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Napoli, spari ai Baretti: il figlio del boss di Fuorigrotta mercoledì dal magistrato

E’disposto a farsi interrogare Giuseppe Troncone, 20enne incensurato, figlio del ras Troncone di Fuorigrotta, condannato lo scorso anni a oltre sette anni di carcere per estorsione. Attraverso i suoi avvocati, Antonio Abet e Giuseppe Perfetto, ha fornito nei giorni scorsi una prima ricostruzione dell’accaduto.
“Sono stato aggredito, mi sono soltanto difeso”, ha fatto sapere. Il giovane è indagato nell’inchiesta sulla sparatoria ai Baretti di Chiaia della scorsa settimana  con quattro feriti. Non è destinatario di alcun provvedimento restrittivo e vuole spiegare ai giudici con precisione cos’è successo in quella drammatica notte. Oltre a fornire la sua versione die fatti potrebbe fornire i nomi delle persone presenti.
Secondo la ricostruzione più probabile, più o meno in 30 si erano dati appuntamento via Facebook ai baretti di Chiaia per un incontro sulla supremazia nella zona durante il fine settimana. Da un lato una quindicina di giovani e soprattutto giovanissimi di Fuori- grotta e del rione Traiano; dall’altro, circa in parità numerica, i coetanei di San Giovanni a Teduccio e Cercola con all’interno del gruppo anche due ragazze, cugine.
Le stesse che, insieme ad altrettanti maschi, sono finite dopo la sparatoria all’ospedale insieme con un 18enne e una 19enne estranei alla contesa. Il litigio sarebbe cominciato per motivi banali, non ancora chiariti, sui social nei giorni precedenti, trascinandosi con toni sempre più accesi. Sulla vicenda c’è l’ombra della camorra:  visto che altri, oltre a Troncone avrebbero vincoli di parentela  ai Puccinelli-Petrone del rione Traiano; altri ai Formicola della zona Orienatale

Caivano, trovato con un fucile e una penna pistola: arrestato

A Caivano i carabinieri hanno arrestato un 25enne del luogo per detenzione illegale di armi e munizioni: Pasquale Falco nascondeva in un armadio di casa un fucile browning, una pen-gun calibro 22 e 64 cartucce di vario calibro. Nel corso di un’altra perquisizione i militari hanno denunciato per riciclaggio e detenzione illegale di cartucce una disoccupata 40enne del luogo trovata in possesso di 43mila euro in contante occultati nel mobiletto del bagno e 3 cartucce per arma corta

Sant’Antimo, aveva 55mila euro in cassaforte: denunciato per riciclaggio uomo del clan Verde

A Sant’Antimo, i carabinieri hanno denunciato per riciclaggio un 50enne ritenuto appartenente al clan “Verde” , sorpreso in possesso di 55.600 euro in contante nascosti in cassaforte

Scontri Udinese-Napoli: tifoso azzurro arrestato e due denunciati

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Un tifoso campano di 20 anni e’ stato arrestato dalla Polizia di Udine a seguito degli scontri verificatisi un’ora prima del fischio d’inizio di Udinese-Napoli di ieri pomeriggio. Altri due tifosi partenopei, di 25 e 26 anni, che erano stati accompagnati in Questura dopo i tafferugli, sono stati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale. Il tifoso arrestato e’ stato bloccato durante gli scontri con le forze dell’ordine e, nel tentativo di scappare, ha colpito due operatori del Reparto Mobile di Padova con una cintura. E’ accusato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate.
I due poliziotti feriti sono stati medicati in pronto soccorso a Udine con una prognosi di sette giorni. Il Questore ha emesso nei suoi confronti anche un Daspo di quattro anni e un divieto di ritorno in tutti i Comuni della provincia di Udine per tre anni. Gli altri due tifosi sono stati bloccati poco prima dell’inizio della partita, riconosciuti tra i facinorosi che avevano fronteggiato le forze dell’ordine. Trascorsi i termini per l’arresto in flagranza, i due sono stati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale.
Anche nei loro confronti il Questore ha emesso un foglio di via per tre anni da tutti i comuni della provincia friulana e un Daspo, rispettivamente per cinque e sei anni. Prima della gara un gruppo di circa 150 tifosi napoletani aveva cercato di allontanarsi dalla propria zona, la Curva Sud solitamente destinata alle tifoserie ospiti, dirigendosi verso quella occupata dai supporter friulani. Gli agenti delle forze dell’ordine, in tenuta antisommossa, hanno diviso e riportato i gruppi al loro posto, utilizzando anche i lacrimogeni.

Ristoratore napoletano tornava dall’Olanda con 7 chili di cocaina in auto: arrestato

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I carabinieri di Napoli nell’area di servizio “Mascherone ovest” lungo la A1, in corrispondenza del comune di Capena in provincia di Roma, hanno bloccato e perquisito un Fiat Doblo’ con targa olandese, in viaggio verso sud dall’Olanda, rinvenendo 7 chili e mezzo di cocaina pura nascosta in calzini sportivi stipati in un’intercapedine.
Il conducente e’ stato arrestato per detenzione di stupefacente a fini di spaccio: e’ un ristoratore 30enne olandese ma di origini napoletane, Stefano Tjeerd Bianco, e’ stato arrestato e condotto al carcere di Rebibbia.

Tentano di accendere stufa con alcol: madre e figlia 13enne ustionate

Una ragazzina di 13 anni e la sua mamma di 40 anni sono ricoverate con gravi ustioni a seguito del tentativo di aver cercato di accendere una stufa usando dell’alcool. La 40enne e’ ricoverata in prognosi riservata presso il reparto Grandi Ustionati dell’Ospedale Cardarelli di Napoli per aver riportato ustioni di terzo grado su diverse parti del corpo.
La ragazzina, invece, si trova nell’ospedale pediatrico Santobono di Napoli con una prognosi di trenta giorni. Il fatto si e’ verificato all’interno dell’abitazione della 40enne nella tarda serata di ieri.

Qualità della vita, la classifica del Sole 24Ore: Belluno la migliore, Napoli quart’ultima, Caserta ultima

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Secondo l’indagine annuale del Sole 24 Ore sulla qualita’ della vita, Belluno e’ la citta’ italiana dove essa e’ migliore, seguita da Aosta, in cima alla classifica lo scorso anno, e Sondrio. All’ultimo posto Caserta, preceduta da Taranto e Reggio Calabria. In base ai dati rilevati dal quotidiano di Confindustria, la situazione nelle grandi aree urbane e’ in peggioramento, con Milano che scende dalla seconda alla ottava posizione, mentre Roma ne perde ben undici e si colloca al ventiquattresimo posto della classifica.
Torino, da parte sua, perde cinque posti ed e’ quarantesima; Genova addirittura 21 posizioni, risultando 48esima. Va un po’ meglio a Palermo (97esima, guadagna due posti), stabile Napoli al quart’ultimo posto della graduatoria. L’indagine viene realizzata misurando ricchezza e consumi, lavoro, ambiente e servizi, demografia, giustizia e sicurezza e cultura. Da quest’anno vengono presi in esame parametri nuovi come acquisti online, gap retributivo di genere, spesa in farmaci, consumo di suolo, anni di studio degli over 25 e indice della litigiosita’ nei tribunali.

Minacciato e taglieggiato da due bande di usurai va dai carabinieri e li fa arrestare

Minacciato e taglieggiato da due bande di usurai che volevano appropriarsi della sua sala scommesse alla fine si rivolge ai carabinieri e li fa arrestare. E’ accaduto a Caserta e stamane i Carabinieri della Compagnia di Caserta hanno eseguito,a  Caserta, Villa Literno, Capodrise ed Acerra, sei misure cautelari (tre in carcere, tre agli arresti domiciliari e un divieto di dimora nella Provincia di Caserta} emesse dal GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Procura, nei confronti di altrettanti indagati, per usura, tentata estorsione e tentata rapina, commessi in danno del titolare di un’agenzia di scommesse con sede a Caserta.
Le indagini sono scaturite dalla denuncia del maggio dello scorso anno presentata dalla persona offesa ai Carabinieri di Caserta. In particolare il titolare di una sala scommesse, decideva di rivolgersi ai Carabinieri, poiché, non essendo più in grado di onorare i debiti contratti a causa degli elevati interessi usurari praticati imposti dai suoi “finanziatori”, stava subendo minacce talmente gravi da temere per la propria incolumità.
La vicenda aveva inizio nell’ottobre 2015, quando, a causa di problemi economici, l ‘imprenditore si rivolgeva ad un suo vecchio socio, il quale si proponeva come intermediario per fargli ottenere il prestito di una somma di denaro pari a 30mila euro pattuendo con gli usurai la restituzione della somma complessiva di Euro 52.800, suddivisa in 24 rate mensili, dell’importo di Euro 2.200 cadauna. È stato appurato che il tasso d’interesse mensile praticato era del 5%, applicato sulla base di un meccanismo di restituzione a “scalare”, ossia calcolando l’interesse sul debito residuo, dopo aver corrisposto la rata. La situazione economica, nel frattempo, continuava inevitabilmente a peggiorar.
Per questo la vittima, per onorare i debiti contratti, si era indebitata con altri usurai, che profittando del suo stato di bisogno, gli avevano applicato interessi mensili fino al 10%. In considerazione del persistere della situazione di insolvenza, che aveva spinto la persona offesa a ricorrere a tali prestiti, nonché a causa dell’elevato tasso d’interesse applicato, nel giro di pochi mesi, l’imprenditore non era più in grado di pagare le rate mensili pattuite, in tal modo scatenando la reazione violenta degli usurai, i quali, oltre che minacciarlo gravemente, gli prospettavano la necessità di vendere l’agenzia di scommesse, in caso di mancato pagamento. Le indagini, condotte dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Casetta, coordinati da questa Procura, hanno permesso di riscontrare le dichiarazioni rese dalla vittima a carico dei destinatali degli odierni provvedimenti cautelari. In particolare, il grave compendio indiziario raccolto riguarda le seguente persone:
TUZIO Davide, destinatario della misura del divieto di dimora nella provincia di Casetta, per essersi fatto promettere ed in parte restituire interessi usurai pari ad Euro 28.800 per il prestito di Euro 40.000;
DELLA MEDAGLIA Salvatore, destinatario della misura della custodia cautelare in carcere, per essersi fatto promettere ed in parte restituire interessi usurai del 10% mensili su un prestito di Euro 10.500;
CECORA Piovo Fabio, destinatario della misura della custodia cautelare in carcere, per essersi fatto promettere ed in parte restituire interessi usurai del 10% mensili su tre prestiti per un totale di Euro 48.000 nonché di tentata estorsione in concorso con
NATALE Carmela, a sua volta, sottoposta agli arresti domiciliari, per aver minacciato la vittima di un grave danno alla persona ed averle prospettato la necessità di vendere la sua agenzia di scommesse. Entrambi sono inoltre gravemente indiziati per tentata estorsione in concorso con SANTORO Giovanni e SIRIGNANO Giuseppe, a loro volta, destinatati della misura degli arresti
domiciliari, in quanto, in data 01 luglio 2016, si recavano presso l’agenzia di scommesse della vittima, al fine d’indurla a consegnare loro la metà delle provvigioni come corrispettivo per il ritardo nei pagamenti.

Giugliano, sequestrate 5 tonnellate di sigarette di contrabbando: 4 arresti.IL VIDEO

Cinque tonnellate di tabacchi lavorati esteri sono stati sequestrati e quattro persone, tre italiani e un croato, sono state arrestate dai finanzieri del gruppo di Giugliano in Campania. I militari, in seguito a un’attività info-investigativa, hanno pedinato un autoarticolato con targa estera che, arrivato nella cittadina di Palma Campania , si è diretto all’interno di un piazzale adibito a deposito di materiale edile.
Insospettiti, i finanzieri hanno effettuato un controllo sulla merce trasportata, scoprendo, nascoste sotto una copertura di bancali, le sigarette di contrabbando. I tabacchi erano pronti per essere immessi nel commercio illecito, dal valore stimato di oltre 2 milioni di euro e con una evasione di tributi doganali per oltre 1,5 milioni di euro.

Napoli, colpo grosso dei rapina-Rolex ai danni dell’ex presidente di Confindustria

Colpo grosso dei rapina Rolex ieri a Napoli: l’ex presidente di Confindustria, Antonio D’Amato è stato depredato nel primo  pomeriggio di ieri  di un prezioso Patek Philippe del valore di 25mila euro. Il 60enne imprenditore era a bordo della propria automobile, si trovava incolonnato nel traffico del corso Vittorio Emanuele.
Il colpo dei banditi è stato velocissimo e nonostante il tentativo di resistenza di D’Amato i banditi sono riusciti a strappare il costoso orologio dal suo polso e si sono dileguati in sella a uno scooter.  L’imprenditore ha presentato denuncia alla polizia che ora sta visionando le immagini delle telecamere pubbliche e private della zona anche se i due banditi avevano il volto parzialmente coperto da sciarpe.

 

Camorra, stesa al Cavone: le mira di espansione dell’asse Mazzarella-Pallonetto-Masiello

Anche dietro la stesa dell’altra notte al Cavone ci sarebbe la mano e la mente del nuovo boss del clan Mazzarella. Gli inquirenti sono convinti che il ras dal suo quartier generale di San Giorgio a Cremano abbia deciso di imporre “la sua legge” su tutto il territorio di Napoli centro partendo dalla periferia Orientale della città. Venti colpi esplosi da due pistole diverse (una calibro 9 e una 7,65) sono un segnale fortissimo. Non una semplice richiesta di pizzo rivolta al titolare del bar colpito in via Correra. L’uomo naturalmente ha riferito agli investigatori di non aver mai subito minacce.
Gli uomini della squadra mobile di Napoli che stanno conducendo le indagini stanno cercando di avere elementi utili attraverso le immagini delle telecamere pubbliche e private poste lungo la zona. Dopo la doppia sparatoria di venerdì notte ai Quartieri Spagnoli si è passati all’attacco del Cavone. I Mazzarella, alleati con i D’Amico di San Giovanni a Teduccio nella zona Orientale(dove hanno deciso di contrastare i Rinaldi) avrebbero creato un asse con le famiglie storicamente vicine a loro nella zona del Pallonetto di Santa Lucia e con i Masiello dei Quartieri. E così dopo il segnale mandato al gruppo Saltalamacchia-Ferrigno-Esposito dei Quartieri Spagnoli è arrivato un altro raid intimidatorio contro l’asse Lepre-Festa e Ricci “frauella” che controlla il Cavone fino a piazza Dante.
La situazione  sta diventando esplosiva e polizia e carabinieri seppur presenti in maniera massiccia in zona anche grazie al nuovo piano sulla Movida tranquilla non riescono ad arginare e fermare le picchiate improvvise notturne dei pistoleri inviati dai Mazzarella. In ballo questa volta non c’è solo il controllo del pizzo di Natale sul mercato della Maddalena e sui commercianti del centro. C’è qualcosa di più: il controllo totale di tutte le attività illecite nel centro di Napoli. Un disegno criminale di espansione che rischia di scatenare una nuova faida.

 

Uccisa dal suo ex, la mamma in tv: ”Vuole sapere se lo ammazzerei? Si, lo farei”

Durante un servizio della trasmissione “Petrolio” su RaiUno – in onda sabato 25 per la Giornata contro la violenza sulle donne – Clementina Ianniello, madre di Veronica Abbate ha affermato: “Vuole sapere se lo ammazzerei? Sì, lo farei. Il perdono può darlo solo Dio”. Sua figlia, la bella diciannovenne di Mondragone, è stata uccisa con un colpo di pistola dal suo ex fidanzato, Mario Beatrice, allievo della Guardia di Finanza.
La donna non riesce a perdonarlo: “È un bastardo che non ha saputo gestire il primo no della sua vita. Non è possibile che un esseruccio uscirà prima del previsto dal carcere e si rifarà una vita mentre mia figlia è in una tomba”.
Uno sfogo comprensibile e molto duro quello della madre di Veronica, che è anche fondatrice dell’associazione antiviolenza La Casa di V.e.r.i., e che durante l’intervista televisiva ha anche lanciato un allarme sulla scarcerazione di Mario Beatrice che a suo avviso potrebbe non avvenire non molto in là nel tempo.
L’assassino è stato condannato in primo grado a trent’anni, la pena è stata poi ridotta a ventidue: va poi considerato il calcolo sulla liberazione anticipata (uno sconto di tre mesi per ogni anno di detenzione) e la richiesta di un affidamento in prova quando mancheranno tre anni dalla fine della pena.
Dopo un periodo di detenzione nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere e quello di Bollate ha ottenuto, come prevede l’ordinamento penitenziario, anche la possibilità di frequentare un corso di cuoco previsto per la riabilitazione dei detenuti.
Intanto, la tragedia che segnò la famiglia di Veronica come l’intera comunità, dopo undici anni è ancora viva. Il dolore implacabile.

Sarno, conservava droga nell’attività: il cane Zidane mette a segno un altro “gol” e fa arrestare un uomo

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E’ accusato di detenzione di sostanze stupefacenti, l’uomo arrestato nel corso dell’operazione dei carabinieri di Sarno con l’ausilio del Nucleo Cinofili. I militari hanno perquisito l’attività di N.F., all’interno della quale il fiuto infallibile del carabiniere a quattro zampe Zidane ha scovato 400 grammi di hashish. Il pastore tedesco segnalava al suo conduttore la presenza dello stupefacente facendo scattare le manette al titolare dell’autolavaggio. Il Magistrato di turno ha disposto per l’uomo il giudizio per direttissima che dovrebbe svolgersi nei

prossimi giorni. Così dopo sette mesi N.F. è finito nuovamente in carcere. Ad Aprile infatti era stato arrestato insieme al figlio per lo stesso reato. Sempre nella sua attività i militari supportati dal cane Zidane trovarono circa  260 grammi di hashish e 140 di marijuana.

Terremoto: scossa di magnitudo 3.6 nel Gargano

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Una scossa di terremoto di magnitudo 3.6 è stata registrata nella notte dall’Ingv in mare, al largo della costa garganica. I comuni più vicini all’epicentro della scossa, delle ore 2.43, sono stati: Rodi Garganico, Ischitella e Peschici. La scossa è avvenuta a una profondità di 5 km.

Contusione alla mano per Higuain, in dubbio per Napoli

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Preoccupano la Juve le condizini di Gonzalo Higuain,ieri sera in panchina con una vistosa fasciatura ad una mano. L’attaccante sara’ sottoposto  stamattina ad esami. “Sembrava una cosa da poco – ha spiegato Massimiliano Allegri in conferenza stampa -, poi stamattina il dolore e’ aumentato. L’ho portato in panchina per necessita’, era a disposizione ma ho cercato di preservarlo”.

Camorra, il boss pentito: ”Ecco come funzionavano le piazze di spaccio del Don Guanella”

E’ stato il boss pentito Carlo Lo Russo a svelare agli investigatori il funzionamento e i gestori delle piazze di spaccio nella zona controllata dal suo clan. Le sue dichiarazioni sono contenute nelle circa  mille pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Francesca Ferri che due settimane fa ha portato a 40 arresti tra cui molti incensurati e sconosciuti pusher e killer che nel frattempo erano passati con il gruppo di Valerio Nappello. In primo luiogo la piazza di cocaina cosiddetta di “Sotto al ponte” in via Don Luigi Guanella gestita da Davide Davide e Sannino Antonio. Il Rione Don Guanella confina con il territorio di Miano e su di esso, da tempo, sono operative le piazze di spaccio che fanno capo al clan Lo Russo ma anche al clan Licciardi. Nel tempo, le due organizzazioni hanno imparato a convivere sul medesimo territorio nel reciproco ‘rispetto’.
Il clan dei capitoni riceveva i proventi delle ‘proprie’ piazze grazie ai quali era garantito il pagamento degli stipendi agli affiliati.
Carlo Lo Russo aveva affidato il “problema del Don Guanella” a Ciro Perfetto , fedelissimo uomo e killer del clan. Carlo Lo Russo: nel verbale del 12 luglio 2016 racconta: “…Le piazze del Don Guanella.
Una è gestita da tale Angiulillo, che dava 2000 euro al mese fisse, a Tonino figlio di Peppe che è detenuto a Milano Opera. Il guadagno nostro poi era sulla vendita che era a 48.000 euro . Mariano
ed Enzo si occupavano di questo. Il prezzo di vendita era più o meno sempre questo, escluso Marco Corona e Ciro Perfetto che avevano un prezzo di favore…Ciro Perfetto vendeva ai Quartieri Spagnoli e ai fratelli Gatta Nando e Alessandro che abitano nel mio palazzo…altra piazza era gestita da Carletto cioè Davide Carlo che dava le mesate a Lelle’, Gigiotto e alla vedova di Peppenella. A Carletto vendevamo a 42-43…dopo l’arresto di Carletto ed anche prima perché non si era comportato bene l’ho allontanato e
l’ho sostituito con Ciro Perfetto…altra piazza è del Tacchino, suocero di Gigiotto , padre di Veronica.
Anche a lui vendevamo a 48 alla Masseria Cardone (e, dunque, ai Licciardi), pretendendo in cambio un’entrata fissa mensile. Insomma dalle piazze del Don Guanella all’incirca uscivano le spese per i carcerati che ho indicato ed un guadagno sul prezzo di vendita Ci sono poi le piazze dei Licciardi di cui parlerò”. La ricostruzione delle modalità operative delle piazze del Don Guanella è ricostruita dal capo clan in modo chiaro: il clan le controlla rifornendole ed imponendo il pagamento di una quota fissa mensile utilizzata per “le spese dei carcerati”.
Le dichiarazioni di Carlo Lo Russo, attendibili sotto il profilo intrinseco soggettivo ed oggettivo ricevono conforto e riscontro pieno dal contenuto delle conversazioni registrate all’interno delle autovetture ambientalizzate ed intercorse, in particolare, tra Davide Davide e Sannino Antonio e che consentono altresì di ricostruire il ruolo di ‘gestori’ della ‘piazza’ di cocaina rivestito da costoro. Lo stesso Carlo Lo Russo chiarisce che la cocaina viene “imposta” dal suo clan alle piazze che pagano mensilmente e che in passato la gestione era affidata a Davide Carlo, alias Carletto, cugino di Lelle’ (figlio di Carlo Lo Russo), poi allontanato per condotte infedeli e  definitivamente sostituito, dopo il suo arresto  da Ciro Perfetto, figlio d’arte (il padre, Lelluccio muss ‘e scigna, è uno storico affiliato al clan, killer ed oggi sottoposto al regime di cui all’art. 41bis ). che ha il controllo delle piazze del Don Guanella, provvede alle forniture e riscuote, tramite i suoi uomini, i pagamenti destinati a rimpinguare le casse del clan.
Non a caso le intercettazioni  ambientali nell’autovettura in uso a Davide Carlo ed a Sannino Antonio documentano il passaggio di gestione da Carletto a Ciro Perfetto. Ecco cosa gli investigatori registrano dall’interno dell’autovettura Renault Clio  in uso a DavideDavide. Dopo avere parlato di stupefacenti, di dosi, e dopo avere effettuato una cessione, i due amici parlano delle novità del momento ed in particolare della ‘cacciata’ di Carletto, il ‘cugino’ di Davide Davide e delle ragioni della ‘cacciata’: è stato cacciato dal clan poiché “voleva mangiare”, “per diecimila euro puzzolenti” ed al suo posto è subentrato Ciro Perfetto, il quale “Si è preso tutte le cose sue! … Sta solo lui adesso … era Carletto, adesso è Ciro! … Adesso è tutto di Ciro!”. “Carletto levalo da mezzo. Adesso sto io!”.

Antonio Esposito

@riproduzione riservata

(nella foto il rione don Guanella e da sinistra il boss pentito Carlo Lo Russo, Ciro Perfetto e Davide Davide)

Scontri tra tifosi in Udinese-Napoli: 150 i coinvolti, in stato di fermo tre napoletani

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Un gruppo di circa 150 tifosi del Napoli si e’ compattato nell’area dei parcheggi sud dello stadio di Udine destinato agli ospiti e, anziche’ dirigersi verso il proprio settore, si e’ incamminato verso la curva Nord. Sono cominciati cosi’ gli scontri del pre-partita di Udinese-Napoli, circa un’ora prima della partita. Contemporaneamente un gruppo di supporter friulani ha cominciato a scendere in direzione opposta dalla curva Nord verso il settore Sud.
Le due tifoserie sono arrivate faccia a faccia nella zona antistante la tribuna centrale, mai entrate in contatto diretto, subito separate da un cordone di Polizia e Carabinieri schierati in tenuta anti-sommossa che hanno disperso i facinorosi con il lancio di lacrimogeni. Alcuni tifosi, che hanno tentato di rendersi meno riconoscibili con i cappucci delle felpe, hanno impugnato delle specie di spranghe, forse aste di bandiera, e hanno lanciato dei fumogeni e qualche altro oggetto. Tre di loro, non quattro come appariva in un primo momento, sono stati accompagnati in Questura.
La loro posizione e’ al vaglio. Diversi altri sono gia’ stati identificati, come il tifoso partenopeo che al termine dell’incontro ha acceso un fumogeno sugli spalti. Nessun incidente si e’ registrato invece al termine.

 

Maestra morta d’infarto alla stazione della Tav: in arrivo gli avvisi di garanzia

E’stato aperto un fascicolo dalla procura di Napoli Nord per la morte di Vincenza Cerbone, maestra di Afragola e mamma di due figli, stroncata da un malore nella stazione di Afragola nel pomeriggio di venerdì scorso. Il primo atto dell’inchiesta ha portato al sequestro giudiziario della salma. Questo perché c’è l’ipotesi di reato di omicidio colposo, e le responsabilità di questa tragedia sono ancora da chiarire bene. Sono, però, in arrivo avvisi di garanzia.
Il primo punto da chiarire di questa vicenda è se la maestra elementare, che aveva preso una supplenza per tutto l’anno scolastico in una scuola elementare della capitale, sia davvero scesa dal Frecciarossa, proveniente da Roma e con fermata ad Afragola alle 15,35. Secondo Rfi, la donna è giunta nel parcheggio della stazione alle 15,28, a bordo di un auto. Una versione però, che Tommaso Testa, il marito della maestra, smentisce categoricamente. «Enza aveva fatto l’abbonamento, e arrivava ad Afragola con il treno delle 15,35. Non so perché qualcuno affermi il contrario». «Enza era una sportiva mormora il marito mai un malore. Faceva sport ed era attaccatissima ai figli». Poi sussurra: «Ma come faccio a dire ai ragazzi che la mamma non c’è più?».
Questo sono le parole di uomo affranto per quanto successo alla moglie. Nel frattempo è finito nell’occhio del ciclone il servizio di soccorso nazionale perchè casualmente il parlamentare Nicola Caputo, il quale casualmente si trovava alla stazione di Afragola e con un post su Facebook ha denunciato tutta la vicenda affermando che “una stazione ultramoderna manca di defibrillatore, di attrezzature e personale di primo soccorso”.L’ambulanza arriva con 30 minuti di ritardo anche per le oggettive difficoltà nel trovare la strada che porta alla stazione».
Versione smentita decisamente dalla centrale operativa del 118 di Pozzuoli. “La telefonata che segnalava il grave malore della signora – dicono in centrale – è giunta alle 15,37. Tempo quattro minuti, durante i quali tra chi ha chiamato e l’operatore c’è stato lo scambio di informazioni. Il mezzo è partito da Afragola alle 15,41 per giungere in stazione alle 15,47. Quindi dal momento della chiamata a quello dell’arrivo sono trascorsi 10 minuti”. Questi dati, fanno sapere in centrale, sono blindati su un computer, e nessuno degli operatori ha possibilità di manometterli. Come per la scatola nera di un aereo. Sarà l’inchiesta a chiarire questi punti e accertare tutta la vicenda della presenza dei defibrillatori.

Hysaj: “Vittorie così possono rivelarsi decisive”

“E’ stata una partita che si e’ rivelata difficilissima e questi tre punti contano tanto”. Elseid Hysaj sulla stessa linea di analisi di Maurizio Sarri nel commento alla gara di Udine. “Sono queste le gare che possono rivelarsi decisive a fine anno, perche’ questo e’ un campo molto duro dove bisognava vincere per proseguire la nostra corsa – dice il terzino albanese dopo il successo della Dacia Arena -. Sono le sfide che mentalmente vanno preparate con maggiore attenzione per evitare cali di tensione. La vittoria e’ meritata, non abbiamo concesso nulla all’Udinese e abbiamo amministrato il gol. Questo e’ sintomo di forza mentale”. Venerdi’ c’e’ la super sfida con la Juventus: “Noi eravamo concentrati solo su questa partita di oggi, alla Juve penseremo da domani. Sono quelle sfide affascinanti che si preparano da sole psicologicamente”, aggiunge Hysaj sottolineando che “per quanto ci riguarda dobbiamo cercare di vincere tutte le partite, al di la’ di chi sia l’avversario. Dobbiamo pensare solo a noi stessi e lavorare con la stessa intensita’ di sempre”.

Arzano, derby a porte chiuse ma 100 tifosi assistono alla gara con un permesso speciale: aperta un’inchiesta

Arzano – Derby a porte chiuse, un centinaio di tifosi assistono alla partita. Inquirenti sarebbero sulle tracce di un consigliere comunale che avrebbe indotto a false notizie i supporter azzurri facendo veicolare una falsa autorizzazione. L’assessore allo sport Osvaldo Barba prende le distanze. Ha destato scalpore in città la notizia divulgata dal sito Arzano News riguardante la presenza di numerosi tifosi alla partita tra US Arzanese e Real Partenope. A lanciare strali il giornalista Domenico Rubio. “ Alla faccia della legalità e del rispetto delle leggi e delle istituzioni, poi dicono che sciolgono il comune di Arzano. La vicenda gravissima avvenuta stamattina allo stadio “Sabatino De Rosa” avrà delle pesanti ripercussioni in ambito giudiziario e politico. Chi ha violato la legge, divieti, e diffide ne risponderà all’Autorità Giudiziaria e andrà punito severamente per aver messo a repentaglio anche la sicurezza dei tifosi arzanesi. La vicenda assume contorni ancora più rilevanti per la presenza tra i trasgressori che hanno forzato il divieto anche di qualche noto esponente della camorra, legato ad uno dei clan locali. Quello che è avvenuto oggi ad Arzano è a dir poco allucinante e allarmante. Chi si è macchiato di questa irresponsabile forzatura del divieto, una vera e propria sfida alle Istituzioni, ha fatto anche un danno gravissimo alla società Arzanese. Il presidente, che era stato già diffidato, e non ha nella fattispecie garantito la chiusura del campo rischia ora anch’egli una denuncia penale. Altresì rischiano una pesante squalifica sportiva, dirigente e società sportiva qualora non abbiano informato prima dell’inizio della partita FIGC, Coni e arbitro di quanto stava illegittimamente avvenendo oggi allo stadio di Arzano, in assenza tra l’altro delle forze dell’ordine. Ora si attendono provvedimenti seri e “concreti” da parte dell’Amministrazione comunale. La città di Arzano merita legalità e trasparenza, la città di Arzano merita uno stadio ad hoc in regola con le norme e in sicurezza per gli arzanesi”. Accuse pesanti che sarebbero già finite sul tavolo del Prefetto di Napoli tanto che Rubio conferma che: ”nonostante l’assenza di autorizzazioni e la diffida della polizia municipale, sono state aperte poco fa, sembra su invito di alcuni politici locali, illegittimamente le porte dello stadio “Sabatino De Rosa” consentendo l’accesso ad un centinaio di tifosi locali. Chi sarà denunciato per la grave violazione? Se succede qualcosa a qualcuno degli spettatori chi pagherà le conseguenze penali? Si fa presente che lo stadio non è stato fin qui presidiato da carabinieri e polizia locale proprio perché vietato al pubblico. Una spudorata sfida allo Stato sobillata da politicanti locali . Ora subentra l’urgenza di liberarlo subito per questioni di sicurezza e denunciare i responsabili “istituzionali” che ne hanno permesso l’assurda e grave violazione”.

Salvatore Amarante