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Castellammare: l’imprenditore Greco, il magistrato e l’affare Cirio. LE INTERCETTAZIONI

E’ in carcere da circa venti giorni Adolfo Greco insieme ad altre 12 persone nell’ambito dell’operazione “Olimpo” messa a segno dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli sotto il coordinamento della Dda partenopea. Greco, l’ “amico degli amici”, poteva vantare rapporti non solo con tutti i vertici delle famiglie criminali egemoni sul territorio di Castellammare di Stabia e dintorni ma anche di ufficiali dell’arma dei Carabinieri e di funzionari di giustizia. E’ quanto emerge nell’informativa che ha portato all’emanazione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere a firma del gip Perrella del Tribunale di Napoli. In alcune intercettazioni l’imprenditore “non mancava di rimarcare la sua particolare vicinanza ad ambienti, anche deviati della macchina statale, che gli garantivano – si legge – una conoscenza anticipata delle mosse della Magistratura e delle forze dell’ordine”. L’imprenditore stabiese “amico degli amici” poteva contare su importanti aderenze tanto negli apparati criminali quanto in quelli istituzionali. Dalla conversazione intercettata con Michele Carolei emerge un rapporto di conoscenza tra Adolfo Greco e Giovanni De Angelis, numero 1 dei Gip del Tribunale di Torre Annunziata.
Michele Carolei: “Ma voi conoscete De Angelis?”
Adolfo Greco: “Chi è De Angelis?”
Michele Carolei: “Il Magistrato…”
Adolfo Greco: “Lo conosco tanto è vero “loro” si rivolsero a me… che ero amico, sono amico della famiglia della moglie”
Michele Carolei: “La buon’anima”
Adolfo Greco: “La buon’anima della moglie ed il fratello della moglie stava a scuola con Luigi… la suocera…”
Michele Carolei: “Ma voi ci avete mai parlato con lui?”
Adolfo Greco: “Sono stato a Capri insieme, al matrimonio… stettimo al matrimonio del figlio… si mette a disposizione quando può… mai chiesto nulla nel modo più assoluto. Siamo stati a pranzo insieme quando sposò la figlia dell’ingegnere Schettino… l’ingegnere Schettino del comune…”
Michele Carolei: “Quello che hanno arrestato?”
Adolfo Greco: “No no.. il figlio, è capitano, maggiore dei carabinieri e fa il coman… fa l’attendente del comandante generale dell’arma dei carabinieri a Roma e venne anche il comandante generale e poi si sposò e io fui invitato ed al tavolo che formarono stava De Angelis, io, mia moglie, il giudice Pentangelo e… allora… ma ci conosciamo bene, conosce a Luigi (Luigi Greco, figlio di Adolfo nda)… lui, si ferma più con Luigi, ma con me ha un riguardo, mi saluta quando c’è Luigi.
Michele Carolei: “Però portano sempre…”
Adolfo Greco: “… e lo tengono”
Michele Carolei: “Don Adolfo..”
Adolfo Greco: “…Lo tengono…2
Michele Carolei: “ Per dirvelo io”
Adolfo Greco: “Ce l’hanno sempre,… non vi dovete mai fidare… come la polizia, come i carabinieri… lo tengono sempre”
Michele Carolei: “Vogliono vedere agli altri e non si vedono a casa loro, dove va, va non vogliono proprio pagare questo…”

Nel corso della conversazione si palesavano – si legge nell’informativa – connivenze di Adolfo Greco con personaggi malavitosi quanto rapporti con esponenti della Magistratura e delle Forze dell’Ordine tra cui anche ufficiali di alto profilo dell’Arma dei Carabinieri, a cristallizzare la figura ibrida dell’imprenditore a cavallo tra mondo della legalità e criminalità.
Nonostante ciò Michele Carolei, nella conversazione con il re del latte, mostra una certa diffidenza nei confronti di forze dell’ordine e membri della magistratura e racconta di un eventuale interesse del Magistrato De Angelis alla vicenda Cirio ed ai lavori che sarebbero dovuti iniziare. Inoltre secondo Michele Carolei, De Angelis si stava interessando particolarmente a sapere chi avrebbe fatto i lavori. Lo si evince dalla conversazione tra i due.
Michele Carolei: “Se vi dico una cosa…però don Adolfo deve rimanere qua”
Adolfo Greco: “We we è certo”
Michele Carolei: “Lui (pare riferendosi a De Angelis nda) disse vicino a uno… poi vediamo dietro alla ferrovia chi ci sta quando mettono mano”.
Michele Carolei proponeva, come già accaduto in altre conversazioni, in alternativa all’azienda di costruzione Passarelli il costruttore Gennaro Solimene, quale unica persona di cui si fidava il magistrato De Angelis e quindi in grado di allontanare l’attenzione della magistratura e delle forze dell’ordine.

9.continua

Truffa delle false assicurazioni: i nomi dei 12 indagati

E’ stato un’automobilista di Sant’Antimo a far scoprire la colossale truffa dai sei milioni di euro delle finte polizze assicurative stipulate attraverso siti fantasma. Ieri i carabinieri della sezione telematica hanno notificato il sequestro preventivo d’urgenza a carico di 12 persone per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al riciclaggio. Gli indagati risiedono a Sant’Antimo, Aversa, Casal di Principe, Gricignano e Cancello Arnone. Gli indagati sono Raffaele Capasso, 22 anni, di Cancello ed Arone, attualmente ricoverato presso il centro di igiene mentale di Sessa Aurunca; Oreste Carrera, 49 anni, di Casandrino, detenuto a Poggioreale; Francesca Di Domenico, 31 anni, di Gricignano d’Aversa; Mario Di Domenico, 33 anni, di Casal di Principe, attualmente detenuto nel carcere di Carinola; Giovanna Gallo, 46 anni, di San Cipriano d’Aversa; Claudio Piccirillo, 50 anni, di Sant’Antimo; Maria Teresa Puzone, 53 anni, di Mugnano, ma residente a Casal di Principe; Nicola Volpicelli, 35 anni, di Mugnano, già detenuto per altri reati nel carcere di Santa Maria Capua Vetere; Anna Zara, 21 anni, di Casal di Principe. Risultano irreperibili due donne O.P. 26 anni, di Pompei e R.P. 27 anni, residente nel Veneto. L’organizzazione operava attraverso 19 siti web di cui otto finiti sotto sequestro ieri. Grazie al passaparola e alla web gli organizzatori della truffa offrivano contratti assicurativi vantagiosissimi agli ignari automobilisti e si facevano pagare attraverso carte prepagate poste pay.  Ma la scorsa estate quando un’automobilista di Sant’Antimo ha scoperto di essere stato truffato perché la sua polizza assicurativa non risultava essere presente nei database dell’Ania, è scattata l’inchiesta che ha portato alla scoperto dell’organizzazione criminale.

Benevento: vittoria a Padova firmata Improta

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Il Benevento vince a Padova e prosegue nella sua marcia. Una partita condizionata dalla nebbia che dal primo minuto non ha abbandonato più il terreno di gioco. Gli stregoni disputano una gara matura, dimostrando quel carattere che, troppe volte, è mancato nella prima parte di stagione. I ragazzi di Bucchi soffrono, ma non mollano e mantengono la porta inviolata.In avanti Coda fa il solito lavoro sporco, provando anche ad rendersi pericoloso, ma senza troppa fortuna. Il gol arriva nella parte finale del match grazie ad Improta che si invola in area e viene servito da Ricci: l’esterno sannita è bravo a restare freddo e bucare Merelli in uscita. Poco prima, l’attaccante sannita aveva anche colpito la traversa su una azione molto simile sfruttando la catena di sinistra. Positiva anche la prova di Letizia che, come al solito, consuma la fascia trascinando anche i compagni nei momenti più difficili.
Nel finale, il Padova – in 10 uomini per l’infortunio di Pinzi e con i cambi esauriti – si rende pericoloso due volte: prima con Capello che grazia i sanniti da distanza ravvicinata e poi con Marcandella che viene fermato da Montipò. Una buona prestazione per il Benevento che porta a casa i tre punti in una serata non semplice. Un’altra buona gara che tiene alto il morale in vista del big match contro il Brescia.

Cosenza-Salernitana 0-0: altro punto per Gregucci

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Il Cosenza ci prova in avvio con Mungo: mancino di controbalzo dal limite, palla in curva. Risponde Jallow: conclusione dalla distanza del gambiano, va a lato. Al 21′ tocca all’estro di Anderson: destro dai venti metri del brasiliano, a lato di non molto.Un minuto dopo, riecco il Cosenza vivace: Palmiero col destro dal limite, Micai blocca a terra. Poi entra in scena lo scuola Napoli di casa, ovvero Tutino: al 30′ destro a giro dal limite, centrale e comodo per Micai, al 35’riceve in area da posizione defilata ma svirgola la conclusione. Jallow è in buona serata e gli risponde per le rime: ripartenza bella dei granata, il tiro del gambiano che finalizza il tutto è debole e centrale. Ripresa, si riparte da un tentativo di Mungo al 10′, rasoterra dal limite, Micai si accartoccia e blocca. Si fa notare finalmente Djuric: gran pallone filtrante di Anderson in area per il centravanti, che viene chiuso da Perina in uscita. Riecco Jallow: girata in area avversaria, debole. Ad un quarto d’ora dalla fine, Rosina prende il posto di Anderson. E Rosina prova subito ad ispirare. Prima serve Jallow, che prova il destro a giro, finisce a lato di pochissimo. Poi serve in area Djuric, chiuso da un intervento tempestivo di Legittimo. Ad otto minuti dal termine, fuori Djuric e dentro Bocalon. Gregucci capisce che troppo spreca, rischia di perderla. Si cautela con l’altro Anderson al posto di Jallow, Cosenza pericolo lo stesso, allo scadere: traversone di Corsi e incornata di Baclet che finisce alta.

Tifoso dell’Inter morto, il padre: ‘Mio figlio casinista ma non violento’. Chi era Daniele Belardinelli

“Si attendono i risultati dell’autopsia per capire come e’ successo. Si dice che lui scappava e la vettura gli e’ andata dietro e lo ha investito”. Lo dice al TG1 Rai Vincenzo Belardinelli, padre del tifoso dell’Inter morto dopo essere stato investito da un Suv ieri prima della partita dei nerazzurri contro il Napoli. “Magari e’ stato un incidente. Io non dico che ce l’aveva con lui – dice ancora Belardinelli sr -. Certo uno va a vedere una partita in santa pace e sa che va ma non sa se torna”. Alla domanda se fosse in mezzo agli ultras varesini armati di spranghe pronti a tendere un agguato alle vetture dei tifosi partenopei, risponde cosi’: “Forse era in mezzo alla mischia, ma non penso che fosse con la spranga”. Papa’ Belardinelli riconosce che il figlio era un ultra’ un po’ turbolento. “Che aveva avuto il Daspo lo sapete tutti – dice -. Era un casinista, un tifoso, ma non violento. Da padre posso dire che era un bravo ragazzo. Secondo me si e’ sempre comportato bene. Forse era un po’ violento quando andava in questi posti. Ma il ricordo di mio figlio e’ bello”.

“Daniele Belardinelli era sorvegliato speciale per reati connessi a manifestazioni sportive”. Lo ha affermato la Questura di Varese, confermando che il tifoso morto negli scontri di ieri prima della partita Inter-Napoli era stato oggetto di “diversi provvedimenti di Daspo, l’ultimo dei quali concluso nel 2017. I precedenti specifici erano parecchi, non sappiamo ora dire con precisione quanti fossero”. Belardinelli era riconosciuto a Varese come uno dei capi dei ‘Blood Honour’, la frangia piu’ estrema del tifo biancorosso che e’ storicamente gemellato con quello dell’Inter. Un Daspo di cinque anni risale al novembre 2007, per gli scontri a margine di Varese-Lumezzane, un altro al luglio 2012, quando Belardinelli era a Como per l’amichevole estiva tra la squadra locale e l’Inter. Questa mattina alcuni ultra’ dei “Blood Honour” si sono radunati davanti allo stadio comunale varesino “Franco Ossola”, chiedendo novita’ sulle condizioni del loro compagno poi deceduto all’ospedale San Carlo di Milano.

Gli Ultras Milano, la tifoseria organizzata che presiede la curva dell’Olimpia Milano di basket al Forum di Assago, dimenticano la storica rivalita’ con Varese ed ”esprimono le piu’ sentite condoglianze ad amici e famigliari” per la scomparsa di Daniele Belardinelli, morto investito ieri sera nei tafferugli che hanno preceduto la partita tra Inter-Napoli. ”Gli Ultras Milano – si legge sulla loro pagina facebook – sono vicini agli amici varesini. Dede era lo storico capo dei Blood Honour Varese. Molti di noi hanno avuto il privilegio di conoscerlo ed ammirare il suo esempio di stile Ultras, per questo il dolore per la sua scomparsa e’ ancora piu’ grande. Ci auguriamo che le tante testimonianze d’affetto nei suoi confronti possano esser di qualche conforto specialmente per la moglie ed i figli a cui va il nostro abbraccio piu’ grande”.

Sorrentino: “Da oggi mi chiamo Koulibaly”

“Quello che e’ successo a Koulibaly e’ come se fosse successo a me. A tutti noi. Per questo, per esprimere la mia vicinanza e solidarieta’, ho deciso di cambiare il mio nome Instagram – per 24 ore – con il suo nome e cognome. In segno di rispetto per il calciatore e per l’uomo. Perche’ SIAMO TUTTI KOULIBALY! #koulibaly #noalrazzismo”. Questo il commento su Instagram del portiere del Chievo Stefano Sorrentino, che aggiunge la propria voce al coro di solidarieta’ verso il difensore del Napoli fatto ripetutamente oggetto di ululati razzisti ieri a S.Siro. Anche Sorrentino ha postato una sua foto in azione sul campo di gioco che lo ritrae assieme a Koulibaly.

Operazione Olimpo, scarcerato il fratello del boss latitante

Castellammare. Prima scarcerazione nell’inchiesta Olimpo. Il tribunale del Riesame di napoli nel pomeriggio di oggi ha rimesso in libertà Francesco Afeltra, 44 anni, detto Francetiello, fratello del noto boss dei Monti Lattari, Raffaele o’ burraccione latitante dal giorno del blitz , il cinque dicembre scorso. Un difetto di notifica rilevato dall’ avvocato Iolanda Chierchia, uno dei suoi due difensori insieme con l’avvocato Francesco Attanasio, ha fatto perdere di efficacia la misura cautelare per cui senza discutere nel merito i giudici del Tribunale del Riesame hanno dovuto rimettere in libertà il fratello del boss latitante. Francesco Afeltra è accusato insieme con il noto imprenditore Adolfo Greco, elemento centrale dell’inchiesta, il fratello Raffaele e il nipote Giovanni Gentile (arrestato la sera della vigilia di Natale dopo tre settimane di latitanza) di aver organizzato profferito delle minacce di morte e quindi una estorsione da cinquantamila euro all’imprenditore caseario di Agerola, Giuseppe Imperati, titolare dell’impresa “la Goccia Bianca”, a cui in precedenza erano stati rubati da ignoti due furgoncini carichi di suoi prodotti.

Omicidio di Baronissi: l’assassino ha confessato, ritrovata l’arma del delitto

E’ stato fermato e ha confessato l’autore dell’omicidio di Biagio Capacchione, 63enne titolare di un’officina meccanica ucciso questa mattina a Baronissi, in provincia di Salerno, a seguito di un litigio. I Carabinieri della compagnia di Mercato San Severino e del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Salerno, grazie anche alle testimonianze raccolte subito dopo l’accaduto e all’acquisizione di filmati dei sistemi di videosorveglianza, hanno identificato il presunto autore dell’omicidio in V.M., 57enne di Baronissi, anch’egli titolare di un’officina meccanica. L’uomo è stato rintracciato e bloccato, poco dopo le 14 nel corso delle ricerche svolte dai militari del Comando Provinciale di Salerno, con il supporto aereo del 7° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Pontecagnano e dei cani molecolari della Protezione Civile, nella località boschiva “Piano” del comune di Baronissi. I Carabinieri, dopo aver trovato l’auto con cui l’omicida si era allontanato dal luogo del delitto, hanno effettuato una battuta di rastrellamento nella zona circostante, riuscendo a localizzare e fermare il 57enne che aveva proseguito a piedi nel bosco. Al momento del fermo, l’uomo aveva ancora con sé l’arma utilizzata per l’omicidio, un fucile da caccia regolarmente detenuto, sottoposto a sequestro dai militari. Subito dopo il presunto omicida è stato condotto in caserma, dove, alla presenza del magistrato titolare delle indagini, ha reso spontanee dichiarazioni ammettendo le proprie responsabilità ed esponendo la dinamica dei fatti. Ancora da chiarire, invece, i motivi che hanno spinto il 57enne a uccidere Capacchione. Dopo le formalità di rito, V.M. è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario e portato nel carcere di Salerno. Il cadavere di Biagio Capacchione, invece, è stato trasferito all’obitorio dell’ospedale di Salerno, dove nei prossimi giorni sarà eseguita l’autopsia. Sul luogo del delitto è stato svolto il sopralluogo con accertamenti tecnici a cura dei militari della Sezione investigazioni scientifiche del Comando provinciale dei Carabinieri di Salerno.

Napoli, agente penitenziario picchiato a Poggioreale da un detenuto: costola fratturata e 30 giorni di prognosi

Un agente penitenziario è stato ferito oggi, con una prognosi di 30 giorni, nel carcere di Poggioreale a Napoli. Il detenuto di origini napoletane, dopo un richiamo da parte di un un assistente Capo Coordinatore, ha colpito con pugni e spinto contro una ringhiera di ferro il poliziotto, provocandogli una frattura ad una costola e diverse lesioni. La denuncia arriva dal segretario nazionale per la Campania del Sappe (il sindacato autonomo della polizia penitenziaria), Emilio Fattoriello: “L’intervento di altri colleghi ha evitato ulteriori conseguenze. – si legge in una nota – La vile aggressione ha procurato gravi danni al collega che ha fatto ricorso alle cure dei sanitari del Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile. Dopo gli accertamenti venivano riconosciuti trenta giorni di prognosi per una frattura di una costola e per altre lesioni riscontrate in varie parti del corpo”. Poi Fattoriello lancia l’allarme: “Ormai la situazione drammatica si aggrava sempre più il collega era solo su un piano con circa 90 detenuti in un Padiglione di circa 300 ristretti di Poggioreale che conta circa 2400 come popolazione detenuta a fronte di un personale sempre più sottorganico senza mezzi idonei e senza adeguati fondi in una struttura penitenziaria vecchia di un secolo che può ospitare 1500 detenuti, una vera illegalità nell’indifferenza totale di tutte quelle Autorità preposte ad una legittima esecuzione penale”. “Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre”, denuncia Donato Capece, segretario generale SAPPE. “Quanto accaduto a Poggioreale evidenzia come le tensioni e le criticità nel sistema dell’esecuzione della pena in Italia sono costanti. E rispetto all’ennesima emergenza legata al sovraffollamento, con oltre 60mila detenuti presenti nelle carceri italiane, è solamente grazie ai poliziotti penitenziari, gli eroi silenziosi del quotidiano a cui va il ringraziamento del SAPPE per quello che fanno ogni giorno, se il numero delle tragedie in carcere è fortunatamente contenuto e se si riesce a contrastare le intemperanza e le violenze di una parte di popolazione detenuta aggressiva e violenta”. Il Segretario Generale del SAPPE esprime infine apprezzamento e vicinanza al Personale di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Poggioreale ed auspica che “il ministero della Giustizia riconosca loro una adeguata ricompensa per le eccellenti capacità professionali e umane con le quali hanno gestito il gravissimo evento critico, che avrebbe potuto avere peggiori conseguenze se l’intervento degli Agenti non fosse stato appunto tempestivo”.

Tragedia sul lavoro nel Casertano: tre operai cadono dal solaio, uno è grave

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Tragedia sul lavoro. Tre operai cadono dal solaio: uno è grave. E’ accaduto a Sala e Briano in provincia di Caserta. Oggi tre operai sono caduti da un solaio durante i lavori di demolizione di una palazzina in Via Landi. I tre avrebbero riportato numerose fratture e sono stati immediatamente trasportato all’Ospedale di Caserta. Uno dei tre è giunto in codice rosso e le sue condizioni sembrano gravi. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i Vigili del Fuoco per gli accertamenti sul cantiere.

Gattuso: L’Italia non è razzista ma certe partite si possono sospendere

“Sicuramente non siamo l’unica nazione in cui succedono questi episodi. Basti guardare in Inghilterra, dove c’e’ grande civilta’ sportiva. Penso che sia arrivato il momento che il calcio si fermi e che le partite si interrompano”. Con queste parole, rilasciate in un’intervista a Milan Tv, il tecnico rossonero, Gennaro Gattuso, commenta quanto accaduto ieri durante Inter-Napoli, con gli ululati razzisti nei confronti del difensore degli azzurri, Kalidou Koulibaly. “Dobbiamo migliorare, siamo alle porte del 2019. Tante volte sono quattro imbecilli che cominciano a fare questi versi qua – ha proseguito Gattuso secondo quanto riportato da milannews.it -. Non penso che l’Italia sia un paese razzista, perche’ ci sono tantissimi immigrati. E’ giusto che una partita di calcio si sospenda”.

Mercato: il Napoli vuole Kouame

Il Genoa insiste per il centrocampista Stefano Sturaro, che la Juve ha dato in prestito allo Sporting Lisbona ma che non ha mai giocato per problemi fisici. A pochi giorni dall’apertura del mercato di riparazione, cominciano gia’ le trattative. La Juventus, proprietaria del cartellino, vorrebbe riportare Sturaro in serie A: il Genoa e’ in vantaggio sul Bologna per il centrocampista di 25 anni cresciuto nel settore giovanile dei liguri collezionando trenta presenze in prima squadra dal 2013 al 2015. D’altra parte, il Napoli continua a bussare alla porta del Grifone per l’attaccante ivoriano Christian Kouame, acquistato la scorsa estate dal Cittadella per quattro milioni. Il Napoli vorrebbe comprarlo subito e lasciarlo in prestito in Liguria fino a giugno. La valutazione del ventunenne (autore di 4 gol in questo campionato) e’ di 20 milioni, cifra da poter raggiungere inserendo anche contropartite tecniche.

Niente ricorso per Koulibaly, valutazione in corso per Insigne

“Credo che con questa decisione del giudice sportivo sia calato il sipario sul caso di Koulibaly”. Lo dice l’avvocato Mattia Grassani, legale del Napoli, commentando all’Adnkronos le due giornate di squalifica inflitte al difensore del Napoli dopo l’espulsione rimediata contro l’Inter: un turno di stop perché già diffidato e un altro turno per l’applauso rivolto all’arbitro. “Le squalifiche di una sola giornata non sono ricorribili. Non abbiamo ancora visto i referti, solo la decisione, ma trattandosi di una giornata più una il ricorso tecnicamente non è consentito”, spiega Grassani, che invece non esclude ricorso contro i due turni di stop a Insigne. “Sono nel nostro mirino, stiamo approfondendo per vedere quale parola ha proferito Insigne. Prenderemo una decisione quando avremo un quadro completo”.

Arrestato pusher nel Casertano: stava vendendo eroina ad un giovane ragazzo

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San Prisco. I Carabinieri del locale Comando Stazione hanno tratto in arresto, in flagranza del reato di detenzione e spaccio sostanza stupefacente, DI CAPRIO Giuseppe, cl. 72, del luogo. L’uomo è stato sorpreso dai militari dell’Arma mentre cedeva a giovane acquirente 2 involucri contenenti complessivamente gr 0,7 di sostanza stupefacente di eroina. A seguito di perquisizione personale, eseguita nell’immediatezza, il DI CAPRIO è stato trovato in possesso di ulteriori 15 dosi di sostanza stupefacente tipo eroina per un peso complessivo di gr. 4, nonché della somma contante di euro 40. Ulteriore gr. 1 di sostanza stupefacente di marijuana è stata poi rinvenuta nel corso della perquisizione domiciliare presso l’abitazione dell’arrestato.
La sostanza stupefacente ed il denaro, ritenuto essere provento dell’attività di spaccio, sono stati sottoposti a sequestro.
Il Di Caprio è stato sottoposto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione in attesa del rito direttissimo.

Salerno, aggredisce due giovani e tenta di rapinarli: arrestato nordafricano

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Salerno. Gli agenti della Polizia di Stato in forza all’Ufficio Prevenzione Generale – Sezione Volanti, hanno arrestato per tentata rapina, nonché per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, un giovane extracomunitario, S.M, nordafricano trentenne, senza fissa dimora, destinatario di un provvedimento di rifiuto di protezione internazionale, che aveva tentato di rapinare due persone che avevano appena parcheggiato la propria auto, aggredendo anche gli agenti della Polizia. Gli agenti erano intervenuti in piazza Serino, intorno alle ore 2 della scorsa notte, in seguito ad una segnalazione al numero d’emergenza 112, cogliendo sul fatto il rapinatore, ancora intento al momento dell’arrivo della volante a colpire energicamente l’autovettura al cui interno si erano rifugiate le due persone vittime della tentata rapina. Alla vista degli agenti, il giovane tentava la fuga, ma veniva raggiunto dagli agenti e, dopo aver opposto resistenza per il forte stato di agitazione psicomotoria, veniva da questi definitivamente bloccato. Il soggetto autore del reato, privo di documenti d’identità, veniva sottoposto a rilievi foto-segnaletici da parte del personale della Polizia Scientifica e, dopo le formalità di rito, veniva tratto in arresto e posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che ne disponeva il trasferimento presso il carcere di Salerno-Fuorni in attesa del giudizio di convalida.

Tifoso morto: sono 9 gli indagati. I quattro accoltellati sono di Napoli

Sono complessivamente nove, compresi i tre interisti gia’ in carcere, gli indagati per gli scontri ieri sera nella zona di via Novara prima della partita Inter-Napoli. Per tutti l’accusa e’ di rissa aggravata, mentre gli investigatori della Digos sono ancora al lavoro per identificare il conducente del Suv che ha investito e ucciso Daniele Belardinelli. Sono state effettuate dieci perquisizioni. Sono di Napoli i quattro tifosi rimasti feriti negli scontri di ieri fra ultras dell’Inter e partenopei scoppiati prima dell’inizio della partita a Milano. Giovanni Stabile, di 43 anni, e’ stato ferito all’addome, Angelo Iazzetta di 39 anni, e’ stato ferito al braccio e portato in ospedale a Rho. Angelo Simone, di 37 anni, e’ stato solo medicato, mentre il quarto ferito e’ il quarantenne Luigi Corrente, ferito al labbro e portato in ospedale a Rho.

“La morte del tifoso interista e’ il peggiore esito di una escalation di violenza che ha ripreso gia’ da qualche mese a caratterizzare gli incontri di calcio.” E’ quanto afferma il portavoce dell’Associazione nazionale funzionari di Polizia (Anfp) Girolamo Lacquaniti dopo quanto successo ieri sera a Milano prima di Inter-Napoli. “Sempre piu’ spesso assistiamo a pericolose commistioni tra tifoserie diverse per alleanze estemporanee al fine di regolare conti come nelle peggiori tradizioni criminali – aggiunge Lacquaniti – Non siamo quindi di fronte ad un episodio isolato ma ad un preciso e coerente piano criminale per riportare gli stadi e le citta’ che ospitano incontri di calcio ad essere ostaggio di criminali che, come hanno dimostrato le numerose indagini del passato, non sono animati da semplici interessi pseudo sportivi ma da interessi economici e di potere da esercitare sotto forme di estorsioni”. Secondo l’Anfp, dunque, “bene ha fatto il ministro dell’Interno a convocare tutti i soggetti coinvolti a diverso titolo nell’organizzazione e nella partecipazione agli incontri di calcio, perche’ occorrer agire con tempestivita’ e con il coinvolgimento di tutti”. “L’errore piu’ grave – conclude Lacquaniti – sarebbe quello di trasformare questa deriva criminale in un problema solo di polizia e di forze dell’ordine. Occorre invece che le Societa’ di calcio, i club dei tifosi sani siano partecipi di una azione che porti, oltre all’individuazione ed alla punizione dei responsabili di crimini gravissimi, ad espellere ed isolare frange che strumentalizzano il tifo per finalita’ di criminalita’ comune”.

M5S, Muscarà: “L’autonomia non si guadagna con raccolta firme e annunci elettorali”

“Non sarà mai consentito dal nostro Governo che la Campania e le altre regioni del Sud siano considerate territori di serie B. Ma affinché il Mezzogiorno si riappropri della propria dignità, non basta certamente una raccolta firme né alzare la bandiera dell’autonomia. Se nelle regioni del meridione, Campania in testa, ci troviamo in una condizione disastrosa, lo dobbiamo ad amministrazioni fallimentari che si sono avvicendate nell’ultimo ventennio, che hanno prodotto debiti e commissariamenti in tutti i settori strategici. Le nostre regioni non sono mai state degnamente rappresentate nelle Conferenze Stato-Regioni. Ultime eravamo e ultime siamo rimaste. Ci basti raffrontare il residuo fiscale di regioni come Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, che vantano attivi rispettivamente di 54 miliardi, 18 miliardi e 861 milioni e 15 miliardi e 458 milioni, a fronte di Sicilia, Calabria e Campania con passivi di 10 miliardi e 617 milioni5 miliardi e 871 milioni, e 5 miliardi e 705 milioni. La tendenza non può essere invertita con annunci spot dal sapore elettorale, sedute monotematiche e raccolte firme. L’autonomia non si auspica, ma va guadagnata con gestioni oculate che ai tributi erogati facciano corrispondere servizi adeguati per i cittadini”. Così la capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Maria Muscarà intervenuta in aula nella discussione sulla nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza.

“Caldoro e Cesaro che chiamano i cittadini alle armi – prosegue Muscarà – e De Luca e la sua maggioranza che raccolgono la chiamata, sono le due facce della stessa medaglia dell’ipocrisia, oltre che esponenti delle coalizioni di centrosinistra e centrodestra che hanno votato la riforma costituzionale che ha introdotto il federalismo fiscale. Entrambi hanno governato amministrazioni puntualmente commissariate su Sanità e Trasporti e incapaci di spendere fondi europei, salvo ricorrere a progetti “sponda” e accelerazione della spesa. Il nostro Governo è stato il primo, dopo anni di lacrime e sangue, a varare una manovra che restituisce dignità al Sud e linfa ai settori delle imprese, dell’istruzione e della ricerca, creando condizioni per nuova occupazione al Sud, frenando nel contempo l’emorragia di giovani talenti in fuga per cercare altrove opportunità di lavoro. E’ con fatti e soluzioni che restituiamo dignità al Sud, non con annunci da comizianti e spot elettorali”.

Napoli, domenica 6 gennaio ritorna la “Befana del prematuro”

Domenica 6 gennaio alle ore 11.00, gli attori Nunzia Schiano, Rosalia Porcaro e Benedetto Casillo, saranno i testimonial della “Befana del prematuro”, organizzata dall’AOU Vanvitelli, e faranno visita ai neonati del reparto della terapia intensiva neonatale in Largo Madonna delle Grazie a Napoli (1° policlinico), donando loro regali e dolciumi, sia ai piccoli assistiti che a genitori e parenti presenti. Saranno presenti all’evento, Giuseppe Paolisso, Rettore dell’Universita’ Vanvitelli, Maurizio Di Mauro, Direttore Generale dell’AOU Vanvitelli, il Direttore del Dipartimento Materno Infantile, Emanuele Miraglia del Giudice, il Direttore della Clinica Ostetrica, Nicola Colacurci, la responsabile del reparto T.I.N., Teresa Vacchiano, il giornalista Giuseppe Giorgio, la direttrice della Scuola Scarlatti, Mariangela Marseglia (sempre sensibile alle problematiche legate al prematuro), il conduttore radiotelevisivo Gigio Rosa, che effettuera’ collegamenti in diretta su Radio Marte, e l’associazione ABIO, fondazione per i bambini in ospedale, che provvedera’ alla distribuzione di giocattoli e doni. Nunzia Schiano, volto noto del cinema italiano (e’ la mamma di Alessandro Siani nel cult movie “Benvenuti al Sud”, e al fianco di Leonardo Pieraccioni nel recente “Se son rose”) e Benedetto Casillo, sono impegnati in questi giorni al Teatro Diana con “Cosi’ parlo’ Bellavista”, adattamento teatrale del famoso film di Luciano De Crescenzo, in occasione del 90° compleanno dello scrittore e filosofo (ma anche ingegnere) napoletano. Rosalia Porcaro, e’ invece impegnata al Teatro Politeama con “La cantata dei pastori”, al fianco di Peppe Barra.

Anche Saviano con Koulibaly, posta il suo messaggio

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“Orgoglioso del colore della mia pelle…”: anche Roberto Saviano si schiera con Kalidou Koulibaly, il difensore franco-senegalese del Napoli fatto oggetto ieri di cori razzisti a San Siro durante Inter-Napoli. E lo fa postando sui suoi profili social la foto del difensore e riprendendo le sue frasi di ieri, dopo la partita.

Caso Koulibaly, i funzionari di polizia: ‘Le regole attuali non funzionano’

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“La mollezza di un sistema che non comporta alcuna seria conseguenza per chi viola la legge in occasione di incontri sportivi ha mostrato ieri per l’ennesima volta le sue nefaste conseguenze. I drammatici eventi che si sono verificati per la partita Inter-Napoli, e che non rappresentano una novita’, sono lo specchio di una delirante violenza mai sopita, tale da aver da tempo trasformato il mondo del calcio in un’enorme macchina che inghiotte i soldi dei contribuenti, mettendo sistematicamente in pericolo la vita e la sicurezza di tutti, provocando ogni volta feriti quando non morti fra le forze dell’ordine, sottraendo un insostenibile numero di uomini e mezzi al controllo del territorio, e producendo un indecente ammontare di guadagno solo per pochi. Tutto questo non ha nulla a che fare con lo sport e la passione calcistica”. Duro il commento di Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia di Stato, Federazione sindacale di Polizia, dopo i gravissimi fatti accaduti ieri in occasione della partita Inter-Napoli, che fra l’altro sono costati la vita a un tifoso investito prima dell’inizio dell’incontro. “L’incontro di ieri e’ stato funestato da scontri, accoltellamenti, cori razzisti – insiste Mazzetti – sembra un bollettino di guerra ed e’ inconcepibile che si arrivi a giocare una partita di calcio in queste condizioni come se leggi e regolamenti non esistessero. Ma l’ordine pubblico e’ una questione delicatissima da gestire, e non si puo’ fare a scaricabarile lasciando all’autorita’ di pubblica sicurezza la decisione di far giocare o meno o di interrompere una partita in un contesto di generale lassismo. Le regole che noi dobbiamo far rispettare devono essere severe, chiare e inviolabili: la Federazione deve avere il coraggio di assumersi responsabilita’ che servono a difendere davvero lo sport, la politica di prevedere reazioni autorevoli per garantire i cittadini, e l’autorita’ giudiziaria di dare concretezza a una dura risposta dell’ordinamento. Gli stop alle partite devono essere automatici in precise circostanze, le partite, anche se disputate per arginare ulteriori effetti esplosivi di certa violenza bestiale, devono essere assegnate a tavolino di fronte a ogni violazione di protocolli e regole che si verifichino prima e dopo gli incontri. Le pene per i trasgressori delle leggi devono essere durissime e reali, e parliamo di carcere non di Daspo che in pratica non servono a nulla. Sarebbe doveroso inoltre pensare anche di abolire tutte le trasferte e lasciare gli stadi ai soli tifosi delle squadre che giocano in casa, perche’ non c’e’ interesse economico legato ad alcuno sport al mondo che, vissuto in questa maniera assurda e bestiale, possa giustificare le spese, i pericoli e le vite che ancora ci costano le partite in Italia”.

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