilizzati per indicare lo stupefacente.
(nella foto da sinistra Ciro D’Agostino, Raffaele D’Agostino, Massimiliano Sabato, Davide Carratù, Gianluca Carratù)
In trasferta da Napoli per rubare 35 pc e devastare il Liceo Scientifico di Lanciano: arrestato
In trasferta da Napoli per rubare 35 computer al liceo scientifico di Lanciano, un furto avvenuto la notte del 25 maggio scorso. Si tratta di un romeno ora arrestato. Si cercano altri complici. Nell’occasione il liceo Galilei era stato anche devastato dalla banda con danni per oltre 10 mila euro dopo aver danneggiato suppellettili, consumato bevande e lasciate scritte sui muri per festeggiare l’impresa. Il provvedimento cautelare degli arresti domiciliari e’ stato disposto dal gip Massimo Canosa nei confronti di Ioan Pandele, di 25 anni, su richiesta del procuratore Mirvana Di Serio. L’indagine e’ stata condotta dalla Polizia che ha repertato le impronte papillari riferite all’arrestato.
Castellammare, domani riaprono le gallerie di Varano e Privati ma resteranno chiuse le notte
Anas comunica che, a partire dalle prime ore di domani, giovedì 23 novembre 2017, verrà ripristinata la circolazione lungo il tratto della strada statale 145 “Sorrentina” – precedentemente interrotto a seguito degli eccezionali eventi metereologici della serata del 6 novembre scorso – tra gli svincoli di Castellammare Ospedale e Castellammare Villa Cimmino, in provincia di Napoli.
La viabilità sarà garantita esclusivamente nella fascia oraria compresa tra le 6.30 e le 22.00, con l’istituzione di una sorveglianza permanente ed in funzione delle condizioni meteorologiche. Gli importanti allagamenti (dovuti allo straripamento del torrente ‘Rivo Calcarella’, presumibilmente causato dal franamento della ripa posta a valle) hanno coinvolto l’area situata tra Castellammare di Stabia e Gragnano, causando un significativo ristagno d’acqua in alcune zone, in particolare della Galleria Varano, e danni ai locali tecnici della Centrale di gestione degli impianti delle gallerie ‘Varano’ e ‘Privati’.
Napoli: rapinava automobilisti ai semafori, arrestato
Arrestato dai carabinieri l’autore di una tentata rapina e di una rapina avvenuta a Napoli la sera del 4 febbraio scorso. L’arrestato è un 19enne di Porta Capuana già noto alle forze dell’ordine che ha agito insieme a un complice in via d’identificazione minacciando i malcapitati con una pistola. La tentata rapina è stata fatta a un 22enne di Melito, mentre era fermo a un semaforo del corso Vittorio Emanuele a bordo della sua vettura. Il ragazzo era stato affiancato e minacciato con una pistola. Volevano che abbassasse il finestrino per depredarlo ma lui è ripartito velocemente riuscendo a seminare i rapinatori sullo scooter. Subito dopo ha chiesto aiuto ai carabinieri, ha raccontato cosa era successo, ha descritto sommariamente l’abbigliamento dei due che, nel frattempo, fallito il colpo, si erano allontanati nella direzione opposta e avevano individuato un altro ”obiettivo”, fermo ad altro semaforo. Questa volta hanno rapinato un 28enne di Pozzuoli costretto ad aprire la portiera e a cedere un orologio che a prima vista sembrava un rolex ma che era un orologio simile ma non dello stesso valore. Anche il 28enne ha chiamato i carabinieri e descritto i malfattori, che corrispondevano a quelli del 22enne.
I due rapinatori sono stati poco dopo individuati dai Carabinieri e si sono dati alla fuga percorrendo il corso con manovre spericolate. A un certo punto hanno imboccato un vicolo cieco e hanno abbandonato il mezzo riuscendo a dileguarsi a piedi. Sul posto i militari hanno trovato, il casco calzato da uno dei rapinatori, una replica di semiautomatica e uno scaldacollo. Il veicolo, che era stato acquistato il giorno prima rispondendo a un annuncio su internet, è risultato intestato a un 57enne che ne aveva registrati a suo nome ben 37. Sulla visiera del casco abbandonato sono state rilevate le impronte digitali del 19enne, tra l’altro ripreso da telecamere di videosorveglianza mentre si allontanava a piedi.
Minorenne sorpreso in una sala giochi di Pagani mentre scommette: multa al titolare
I Finanzieri del Comando Provinciale di Salerno continuano con i controlli per il contrasto alla ludopatia, soprattutto quella minorile. Un centro scommesse a Pagani (SA), infatti, è stato sanzionato dai militari della Compagnia di Scafati i quali, durante l’ordinaria attività di controllo economico del territorio, hanno notato la presenza di un minore che si apprestava a effettuare una scommessa. E’ scattata l’immediata contestazione nei confronti dell’esercente, con sanzioni amministrative che arrivano fino a 20.000 euro, dal momento che il cd. “Decreto Balduzzi” prevede la punibilità anche della sola presenza del minore all’interno dell’area scommesse. Inoltre è stato individuato a Scafati un centro scommesse al cui interno era presente un apparecchio da intrattenimento privo del previsto “nulla osta per la messa in esercizio”; il documento, emesso dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, è necessario per l’attestazione della conformità a norma di legge dei congegni da gioco. Anche in questo caso sono scattate le sanzioni che raggiungono la soglia dei 3.000 euro per ciascun apparecchio. L’operato delle Fiamme Gialle è testimonianza della tutela nei confronti di categorie particolarmente vulnerabili quali i minorenni e dei soggetti affetti da ludopatia.
Champions, Hamsik: “Ora non dipende solo da noi”
“Era chiaro che solo vincendo avremmo avuto ancora una possibilita’ di qualificarci fra le 16 migliori squadre d’Europa, stiamo crescendo ma sappiamo che ora non dipende solo da noi”. Marek Hamsik, dalle pagine del suo sito ufficiale, torna sul 3-0 allo Shakhtar Donetsk che tiene in corsa il suo NAPOLI per un posto negli ottavi in Champions. “Siamo felici di essere riusciti finalmente a battere lo Shakthar – continua il centrocampista slovacco – E’ stata una partita molto difficile, contro una grande squadra. Nel primo tempo non siamo riusciti a fare molto perche’ loro erano ben organizzati ma nella ripresa abbiamo alzato il ritmo e dopo il meraviglioso gol di Insigne la partita e’ cambiata. Dopo il vantaggio abbiamo giocato meglio, abbiamo avuto altre occasioni e segnato altri due gol”. Il NAPOLI dovra’ ora battere nell’ultima partita il Feyenoord e sperare che il Manchester City faccia altrettanto in Ucraina. “Ci concentriamo solo su noi stessi, vogliamo andare a vincere in Olanda – chiosa Hamsik – Spero che il City ci dia una mano, loro vogliono vincere ogni partita e mi auguro che ci riescano anche in casa dello Shakhtar”.
Sos del Comune di Napoli a Franceschini: in rovina tombe di illustri
L’assessore con delega ai Cimiteri Alessandra Sardu ha inviato una nota al ministro Dario Franceschini sull’area del cimitero di Poggioreale denominata “Recinto degli uomini illustri”. Il Recinto costituisce un vero e proprio giardino museo all’aperto e si estende per circa 5300 metri quadrati dove sono sepolte personalita’ eminenti quali Benedetto Croce e Tito Angelini. “Tuttavia – scrive la Sardu – e’ stato per decenni oggetto di sciacallaggio, furti e abbandono, e necessita di manutenzione e di un apparato di videosorveglianza. Sebbene il Regolamento di Polizia Mortuaria del Comune di Napoli preveda che la manutenzione delle tombe degli uomini illustri sia a carico degli eredi degli stessi, purtroppo si e’ registrato un generale disinteresse da parte di questi ultimi, e il Comune attualmente in predissesto, non puo’ intervenire con fondi propri. Di fronte all’inerzia degli eredi e alla mancanza di fondi, non sono dunque lasciate possibilita’ al Comune per intervenire e per riportare l’area agli antichi splendori, in un momento in cui la citta’ rappresenta una meta turistica internazionale”. L’assessore lancia, dunque, una proposta: quella di sostituire il concetto di “erede naturale” presente nel Regolamento, con quella di “erede morale”. E scrive: “Non siamo forse tutti noi, gli italiani, a essere eredi morali di quelle personalita’ che hanno fatto grande l’umanita’ intera? Il Recinto degli uomini illustri racconta la storia dell’umanita’, non solo la storia di Napoli. E’ il contributo che Napoli ha dato al mondo. Trovo profondamente ingiusto che il Comune di Napoli sia lasciato solo di fronte alle enormi difficolta’ economiche e a patrimoni cimiteriali sconfinati come quello di Poggioreale. Il nostro Paese, tutto, dovrebbe dichiararsi, orgogliosamente, erede morale degli uomini illustri di Poggioreale, e impegnarsi a prendersi cura di uno dei cimiteri monumentali piu’ importanti d’Europa, che non ha nulla da invidiare a quelli di Parigi o Londra”. “Abbiamo tutti una grande responsabilita’ di fronte alla storia, ossia quella di onorare la memoria di questi uomini illustri che hanno contribuito al progresso dell’umanita'”, sottolinea. E rivolgendosi al ministro chiede “aiuto affinche’ gli uomini illustri di Poggioreale non siano dimenticati, e la loro memoria restituita al mondo”.
Napoli, un anno voli di gratis per la milionesima passeggera Volotea
Un anno di voli gratuiti su tutte le rotte Volotea in partenza da Napoli: e’ il premio che la compagnia di volo low cost ha deciso di consegnare a Maria Cocozza, la milionesima passeggera Volotea partita dall’aeroporto Capodichino. Nell’arco di un anno, Marzia, potra’ approdare in sette scali italiani (Cagliari, Catania, Genova, Olbia, Palermo, Trieste e Verona) e 12 all’estero: Cefalonia (novita’ 2018), Creta, Mykonos, Preveza-Lefkada, Rodi (novita’ 2018), Santorini, Skiathos e Zante; e 4 destinazioni francesi: Bordeaux, Marsiglia, Nantes e Tolosa. “Siamo orgogliosi di festeggiare il primo milione di passeggeri trasportati da Napoli, un traguardo davvero importante per noi”, ha detto Pierfrancesco Carino, Chief Sales Officer Volotea, secondo il quale “la collaborazione con l’Aeroporto Internazionale di Napoli continua a regalare grandi soddisfazioni e, in futuro, ci auguriamo che lo scalo possa ricoprire un ruolo sempre piu’ strategico nel nostro network”. “Fin dall’avvio dei suoi primi voli nel 2012, Volotea ha continuato ad arricchire il network di destinazioni come poche altre compagnie e, dopo solo 5 anni, i risultati sono evidenti: 19 destinazioni e 1 milione di passeggeri trasportati all’aeroporto di Napoli”, ha ricordato Margherita Chiaramonte, responsabile Sviluppo Network Aeroporto di Napoli.
Movida violenta a Napoli, il capo della polizia: ”Dal prossimo week end aumentiamo la sicurezza”
“Gia’ a partire dal prossimo fine settimana aumenteremo la sicurezza sul territorio, anche perche’ al di la’ di tutte le considerazioni e le analisi, servono risposte, e le risposte devono avvenire sul territorio, con la presenza delle forze dell’ordine, che la gente reclama”. Lo dice il capo della polizia, Franco Gabrielli, parlando dell’emergenza movida nel quartiere napoletano di Chiaia a margine dell’anniversario della fondazione della polizia ferroviaria a Portici.
“Sono eventi estremamente gravi – aggiunge parlando del ferimento di sei ragazzi lo scorso fine settimana – al quale il questore, il prefetto, la stessa amministrazione municipale hanno risposto. Ma credo che la risposta piu’ efficacie sia quella di riportare ordine e sicurezza in questi territori”.
Camorra, il pentito: ”Un impiegato del porto aiuta i clan a fare arrivare la droga nei container senza effettuare controlli”
Ci sarebbe un impiegato della dogana nel porto di Napoli che aiuta i clan della camorra a far arrivare i carichi di droga nei container senza passare per i controlli. Lo ha rivelato alla Dda di napoli, il pentito Mario Lo Russo, uno degli ex vertici dei “Capitoni” di Miano. In un verbale dell’agosto 2016 confluito nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Francesca ferri e che l’altro giorno ha portato in carcere 40 nuovi esponenti del clan Lo Russo. Tra questi figurano come esponenti apicali e addetti al traffico internazionale di droga, Damiano Pecorelli, cugino del famigerato killer Oscar ‘o malommo e Salvatore Angelo Miraglia, parente degli stessi lo Russo.
Parlando dei due il pentito Mario Lo Russo ha raccontato:… Quanto ai miei beni, dico subito che ho guadagnato 700.000 euro da Damiano Pecorelli e Salvatore Miraglia genero di mia sorella Dora . La Masseria Cardone nella persona di Paolo Abbatiello si voleva prendere un grosso carico di droga da loro e loro si rivolsero a me per aiuto. Io tramite mio genero Ettore ho sistemato la cosa con i Licciardi e ne abbiamo tratto un guadagno di 700,000 euro che ho diviso con mio genero Ettore, ed ho dato qualcosa anche a Giulio, Mimmo Raffone, Lelle’ e Gigiotto.Mi viene chiesto di precisare i miei rapporti con Damiano Pecorelli e Salvatore Marigliano, persone ho cui ha già fatto cenno nel corso del primo verbale dichiarando quanto segue: Quanto ai miei beni, dico subito che ho guadagnato 700.000 euro da Damiano Pecorelli e Salvatore Marigliano, genero di mia sorella Dora. La Masseria Cardone nella persona di Paolo Abbatiello si voleva prendere un grosso carico di droga da loro e loro si rivolsero a me per aiuto. Io tramite mio genero Ettore ho sistemato la cosa con i Licciardi e ne abbiamo tratto un guadagno di 700,000 euro che ho diviso con mio genero Ettore, ed ho dato qualcosa anche a Giulio, Mimmo Raffone , Lelle’ e Gigiotto.”
“… confermo queste dichiarazioni e mi spiego meglio. Si deve comprendere che sia Damiano sia Salvatore pagavano a noi una tassa mensile di 5 o 10.000 euro, non ricordo con precisione ma piu’ 10 che 5. Pagavano questa somma mensile perché lavoravano da “privati” con la droga, facevano grossi traffici di cocaina da Panama. Questo accadeva già prima che io tornassi in libertà nel 2013 e quando sono stato scarcerato io sono subentrato in questa cosa. Loro pagavamo a noi mensilmente e noi consentivamo loro di fare questi grossi traffici in autonomia. Il denaro veniva prelevato da Lelle’ o Gigiotto.
Accadde poi che Damiano e Salvatore si rivolsero a me per ricevere aiuto con i Licciardi in quanto si era verificato un problema con un grosso carico di cocaina, di circa 3-400 chili, che era arrivato al Porto di Napoli in un container sul quale i Licciardi avanzavano delle pretese. In particolare per quanto mi dissero Salvatore e Damiano si trattava di un loro carico di droga ed invece i Licciardi, nelle persone di Paolo Abbatiello e Maria Licciardi sostenevano fosse un loro carico. Chiamai quindi mio genero Ettore Bosti persona che come ho già detto traffica in droga e che mi risulta avere contatti con una persona che lo aiuta al Porto nel senso che lo favorisce per i traffici di droga. Mio genero Ettore si informò tramite questa persona ed ebbe conferma che il carico in questione, contenuto in un container che era arrivato al Porto di Napoli, era di Damiano e Salvatore e non dei Licciardi.
Questa persona che conosce bene mio genero Ettore se non sbaglio si chiama Renato, l’ho incontrato in una sola occasione a casa di mio genero Mimmo Raffone. Parlammo proprio di questa questione e ricordo che lui chiarì che si trattava di un carico di Salvatore e Damiano. Descrivo questo Renato come una persona di circa 56-57 anni, più o meno mio coetaneo, brizzolato in parte stempiato, magro. Non so che incarico ricopra all’interno del Porto ma non credo sia un appartenente alle forze dell’ordine, credo sia un impiegato, comunque aveva la possibilità di vedere “gli incartamenti” le bolle di accompagnamento etc.
Ettore Bosti quindi risolse la situazione dei Licciardi nel senso che ebbe un incontro con loro, se ben ricordo sia con Paolo Abbatiello sia con Maria Licciardi ed il problema quindi si risolse grazie appunto al nostro intervento. Per la nostra mediazione ho chiesto a Damiano Pecorelli un compenso di un milione di euro. Era presente anche mio genero Ettore Bosti. Il periodo di questo fatto è l’estate del 2013, ricordo che stavo ai domiciliari. Ci accordammo poi per la minor somma di 700.000 euro che Damiano mi consegnò in contanti a casa mia in un borsone. Di questi soldi ho trattenuto per me 300.000 euro, 180.000 euro li ho dati a mio genero Ettore ed il resto in quote di 40.000 euro li ho distribuiti a Lelle’, Gigiotto, Gennaro Palumbo, Mimmo Raffone e Tonino figlio di Salvatore.
A Tonino che era latitante in quel periodo li ho mandati tramite Lelle’ e Gigiotto… effettivamente per questa vicenda ho avuto un litigio con mio fratello Carlo, non lo avevo detto prima perché non pensavo fosse importante. Mio fratello Carlo mi telefonò durante uno dei permessi di cui usufruiva da detenuto e si incazzò molto con me perché non avevo dato niente all’altro suo figlio Enzo, da quel momento i nostri rapporti si sono interrotti. Dico anche che per quanto disse Paoluccio Abbatiello a mio genero Ettore nel carico di droga dei Licciardi era interessata anche tale Maria, compagna di Cappello Salvatore, ergastolano catanese che avevo conosciuto al carcere di Viterbo”.
Antonio Esposito
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(nella foto da sinistra Mario Lo Russo, Damiano Pecorelli, Ettore Bosti, Maria Licciardi e Paolo Abbatiello)



