Grande soddisfazione è stata espressa dal sindaco metropolitano, Luigi de Magistris per la restituzione ai cittadini di una prima parte di un’importante area storica e naturalista di un importante bene artistico come il Bosco della Reggia di Portici. Infatti, oggi dopo circa tre mesi di chiusura e dopo la verifica positiva sullo stato di sicurezza del bosco da parte dei tecnici della “Città Metropolitana di Napoli e della società “Armena”, è stato riaperto una parte del bosco della reggia di Portici. In particolare l’area di collegamento dell’ingresso di Corso Umberto I con il laghetto e quella della Prateria con accesso da via Marittima. Nel frattempo continueranno i lavori dei tecnici e degli agronomi della Città Metropolitana e della società Armena per verificare le condizioni di sicurezza del restante tratto che collega il laghetto con la prateria in modo da ristabilire al più presto l’intero originario percorso. Nella prospettiva della riapertura dell’intero basco della Reggia. Per realizzare ciò, e grazie anche alle verifiche dei tecnici già effettuate, si procederà nelle prossime settimane, d’intesa con la Sovrintendenza, all’eliminazione degli alberi che attualmente costituiscono un pericolo per la sicurezza dell’area. La riapertura, rappresenta un importante primo risultato frutto dell’impegno della Citta Metropolitana di Napoli ed in particolare del Consigliere delegato al “Grande progetto Pompei” Michele Maddaloni che, anche su sollecitazioni del Sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo, si è adoperato e si adopererà affinché la cittadinanza possa di nuovo beneficiare dell’intero bosco della Reggia.
Il M5S: ‘ La Regione Campania non paga straordinari ai Vigili del Fuoco’
“In questa regione ci sono eroi oscuri che non soltanto vengono dimenticati, ma addirittura mortificati nella loro dignita’ professionale. E’ il caso dei nostri vigili del fuoco, presi in giro dal governatore di questa regione, che se ne e’ servito solo per arricchire uno dei suoi tanti spot. Agli organi di stampa, il 13 luglio 2017, mentre le fiamme devastavano i nostri parchi e i nostri boschi, De Luca annunciava di aver stanziato fino a 600mila euro per pagare gli straordinari ai vigili del fuoco, impegnati giorno e notte in complicate operazioni di spegnimento dei roghi. Operatori che hanno messo a rischio la propria vita, per salvaguardare il nostro ambiente. Ebbene, a distanza di quasi un anno, non un euro di quegli straordinari e’ stato ancora erogato”. E’ quanto denuncia il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Gennaro Saiello, che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta sui ritardi nel pagamento degli straordinari, alla luce delle convenzioni in atto tra il Corpo regionale dei vigili del fuoco e la Regione Campania. “De Luca deve chiarirci, in tempi celeri, quali siano i motivi del ritardo accumulato – ha sottolineato Saiello – e quali siano ad oggi le previsioni sulla firma alla convenzione per il 2018. E’ necessario programmare con largo anticipo una efficace campagna di prevenzione. Bisogna evitare quanto accaduto la scorsa estate, con la devastazione di gran parte della nostra macchia mediterranea a causa, soprattutto, delle pessime politiche di prevenzione e dei ritardi accumulati da questa giunta regionale”.
Ipercoop, Panico (Ugl): “Smembramento atto irresponsabile ed unilaterale”
Si è svolta questa mattina ad Avellino, fuori ai cancelli del megastore di Via Vallone dei Lupi, una manifestazione delle maestranze della Ipercoop, indetta in maniera unitaria dalle organizzazioni dei lavoratori, per protestare contro il piano di dismissione dei punti vendita della Campania. Stando a quanto si apprende da fonti sindacali, infatti, gli ipermercati di Napoli e di Santa Maria Capua Vetere nel casertano sarebbero già stati ceduti al gruppo Multinvest, mentre per i restanti tre sarebbe stata avviata una trattativa col gruppo calabrese AZ che fa capo all’imprenditore catanzarese Floriano Noto.
“Siamo preoccupati e palesiamo il nostro dissenso contro il piano spezzatino perseguito dalla dirigenza Ipercoop- ha dichiarato il Segretario Regionale della Ugl Campania Gaetano Panico presente all’agitazione col segretario irpino Costantinos Vassiliadis. -L’esperienza ci insegna che gli smembramenti non hanno mai portato nulla di buono. Riflettori accesi dunque, sui livelli occupazionali ed anche su quelli salariali. Eventuali accordi al ribasso frutto di contrattazioni farlocche- ha concluso Panico “troveranno nella Ugl un determinato oppositore”.
Napoli, 60enne evade i domiciliari e ruba una bicicletta: arrestato
Napoli. Nell’ambito del potenziamento dei servizi di prevenzione e controllo predisposti nella Stazione Ferroviaria di Napoli Centrale, per le Festività Pasquali, alle ore 20.00 di ieri, personale del Compartimento Polfer di Napoli ha tratto in arresto un sessantenne pluripregiudicato. Verso le ore 19,30 di ieri, due agenti Polfer del Reparto Operativo hanno notato un uomo che cercava di attirare la loro attenzione, indicando il sessantenne. Certi che l’uomo si fosse reso responsabile di un delitto ai danni del primo, i tutori dell’ordine prontamente lo fermavano per un controllo appurando che D.D.M. di Torre del Greco, non solo pochi attimi prima si era reso responsabile del furto di una bicicletta, ma era anche evaso dagli arresti domiciliari.Il provvidenziale e tempestivo intervento degli agenti Polfer ha consentito di bloccare il ladro e restituire il maltolto al legittimo proprietario.L’uomo è stato pertanto associato alle camere di sicurezza della Questura in attesa del giudizio direttissimo.
Afragola, in auto armato, scappa alla vista della polizia: inseguito e arrestato
Domenico Di Micco, 27enne di Afragola è stato intercettato ed arrestato dalla Polizia di Stato, nella serata di ieri, al termine di un articolato inseguimento tra le strade di Afragola. L’uomo, in Via Roma, a bordo di un’autovettura Opel Corsa, infatti, stava sfrecciando nel centro cittadino, quando è stato notato dagli agenti del Commissariato di P.S. Afragola, impegnati in un servizio di prevenzione, volto a contrastare il fenomeno delle rapine alla chiusura degli esercizi commerciali. Benché gli fosse stato imposto l’Alt Polizia, invece di fermarsi, il 27enne fuggiva compiendo manovre estremamente pericolose, imboccando strade nel senso contrario di marcia, mettendo in serio pericolo l’incolumità degli automobilisti. Grazie al coordinamento delle pattuglie presenti in zona, l’uomo era costretto ad imboccare una strada senza uscita in Corso Italia, nel parcheggio del Rione Gescal. Vistosi braccato, come ultimo espediente, ha tentato la fuga a piedi e, rincorso dai poliziotti, ha abbandonato in strada una pistola che portava al seguito, del tipo Beretta calibro 6.35, recuperata dagli agenti. La sua fuga terminava, con non poche difficoltà, dopo una decina di metri, allorquando veniva bloccato da un poliziotto, nonostante la viva resistenza. I poliziotti, recatisi nell’abitazione del 27enne, hanno rinvenuto e sequestrato un borsello, abilmente nascosto sull’armadio nella sua camera da letto, contenente 4 dosi di eroina, 4 pasticche di ecstasy, un bilancino di precisione e 100 bustine con chiusura a zip, utili per il confezionamento della droga. La pistola, in perfetto stato di conservazione e completa di caricatore con un colpo al suo interno, è risultata avere la matricola abrasa. Sequestrata anche una somma di denaro, suddivisa in banconote di vario taglio. Di Micco, già arrestato in passato per reati inerenti gli stupefacenti, nonché per possesso di un tirapugni in ferro, stamane, è stato condotto alla Casa Circondariale di Poggioreale perché responsabile dei reati detenzione illegale di arma completa di munizionamento, ricettazione, resistenza a P.U., detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, nonché per guida senza patente, in quanto mai ottenuta.
Il regalo di Pasqua: torna a casa il baby calciatore Luigi Pellegrino
E’ tornato a casa Luigi Pellegrino, il baby calciatore di Parete rimasto un coma per oltre un mese perchè colpito da un proiettile vagante alla testa mentre camminava per il corso principale del suo paese alla Vigilia di Natale. Un regalo di Pasqua per la famiglia e per gli amici ma anche per i tati che hanno pregato per lui in questi mesi. Lo ha annunciato il sindaco di Parete suo omonimo, ma non parente: “Dopo un triste Natale ci ritroviamo a vivere una Pasqua con tante gioie. Oggi ritorna a Parete la nostra María SS della Rotonda dopo un lungo restauro e nello stesso giorno ritorna a casa anche Luigi. In questi mesi ha lottato come un leone, ha recuperato alla grande e potrà vivere in pieno la sua vita. Gli auguro tutto il bene del mondo. Ringrazio tutta la comunità che nei momenti difficili ha saputo reagire. Abbiamo tutti pregato per questo miracolo. Ora è il momento di festeggiare! Viva Luigi, Viva Parete, Viva Maria Santissima Della Rotonda!”.
Rubavano carte identità in bianco, 4 misure cautelari a Nola
I carabinieri della compagnia di Nola, in provincia di Napoli, hanno eseguito un’ordinanza nei confronti di quattro persone che, come hanno stabilito le indagini della locale procura, hanno rubato e tentato di rubare carte d’identità in bianco danneggiando così diversi enti comunali. L’ordinanza è stata emessa dal Gip di Nola di applicazione congiunta delle misure cautelari dell’obbligo di dimora e dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Scaturite a seguito del furto di un centinaio di carte d’identità, ancora da compilare, avvenuto nel mese di maggio 2017 nel Comune di Nola, le indagini si sono sviluppate attraverso l’acquisizione e la relativa visione di numerosi filmati delle telecamere pubbliche e private localizzate lungo tutte le possibili vie di fuga dei responsabili, l’analisi di tabulati telefonici, l’attività tecnica d’intercettazione e i servizi di osservazione e pedinamento che hanno consentito di delineare un grave, concordante e univoco quadro indiziario a carico delle persone indagate. La misura cautelare di obbligo di dimora e obbligo di presentazione alla p.g. è scattata per di C.R. (46 anni), C.E. (42 anni), E.A. (21 anni) e C.A. (40 anni). L’attività investigativa ha consentito di raccogliere ulteriori elementi a carico dei destinatari della misura cautelare in ordine a diversi episodi criminosi di analoga tipologia consumati presso le sedi dei Municipi di San Giuseppe Vesuviano (Na), Teverola (Ce), nonché del tentato furto presso il Municipio di Marano di Napoli
Castellammare, pizzo agli imprenditori: presi il ras Nino ‘capastort’ e il suo complice
Sono stati arrestati in flagranza dai carabinieri mentre pretendevano di riscuotere il pizzo. A Sant’Antonio Abate sono finiti in manette due uomini ritenuti vicini al clan D’Alessandro: si tratta di Nino Spagnuolo, 41enne detto ‘capastort’ uno dei reggenti della cosca di Scanzano e Francesco Delle Donne, di 35, entrambi di Castellammare. I militari del nucleo investigativo di Torre Annunziata li hanno sorpresi durante un tentativo di estorsione. I due sono stati visti parlare animatamente con il titolare di una societa’ di trasporto su mezzi pesanti: avevano appena avanzato l’ennesima richiesta di denaro all’imprenditore. Si e’ appurato che nei giorni precedenti gli emissari si erano presentati diverse volte: l’ultima si e’ conclusa per loro in carcere a Poggioreale.
Nino Spagnuolo era tornato in libertà nel luglio dello scorso anno dopo aver scontato un residuo di pena ad un anno, per detenzione abusiva di arma da fuoco. Spagnuolo fu trovato in possesso di una pistola 7.65 sulla sua scrivania nel corso di un controllo abituale della polizia. Spagnuolo era agli arresti domiciliari ma evidentemente si sentiva in pericolo. Personaggio noto alle cronache per la sua condotta violenta ma anche per le sue numerose evasioni come quella della fuga dal Tribunale di Gragnano durante un’udienza. Spagnuolo fu protagonista di un clamoroso e spettacolare agguato avvenuto sulla spiaggia di Vico Equense.
Era la notte di Ferragosto del 2012 quando Nino Spagnuolo riuscì a scampare alla raffica di colpi, esplosi da un sicario arrivato via mare su un gommone con motore silenziato durante la classica serata ferragostana sulla spiaggia. Era da poco stato scarcerato e in quell’estate era sempre in compagnia dei rampolli di Scanzano in discoteche e locali della penisola sorrentina. Spagnuolo rimase ferito in maniera non grave. Ora è tornato libero ma sempre in regime di sorvegliato speciale. Suo fratello Vincenzo, di 33 anni, era stato arrestato invece nel dicembre scorso mentre insieme con il complice, il 18enne Emanuele Cioffi aveva chiesto il pizzo al titolare di un noto bar del centro di Castellammare, attraverso un messaggio sul proprio smartphone.
Napoli, choc al carcere di Poggioreale: topi nei corridoi
Napoli. Il carcere di Poggioreale continua a fra parlare di se in maniera negativa purtroppo. Infatti secondo una denuncia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, un grosso ratto si sarebbe aggirato per i corridoi dell’ufficio matricola della Casa Circondariale di Poggioreale a Napoli. “Ci si dovrebbe vergognare per come viene lasciato allo sbando il Personale di Polizia Penitenziaria, in condizioni insalubri, indecenti e vergognose: e invece non sembra fregare a nessuno il degrado nel quale lavorano gli agenti di Polizia Penitenziaria del carcere di Poggioreale”, ha denunciato Donato Capece, Segretario generale del SAPPE.
“Questa mattina negli uffici della matricola è stato rinvenuto un enorme ratto: panico e spavento tra i colleghi della Matricola che è situata sotto il livello della strada praticamente scantinato. Immediata e spontanea la protesta dei poliziotti penitenziari dell’Ufficio, che comprensibilmente e legittimamente sono stanchi di questa situazione. Una situazione assurda, da tempo ben nota a tutti e che non può essere ulteriormente trascurata”.Capece denuncia che “il degrado del carcere di Poggioreale è vergognoso e il SAPPE, come primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria, rappresenterà oggi stesso ai vertici nazionali e regionali dell’Amministrazione Penitenziaria tutte queste criticità, sollecitando urgenti ed adeguati interventi”, Il SAPPE torna a sottolineare l’alto dato di affollamento delle prigioni italiane: “Oggi abbiamo in cella 58.087 detenuti per circa 45mila posti letto: 55.646 sono gli uomini, 2.441 le donne. Gli stranieri sono il 35% dei ristretti, ossia 19.818. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Un esempio su tutti: negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 18mila tentati suicidi ed impedito che quasi 133mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze. I dati ci confermano che le aggressioni, i ferimenti, le colluttazioni – che spessissimo vedono soccombere anche gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sempre più contusi e feriti da una parte di popolazione detenuta prepotente e destabilizzante – sono sintomo di una situazione allarmante, per risolvere la quale servono provvedimenti di tutela per gli Agenti e di sicurezza per le strutture carcerarie e certo non leggi che allarghino le maglie della sicurezza penitenziaria. Avere carceri meno affollate e più moderne non vuol certo dire aprire le porte delle celle, come pure prevedeva questa scellerata riforma penitenziaria”.
Psicologia penitenziaria
Reclusione e psicologia
La psicologia penitenziaria è una branca della Psicologia Giuridica, che si interessa della vita dei detenuti e dell’attività rieducativa della pena, all’interno delle carceri.
Attraverso un mirato percorso psicologico si cerca di rieducare il soggetto deviante, reinserendolo all’interno della società.
La presenza, nelle carceri, di figure psicologiche specializzate, in grado di individuare le cause del comportamento delinquenziale, è pertanto necessaria e doverosa.
Lo psicologo nel carcere dal punto di vista legislativo
Con la riforma dell’Ordinamento Penitenziario avvenuta nel 1975 (legge n° 354) è stata riconosciuta la figura dello psicologo all’interno del sistema penitenziario, al fine di osservare il comportamento dei tenuti ed intervenire con trattamenti psicoterapeutici mirati, laddove fosse stato necessario.
L’art. 80 della legge n°354 prevede la possibilità per l’amministrazione penitenziaria di avvalersi di professionisti esperti in psicologia, in pedagogia, in psichiatria ed in criminologia clinica.
Già l’O.N.U. il 30 agosto del 1955 aveva stabilito, attraverso un insieme di regole riguardanti il trattamento dei detenuti, la necessità d’integrare il personale penitenziario, con psichiatri, psicologi, assistenti sociali, educatori, istruttori tecnici, dediti al trattamento e alla rieduca-zione dei detenuti.
La circolare dell’Amministrazione penitenziaria n.2598/5051 del 13 aprile 1979 precisa, inoltre, che lo psicologo ha il compito di accertare il funzionamento psichico del soggetto, sotto il profilo intellettuale, familiare ed attitudinale.
Oltre al colloquio d’ingresso e alla prima visita medica, è previsto un colloquio preventivo diretto dallo psicologo, al fine di comprendere le procedure da mettere in atto per tutelare il detenuto, oltre alla sicurezza degli altri condannati e di tutto il personale dell’istituto.
Lo psicologo, quindi, dopo aver valutato attentamente lo stato cognitivo ed affettivo del detenuto, suggerisce la disposizione del condannato all’interno del carcere, fornendo indicazioni sul tipo di intervento da attuare, come ad esempio particolari misure di isolamento. Il settore in cui trova maggiore spazio la figura dello psicologo è la criminologia minorile, dove è molto importante l’ideologia correzionale. In questo contesto l’indirizzo punitivo è del tutto sostituito da quello rieducativo.
Il ruolo dello psicologo nel carcere
Lo psicologo valuta il profilo personale del detenuto, focalizzandosi sulla causa del suo disadattamento sociale.
In secondo luogo interviene sul comportamento, tramite un apposito piano terapeutico e rieducativo, che permette al condannato di rielaborare le proprie ansie e le proprie problematiche psicologiche.
Lo psicologo penitenziario, di solito, interviene prima della condanna; all’ingresso in carcere rilascia una scheda riguardante lo stato mentale del soggetto, in base alla quale viene elaborata la misura carceraria.
Un altro compito, molto importante, svolto dallo psicologo penitenziario, è quello di fornire un sostegno psicologico ai carcerati. Proviamo ad immaginare cosa succede nel mondo delle carceri: celle super affollate, persone di etnie completamente diverse rinchiuse in pochi metri quadri, problemi di comunicazione, restrizione della libertà personale, seri disturbi psicologici, problemi di igiene, etc.
In un contesto del genere, il lavoro dello psicologo risulta a dir poco indispensabile, ma soprattutto critico e delicato. Stiamo sempre parlando di persone che hanno commesso un reato: c’è chi ha ucciso, chi ha violentato, chi ha rubato, ecc. quindi non è facile lavorare a stretto contatto con queste persone.
Lo psicologo ha delle grandi responsabilità sul detenuto; partecipa anche al Consiglio di Disciplina dove esprime un proprio parere, che può sottoporre il detenuto ad una successiva misura restrittiva.
Oltre alle attività sopra descritte vanno ricordati gli interventi psicologici rivolti a casi particolari come ad esempio detenuti con malattia mentale, pedofili, serial killer, pentiti, collaboratori di giustizia, ecc.
Quindi possiamo dire che lo psicologo in carcere lavora su più fronti:
- Sulla tutela del benessere psicofisico del condannato;
- Sulla valutazione della sicurezza sociale del condannato e di tutto il personale penitenziario;
- Sul giudizio e sulla pena del condannato.
Il contributo degli psicologi penitenziari è quindi quello di introdurre nell’istituzione penitenziaria una visione nuova dell’uomo, fatto di dinamiche psicologiche e fisiche.
Il rapporto tra il detenuto e lo psicologo
Di solito il colloquio con lo psicologo viene richiesto direttamente dal detenuto, in rari casi è richiesto su segnalazione della Direzione dell’Istituto. Questo si verifica qualora il detenuto manifesti sintomi di disadattamento (sciopero della fame, azioni autolesionistiche, indisciplina ed insubordinazione), che il sistema penitenziario non riesce a contenere, attraverso una semplice terapia farmacologica o un trattamento intramurario (corsi scolastici, formazione professionale, ecc.). In questi casi specifici, viene a mancare il rapporto di corrispondenza tra l’utente e lo specialista. Il detenuto, il più delle volte, si rifiuta di collaborare, perché vede il trattamento psicologico come un’imposizione.
Lo psicologo, quindi, si muove su un terreno delicato, dove risulta molto difficile costruire un rapporto di fiducia, presupposto fondamentale per una buona riuscita della terapia.
Lo specialista si trova tra il “curare” e il “punire“, tra le esigenze “sanitarie” e quelle “giudiziarie”.
Per questo è fondamentale il colloquio, la capacità di ascolto e la relazione con il detenuto.
A tal proposito, risulta necessario informare sempre, in modo chiaro e trasparente, il detenuto sul ruolo svolto dallo specialista, sui propri compiti, sui propri limiti e sugli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Solo in questo modo è possibile instaurare un rapporto onesto, fondato sulla fiducia e sulla reciproca collaborazione.
Tra storiografia ufficiale e verità negate un posto speciale spetta a alla Preistoria Campana, già prima della grande scoperta di Lòngola
La storia la scrivono i vincitori. Non ci ricordiamo chi l’abbia detto, ma noi aggiungiamo che i vincitori la farciscono di menzogne.
E’ il caso della triste sorte del Regno delle due Sicilie finito nelle grinfie dei Savoia per una scelta strategica di politica mediterranea dell’Inghilterra dell’Ottocento – allora potenza planetaria – in previsione della realizzazione del Canale di Suez che avrebbe restituito ruolo centrale nella Storia ai popoli che si affacciavano sulle sue sponde
Si, diciamolo subito che questa è, al di là della Storia come ce la hanno fatta conoscere, l’antiStoria vera della nostra Italia riunita sotto il vessillo tricolore, che poi in origine era un vessillo massonico. Ma questo è un aspetto incidentale.
Certo è invece il fatto che la Massoneria inglese e quella europea – uscita dal Secolo dei Lumi nutrita di giacobinismo carbonaro – giocarono un ruolo fondamentale nella strategia della riunificazione, sotto un’unica bandiera, dei tanti degli staterelli che si dividevano la penisola italiana.
Purtroppo, tra quegli staterelli c’era il più antico stato d’Europa e, in assoluto, il più grande e ricco d’Italia, fondato dai Normanni circa diciassette secoli prima. La sua cancellazione era peraltro l’obiettivo primario dell’Inghilterra.
Dobbiamo partire perciò dalla sorte del grande Regno delle due Sicilie, finito nelle mani del piccolo regno dei Savoia, per capirci qualcosa.
Gli Inglesi infatti erano rimasti indispettiti dalla perdita dello sfruttamento delle miniere di zolfo siciliano, allora risorsa strategica militare fondamentale, perché serviva per la polvere da sparo.
Gli Inglesi erano altresì preoccupati della possibilità che la flotta borbonica, allora la terza forza marinara in Europa, avesse potuto acquisire un ruolo dominante nel Mediterraneo con l ‘apertura del Canale di Suez.
Quest’opera avrebbe restituito ruolo centrale nella Storia ai popoli che si affacciavano sulle sue sponde. E l’Inghilterra volle cambiare il corso della Storia. Ma la storia la scrivono i vincitori.
Chi vince, dunque, ha sempre ragione. Lapalisse insegna.
Ma c’è un’altra Storia in cui vince alla fine chi ha con sé la forza delle verità negate dai Vincitori. Alla luce delle verità negate tenteremo quindi di illuminare questa vicenda che già a suo tempo suscitò un vivace dibattito soffocato dalla retorica agiografica risorgimentale.
E’ pacificamente condiviso il fatto che l’Inghilterra nella vicenda assegnò alla Massoneria un ruolo politico non ufficiale, ma non occulto.
D’altra parte la Massoneria inglese e quella europea, compresa quella italiana, uscite dal Secolo dei Lumi nutrite di giacobinismo – che si tingeva
di carboneria nel caso di quella italiana – giocarono un ruolo fondamentale.
La tendenza antiborbonica e liberale della massoneria italiana fu perciò ampiamente strumentalizzata dalle mire strategiche degli Inglesi sulla penisola italiana, che essi volevano libera dai Borbone e asservita a una monarchia europea di scarso rango.
Era questo l’obiettivo primario, anche in danno al Papato di Roma, il cui ridimensionamento era ovviamente gradito anche alla Chiesa Anglicana.
L’obiettivo fu raggiunto, favorendo la impresa comunque travolgente e straordinaria di Garibaldi e facendo poi salire sul trono del Regno d’Italia una monarchia rozza e indebitata fino al collo, rappresentata al vertice da Vittorio Emanuele II. Quest’ultimo, divenuto Primo Re d’Italia conservò intatto il proprio nome, compreso il numerale “secondo” (!). Con somma iattanza e brutalità il nuovo Re parlò di annessione, dando prova di totale assenza di sensibilità istituzionale nei confronti di tutti i nuovi cittadini del neonato Regno d’Italia, riuniti sotto un’unica bandiera.
La storia la scrivono quindi i vincitori. Ma non sempre riescono a cancellare l’antiStoria dei vinti. Noi proviamo a scriverne ora un capitolo che tocca da vicino Lòngola. E, cosa c’entri Lòngola in tutto questo è presto detto.
La Valle del Sarno era stata da poco esplorata da un tenace archeologo emiliano, Innocenzo DALL’OSSO, che aveva scavato e indagato con coscienza libera da pregiudizi gli insediamenti preistorici della Valle del Sarno. Egli ne aveva colto l’originalità, svelandone la complessità della cultura e della organizzazione territoriale. La riteneva superiore rispetto a quella delle Terramare dell’Italia del Nord, che conosceva bene per avervi lavorato da giovane.
Per questo motivo si trovò però presto come un vaso di terracotta a competere con vasi di ferro. Questi ultimi erano rappresentati da numerosi esponenti della intellighentia codina e codarda dell’ Archeologia togata dei primi decenni del secolo scorso. Noi ci occuperemo delle peripezie faticose del giovane archeologo – DALL’OSSO appunto – divenuto funzionario presso la allora Soprintendenza Archeologica di Napoli nel Sud dell’Italia da poco riunificata. La sua colpa fu soprattutto questa: teorizzare il primato della Preistoria campana. DALL’OSSO la pagò duramente.
“Ma la sua figura di studioso e ricercatore originale oggi si va rivalutando, come merita.” Ci premette il dr Antonio MORLICCHIO, noto psichiatra scafatese e studioso di Meridionalismo, che intervisteremo nella prossima puntata.
Federico L.I. Federico
(1- continua)
L’ex Milan Wilkins è grave: problemi al cuore
E’ ricoverato in condizioni critiche a Londra a causa di grave problema cardiaco l’ex capitano della nazionale inglese Ray Wilkins. Secondo quanto riferito dalla moglie Jackie al ‘Daily Mirror’, l’ex centrocampista che gioco’ anche tre stagioni nel Milan avrebbe subito un arresto cardiaco la scorsa notte in casa e sarebbe caduto. Portato in ospedale, il St.George’s University Hospital, e’ stato posto in coma indotto e ricoverato in terapia intensiva. “Sono molto preoccupata, la situazione e’ davvero grave”, ha detto al giornale la moglie. Wilkins, 61 anni, vanta 84 presenze nella nazionale dei Tre leoni, di cui fu capitano per dieci volte, e nella sua lunga carriera ha militato soprattutto al Chelsea e al Manchester United, prima di passare al Milan nel 1984, disputando in rossonero oltre 70 partite. Lasciato il calcio giocato nel 1997, e’ diventato allenatore, ricoprendo a lungo il ruolo di vice al Chelsea, collaborando anche con Gianluca Vialli e Carlo Ancelotti. Ultimamente e’ diventato opinionista tv.
Scafati, panico in via Tricino per l’incendio di un’auto. IL VIDEO
Panico in mattinata a Scafati per un incendio che ha coinvolto un’auto. E’ accaduto in via Tricino la strada che collega via Passanti con il popoloso quartiere di san Pietro. Sul posto i vigili del fuoco e i carabinieri per gli accertamenti di rito e le indagini. Il traffico nella zona è completamente paralizzato, una donna probabilmente la proprietaria dell’auto, è stata colta da malore per lo spavento. L’incidente è accaduto poco dopo le 11. Una donna alla guida di una Autobianchi era in transito in via Passanti quando ha sentito odore di bruciato dal motore. Si è resa conto che qualcosa non andava e si è infilata in una traversa di via Tricino. Ha fatto giusto in tempo a scendere che l’auto ha preso fuoco e poi è scoppiata perchè vi era montato un impianto Gpl anche se in quel momento l’auto viaggiava a benzina. Tanto spavento per la signora. I vigili del fuoco hanno impegnato un po di tempo per spegnere le fiamme.
Sebastiano Vangone
Broker italiano ucciso in Messico, la compagna: ‘Depistaggi, gli hanno rubato tutto’
Il cartello con scritto ‘questo mi e’ successo per essere un ladro’ trovato accanto al corpo senza vita di Alberto Villani, il broker pavese ucciso in Messico, “e’ solo un depistaggio, in Messico i criminali usano cosi’. Me l’ha detto anche la polizia del posto”: Astrid Rodriguez, la compagna del 37enne, lo ha sottolineato alla Provincia pavese, spiegando che “Alberto e’ stato spogliato dei suoi averi”. “Mancavano quattro anelli d’oro – ha raccontato la donna originaria del Salvador – ed e’ scomparso anche il portafogli con il denaro cambiato a Citta’ del Messico. Tutto scomparso nel nulla e qualcuno e’ entrato nella sua camera di albergo nella citta’ di Cuatla e ha portato via anche la sua valigia. E’ un giallo – ha aggiunto – ma sono fiduciosa nelle indagini iniziate dalla polizia messicana. Voglio sapere ad ogni costo chi sono quegli assassini e perche’ mio marito e’ stato ucciso”. Il broker, nato a Valencia da padre italiano, si trovava in Messico per lavoro. Anche su questo indaga la polizia. “Io non conosco quegli uomini d’affari messicani. Mio marito li indicava solo con il nome di battesimo perche’ non parlava spesso del suo lavoro. Niente di piu’ ma posso dire che nelle nostre telefonate giornaliere non era mai preoccupato”. “Era un uomo onesto – ha concluso – e questo deve essere chiaro a tutti”.
Crollo nel Milanese: 2 bimbi ustionati e in gravi condizioni
Farebbero parte di due famiglie le nove persone coinvolte nel crollo della palazzina di Rescaldina nel Milanese in cui sono rimaste coinvolte nove persone. Il 118 ha spiegato che dei quattro bambini coinvolti due sono stati portati in codice verde all’ospedale di Busto Arsizio (Varese) mentre altri due, uno di 9 e uno di sei anni, ustionati al volto e intubati, sono stati portati all’ospedale di Legnano (Milano) per essere poi trasferiti rispettivamente a Torino con l’elisoccorso e al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano. Al Niguarda con l’elisoccorso e’ stato portato anche un ustionato, mentre un altro e’ stato portato a Monza. Un uomo con un trauma e’ stato trasportato all’ospedale di Varese, mentre un altro in codice verde e’ stato portato a Busto. In tutto sono intervenuti due elicotteri, due mezzi avanzati e altre due e’quipe sanitarie di supporto, 10 ambulanze. Intervento della squadra Usar (Urban Search and Rescue) su iniziativa dei vigili del fuoco.
Napoli, fiaccolata per i tre scomparsi in Messico
Napoli. E’ in programma questa sera una nuova fiaccolata, organizzata dall’associazione “rione case nuove Caldarelli in favore dei tre nostri fratelli scomparsi in Messico”, come si legge sul volantino affisso nelle strade del quartiere.L’appuntamento è per questa sera, alle 21,30 in via Padre Ludovico da Casoria, da dove partirà la manifestazione che si svolgerà accompagnata dal carro della Madonna dell’Arco. “Accorrete in tanti”, l’appello del presidente Antonio Caldarelli che firma il manifesto. Intanto dopo le notizie diffuse ieri dall’avvocato Falleti, legale della famiglia secondo il quale i tre ovvero Raffaele Russo, il figlio Antonio e il nipote Vincenzo Cimmino, sarebbero ancora in vita nonostante siano trascorsi circa due mesi senza avere notizie. L’unica certezza e che i tre sono stati consegnati da un gruppo di poliziotti corrotti (4 già arrestati e processati) nelle mani dei pericolosi criminali del Cartel Jalisco Nueva Generation.
E’ morto Luigi De Filippo. L’ultimo discorso a teatro.IL VIDEO
E’ morto a Roma, all’eta’ di 87 anni, Luigi De Filippo. Ne danno notizia fonti vicine alla famiglia. Attore, regista e commediografo, figlio di Peppino De Filippo, ultimo erede della storica dinastia, era nato a Napoli il 10 agosto 1930. Fino a meta’ gennaio era stato in scena, con ‘Natale in casa Cupiello’, al Teatro Parioli di Roma di cui era direttore artistico.
Tra i primi a commentare la morte di De Filippo è stato, via Twitter, Clemente Mimun. Sui social corre il cordoglio dei tanti che piangono l’ultimo erede della dinastia di maestri del teatro. Figlio di Peppino De Filippo e Adele Carloni, nel 1949 Luigi era salito sul palco del Teatro Valle di Roma con una rivista scritta da lui e intitolata ‘Questa sera alle nove’ e la recita assieme ai suoi compagni di liceo, ottenendo un grande successo; nel 1951, a 21 anni, aveva debuttato nella compagnia paterna e nella pellicola-capolavoro dello zio Eduardo, Filumena Marturano. Negli anni successivi, nonostante diversi ruoli cinematografici, era tornato sempre sul palcoscenico, debuttando nel 1973 al Teatro Parioli di Roma con la prima commedia scritta di suo pugno, ‘Storia strana su una terrazza napoletana’, a fianco al padre Peppino. Nel 1978 aveva lasciato la compagnia paterna per fondarne una propria ed oltre a recitare le commedie di famiglia aveva interpretato anche Gogol’, Molie’re, Pirandello. Piu’ volte premiato con il Biglietto d’oro, campione d’incassi, aveva ricevuto diverse onorificenze. Nel 2011 era diventato direttore artistico del Parioli.

Carabiniere uccise il padre, assolto: perché ‘incapace di intendere e volere’
A distanza di due anni dal delitto commesso lungo l’autostrada Caserta – Salerno nei pressi del casello di Mercato San Severino il gup del Tribunale di Nocera Inferiore arriva l’assoluzione perché al momento del fatto l’assassino era incapace di intendere e di volere. Il delitto vede coinvolto un 45enne, Girolamo De Santo, maresciallo dei carabinieri che con un colpo di pistola di ordinanza ha ucciso il padre 73enne. “Tu sei il diavolo”, questa la frase pronunciata dal militare, sospeso dal servizio, prima di uccidere il genitore, un ex dirigente scolastico, mentre erano in macchina. Il padre era alla guida della vettura, il figlio al lato passeggero. I due tornavano dalla Sicilia e nel corso di un diverbio gli ha sparato facendo sbandare l’auto. Poi lasciò la macchina e venne ritrovato nella notte in uno stato confusionale. Nella macchina vennero ritrovati la fondina della pistola di ordinanza, il tesserino di riconoscimento, un bossolo 9×19 ed effetti personali ed indumenti del miliari. Appena dopo l’omicidio il carabiniere fu detenuto in un reparto psichiatrico del carcere salernitano di Fuorni e subito dopo collocato in due diverse strutture per controllare il suo stato di saluto mentale. La sentenza emessa assolve l’ex maresciallo senza affidarlo a strutture che si occupano di disturbo della personalità ma dovrà seguire in ogni caso la prescrizione di una cura medica.
Pasqua a tavola con cibi sani: controlli e multe dei carabinieri in tutta la Campania
Durante la settimana precedente la pasqua i carabinieri forestali hanno svolto controlli straordinari in allevamenti di ovini e caprini in tutta la Campania.
In provincia di Napoli sono state sanzionate una macelleria ai Colli aminei e una a Nola: su etichette e confezioni di carne di agnello riportavano informazioni scorrette.
In provincia di Caserta sono stati sottoposti a controllo 14 allevamenti e circa 6400 capi ovo-caprini, 1500 dei quali sotto i 6 mesi di età.
in 4 allevamenti sono state riscontrate irregolarità nell’identificazione dei capi e sull’aggiornamento dei registri di stalla; in un allevamento è stato trovato latte privo di tracciabilità.
In provincia di Avellino, sono stati denunciati per la macellazione clandestina di 5 agnelli il proprietario 59enne di un fondo di Fontanarosa, un 59enne di Pietradefusi e un 38enne di Bagnoli Irpino titolare di un allevamento di ovini: stavano macellando gli animali senza seguire le norme igieniche e senza aver prima proceduto al previsto stordimento delle bestiole. in una casetta di legno nei pressi del fondo i carabinieri hanno sequestrato 26 agnelli, presumibilmente prossimi alla macellazione, tenuti in assenza dei minimi requisiti igienico-sanitari.
Squestrati all’imprenditore anche i 250 agnelli che teneva nel suo allevamento su cui saranno eseguiti i prelievi ematici per attestarne le condizioni sanitarie e l’assenza di malattie infettive. le stalle erano peraltro abusive dal punto di vista edilizio perché costruite in zona sottoposta a vicolo paesaggistico-ambientale in quanto nella “fascia di rispetto” del “torrente Fredane”. Sigilli dunque alla struttura e agli attrezzi (coltelli, acciarini, compressore, strumenti di pesatura e ganci); immediata la distruzione delle carni.
Durante le verifiche è emerso persino che i cani da pastore erano privi dei microchip identificativi per cui si è proceduto alle sanzioni amministrative a carico dei proprietari. Sempre nell’avellinese, in una macelleria di Mercogliano, è stato scoperto che veniva commercializzata carne di agnello pubblicizzata come “allevata in Italia” ma proveniente da allevamenti spagnoli. A San Potito Ultra, invece, un anziano esercitava l’attività di allevatore di ovicaprini senza autorizzazioni né iscrizione alla banca dati veterinaria e senza un registro di stalla: sequestrati 50 capi.
Nel Beneventano denunciati 2 titolari di aziende zootecniche per macellazione clandestina: sequestrate 11 carcasse senza indicazioni di tracciabilità, pelli ovine e farmaci veterinari.
In provincia di DSalerno è stata scoperta la macellazione clandestina in corso in 2 aziende zootecniche di atena lucana e san gregorio magno: denunciati i titolari, sequestrati i capi macellati.
Napoli, ferito a colpi di pistola: dice di essere rimasto vittima di una rapina
Napoli. Ferito alla gamba in seguito ad un tentativo di rapina dell’automobile: e’ quanto ha raccontato alla Polizia di Stato un 36enne. L’uomo, che e’ arrivato ferito la scorsa notte all’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, ha detto che mentre si trovava a Casoria , in via Aldo Moro, e’ stato vittima di una tentata rapina dell’auto di proprieta’ del cugino. Una volante di Afragola ha effettuato controlli ma sul posto non ha riscontrato nulla di riconducibile a spari e aggressioni. La vittima, la cui versione e’ al vaglio, ha precedenti per ricettazione, spaccio, furto aggravato. Effettuati controlli anche sull’auto che, dopo la tentata rapina, e’ risultata essere stata pulita e lavata. Per la vittima, trenta giorni di prognosi; indagini sono in corso.



