Quando fini’ in galera aveva solo 31 anni: era il ’99 e leggere negli atti processuali il nome di una donna come “reggente” di una cosca mafiosa di rango era cosa rara. In famiglia la chiamavano la “nica”, la piccola. Ma per il gip Nunzia Graviano, sorella dei boss di Brancaccio Giuseppe e Filippo, era “l’alter ego dei fratelli sul territorio e il punto di riferimento ‘esterno’ di tutta la famiglia”. Era lei che amministrava il denaro della cosca, lei che gestiva i soldi da dare alle famiglie dei detenuti, lei che teneva la contabilita’ delle slot machine.
Scontata la pena , nel 2011 e’ tornata in cella con l’accusa di Mafia e riciclaggio. Una storia, quella della “nica” che ricorda quella di un’altra donna di Mafia, Mariangela Di Trapani, finita in manette oggi con l’accusa di aver preso le redini del mandamento di Resuttana, roccaforte storica della sua famiglia. Figlia del padrino Ciccio Di Trapani, sorella del boss Nicola Di Trapani, ha unito il suo destino mafioso a quello di un altro rampollo di Cosa nostra, Salvino Madonia, killer spietato, capomafia di San Lorenzo anche lui figlio e fratello di uomini d’onore che hanno scritto la storia di Cosa nostra. Finita in cella nel 2008 perche’ portava fuori dal carcere gli ordini del marito ergastolano, liberata nel 2015, ha ripreso subito la sua attivita’ criminale, stavolta incidendo direttamente sulle scelte e le dinamiche della cosca. E tra le donne di Mafia un posto di rilievo spetta certamente anche Patrizia Messina Denaro, sorella dell’ultimo superlatitante di Cosa nostra, il boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro. Arrestata nel 2013 e’ stata condannata in appello a 14 anni per associazione mafiosa ritenendo che fosse a pieno titolo inserita nell’organizzazione criminale.
“Non sento mio fratello da 20 anni”, disse al gip dopo l’arresto. Ma gli inquirenti non la pensano cosi’. In una intercettazione di un colloquio avuto in carcere, quando ancora era libera, col marito detenuto, Vincenzo Panicola, Patrizia Messina Denaro si fa ambasciatrice delle richieste che il consorte rivolge al cognato latitante. Nell’elenco dei boss in rosa c’e’ anche Giusy Vitale, anche lei con un pedigree di rispetto. Sorella dei boss di Partinico Leonardo e Vito, avrebbe retto il mandamento durante la latitanza di uno dei fratelli. Arrestata nel 2003, dal febbraio 2005 ha cominciato a collaborare con la giustizia e ha detto di averlo fatto per amore dei figli. Simile la storia di Carmela Rosalia Iuculano, arrestata a 32 anni, nel 2004. Moglie di Pino Rizzo, capomafia di Trabia, fu accusata di aver diretto la cosca dopo l’arresto del consorte. Anche la Iuculano, ha raccontato di aver rotto col clan per i tre figli Andando indietro nel tempo, poi, si incontrano Giuseppa Sansone, moglie del boss Francesco Tagliavia, accusata di aver gestito, dopo l’ arresto del marito, gli affari della “famiglia” mafiosa di corso dei Mille e nel 1996 Maria Filippa Messina, 28 anni, la prima donna alla quale fu applicato il 41 bis. Messina, moglie di Antonino Cinturino, boss di Calatabiano.
Mafia: da Giusi a Mariangela, la scalata delle boss in gonna
Camorra, torna libero il vecchio boss di Secondigliano, Vincenzo Pariante
Scaduti i termini di custodia cautelare Vincenzo Pariante è un uomo libero.
Il vecchio boss di Secondigliano ha riacquistato la libertà dopo che la Cassazione ha annullato la condanna all’ergastolo nei suoi confronti e nei confronti di Raffaele e Francesco Abbinante accusati del duplice omicidio di Fulvio Montanino e di suo zio Claudio Salierno. I due furono massacrati il 24 ottobre del 2004. Quell’agguato è passato agli annali della storia della camorra come come quello che ha dato vita alla prima faida di Scampia con gli Scissionisti e le cinque famiglie di Secondigliano tutte contro i Di Lauro. Furono ben 28 le persone che ebbero un ruolo in quel plateale agguato.
Ricostruito più volte nel corso degli ultimi anni con il pentimento di nuovi camorristi legati ai vari clan e quindi con nuovi particolari e altre persone coinvolte. Secondo quanto hanno raccontato i pentiti e quanto emerso dai vari processi il commando di killer era composto da Ciro Mauriello, Gennaro Marino, Gianluca Giuliano, Carmine Pagano e Carmine Cerrato. Il boss pentito Rosario Pariante a proposito del duplice omicidio Salierno-Montanino ha raccontato: “Avevano ucciso Federico Bizzarro a Qualiano, era un nostro affiliato e cercammo di comprendere chi fosse stato. Vennero a processo nel pubblico due nostri affiliati ossia Arcangelo Abete e Antonio Ronga detto ’o curto….Abbiamo comunicato io dalla cella e loro dal pubblico in quanto tra noi bastavano poche parole, pochi gesti per capire chi era stato. Io mimai con gesto delle due dita che girano su se stesse che indicano l’omicidio e con il labiale chiesi chi era stato. Abete rispose mimando una coda di cavallo che indicava per me senza ombra di dubbio Cosimo Di Lauro, il figlio di Paolo che portava il codino. In quella stessa udienza decidemmo di reagire.
La persona da eliminare che potesse danneggiare Cosimo Di Lauro era Fulvio Montanino. A proporlo fu Antonio Abbinante e noi altri, ovvero io, Guido Raffaele. Quest’ultimo aveva anche motivi di rancore personale nei confronti di Montanino in quanto aveva sparato negli anni ’91, ’92 e ’93 tale Tramontano il quale era un simpatizzante degli Abbinante e svolgeva per loro attività illecite. Montanino non avvertì di questo omicidio. Io diedi materialmente l’ordine e pronunciai il nome “Fulvietto” al che Abete e Ronga capirono e fecero un cenno con la testa, Era questo il mondo in cui comunicavo a miei affiliati: poche parole e un cenno della testa”. Ma ora la Cassazione ha annullato il fine mai per Raffaele e Francesco Abbinante e Vincenzo Pariante.
Condannati a 14 anni di carcere i ladri Vip del rione Traiano che svaligiavano le case dei salernitani
Sono stati condannati a 14 anni di reclusione complessivi i tre ladri vip del Rione Traiano che prima svaligiavano le case dei salernitani e poi si concedevano vacanze esclusive in resort a cinque stelle con il ricavato dei copi e postavano le foto sui social. Il gup del Tribunale di Salerno, Ubaldo Perrotta li ha condannati nel processo che si è svolto con il rito abbreviato, per associazione a delinquere finalizzata ai furti: si tratta di Ciro e Giuseppe Romano (padre e figlio) condannati, rispettivamente, a 5 anni e 4 mesi e a 4 anni; e Ciro Guillari condannato a 4 anni e 10 mesi. I tre furono arrestati nel marzo scorso dai carabinieri di Salerno.
Prima sceglievano le abitazioni che sapevano essere disabitate per qualche giorno. Poi posizionavano un foglietto di carta davanti alla porta d’ingresso e ritornavano il giorno dopo: se quel pezzetto di carta era ancora li’, era il lasciapassare per la banda per indicare che i proprietari non c’erano.I furti, avvenivano sempre con le stesse modalità e nel periodo estivo ed avevano come obiettivo le abitazioni lasciate vuote dalle famiglie partite per le vacanze estive. Quando arrivava il ‘via libera’ del foglietto, iniziavano le procedure per scassinare le serrature delle porte e nessun modello aveva segreti.
L’unica cosa che metteva ansia alla banda erano le telecamere di sicurezza. In un’occasione, uno di loro entro’ in un’abitazione in provincia di Avellino, ma si accorse di essere inquadrato da una telecamere notturna. La scena viene immortalata sequenza dopo sequenza nelle immagini acquisite dai carabinieri.
Il ladro quando si accorge di essere stato ripreso, tenta di smontare l’impianto di registrazione e non ci riesce. Di fondamentale importanza per le indagini sono state le intercettazioni telefoniche perché i ladri si tengono in contatto l’uno con l’altro durante il colpo proprio con i telefoni cellulari captati dalla forze dell’ordine.
“Cerca qualcosa di buono”, dice Ciro Romano il 6 luglio 2016 a proposito di un furto un’appartamento a Salerno. “Ci stanno, ci stanno, come non ci stanno, ad una parte che tengo e’ grossa”, la risposta del suo interlocutore. Quella mattina furono portati via tre orologi, due paia di occhiali, una borsa Louis Vuitton, 380 euro e diversi anelli e bracciali in oro e argento. I carabinieri hanno poi accertato un altro modus operandi della banda: mentre il complice sale le scale che portano all’abitazione, un altro bussa al citofono per essere certi dell’assenza dei proprietari. In un altro caso, in un furto perpetrato al Vomero il 29 luglio 2016, qualcosa va storto: “Ci sono persone per le scale”. La risposta e’ rapida: “Appena se ne vanno questi qua andiamo a vedere un’altra via, e mi fai uno squillo, va bene?”E con i soldi andavano a fare vacanze nei più esclusivi resort del mondo postando poi i selfie su Fb. In particolare un commento postato su facebook ad una foto di Angelina Jolie il 18 ottobre del 2016 da Giuseppe Romano. “Meglio essere poveri ma onesti piuttosto che ricchi e malvagi”.
E subito dopo gli è arrivata la risposta di una donna che conosceva bene la sua “l’onestà” e che era amica del titolare del profilo sul quale Giuseppe Romano aveva postato quella frase. “Ma quale onesto voi rubate nelle case della povera gente che fanno sacrifici x andare avanti po va nu Piezz e merddd comm e te e pat’t e va rubbat tutte sacrific che fanno… accussi vo fa a bllel mammt e rient e porcellan ca ten mocc e o sang ra Gent… non sapit manc nupoc ronesta’ facit e squarcciun co sang re povera Gent!! Latrin a te e a pat’t mariuuuuuolllll prrrrrrrrrrrrr”.
Europa League, lunedì i sorteggi: pericolo Atletico e Arsenal per il Napoli
Sono quattro le squadre italiane che disputeranno i sedicesimi di finale di Europa League. Il sorteggio è in programma lunedì a Nyon alle ore 13. Milan, Lazio, Atalanta saranno teste di serie, il Napoli, scivolato dalla Champions entrerà nella seconda urna perché non è entrato tra le 4 migliori terze della fase a gironi di Champions League.
Non potranno esserci accoppiamenti tra squadre della stessa nazione, né tra club che hanno già giocato nello stesso girone. Milan, Lazio, Atalanta, Villarreal, Arsenal, Salisburgo, Cska Mosca, Atletico Madrid, Lipsia, Sporting Lisbona, Lokomotiv Mosca, Braga, Viktoria Plzen, Athletic Bilbao, Salisburgo, Zenit.
Non teste di serie: Napoli, Nizza, Celtic, Borussia Dortmund, Spartak Mosca, Aek Atene, Ludogorets, Copenaghen, Astana, Lione, Steaua, Marsiglia, Ostersund, Real Sociedad, Stella Rossa, Partizan.
Camorra, le accuse del killer pentito: ”I Lo Russo mi hanno rovinato la vita, abbiamo riempito Napoli di cocaina…”. I VERBALI
“Ho maturato questa scelta perché voglio cambiare vita e assicurare a mia moglie e a mio figlio un futuro diverso”.
E’ il 30 novembre scorso quando Mariano Torre uno dei killer del clan Lo Russo di Miano decide di pentirsi. Lo fa una settimana prima della sentenza che lo ha visto condannato al secondo ergastolo per l’omicidio dell’innocente Genny Cesarano. Davanti al pm della Dda di Napoli, Enrica Parascandolo comincia a raccontare di omicidi, di traffico di droga, di estorsioni, di riciclaggio di case e aziende e società acquistate dai Lo Russo a Napoli e a Roma.
I primi verbali sono stati portati dalla Dda al Riesame l’altro giorno nell’inchiesta contro i 43 nuovi esponenti del clan dei “Capitoni” di Miano arrestati il mese scorso e guidati dal violento Valerio Nappello. Ci sono molti omissis. Ci sono anche i nomi degli altri due che mancano all’appello di quelli del commando dei otto persone che fece la stesa in piazza Sanità a settembre del 2015 nel corso della quale fu ucciso Genny Cesarano. Torre ha spiegato:”…Quando sia io che Luigi Cutarelli abbiamo ammesso le nostre responsabilità, ho parlato con Antonio Buono e lui mi ha detto che non avrebbe fatto come noi, che non avrebbe seguito la nostra strada, perché sperava di essere assolto, come era per altro accaduto nel corso del processo per l’omicidio di Francesco Sabatino, in cui – pur essendo responsabile – era stato assolto. Voleva giocarsela fino in fondo, quindi mi fece capire che non avrebbe alzato la mano”.
Seguono altri omissis. La parte invece in cui parla di droga e di persone coinvolte nel blitz contro i Nappello non é omissata. Ma Mariano Torre fa un’altra premessa: “Prima che uscisse Carlo non avevo mai ucciso nessuno, per questo dico che i Lo Russo mi hanno rovinato la vita e Carlo Lo Russo in particolare. Prima della sua scarcerazione facevo già parte del clan, mi occupavo di droga ed estorsioni ma non avevo mai ucciso nessuno, ho solo partecipato all’agguato a Francesco Sabatino, nel periodo in cui Salvatore Scognamiglio aveva fatto la scissione, o meglio, aveva tentato di estromettere Antonio Lo Russo dal comando del clan”.
Dopo gli omissis Torre spiega: “…Mi viene chiesto se abbia avuto rapporti con Ettore Bosti di Nunzio, cugino di Ettore Bosti, genero di Mario Lo Russo e dico che lo conosco bene, perché è il cognato di Luciano Pompeo. Ettore faceva le puntate di droga dall’Olanda, erba e cocaina, insieme ad un altro ragazzo che ci ha detto essere suo cugino; Ettore faceva puntate di droga assieme a Vincenzo Lo Russo e a Marco Corona…La puntata a cui mi riferisco è di un pacco di cocaina, cioè un chilo, a 32mila euro. Ettore venne a casa di Enzo Lo Russo a prendersi i soldi, poi l’abbiamo utilizzata per le nostre “piazze”. Il nostro guadano era elevato perché avevamo comprato a 32 e venduto a 55….Ettore forniva di cocaina anche la nostra “piazza” principale di “abbasc’ Miano’. È una “piazza” che prima era gestita da Valerio Nappello e Salvatore Silvestri e, dopo il loro arresto, da “Pescetiello”, cioè Salvatore Cangiano. La paranza di Luciano Pompeo, cioè Alessio, Gianluca, Matteo, Luigi Mango, “Fragolino” e altri, volevano avere loro la gestione della “piazza” ma non andavano d’accordo con “Pescetiello”, io sono quindi intervenuto per mediare e la “piazza” ha avuto come responsabili allo stesso livello Salvatore Cangiano, Luigi Mango e Gianluca. Ci entravano 22.500 euro al mese”.
Napoli, scoperto cunicolo in via Morelli: colpo fallito della banda del buco
Era stato il direttore ad insospettirsi perché nel sottosuolo sentiva rumore e a volte scattavano allarmi. Così ha contatto gli agenti della polizia. Sul posto sono arrivati gli uomini del commissariato san Ferdinando e l’ufficio dei fognatori del Comune di Napoli. Sono scesi nel sottosuolo, in via Morelli, e hanno trovato un cunicolo lungo tre metri e largo un metri, giusto per far passare gli uomini della banda del buco.
Con estrema probabilità puntavano alla Bcp di via Morelli, quella che il direttore della filiale sentiva “in pericolo” per strani rumori nel sottofondo. La banda del buco probabilmente avrebbe compiuto il colpo in questo fine settimana lungo con tre giorni di festa e quindi con tutto il tempo necessario per operare con calma.
Pallone d’Oro 2017: CR7 vince il per la quinta volta.Ecco la classifica completa
Cristiano Ronaldo, attaccante portoghese del Real Madrid, ha vinto il suo 5/o Pallone d’Oro, eguagliando il record di Lionel Messi, argentino del Barcellona. Al secondo posto della classifica del Pallone d’Oro 2017 si è piazzato Lionel Messi, terzo Neymar, che nella scorsa stagione calcistica ha giocato con la Pulce nel Barcellona e adesso è al Paris St. Germain.
“Sono felice, è un grande momento della mia carriera. Sono contento, vorrei vincere e ricevere questo premio tutti gli anni”: queste le prime parole di Cristiano Ronaldo, al primo piano della Tour Eiffel, appena ricevuto il Pallone d’Oro, il 5/o della sua carriera. “La scorsa stagione – ha continuato CR7 – è stata meravigliosa, abbiamo vinto la Champions, la Liga, a livello individuale sono stato capocannoniere. Vincere i trofei aiuta, per questo voglio ringraziare tutta la squadra, i compagni, che mi hanno aiutato ad essere a questo livello”. David Ginola, il presentatore, ha poi invitato sul palco la moglie e il figlio più grande del portoghese, Cristiano junior. “Papà è bravo?” ha chiesto Ginola al ragazzino, che ha risposto facendo segno di sì con la testa. Poi, parola al papà: “lui ha qualcosa di speciale, lo vedo. Ma non vorrei mettergli troppa pressione addosso”.
Questa la classifica dei primi 20 posti della classifica del Pallone d’Oro 2017: 1) Cristiano Ronaldo (Real Madrid-Portogallo) 2) Lionel Messi (Barcellona-Argentina) 3) Neymar jr (Psg-Brasile) 4) Gianluigi Buffon (Juventus). 5) Luka Modric (Real Madrid-Croazia). 6) Sergio Ramos (Real Madrid). 7) Kylian Mbappe’ (Paris Saint-Germain). 8) Ngolo Kante’ (Chelsea-Francia). 9) Robert Lewandowski (Bayern Monaco-Polonia). 10) Harry Kane (Tottenham). 11) Edinson Cavani (PSG-Uruguay). 12) Isco (Real Madrid). 13) Luis Suarez (Barcellona-Uruguay). 14) Kevin De Bruyne (Manchester City-Belgio). 15) Paulo Dybala (Juventus-Argentina). 16) Marcelo (Real Madrid-Brasile). 17) Toni Kroos (Real Madrid-Germania). 18) Antoine Griezmann (Atletico Madrid-Francia). 19) Eden Hazard (Chelsea-Belgio). 20) David De Gea (Manchester United-Spagna). 21) Leonardo Bonucci (Milan) e Pierre-Emerick Aubameyang (Borussia Dortmund-Gabon). 23) Sadio Mane’ (Liverpool-Senegal). 24) Radamel Falcao (Monaco-Colombia). 25) Karim Benzema (Real Madrid-Francia). 26) Jan Oblak (Atletico Madrid-Slovenia). 27) Mats Hummels (Bayern Monaco). 28) Edin Dzeko (Roma-Bosnia Erzegovina). 29) Dries Mertens (Napoli-Belgio) e Philippe Coutinho (Liverpool-Brasile).
Adescava clienti online e poi li minacciava: arrestata la nuova ‘Circe’
Estorceva denaro ai propri amanti conosciuti in chat minacciando di raccontare ai parenti la tresca: ad arrestare la “Circe”, i carabinieri di Ariano Irpino. Ai domiciliari, per estorsione aggravata, una 40enne di origine romena. L’attività d’indagine ha preso spunto dalla denuncia formalizzata da un uomo che, vincendo l’imbarazzo, ha raccontato ai militari quanto gli era accaduto.
I due si erano conosciuti su un sito di incontri e, dopo essersi frequentati virtualmente, avevano consumato un rapporto sessuale a pagamento. Successivamente la donna avrebbe richiesto 2mila euro, minacciando di diffamare l’uomo e di svelare ogni cosa ai suoi familiari qualora la cifra non le fosse stata consegnata entro pochi giorni. I carabinieri hanno così osservato a distanza l’incontro tra la vittima e la seduttrice, organizzato per la consegna della somma stabilita, bloccando la straniera che aveva appena ricevuto il denaro.
L’attività d’indagine, coordinata dalla procura di Benevento, ha permesso di accertare che la donna aveva intrapreso l’attività di meretricio pubblicando annunci on-line per adescare le proprie vittime. Era solita fissare un iniziale incontro con i potenziali clienti ai quali millantava di offrire sfrenate prestazioni sessuali a pagamento. Ma la fase del primo incontro si trasformava, per l’ignaro avventore, nell’inizio di un calvario fatto di vere e proprie richieste estorsive. Sono in corso accertamenti per appurare eventuali ulteriori responsabilità della donna in fatti analoghi.
Gli utenti della 3 presi di mira da un nuovissimo malware
Un potentissimo malware si sta diffondendo rapidamente fra gli utenti Android tramite l’app 3Mobile Updater , che utilizzando colori e logo della TRE finge di essere un app legittima per aggiornare i cellulari della stessa azienda.
Questo malware, individuato dal CSECybSec , sembra essere stato creato per uno scopo preciso ovvero spiare gli utenti della compagnia telefonica Tre, o addirittura alcuni specifici utenti residenti in Italia.
Gli stessi ricercatori che hanno scoperto il malware hanno pubblicato da qualche ora il report “Fake 3MobileUpdater” scaricabile in formato PDF dal sito della società di cybersecurity.
Dal rapporto si evince come l’app una volta avviata visualizza un messaggio che dice di attendere che il fantomatico aggiornamento venga completato ma nel frattempo l’app estrae i contatti della rubrica, legge il contenuto dei dati delle app come Whatsapp,SnapChat,Instagram e Telegram prima che queste possano cifrare , poi può avviare la fotocamera per registrare immagini e accendere il microfono per registrare audio ambientale.Tutti i dati estratti poi vengono salvati in un database locale e inviati al server di controllo del malware.
L’impressione è che questa app faccia parte di un software di alto livello per spie , forse ancora in una versione in fase di sviluppo poichè analizzando il codice ci sono molte parti commentate con “Test” per cui potrebbe essere una fase di sperimentazione.Inoltre la stessa app non ha nessuna “protezione” per nascondersi al sistema operativo per cui è stato relativamente facile capire e analizzare il suo vero intento.Inoltre poiche alcune stringhe del codice sono scritte in lingua italiana i ricercatori di ZLab hanno ipotizzato che il malware sia stato creato da sviluppatori italiani.
Infatti come riportato da Pierluigi Paganini, cybersecurity officer di CSECybsec,
“nel codice sono presenti molte stringhe in Italiano, ed il fatto che siano stati presi di mira gli utenti della Tre Italia conferma la tesi che dietro vi sia un gruppo di sviluppo del nostro Paese”. Inoltre, continua l’esperto, “il server utilizzato per controllare l’app ed impartire ordini è riconducibile ad un’azienda Italiana che opera nel settore della cyber security, ciò tuttavia non rappresenta un elemento certo di attribuzione di colpevolezza. I suoi sistemi infatti potrebbero stati hackerati. Nel report abbiamo omesso il nome dell’azienda per dare modo ai suoi rappresentanti di chiarire la posizione nella vicenda”.
Rimane anche l’anomalia di come è stato diffuso poiche generalmente questa tipologia di malware vengono inviati al bersaglio da controllare utlizzando teniche specifiche.
Il consiglio dei ricercatori è quindi di non installare né usare l’app, la quale non è disponibile sugli store ufficiali Android e Apple dove l’app ufficiale di customer care per i clienti 3 si chiama Area Clienti 3.
La copia originale della corona ferrea di Costantino al museo di San Gennaro
Da oggi, al museo di San Gennaro è possibile ammirare una copia originale della corona di Costantino, conosciuta come ”ferrea” per aver contenuto, nella tradizione, uno dei chiodi utilizzati per la crocifissione di Cristo.
Con questa iniziativa si festeggerà il quattordicesimo anno del sito culturale. “L’opera – hanno spiegato i curatori durante la presentazione alla stampa – non è mai stata esposta al pubblico prima d’ora e per alcuni particolari, come la calotta dell’elmo e altri fregi ancora intatti, è addirittura meglio conservata dell’originale”.
L’esposizione, con altre opere inedite e pezzi restaurati riportati nei saloni del museo nella nuova sezione dedicata all’Immacolata, ha dato il via ad una collaborazione tra il museo di San Gennaro il e Museo archeologico nazionale di Napoli, voluta dai due direttori Paolo Jorio e Paolo Giulierini. “E’ la prima iniziativa comune – ha spiegato Jorio – che abbiamo titolato Aspettando i Longobardi e che dopo all’esposizione della replica originale della corona di Costantino prevederà l’apertura al Mann, dal 21 dicembre, della mostra I Longobardi”.
Latin Jazz al Maschio Angioino: domenica 10 dicembre alle 12.00
Nella sala della loggia del Maschio Angioino, un concerto latin jazz domenica 10 dicembre alle 12.00. Due musicisti napoletani e un percussionista brasiliano: la chitarra fusion/flamenca di Max Puglia sposa il pianoforte ispirato di Sasà Mendoza e le percussioni brasiliane di Edmilson Cruz Lemos.
Jazz, flamenco, tango, si fondono con la musica gypsy e le armonie dei Balcani e del Brasile in un unico linguaggio per un luogo affollato di turisti. I tre musicisti condividono sul palco l’amore per la melodia e l’arrangiamento sofisticato, linguaggi diversi che si incontrano su un terreno comune. Il concerto è a ingresso gratuito.
Mamma uccide i figli di 5 e 2 anni e poi tenta il suicidio
Un bambino di 5 anni e la sorellina di 2 anni sono stati trovati morti, il primo accoltellato accanto alla madre in auto e la bimba in casa deceduta per soffocamento. Secondo una prima ipotesi investigativa ad uccidere i piccoli sarebbe stata la madre, una donna italiana di 39 anni che poi avrebbe anche tentato il suicidio.
I carabinieri (avvisati da un passante) sono intervenuti, nel pomeriggio, a Luzzara, nel Reggiano, e hanno trovato il bambino morto con un coltello infilato nella pancia accanto alla madre. Poi nel corso di un sopralluogo nella casa dove viveva la donna a Suzzara, nel Mantovano, hanno trovato l’altra figlia, una bimba di due anni, morta sembra per soffocamento. La 39enne e’ stata trasportata in ospedale a Reggio Emilia.
Pizza napoletana patrimonio Unesco, Langella (Ala): “Dedicato a chi pensa che Napoli e il Sud siano solo spazzatura e camorra”
Napoli. “Pizza napoletana patrimonio dell’umanità? Ho la pelle d’oca. Il riconoscimento dell’Unesco mi riempie d’orgoglio. E da oggi mi sento ancora più fiero di essere nato (e cresciuto) in questa bellissima terra”. Lo dice, in una nota, il senatore di ALA (Alleanza LiberalPopolare Autonomie) Pietro Langela, vicepresidente della commissione Bilancio, che poi prosegue: “Ho letto da qualche parte che l’Italia esporta un’eccellenza in più nel mondo. Be’, lasciatemelo dire: più che di made in Italy, questa volta parlerei di ‘made in Naples’! E scusate se è poco! E’ tutta partenopea, infatti, questa nostra inimitabile eccellenza”. “La pizza – prosegue il parlamentare originario di Boscoreale (Napoli) – è un cibo sano, buono, nutriente, unico. E da oggi è ancora più di prima, un marchio universale di napoletanità, figlia di un’arte antica che non può essere considerata solo un ‘mestiere'”. “Un’arte – aggiunge Langella – che ci viene ufficialmente riconosciuta dall’Unesco con la consapevolezza che anche all’estero inizieranno finalmente a capire cosa significa ‘fare il pizzaiolo'”. “Napoli e il Sud, lo dico a quegli amici del Nord (e non solo) per i quali ‘sotto al Vesuvio’ c’è solo spazzatura e camorra, è anche e soprattutto questo. Fatevene una ragione” conclude, ironico, Langella.
Napoli, al Vomero niente luminarie: Natale con strade al buio
” Erano anni che non accadeva che, alla vigilia della festa dell’Immacolata, quando per prassi inizia il periodo natalizio, il Vomero, area commerciale per antonomasia del capoluogo partenopeo, con circa 1.600 esercizi commerciali a posto fisso su due chilometri quadrati di superficie, diversi dei quali della grande distribuzione, rimanesse al buio, privo delle caratteristiche luminarie natalizie che, in passato, hanno sempre addobbato le principali strade e piazze del quartiere collinare “. L’amara constatazione è di Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, che, nelle scorse settimane, era stato anche tra i promotori di una riunione tra associazioni e commercianti per affrontare la questione del programma natalizio.
” Fu in quella occasione che ebbi modo di verificare la scarsa partecipazione dei rappresentanti del settore – ricorda Capodanno -. Inoltre coloro che parteciparono alla riunione, una ventina di persone in tutto, si dimostrarono scarsamente interessati, poco sensibili al problema che si poneva, una volta che era stato reso noto che le scarse risorse che il Comune di Napoli aveva messo, seppure con notevole ritardo, a disposizione per le luminarie in tutta la Città, non avrebbero consentito di addobbare tutte le strade del quartiere collinare “. ” Non mancavano – prosegue Capodanno – quelli che si dicevano convinti che, così come accaduto negli ultimi anni, l’amministrazione comunale avrebbe provveduto, a sua cura e spese, seppure all’ultimo momento, a far addobbare quantomeno strade e piazze principali, come via Scarlatti, via Luca Giordano e piazza Vanvitelli. Invece, almeno al momento, neppure questa previsione minimale ha trovato pratica attuazione “. ” Reputo che questo stato di cose – aggiunge Capodanno – ricada anche sugli stessi commercianti del quartiere e sulle associazioni che li rappresentano, che, così come hanno fatto in Città altrove, avrebbero dovuto muoversi per tempo, investendo proprie risorse economiche, chiamando ditte di propria fiducia per l’installazione delle luminarie, oltre a realizzare un calendario di eventi per tutto il periodo che va dalla festa dell’Immacolata fino all’Epifania “.
“Senza andare lontano, rimanendo al Vomero – puntualizza Capodanno – un esempio virtuoso, al riguardo, viene da alcuni commercianti di via Cilea che, così come avevano già fatto negli anni scorsi, si sono mossi per tempo e, senza aspettare che intervenisse l’amministrazione comunale, hanno provveduto, pagando di tasca propria, per consentire che venisse addobbato con luminarie il tratto di strada nei pressi dei propri esercizi .” E’ auspicabile – conclude Capodanno – che, nei prossimi giorni, seppure con ritardo rispetto ai tempi abituali, la situazione possa cambiare, e che gli addobbi possano essere installati almeno in alcune strade e piazze. In caso contrario questo Natale passerebbe, nella storia del Vomero, come il più triste e buio di questo scorcio di secolo “.
Napoli: a Capodimonte ancora attivo il forno dove fu cotta la “prima” margherita
Al Casamento Torre nel Real Bosco di Capodimonte, a Napoli, e’ ancora attivo il forno di campagna dove fu cotta la prima pizza margherita. Qui, nell’estate del 1889 il pizzaiolo Raffaele Esposito della pizzeria Brandi preparo’ le diverse pizze per la Regina Margherita di Savoia: Mastu Nicola bianca con strutto, basilico, pecorino e pepe; pomodoro, alici, aglio, origano e olio; pomodoro, mozzarella, basilico, olio e pecorino e il calzone fritto con ricotta e cicoli secondo la tradizione dell’Ottocento. La regina preferi’ quella con la mozzarella e il pomodoro che, in suo onore, fu chiamata margherita. Un sito storico da valorizzare, come ha annunciato ieri il direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger, che entro un mese aprira’ le porte del Giardino Torre del Bosco di Capodimonte grazie a un bando europeo che coinvolgera’, a rotazione, i pizzaioli napoletani. te ancora attivo il forno dove fu cotta la “prima” margherita. “Sara’ un posto con il cibo prodotto dal Giardino Torre – ha affermato Bellenger – come per esempio la frutta che verra’ dagli alberi che sono stati piantati qui 300 anni fa. Stiamo preparando un bando europeo per trovare un imprenditore che investa in questo progetto, dove vorremmo fossero coinvolti pizzaioli storici napoletani perche’ la pizza e’ napoletana”. “L’arte dei pizzaioli napoletani e’ un mestiere antichissimo, parte del nostro patrimonio culturale”, ha dichiarato il ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo Dario Franceschini, che ha sottolineato come “l’iscrizione nella lista dei beni culturali immateriali e’ un’ottima notizia che arriva proprio mentre sta per iniziare il 2018 Anno del Cibo Italiano”.
Crollo palazzina, a Torre Annunziata corteo a 5 mesi da tragedia
Otto palloncini bianchi con sopra scritti i nomi della vittime del crollo parziale della palazzina avvenuto a Torre Annunziata , avvenuto il 7 luglio scorso. A cinque mesi dalla tragedia, la citta’ ha voluto ricordare le vittime con un corteo silenzioso, partito dall’esterno della stadio Giraud e conclusosi a Rampa Nunziante, luogo dove avvenne la tragedia nella quale persero la vita Giacomo Cuccurullo, la moglie Edy Laiola e il figlio Marco; i coniugi Pasquale Guida e Anna Duraccio insieme ai figli minorenni Francesca e Salvatore; l’anziana Giuseppina Aprea. A guidare la marcia silenziosa, voluta dai tifosi del Savoia e dagli studenti degli istituti superiori oplontini, il sindaco Vincenzo Ascione e il parroco della chiesa della Santissima Trinita’, Ciro Cozzolino. Il sacerdote Ciro ha detto che l’iniziativa, alla quale hanno partecipato centinaia di persone con molti giovani, e’ stato ”un momento di preghiera e di ricordo delle vittime, alle quali va tutto il nostro ricordo”. Al termine del corteo, il lancio dei palloncini e un momento di preghiera.
Calcio, Pallone d’Oro: Mertens chiude 29°, Dzeko al 28°
Dries Mertens al 29esimo posto al pari di Phillippe Coutinho, Edin Dzeko al 28esimo posto. Questi i piazzamenti dell’attaccante del Napoli e di quello della Roma nella classifica del Pallone d’Oro di France Football. Ventiquattresimo posto per l’attaccante colombiano del MOnaco, Radamel Falcao, quindi il francese del Real Madrid, Karim Benzema, 26° il portiere sloveno dell’Atletico Madrid, Jan Oblak, 27° il difensore del Bayern Monaco e della Germania, Mats Hummels.
Napoli: flop Champions e stanchezza, Sarri cerca la cura
Il lavoro nel freddo di Rotterdam per ritrovare la fiducia e il gioco. Il Napoli e i tifosi dopo i ko con Juventus e Feyenoord hanno paura, temono che il castello di sogni possa sgretolarsi all’alba dell’inverno. Se per parlare di crisi e’ presto, qualche campanello d’allarme c’e’. La Champions League e’ stata un fallimento: 4 sconfitte su 6 gare e zero punti fuori casa non sono un curriculum da top team europeo. Ma anche in campionato il gioco non e’ piu’ spumeggiante da tempo: contro Chievo e Udinese una prestazione poco convincente era bastata a vincere, contro il Milan la prodezza di Insigne aveva spianato la strada a successo contro una squadra in sbandamento, stessa cosa accaduta contro lo Shakhthar. Ma non e’ bastato contro i bianconeri e ieri, a Rotterdam, dove alle idee meno chiare del solito si e’ aggiunta la sfiducia visto il risultato degli ucraini che chiudeva la porta alle speranze di qualificazione. Qualche tensione l’ha rivelata anche Maurizio Sarri nel dopopartita di Rotterdam, rispondendo stizzoso a qualche domanda. Ma nulla e’ perduto. Il Napoli si e’ allenato stamattina a Rotterdam ed e’ poi ripartito verso Castel Volturno. Ora la concentrazione e’ tutta sul match contro la Fiorentina in un San Paolo che si annuncia ancora una volta ben pieno di tifosi pronti a risollevare il morale della squadra. A Napoli gli azzurri ritroveranno Insigne, che si e’ riposato e spera di recuperare per domenica: decisivi saranno gli allenamenti di domani e sabato. Ma gli azzurri devono anche ritrovare Dries Mertens, apparso molto appannato al De Kuip. Oggi France Football gli ha ricordato le sue grandi doti piazzandolo 29mo al mondo della classifica del Pallone d’Oro, al pari di Coutinho e un passettino dietro a Dzeko. E i tifosi sperano che Dries si ricordi di essere tra i top 30 al mondo gia’ da domenica: “La stanchezza e’ generale – ha ammesso il belga nel dopogara olandese – non sono l’unico che sta attraversando un periodo di calo”. Una stanchezza che frena il gioco iperatletico e spumeggiante del Napoli che pero’ non puo’ fermarsi: nel week end lo scontro diretto tra Juventus e Inter potrebbe regalare ala banda di Sarri la chance di un controsorpasso in vetta alla classifica. Un’occasione da non perdere per ritrovare il morale, in attesa del gioco.
Rapinavano negozi e furgoni di latticini: due arresti a Cercola
Due malviventi, “specializzati” in rapine a negozianti e trasportatori di latticini, sono arrestati dai carabinieri nel Napoletano. Una delle vittime, un commerciante di prodotti caseari, aveva subito due razzie a mano armata a distanza di pochi giorni.
I militari della Tenenza di Cercola hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Nola, nei confronti di un 34enne già ai domiciliari per rapina, e di un 31enne già noto alle forze dell’ordine. Nel corso delle indagini coordinate dalla procura nolana è emerso che i due, poi riconosciuti dalle vittime, si erano resi responsabili di tre rapine a mano armata di pistola ai danni del commerciante e di un trasportatore di latticini.
I “colpi” erano stati messi a segno il 26 settembre e il 4 ottobre a Cercola ai danni di un negoziante 55enne, al quale furono portati via complessivamente 430 euro, e del raid del 29 settembre a Pollena Trocchia nei confronti di un trasportatore di latticini 31enne, al quale furono portati via 300 euro. Gli arrestati sono stati rinchiusi nella casa circondariale di Poggioreale a Napoli.
Salerno. 20enne litiga con la fidanzata e si getta nel vuoto, tragedia all’UNISA
Poche ore fa, l’Università di Salerno è stata colpita da una tragedia: un ragazzo si è gettato dal quinto piano, perdendo la vita. Il giovane ha sbattuto prima contro il rivestimento esterno del piano inferiore e successivamente è precipitato al suolo. E’ stato ritrovato ancora in vita dall’Unità della Croce Rossa, la quale si stava dirigendo verso la biblioteca centrale per soccorrere la ragazza in biblioteca. Tuttavia la rianimazione non è stata sufficiente per mantenerlo in vita, morendo poco dopo. La vittima è uno studente di circa 20 anni originario di Casablanca in Marocco ma residente a Lacedonia, nonché studente della facoltà di Matematica. Il ragazzo è stato successivamente soccorso dai sanitari della Misericordia di Salerno, i quali hanno richiamato anche l’aiuto dell’eliambulanza. Sono giunti sul posto anche i volontari della Solidarietà di Fisciano e quelli de “Il Punto” di Baronissi, tuttavia per il ragazzo non c’è stato nulla da fare. Il giovane pare abbia avuto, poco prima di suicidarsi, una violenta lite con la propria fidanzata. Sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Mercato San Severino e gli agenti del posto di Polizia dell’Universita’



