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Afragola, insospettabile incensurato aveva 9 chili di droga e tre pistole: arrestato

Ieri sera gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato Afragola hanno arrestato Andrea Castaldo, trentenne incensurato, per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione di armi e munizioni nonché ricettazione.Nel corso di servizi di controllo del territorio finalizzati al contrasto di reati in genere, personale della squadra di polizia giudiziaria notava una vettura Citroen C1 con a bordo un uomo che, viaggiando in direzione Casoria, procedeva a velocità sostenuta.I poliziotti decidevano di fermare il conducente che, una volta intercettato, tentava di sottrarsi al controllo speronando anche un’auto in sosta, ma gli agenti riuscivano a fermarlo nella via Leopardi.Il Castaldo, sebbene incensurato, palesava uno stato di agitazione e di timore tale da indurre gli agenti a effettuare un controllo più approfondito.Sul sedile dell’autovettura, lato passeggero, hanno trovato un marsupio nero nel quale erano stipati 3 panetti di sostanza solida marrone risultata essere al narco test hashish, per un peso di 295 grammi, 1 busta contenente sostanza vegetale verde, risultata essere marijuana, per un peso di 100 grammi ed un involucro trasparente contenente una pietra bianca che il narco test ha confermato essere cocaina, per un peso di 12 grammi .

Le circostanze imponevano una estensione del controllo anche all’abitazione del 30enne, pertanto è stata effettuata una perquisizione ex lege, che ha consentito ai poliziotti di rinvenire e sequestrare 1 pistola Beretta calibro 9×21 con matricola abrasa e 2 proiettili nel caricatore; 1 pistola Glock calibro 9×21 con matricola abrasa e 5 proiettili nel caricatore; 1 pistola Tanfoglio, calibro 9×21 completa di caricatore e di matricola risultata essere, peraltro, compendio di furto denunciato nel 2011; 148 bustine confezionate singolarmente, contenenti sostanza erbacea verde; 4 buste di grandi dimensioni contenenti sostanza vegetale verde; 2 involucri contenenti ciascuno 1 pietra solida bianca; 78 panetti di sostanza solida marrone, incellophanati singolarmente ed avvolti in carta a imballaggio, riportanti per la maggior parte la scritta “Organic” ed i restanti la scritta “2018”; 1 bilancino di precisione funzionante, 1 taglierino, un rotolo di cellophane; una busta contenente 300 bustine idonee al confezionamento delle singole dosi ed uno zaino rosa che conteneva il tutto, occultato nella cesta della biancheria sporca nel bagno.La sostanza rinvenuta sottoposta al narco test è risultata essere Marijuana per un peso complessivo di 977 grammi, Hashish per un peso complessivo di 7.734 grammi, cocaina per un peso di 42 grammi.Tutto quanto rinvenuto è stato sottoposto a sequestro e posto a disposizione dell’A.G., tempestivamente informata del rinvenimento e dell’arresto del Castaldo che è stato associato alla Casa Circondariale di Napoli Poggioreale.

Mariaka Rea, il fenomeno musicale neomelodico del momento

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“Che te po da chju e me”, è il nuovo brano della cantante neo melodica napoletana Mariarka Rea. Il brano sta spopolando tra le radio e le tv napoletane e anche su youtube ha ricevuto migliaia di visualizzazioni in meno di un mese. Il video è ideato e realizzato da Enzo De Vito. Un vero e proprio fenomeno musicale. Mariarka Rea nasce discograficamente nel 2016 con il primo brano dell’arrangiatore del maestro Leo Ferrucci con un cd composta da 10 brani: autori Leo Ferrucci, Tommy Riccio, Antonio Casaburi. Poi nel marzo 2018 nasce il pezzo. “Che te po da chju e me” e prossimamente un brano a coppia con l’artista Antony.

Napoli, in auto con cocaina nascosta in una pentola: presa pusher di Ponticelli

Napoli. A Ponticelli i carabinieri arrestano una 35enne sorpresa in auto con cocaina pura, mestolo, pentola e cellophane. I carabinieri della tenenza di Cercola hanno arrestato una 35enne di Ponticelli, Maria Gargiulo, per detenzione di droga a fini di spaccio.E’ stata fermata alla guida di una “Ka” e controllata. sul lato passeggero una borsa con all’interno 160 grammi circa di cocaina pura: era in una busta insieme ad un mestolo e ad una pentola su cui sono state trovate tracce di stupefacente; trovati anche 2 rotoli di cellophane di cui uno integro e uno bucherellato e 40 euro in contante. La donna, dopo le formalità, è stata  rinchiusa nel carcere femminile di Pozzuoli.

Napoli, guardia giurata derubata della pistola a Ponticelli

Napoli. Una guardia giurata e’ stata derubata della sua pistola a Napoli. L’episodio e’ accaduto ieri alle 19 nel quartiere di Ponticelli. L’uomo stava rientrando a fine servizio a casa ed era in via Comunale Terza, angolo via De Roberto, quando due persone a bordo di uno scooter lo hanno avvicinato e il passeggero gli ha intimato sotto minaccia di un’arma di lasciare la Beretta calibro 9 x 21 che il vigilantes usa nel suo servizio in una sede Asl. Sull’episodio Indaga la polizia. Gli investigatori temono che l’arma possa essere utilizzata proprio in quella zona dove è in atto un violento conflitto a suon di stese e attentati tra i clan.

Camorra, troppe evasioni: finisce in carcere il figlio del boss

Nicola Ianuale, 28enne figlio del boss Vincenzo ‘‘o squadrone’, è stato portato nel carcere di Poggioreale, in aggravamento alla misura degli arresti domiciliari cui era sottoposto per spaccio.È stato arrestato dai carabinieri della stazione di Castello di Cisterna che hanno indagato, documentato e riferito all’autorità giudiziaria le numerose violazioni ai domiciliari commesse da Ianuale. L’ultima risale al 6 aprile scorso quando si aggirava con fare sospetto nel cortile dell’insediamento popolare chiamato “La Cisternina” . E li che lo beccarono i carabinieri mentre cercava di nascondersi pancia  a terra. Era ai domiciliari dal 3 marzo scorso in aggravamento al divieto di dimora nella provincia di Napoli a cui era stato sottoposto dopo l’arrestato il 28 gennaio per detenzione di cocaina, marijuana e amfetamina. Una misura arrivata dopo che i militari lo avevano trovato per 2 volte nei pressi della sua abitazione in compagnia di pregiudicati.
Il ragazzo di 26 anni, Nicola Ianuale, figlio del boss Vincenzo, detto “‘o squadrone”, arrestato oggi dai carabinieri a Castello di Cisterna , e’ fratello e fratellastro dei due giovani ritenuti gli assassini del muratore-eroe ucraino Anatolij Korol, ucciso il 29 agosto del 2016 mentre tentava di sventare una rapina in un supermercato. I due autori della tentata rapina sfociata nell’omicidio di Korol – Gianluca Ianuale, 22enne, che si autoaccuso’ dell’omicidio, e il fratellastro Marco Di Lorenzo, 32 anni – sono stati entrambi condannati il 23 settembre del 2016 a 20 anni di carcere dal Tribunale di Nola.

Napoli, recuperata anfora romana del I° secolo d. C. nelle acque di Chaia. IL VIDEO

Napoli, acque marine antistanti la Riviera di Chiaia: recuperata anfora del I sec d.c. da Carabinieri Subacquei e T.P.C. Operazioni presenziate dalla Soprintendenza Archeologia Belle ArtiNel golfo di Napoli i Carabinieri del Nucleo Subacquei di Napoli hanno individuato, nel corso di servizi di immersione, un’anfora romana tipo dressel risalente al I sec. d.c. alta circa 90 cm.Dopo il recupero, effettuato insieme ai colleghi del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, da una profondità di circa 50 metri, il reperto archeologico sarà sottoposto a operazioni di desalinizzazione.La Soprintendenza Archeologia delle Belle Arti e del Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli ha autorizzato e presenziato le operazioni di recupero.

 

Napoli, turista giapponese scippato di un orologio da 10mila euro

Un turista giapponese e’ stato scippato, ieri sera a Napoli, nei pressi di un hotel del quartiere Vicaria dove alloggia per una vacanza: l’uomo e’ stato avvicinato da due persone che gli hanno strappato dal polso un costoso Audemars Piguet da 10mila euro. Poi, si sono dileguati, nei vicoli. Per l’uomo, che ha 27 anni, per fortuna solo tanta paura. La zona e’ tenuta sotto controllo dalle telecamere di video sorveglianza. Sull’accaduto sono in corso indagini da parte della Polizia di Stato. 

Dopo sei mesi ha riaperto la strada del Faito

Vico Equense. Dopo cinque mesi termina ufficialmente l’isolamento per gli abitanti del Faito. Infatti l’ex statale 269 è stata riaperta al transito nella giornata di ieri. La chiusura era dovuta alle frane a seguito di violenti temporali nello scorso Novembre. Sono stati messi a segno gli ultimi interventi dalla Città Metropolitana, il materiale franato è stato rimosso ed ora la carreggiata è pienamente transitabile. Anche il problema sicurezza resta nell’eventualità di forti temporali. “Riaprire questa strada era la priorità – dice il sindaco Andrea Buonocore e ci siamo battuti affinché ciò potesse avvenire. Ci siamo assunti anche l’impegno di presidiare il tratto stradale con uomini della polizia municipale nei casi di maltempo. Nell’ultimo incontro in Prefettura ci è stata attribuita addirittura la responsabilità di stabilire autonomamente quando chiudere la strada sulla base di una valutazione della pericolosità dovuta a piogge e vento, o su indicazione delle allerte meteo diffuse da Regione Campania. Ritengo che tale compito non spetti a noi, ma pur di consentire la riapertura ci siamo presi questo ulteriore incarico. L’emergenza è finita, ma adesso sono necessari altri interventi conclude il sindaco È importante che la Regione prosegua nell’impegno economico per la definitiva sistemazione dei costoni e in particolare delle murature di delimitazione della carreggiata, avendo cura di ripristinare il sistema capillare di deflusso delle acque di pioggia”
Foto Peppe d’Esposito

Strage a Carrara: incidente con quattro morti

Quattro giovani sono morti in un incidente stradale avvenuto la notte scorsa a Carrara (Massa Carrara) mentre un quinto è rimasto ferito in modo grave, ma non sarebbe in pericolo di vita. Tutti viaggiavano a bordo di un’auto che, stando alle prime informazioni, sarebbe finita contro una cancellata. L’incidente è avvenuto intorno alle 3.45 a Marina di Carrara, lungo viale Zaccagna: da una prima prima ricostruzione sembra che l’auto, una Y10, all’altezza di una curva che immette poi su viale da Verrazzano, si sia cappottata finendo contro una cancellata.
Nell’incidente le persone a bordo sono state tutte sbalzate fuori dal’abitacolo.
Sul luogo dell’incidente intervenuti i sanitari del 118, polizia e carabinieri e vigili del fuoco.

Napoli, il 6 luglio in aula gli aggressori di Arturo: per loro processo immediato

Compariranno il sei luglio prossimo davanti al giudice del Tribunale per i minori per essere processati con rito immediato, chiesto ed ottenuto dal pm Ettore La Ragione, i tre componenti della baby gang che la sera del 18 dicembre scorso accoltellarono senza un motivo il 17 anni Arturo in via Foria. Uno ha anche confessato nel corso dell’incidente probatorio. A processo quindi con l’accusa di tentato omicidio e tentata rapina compariranno i tre che sono stati arrestati in fasi differenti.

Si tratta di F.P.C., detto “o’nano”, in cella dal 24 dicembre scorso, del 16enne G. P. detto “tic tac” di San Carlo all’Arena e di A.R. parente di Arturo Raia, l’uomo che accusato dell’omicidio di Claudio Taglialatela, ucciso l’8 dicembre 2003 a 22 anni in corso Umberto a Napoli durante una rapina. Raia fu fermato dai carabinieri l’8 gennaio 2004, e prima della convalida del fermo, si tolse la vita impiccandosi nel bagno del carcere con un lenzuolo legato a un tubo per l’acqua. . Tra i ragazzi individuati c’e’ anche uno di 13 anni, all’epoca dei fatti addirittura 12enne, che per gia’ dell’eta’ non e’ imputabile; il ragazzino e’ imparentato con un boss del rione Sanita’, stesso quartiere da dove provengono gli altri due presunti aggressori minorenni di Arturo in carcere, uno a Nisida e l’altro ad Airola. Per lui la Procura dei minori ha già attivato l’intervento dei servizi sociali, in vista di un progetto di recupero. I primi due hanno sempre negato la loro partecipazione all’aggressione. Il “nano” intercettato in carcere ha mandato anche messaggi all’esterno: “Diglielo di non preoccuparsi che io qui dentro faccio l’uomo”, prima che venisse arrestato “Tic- Tac”, il presunto capo del branco. Escono invece dal processo, altri due minori: si tratta di F.L., la cui stazza fisica è risultata incompatibile con quella dei quattro minori immortalati da una telecamera in zona; e L.P., che quel 18 dicembre scorso era al lavoro in un negozio di pastori a San Gregorio Armeno.

 

Bullismo a scuola, indagati e perquisiti sei studenti. Proposta la bocciatura per tutti

La Polizia di Luccca, su delega del capo della Procura dei minori di Firenze, Antonio Sangermano, ha eseguito, ieri, le perquisizioni disposte nei confronti di sei studenti di 15 anni dell’istituto tecnico commerciale “Francesco Carrara” di Lucca, responsabili della condotta “violenta e derisoria” tenuta il 10 aprile scorso ai danni di un professore di italiano e storia, 64 anni, e filmata dai telefonini dei compagni di classe, che “assistevano divertiti” all’atto di bullismo. Oltre ai quattro minorenni ripresi nel video, sono indagati i due studenti autori dei filmati che hanno fatto il giro del web. Tutti e sei gli studenti sono accusati di concorso nei reati di violenza privata e minacce, in quanto ritenuti responsabili di “un’azione complessivamente volta e preordinata ad umiliare e dileggiare il professore, anche attraverso la videoripresa e la successiva diffusione dei filmati mediante whatsapp”. Gli indagati dovranno rispondere anche del tentato di furto del tablet contenente i dati scolastici, il registro di classe, che uno di loro ha provato a sottrarre al docente che si rifiutava di dargli un voto superiore al suo rendimento (“Dammi 6, si inginocchi!”, urla uno degli alunni nel video postato). Il personale della Squadra Mobile e della Polizia Postale di Lucca, in seguito alla perquisizione, ha sequestrato gli indumenti indossati dagli indagati nei video. Sequestrato anche il casco integrale da moto, di colore giallo fluo, utilizzato da uno degli studenti per colpire ripetutamente il professore, “al fine di rafforzare lo scherno in atto”. Sono stati poi sequestrati i telefoni cellulari degli indagati, i cui contenuti sono al vaglio degli investigatori. Nei prossimi giorni seguiranno gli interrogatori.

 Un periodo di sospensione da scuola tale da comportare la bocciatura automatica: è il provvedimento disciplinare che il consiglio di classe dell’istituto tecnico per il commercio “Francesco Carrara” di Lucca propone per cinque studenti ritenuti responsabili, a vario titolo, degli episodi di bullismo, filmati e diffusi in rete, nei confronti di un loro professore. Oggi il consiglio di istituto valuterà se confermare o meno i provvedimenti proposti. Per un sesto studente coinvolto nella vicenda, e come gli altri cinque indagato dalla procura dei minori di Firenze, è stata decisa la sospensione per 15 giorni.Nel dettaglio, il consiglio di classe, che si è riunito ieri e si è concluso in tarda serata, ha proposto la sospensione fino alla fine dell’anno per due studenti, con conseguente bocciatura se confermata. Per altri tre ragazzi la sospensione proposta è fino al 19 maggio: essendo superiore nella durata di 15 giorni, anche questa, se convalidata dal consiglio di istituto, porterebbe alla bocciatura. Per un sesto studente invece la sanzione è già definitiva trattandosi di una sospensione di 15 giorni. Le decisioni adottate dal consiglio di classe sono state rese note dal preside dell’Itc Carrara, Cesare Lazzari che ha spiegato che nel corso della riunione sono stati sentiti alcuni dei ragazzi coinvolti e i genitori di cinque di loro. Il preside ha voluto sottolineare che i ragazzi si sono scusati e che alcuni di loro lo avevano già fatto. Infine, il dirigente scolastico ha fatto sapere che il consiglio d’istituto valuterà “con molta attenzione” anche il comportamento del professore preso di mira dai “bulli”, spiegando che il tempo a disposizione per chiudere questa valutazione è di 30 giorni.
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Torre del Greco, follia d’amore: festa di piazza per chiedere la mano di lei

Torre del Greco. Oggi una grande festa fatta di petali rosa e palloncini sarà ospitata a Torre del Greco. Un flash mob in piazza, un anello di brillanti dal valore di 50mila euro, addobbi floreali per circa 40mila euro e due giovani. L’attenzione improvvisamente si focalizzerà proprio sui due quando Mattia Pisano, imprenditore e stilista 32enne di Caivano, si inginocchierà davanti alla sua fidanzata di Torre del Greco Nancy Madonna e le chiederà di sposarlo. Il tutto questo davanti ad oltre mille persone, tra i presenti previsti e gli invitati. La 26enne è una giovane di Torre del Greco, figlia di commerciati torresi. Il fidanzato cercherà di stupirla con una mega festa in attesa delle nozze previste per il 21 maggio con la partecipazione anche di personaggi di spicco del mondo della televisione. La sposa non sa nulla, sarà tenuta lontana dalla piazza fino a stasera quando i due si recheranno in piazza con la scusa di ritirare i documenti nella basilica di Santa Croce. La 26enne, come riporta Il Mattino, andrà bendata in piazza e una volta giunti nei pressi della basilica la accoglieranno fiori, palloncini e una mega scritta “Marry me” realizzata con lettere grandi oltre il metro ciascuna. Inoltre ci saranno i bambini con delle magliette rosse che formeranno la frase “Vuoi Mattia Pisano per tutta la vita?”.

Strage della strada nella notte: 4 giovani morti e un quinto grave in un incidente stradale

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Strage della strada nella notte. Quattro giovani sono morti in un incidente stradale avvenuto la notte scorsa a Carrara in provincia di Massa Carrara mentre un quinto e’ rimasto ferito in modo grave, ma non sarebbe in pericolo di vita. Tutti viaggiavano a bordo di un’auto che, stando alle prime informazioni, sarebbe finita contro una cancellata.

L’ incidente stradale è avvenuto intorno alle 3 di questa notte sul lungomare di levante, in viale Da Verrazzano, a Marina di Carrara. Per cause in corso di accertamento un’auto ha iniziato a sbandare e si è ribaltata nei pressi dell’incrocio con viale Zaccagna, finendo la corsa contro una cancellata. I cinque a bordo dell’auto sono stati sbalzati fuori. Quattro di loro sono morti sul posto. Il quinto è stato portato in ospedale ma non sarebbe in pericolo di vita. Le vittime, la cui identità non è stata ancora resa nota, sono ragazzi che avevano trascorso la serata in un locale della zona. Sul posto, oltre alle ambulanze del 118, polizia stradale, carabinieri, guardia di finanza e vigili del fuoco.

Paura a Pozzuoli: scossa di terremoto all’alba

Paura all’alba a Pozzuoli; una scossa di terremoto ha svegliato i cittadini dell’area flegrea. Molti cittadini allarmati sono scesi in strada. Molte sono state le telefonate ai centralini dei vigili del fuco. La scossa si è registrata poco prima delle 6,30 di stamane ed è stata avvertita dalla popolazione. Sono in corso le verifiche da parte dell’istituto nazionale di geofica e dell’osservatorio vesuviano per verificare la provenienza e la natura della scossa.

L’evento tellurico come registrato dall’Osservatorio Vesuviano ha avuto magnitudo di 1.7 della scala Richter, con localizzazione tra la Solfatara e il versante dei Pisciarelli e una profondità di circa un chilometro. “Si tratta di un terremoto singolo – ha dichiarato Francesca Bianco, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano – Abbiamo avuto diverse telefonate dai cittadini dove è stato localizzato il sisma. Qualcuno ci ha riferito di aver sentito anche un boato, mentre, altri di avverla sentita molto forte. Il tutto rientra nella dinamica di allerta gialla di attenzione dei Campi Flegrei e l’Osservatorio come al solito monitora costantemente la caldera ventiquattr’ore al giorno. Non c’è assolutamente nulla di allarmante”. 

Camorra, il boss del parco Verde chiese ai suoi pusher di autotassarsi per pagare il carabiniere corrotto

Caivano. ‘Marcolino’ era sul libro paga del ‘Dio’ del Parco Verde, Pasquale Fucito ‘o marziano, organico al clan Sautto-Ciccarelli. Marcolino è Lazzaro Cioffi, brigadiere fino a pochissimo tempo fa in servizio a Castello di Cisterna, che aveva una sua ‘squadretta’ specializzata nei controlli al Parco Verde. A parlare di lui, tanto da far aprire un’inchiesta parallela a quella che ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di Bruno Giordano e dei suoi uomini, è stato Andrea Lollo, neo collaboratore di giustizia, ex ‘uomo fidato’ di Giordano. Quando ad ottobre scorso, Lollo ha deciso – da uomo libero – di avviare la sua collaborazione con le forze dell’ordine, quello di ‘Marcolino’ Cioffi è stato uno dei primi nomi che ha fatto. Il brigadiere, in servizio a Castello di Cisterna, ha avuto un ruolo fondamentale per Pasquale Fucito: lo informa di blitz e perquisizioni e si mette a disposizione di tutti i componenti dell’organizzazione. I due si frequentano anche con le rispettive mogli come fossero amici. Fucito è ritenuto un ‘Dio’ nel parco Verde di Caivano, tiene sotto controllo oltre 40 piazze di spaccio e dà soldi a tutti, oltre che cocaina a ottimi prezzi. “Prende 20 chili a settimana dall’Olanda – spiega Andrea Lollo – a volte arriva anche a 120-130 chili al mese”. Pasquale Fucito, appena 36enne, ha avuto l’imprimatur per il rifornimento delle piazze dal boss Nicola Sautto, suo parente acquisito, al quale elargisce 50mila euro al mese dai suoi guadagni: “ad Antonio Ciccarelli o a Nicola Sautto, a secondo di chi era libero, Fucito consegna 50mila euro” racconta Andrea Lollo. 
Il nucleo dell’ordinanza che ha portato all’arresto di Fucito, Cioffi, ed altri 15 indagati è però il legame tra il boss del Parco Verde e il brigadiere dei carabinieri. Dopo le dichiarazioni di Lollo, che riscontravano quelle rese da Nunzio Montesano, arrestato nel 2016, affiliato agli Scissionisti di Secondigliano, con Vincenzo Notturno prima e con Arcangelo Abete dopo, viene avviata un’indagine serrata su Lazzaro Cioffi che viene monitorato dai colleghi. Ed è proprio durante le indagini che, due carabinieri della sua squadra lo avvisano, delle indagini in corso e del fatto che è intercettato anche lui. Tanto che, si evince dall’ordinanza firmata dal Gip Francesca Ferri, vi sono almeno altri due carabinieri indiziati di aver svelato segreti sull’indagine in corso. I due sono stati convocati in Procura e hanno avuto modo di ascoltare le accuse mosse nei loro confronti. 
Lollo, in ogni caso, dà una spinta decisiva alle indagini e racconta all’antimafia di Napoli di Marcolino Cioffi: “La prima volta l’ho visto prima dell’estate 2015 mentre ero sotto casa di Pasquale (Fucito, ndr) al parco Verde di Caivano: eravamo io e Pasquale fermi a parlare mia moglie era in macchina con le miei figlie – una 500 L nera- all’improvviso, era di sera circa le 21.30, arrivò nel parco Verde ad andatura lenta una Delta di colore grigio con tre persone a bordo, Pasquale mi disse, non ti muovere questo è Marcolino, del quale Pasquale mi aveva già parlato come di un Carabiniere amico, in quanto corrotto. Marcolino era al lato passeggero, un’altra persona guidava la macchina ed un terzo dietro, tutti in borghese. Marcolino scese mi salutò con la mano, senza chiedermi documenti o altro, si prese a Pasquale sotto il braccio e se ne andò sotto i porticati. Si trattennero a parlare almeno 20 minuti, io rimasi ad aspettare. Quando ritornò Marcolino si rimise in macchina ed andò via, Pasquale mi disse che gli aveva chiesto notizie su un latitante tale Manganiello delle Case Celesti, perché si diceva all’epoca che stava per Caivano”. Secondo Lollo, Fucito era un confidente di ‘Marcolino’ ma gli faceva recuperare solo della droga ‘senza arresti’. “Fucito gestiva le piazze di spaccio il rapporto era ormai fiduciario, nel senso che chi gestiva la piazza di spaccio comprava il quantitativo e lo doveva comunque pagare sia che lo vendeva sia che glielo sequestravano è questa una regola. Fucito quindi non aveva nessuna perdita dai sequestri di droga che faceva fare a Marcolino perché comunque gliela pagavano. Chiaramente non faceva arrestare nessuno, ma faceva solo sequestrare la cocaina. Ovviamente il rapporto era reciproco con Marcolino che come vi ho detto avvisava di imminenti operazione di perquisizioni”. Il rapporto era reciproco tra Cioffi e Fucito tanto che – secondo quanto rivela Lollo – il brigadiere dice al ras del Parco Verde e allo stesso Lollo che sono imminenti i loro arresti. Secondo il Gip, Cioffi avrebbe creato addirittura una squadra a tutela degli interessi del ‘marziano’ e delle sue piazze di spaccio, per avere il controllo di tutte le iniziative investigative che si facevano in quella zona. E Fucito paga, paga tanti soldi a Cioffi, tanto che ad un certo punto chiede ai suoi uomini di autotassarsi per pagare il brigadiere, visto che delle sue ‘soffiate’ si avvantaggiavano tutti.
Nel novembre dello scorso anno, gli inquirenti ascoltano una conversazione che li lascia allibiti. Lazzaro Cioffi, Marcolino, è in licenza dal servizio per motivi di salute, quando viene effettuata una perquisizione nel Parco Verde, proprio ad opera dei componenti della squadra dei carabinieri guidata da Cioffi. L’obiettivo è un soggetto che, secondo una fonte confidenziale, ha dello stupefacente in casa. Fucito viene informato e chiede immediatamente l’intervento di Marcolino affinchè distragga i suoi uomini e permetta alla donna di entrare in casa e far sparire il danaro che custodisce per conto del ‘Selvaggio’ suo debitore per l’acquisto di cocaina. Cioffi però, già nel mirino, non riesce nel suo intento ed è furioso per l’iniziativa assunta dai suoi colleghi senza preavviso. “Io stavo incazzato, adesso sto come un pazzo” si sente in un’intercettazione. Dice che i suoi colleghi si stanno comportando da ”infami”: “sono pure infami stanno aspettando che me ne andavo io, perché devono stare solo a te incompr… i piedi hai capito…Raffaele, l’ho sempre detto io”.
Ritornato a casa, Cioffi racconta quanto accaduto alla moglie. Le dice che se questo mese Fucito non gli dà i soldi lo abbandona completamente e si metterà a fare un’altra cosa: “NON FA NIENTE TANTO ORA QUESTO…SE NON MOLLA I SOLDI QUESTO MESE SE NE VA A FARE IN CULO, CHE MI DEVE DARE I SOLDI A ME…MI DEVO METTERE A FARE QUALCHE ALTRA COSA….incompr..”.
Poco dopo a casa di Cioffi si presentano Fucito, con la moglie Veronica e il loro figlioletto, pretendendo di sapere da Cioffi chi è il confidente che ha fatto la soffiata ai suoi carabinieri.
Ma nel corso delle indagini è emerso che sono proprio due militari della squadra di Cioffi, Salvatore e Raffaele, che nel corso di un pranzo a casa del brigadiere gli avevano rivelato delle indagini in corso. A rivelare questo particolare la moglie di Marcolino, Emilia D’Albenzio, finita agli arresti domiciliari, mentre parla con Veronica Zaino, moglie di Fucito. La donna spiega cosa si sono detti il marito con i colleghi, durante il pranzo, tanto che Veronica Zaino è preoccupata che Cioffi possa aver rivelato ai colleghi dell’affare del ristorante a Caserta, acquistato dal marziano per 130mila euro circa, ma ne valeva molto di meno, e intestata ad genero del fratello, Alessandro Iorio (finito ai domiciliari). 

Questa l’intercettazione tra le due donne
D’ALBENZIO Emilia: Lo ha rotto col martello, mille pezzi, tolse tutte le schede che aveva e le accese sul fuoco.
ZAINO Veronica: Si mise paura..incompr..
D’ALBENZIO Emilia: Mi ha fatto pulire tutta la casa, i cassetti, ha detto questi ci vengono a perquisire..
ZAINO Veronica: I colleghi che hanno detto Emilia?
D’ALBENZIO Emilia: Hanno detto che lui parla troppo assai, è scemo, ehh Veronica, perché nei telefoni poi li sentono, quello parla troppo assai..
ZAINO Veronica: ..incompr..il ristorante no? Non glielo ha detto ai colleghi?
D’ALBENZIO Emilia: No a loro no, non glielo ba detto, gli ha detto che lui gli ha dato una mano per venderlo, è vero, gli ha fatto conoscere a quello, non gli ha detto del fatto dei soldi, niente, capito?

Rosaria Federico

1.continua

@riproduzione riservata

(nella foto Lazzaro Cioffi)

Coppia di anziani trovati morti in un canale di irrigazione

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I corpi di un uomo e una donna, entrambi anziani, sono stati trovati in un canale di irrigazione ad Aquileia in provincia di Udine, ieri sera. Lo riporta il quotidiano locale Messaggero Veneto, precisando che l’anziana coppia risiedeva nella zona, a San Zili. L’uomo, Marcello Rigonat, aveva 84 anni e la donna, Anna Maria Tomat, disabile, 78. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, ambulanze, i carabinieri di Palmanova e quelli sommozzatori che hanno compiuto il recupero.- Da tempo la donna aveva problemi di salute e viveva su una sedia a rotelle. A trovare i due anziani e’ stato il figlio che ha notato prima l’auto dei suoi genitori lungo la strada di campagna e poi, avvicinatosi, ha scoperto i corpi. Non si conoscono ancora le cause della morte pero’, secondo quanto si e’ appreso, non si esclude alcuna pista investigativa, nemmeno quella che possa essersi trattato di omicidio-suicidio.

Camorra, il pentito Esposito: ‘Ecco dove Zia Rosaria Pagano riciclava i soldi della droga’

Uno dei grandi accusatori della donna boss Rosaria Pagano è  stato il pentito Carmine Esposito detto o’ ruomm  ruomm, che insieme con l’altro pentito storico Luigi Illiano e Gennaro Spina detto Versace faceva parte del gruppo di guardaspalle e fedelissimi del figlio Raffaele Amato junior. Esposito ha iniziato a collaborare nel 2013. E’ rimasto affiliato sino a luglio del 2011, quando è scappato da Napoli con la moglie di Raffaele Amato jr. cl. 90, con la quale aveva iniziato una relazione sentimentale.

I suoi sono racconti di prima mano e sono contenuti nell’ordinanza che lo scorso anno portò in carcere la donna boss e 18 dei suoi fedelissimi, anche se tutti, ad eccezione di Rosaria Pagano da tre giorni sono usciti dal carcere per scadenza dei termini della custodia cautelare. La  Pagano, se non interverranno fatti nuovi, uscirà invece tra non molto. Esposito ha parlato molto di come il clan riciclava e reinvestiva gli ingenti capitali illeciti  ottenuti grazie al traffico di droga. E ha raccontato Esposito: “Per quanto io sappia la PAGANO. detta ZIA ROSARIA, si occupa di gestire i soldi dei figli, soldi provento di attività illecite del clan. So che è proprietaria della TNT che si occupa di trasporti, cioè è un Corriere. Il prestanome è MASSIMINO o’ cardillo, che mi sembra di cognome si chiami MARRA. Lo so perché me lo ha detto lui stesso con il quale avevo un buon rapporto. Voglio dire che con MASSIMINO, che abita a Secondigliano vicino alle Case Celesti, in zona Via Limitone di Arzano è formalmente il gestore della TNT, non conosco la sede. Io e lui eravamo amici, nel senso che andavamo a ballare insieme, uscivamo insieme, gli sono stato vicino quando, credo nel 2010, la sua fidanzata a Corso Garibaldi lo investì con la macchina, procurando gli la rottura mi sembra di entrambe le gambe, una di sicuro. Io sono andato più volte a trovarlo al CTO, dove stava sempre da solo; nell’occasione MASSIMO mi ha raccontato dell’incidente, nel senso che poiché aveva un rapporto difficile con questa ragazza che è di Via Stadera, di nome Francesca, e che il giorno del! ‘incidente, incrociatisi a piazza Garibaldi la donna lo aveva tamponato con la sua auto. Massimo era sceso dal veicolo e si era posto dinanzi all’autovettura della fidanzata, la quale nel ripartire lo aveva travolto; non so se lo aveva soccorso. Comunque per questo nostro rapporto di amicizia lui una volta mi ha anche prestato 5000 euro.So che ha presentato Francesca a Zia Rosaria.
Tornando alla TNT, un giorno io gli chiesi se questa fosse proprio sua o piuttosto di altri. Lui mi rispose che era di Zia Rosaria: cosa che non mi  ha meravigliato, perché lui era spesso a casa di Zia Rosaria, e la accompagnava nelle commissioni. Che io sappia nessun affiliato al clan Amato-Pagano lavora per la Tnt. Io ho creduto alle sue parole perché quando è stato eseguito il blitz di maggio del 2009 lui è stato arrestato, poi scarcerato, e nel corso della perquisizione a casa sua vennero sequestrati orologi di valore, tipo Daytona in oro bianco, Frank Muller con quadrante in brillanti, del valore di 50 mila euro, e diverse croci di brillanti.
Ebbene questi oggetti erano di proprietà di AMATO Raffaele jr., di ciò ne sono certo perché prima che venisse arrestato li custodiva sua madre, Zia Rosaria, e spesso su disposizione di Lello andavo dalla madre a prendere gli orologi. Quando è stato arrestato, evidentemente, quegli oggetti sono stati dati a Massimo per custodirli. Ricordo che Elio Amato, zio di Lello gli aveva regalato il Frank Muller con quadrante in brillanti, del valore di 50 mila euro.
Per le vicende del blitz Massimo, che saprei riconoscere, mi disse di essere stato condannato in primo grado a 5 anni, altro non so.
Massimo aveva un ‘autovettura, che usava personalmente, AUDI S3 SPORT AIK che costa 50/60 mila euro…”.
Effettivamente al momento dell’arresto del 19 maggio 2009 vennero sequestrati presso l’abitazione di  Massimiliano Marra, convivente con la moglie Assunta Saraiello e il fratello di quest’ultima Raffaele vennero rinvenuti, nascosti in vari punti dell’appartamento, numerosi gioielli ed orologi di pregio, tra i quali Rolex, Versace, Fendi, Piquet. Nella disponibilità del Marra vennero rinvenute anche due autovetture, la prima  di proprietà della GEMA s.a., la seconda di proprietà del cognato Raffaele Saraiello.

 Renato Pagano

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Per 25 anni nel braccio della morte ma era innocente: scarcerato

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Per 25 anni sul punto di essere giustiziato per una colpa non commessa. Un detenuto della California, Vicente Benavides, 68 anni, e’ tornato libero dopo un quarto di secolo dopo che la Corte Suprema dello Stato ha stabilito che invece era innocente. Benavides era stato condannato a morte nel 1993 perche’ giudicato colpevole di avere stuprato e ucciso la figlia di quasi due anni della fidanzata. Ma dopo una recente revisione dei fatti e’ stato stabilito che all’epoca fu presentata una falsa testimonianza medica. Nell’autunno del 1991, Benavides stava facendo da baby sitter alla piccola mentre la madre era al lavoro quando la perse di vista ed in seguito la ritrovo’ ferita. Lui e la donna portarono la bambina in ospedale dove mori’ una settimana dopo. L’autopsia rivelo’ che la piccola era stata violentata. In seguito alcuni medici ritrattarono quella testimonianza ed un esperto in abusi su bambini affermo’ che con molta probabilita’ la piccola era stata investita da un’auto e non abusata sessualmente. 

Oman, trovato morto il dj svedese Avicii: aveva 28 anni ed aveva collaborato con Madonna

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Oman. È morto all’età di 28 anni in Oman il dj svedese Avicii, che ha collaborato con artisti del calibro di Madonna e dei Coldplay. Lo riporta la Bbc citando il suo agente. “È con profondo dolore che annunciamo la perdita di Tim Bergling, anche noto come Avicii. La famiglia è devastata e chiediamo a tutti di rispettare il loro bisogno di privacy in questo momento difficile. Non saranno rilasciate altre dichiarazioni”, ha fatto sapere il suo rappresentante.
Il suo agente riferisce solo che il dj è stato trovato morto durante un viaggio a Muscat, capitale dell’Oman, nel pomeriggio locale di oggi, venerdì, ma non precisa la causa del decesso. In passato, ricorda Tmz, Avicii aveva avuto problemi con l’alcol, in relazione ai quali era stato ricoverato in ospedale due volte. Non è chiaro tuttavia se il decesso possa avere legami con questo tipo di problemi di salute. Nominato a due Grammys, tra i suoi brani più famosi ci sono ‘Levels’, ‘Hey Brothers’ e ‘Wake me up’. A fine 2016 si era ritirato dalle scene, ma prima di allora era fra i dj più pagati al mondo: secondo Forbes, ricorda sempre Tmz, nel 2014 aveva guadagnato 28 milioni di dollari. Il suo ultimo post su Instagram risale a oltre due settimane fa, quando era in California.

Scortò abusivamente Gigi D’Alessio: 10 anni di carcere al poliziotto pusher

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere  ha condannato a dieci anni e due mesi di reclusione l’agente della Polizia di Stato, tuttora sospeso, Nunziante Camarca, accusato di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Pena di otto mesi invece per Paride Amoroso, sottufficiale dell’Esercito ed ex collaboratore del sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano nonche’ ex consigliere comunale a Marcianise, accusato di accesso abusivo al sistema informatico. Camarca era stato arrestato nell’ottobre 2015 insieme con due colleghi in servizio al commissariato di Marcianise, Alessandro Albano e Domenico Petrillo, con la grave accusa di aver favorito il clan camorristico Belforte nell’attivita’ di spaccio. Albano e Petrillo sono gia’ stati condannati dopo giudizio abbreviato, mentre Camarca, difeso da Mariano Omarto, aveva scelto il processo ordinario; per lui il pm della Dda di Napoli Luigi Landolfi aveva chiesto una pena di 20 anni di reclusione; i giudici hanno dimezzato la richiesta escludendo inoltre l’aggravante mafiosa, contestata inizialmente dalla Procura. Molto grave l’accusa contestata a Camarca e ai colleghi: per la Dda i tre agenti, in cambio di danaro o altre utilita’, avrebbero favorito alcuni spacciatori di Marcianise, collegati al clan Belforte, rivelando loro notizie riservate sulle indagini che li riguardavano, in modo da sfuggire alla cattura, o arrestando persone legate ad altri gruppi di spaccio concorrenti. Ad accendere i riflettori dei media sull’indagine fu la scorta non autorizzata fatta dai tre agenti al cantante Gigi D’Alessio; la circostanza, riportata nell’ordinanza di arresto, si verifico’ nel dicembre 2013, quando i tre poliziotti, mentendo al dirigente del loro commissariato e falsificando le relazioni di servizio, scortarono con l’auto della polizia, per le strade di Napoli, il cantante che doveva recarsi ad un evento di presentazione del suo nuovo cd. Sulla vicenda Gigi D’Alessio e’ venuto anche a testimoniare in tribunale nel febbraio del 2017. Oggi i giudici hanno inoltre assolto la terza imputata, Oxana Luyeta (due anni aveva chiesto il pm).