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Agente penitenziario-giardiniere: interrogazione alla Camera dei Deputati. Bucalo chiede i ‘taser’ contro le aggressioni

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Carenza di personale e cattiva gestione degli istituti penitenziari con agenti addetti a mansioni di giardiniere: Carmela Ella Bucalo, deputata di Forza Italia ha presentato un’interrogazione in commissione giustizia. “Sono sempre più preoccupanti gli episodi che mettono in luce le difficili condizioni di lavoro in cui sono costretti a lavorare le donne e gli uomini del Corpo di polizia penitenziaria all’interno degli istituti penitenziari italiani; da ultimo, un’aggressione da parte di un detenuto nei confronti di un agente nel carcere palermitano Ucciardone”: ha scritto nell’interrogazione Bucalo che ha portato alla luce il caso di un agente in servizio presso il penitenziario di Santa Maria Capua Vetere che sarebbe impiegato in mansioni di ‘addetto al servizio di manutenzione giardinaggio/agricola’, conducendo mezzi agricoli e svolgendo personalmente attività agricole e giardinaggio che dovrebbero essere svolte dai detenuti cosiddetti «lavoranti». “Questo caso era stato segnalato anche dal sindacato – afferma Carmine Olanda, Segretario Generale del Sippe (Sindacato Polizia Penitenziaria) – ma il sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone, a cui avevamo inviato la segnalazione, non sembra abbia raccolto le nostre lamentele visto che il poliziotto, nonostante la carenza di personale ed il sovraffollamento del carcere di Santa Maria Capua Vetere, continua a svolgere mansioni non previste dall’articolo 5 della legge n. 395 del 1990 che cristallizza i compiti istituzionali degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria. Il caso dell’agente impiegato in mansioni non proprie, lascia presupporre – afferma Olanda – che oltre alla grave carenza del personale nelle carceri italiane, vi è anche una cattiva gestione dello stesso come oltretutto evidenziato anche dal deputato interrogante Bucalo il quale dichiara in via generale che la carenza di personale, la scorretta gestione dello stesso, le continue aggressioni dei detenuti nei confronti degli agenti, la scarsa salubrità dei posti di servizio e il sovraffollamento delle carceri, costituiscono un grave problema per l’ordine e la sicurezza delle carceri, costringendo il personale penitenziario a lavorare in condizioni disumane. Le condizioni delle carceri italiane sono disastrose – conclude Olanda – i poliziotti sono costretti a lavorare oltre l’orario previsto, rischiando la loro vita ed il posto di lavoro, come il caso di un agente nel carcere di Messina che, dopo molte ore di lavoro straordinario, rischia un procedimento disciplinare e penale per il suicidio di un detenuto”.
L’onorevole Bucalo, nella sua interrogazione ha chiesto al Ministro quali iniziative abbia adottato, o ritenga di adottare, al fine di garantire negli istituti penitenziari italiani un’adeguata dotazione di poliziotti penitenziari e una corretta gestione del personale stesso; in che modo intenda intervenire per fronteggiare nell’immediato il problema legato alle aggressioni dei detenuti nei confronti del personale penitenziario e se ritenga necessario, vista l’escalation delle aggressioni, dotare il corpo di polizia penitenziaria del Taser già in uso alle altre forze di polizia.

75enne spara alla moglie e poi si suicida: gravissima la donna

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-Un uomo di 75 anni ha sparato alla moglie e poi si è suicidato. L’episodio è accaduto in provincia di Brindisi, tra Ostuni e Carovigno. Secondo quanto si apprende dalle prime ricostruzioni, i due sarebbero stati di ritorno dall’udienza per la separazione. L’uomo ha sparato alla moglie alla gola con un fucile canna mozze e poi si è suicidato. La donna è ricoverata in gravissime condizioni all’ospedale di Brindisi ma non si trova in pericolo di vita. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Ostuni. Salvatore Natola, l’uomo di 75 anni che ha sparato alla moglie ferendola gravemente, era un meccanico in pensione. La moglie, Maria Franca Colucci, di 18 anni piu’ giovane di lui, lavora come domestica. E’ ora ricoverata in gravissime condizioni nell’ospedale di Ostuni . I due erano separati da un paio di mesi e, secondo quanto riferito da conoscenti, pare che la decisione fosse stata presa dalla moglie e che l’uomo non l’avesse accettata. Non abitavano piu’ insieme e, probabilmente, si erano dati appuntamento nel casolare di Carovigno dove erano giunti ciascuno a bordo della propria automobile. Non sono ancora chiare le ragioni della tragedia. Secondo la ricostruzione dell’accaduto fatta da polizia e carabinieri, l’uomo ha sparato alla moglie all’esterno del casolare con un fucile calibro 12 modificato e detenuto illegalmente, colpendola al collo. E’ poi entrato, si e’ messo a letto e si e’ sparato. Gli investigatori hanno trovato due cartucce esplose e una terza ancora nel caricatore. Sul posto sono arrivati anche i sei fratelli dell’uomo che parlando di Natola hanno detto che non era una persona violenta e che nulla faceva presagire un fatto del genere.

Bimbo ucciso a Cardito, la sorellina è fuori pericolo e assistita da psicologi. Lutto cittadino per i funerali

Cardito. E’ fuori pericolo ma assistita dagli psicologi, la bambina ferita ieri a Cardito dal compagno della mamma. Il fratellino Giuseppe è stato ucciso, mentre Tony Badre, 24enne è in stato di fermo con l’accusa di omicidio volontario e tentato omicidio. La piccola, di sette anni, si trova nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale pediatrico Santobono di Napoli: la sua stanza è piantonata dalle forze dell’ordine, anche per tutelare la privacy della minore, che è assistita da due infermiere e da un team specializzato di psicologi. Al momento, secondo quanto riferito da fonti sanitarie, né alla madre né ad altri famigliari è stato possibile incontrarla. Per la bimba si è temuto il peggio ma, spiegano i medici, le ferite non hanno compromesso gli organi interni ed è fuori pericolo.
“E’ attualmente ricoverata nel reparto di neurochirurgia in stanza singola sotto sorveglianza della pubblica sicurezza – si legge in un bollettino medico dell’ospedale pediatrico Santobono Pausilipon -. La piccola è cosciente, in buone condizioni generali ed appare serena nel suo comportamento, supportata dal personale medico e paramedico”. Quanto alle ferite, ha riportato “contusioni e tumefazioni multiple al volto e al corpo”. Gli esami diagnostici “hanno escluso lesioni cerebrali e degli organi interni”, spiegano i medici, ed è stata instaurata una “terapia antibiotica”.
Il sindaco di Cardito Giuseppe Cirillo, stamane è stato all’ospedale Santobono di Napoli per verificare le condizioni della bimba di sette anni rimasta ferita. “La sorella più piccola, rimasta illesa, di questa famiglia devastata dalla tragedia di ieri è in una struttura assistenziale ed è stata visitata questa mattina dai nostri servizi sociali – ha detto il primo cittadino – stiamo mettendo in campo tutte le azioni per aiutare i bambini di questa famiglia”. Cirillo ha raccontato di conoscere Tony Badre, il compagno della madre dei bimbi arrestato dalle forze dell’ordine, perché “accompagnava qualche anno fa sua madre che aveva avuto degli incontri con i servizi sociali, per vicende poi risolte. Era una persona che aveva avuto dei problemi ma non c’erano segni che si potesse arrivare a tanto, io stesso lo incrociavo spesso in strada, non c’erano segnali anomali”. Cirillo ha preannunciato che nel giorno dei funerali del piccolo morto ieri sarà proclamato il lutto cittadino e che “metteremo in campo tutto quello – ha detto – che ci mette a disposizione la legge. Non si può morire cosi’. La madre? Non ho notizie, stamattina sono venuto con la nostra dirigente dei servizi sociali solo per capire se la bambina ferita sia in buone mani e ci siamo tranquillizzati, ma tutta la nostra comunità è scossa. Stamattina i cittadini mi fermavano in strada per offrire la loro disponibilità a stare vicini a questa famiglia”.
Stamane davanti all’ingresso dell’edificio dove si è consumata la tragedia qualcuno ha deposto un fascio di fiori in ricordo del bimbo morto. L’appartamento dove il piccolo viveva con i suoi fratellini, la mamma di 31 anni, ed il compagno di quest’ultima, è sotto sequestro perché gli investigatori dovranno tornare in quella casa. Secondo l’ipotesi formulata dagli investigatori, è stato il compagno della mamma, Tony Essoubti Badre, di 24 anni, compagno della mamma dei piccoli ha ucciso il bimbo di sei anni a mani nude. Lo ha picchiato con violenza fino a che ha smesso di respirare. Tony, che dalla scorsa notte è in stato di fermo per omicidio volontario è nato ad Acerra, figlio di un cittadino del Marocco e di una donna del posto. Ha vissuto sempre in zona svolgendo l’attività saltuaria di ambulante. “Non è un cattivo ragazzo, è molto educato – dicono alcuni anziani che sono dinanzi al bar a pochi passi dall’ingresso dell’edificio dove si è consumata la tragedia – lo vedevamo passare sempre velocemente. Salutava, qualche parola ed andava via”. Sul balcone dell’appartamento dove è avvenuta la tragedia, a pochi passi dal municipio di Cardito c’è la bicicletta del bambino ucciso e il passeggino della più piccola dei tre fratellini, che è rimasta illesa. I vicini di casa si affrettano a dire che se avessero notato qualcosa di strano sarebbero intervenuti subito: “I bambini sono tutti figli nostri e se avessimo visto qualcosa saremmo intervenuti”. La mamma dei tre bimbi è originaria della Penisola Sorrentina e si era trasferita a Cardito proprio per stare con Tony.

Scafati minaccia di morte ex moglie e datore di lavoro: misura cautelare per l’uomo

Ritorna da Torino, dopo una lunga permanenza in una comunità di recupero per tossicodipendenti e vuole tornare con lei, trentacinque anni di Scafati, che sentendosi in pericolo si rivolge alle forze dell’ordine per chiedere aiuto. Dal maggio dello scorso anno per la donna comincia un vero e proprio incubo. Lui la segue, l’aggredisce, la minaccia, anche davanti ai loro due figli di undici e sette anni: “Ti metto sotto terra e non ti faccio più trovare. Ti faccio a pezzettini”. La giovane vittima viene consigliata dall’avvocato Stella Criscuolo che la convince a sporgere denuncia contro l’ex marito per minacce e atti persecutori. Il quarantenne è sempre più violento e i carabnieri sono costretti più volte a intervenire. Ma la ex moglie non è l’unico bersaglio dell’ex tossicodipendente. Le minacce sono riservate e rivolte anche al datore di lavoro, per cui l’uomo si ritrova con due procedimenti a carico, per gli stessi reati. Era stato al servizio dell’imprenditore per circa un mese e nonostante fosse stato liquidato con tutte le spettanze dovute, una volta interrotto il rapporto lavorativo, aveva preteso il pagamento di ulteriori somme di denaro, quali ipotetiche differenze retributive, arrivando a minacciare di morte l’imprenditore. Per entrambi e distinti casi, il gip ha emesso nei confronti dell’ex tossicodipendente le misura cautelare del divieto di avvicinamento all’ex moglie e all’ex datore di lavoro.

 

Ex manager di Chiara Ferragni muore in un incidente stradale

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Milano. E’ morto in un incidente stradale stanotte, Alessio Sanzogni, 34 anni, ex manager dell’influenzar Chiara Ferragni. L’incidente è avvenuto questa notte sulla A4 all’altezza di Orio al Serio, a pochi chilometri da Bergamo. Noto influencer a sua volta, Sanzogni aveva lavorato fino a settembre 2016 con Chiara Ferragni. Originario di Gardone Valtrompia in provincia di Brescia da tempo viveva a Milano. La vittima era al volante di un’Audi Q2 che ha tamponato un mezzo pesante fermo in carreggiata a causa dei rallentamenti per un precedente incidente. La Polizia Stradale di Seriate indaga sulle ragioni dell’incidente. La salma del giovane è stata composta al cimitero di Bergamo a disposizione dei familiari.

“Rosso Vanvitelliano”: apertura straordinaria per i martedì alla Reggia

Martedi 29 gennaio a partire dalle 19.30 è in programma il primo appuntamento dei “Martedì alla Reggia” con l’apertura straordinaria del Palazzo Reale per lo spettacolo teatrale “Rosso Vanvitelliano”, a cura della Compagnia della Città & Fabbrica Wojtyla e prodotto da Ali della Mente in collaborazione con l’agenzia di viaggi e turismo Reggia Travel e le guide regionali.
La performance teatrale, i cui testi sono stati elaborati grazie alla collaborazione con l’Archivio di Stato di Caserta. rappresenta un ideale viaggio nel tempo alla corte dei Borbone attraverso un percorso itinerante tra gli Appartamenti Storici, la Cappella Palatina e il Teatro di Corte, in cui gli spettatori potranno godere di una guida di eccezione, l’architetto Luigi Vanvitelli, e rivivere le atmosfere di corte attraverso i racconti di personaggi storici che l’hanno realmente vissuta, dalla regina Maria Carolina a Lady Hamilton, da Gennaro Rivelli, il Menino del Re, a Paolina Bonaparte, fino a Maria Sofia, ultima regina.
La rassegna “Martedì alla Reggia” è stata ideata per consentire l’accesso ai visitatori anche nel tradizionale giorno di chiusura del Monumento, con aperture straordinarie serali affidate ad Associazioni culturali del territorio.
Questa iniziativa di valorizzazione è un esempio qualificante di collaborazione tra cultura e mondo del lavoro. Per la realizzazione dello spettacolo sono stati coinvolti imprese e professionisti che, attraverso la progettazione e creazione dei costumi, la realizzazione degli impianti audio e video, il lavoro di ricerca storica, la costruzione di testi teatrali, la messa in scena di musiche e monologhi, avranno l’opportunità di avere un’esperienza professionale in un grande museo italiano. Con i “Martedi alla Reggia” si intende quindi creare un’occasione per uno sviluppo artistico e professionale del territorio e per rafforzare il legame culturale con i cittadini. Due gli appuntamenti serali per assistere allo spettacolo: alle 19.30 e alle 21.
Costo del biglietto di ingresso: € 12.

Gustavo Gentile

Napoli, migrante minaccia una donna e chiede 5 euro per farla entrare nel garage: arrestato

Napoli.Gli agenti della Polizia di Stato dell’Ufficio di Prevenzione Generale, ieri sera hanno arrestato Rahani Otman, magrebino 45enne, responsabile di tentata estorsione.
Gli agenti, su disposizione della locale sala operativa sono andati in via Lanzieri, dove una donna chiedeva aiuto perché un cittadino extracomunitario la stava minacciando.
La donna , prontamente raggiunta dai poliziotti ha raccontato che, verso le ore 19.30, mentre rientrava in casa è andata nella via Lanzieri dove ha un garage di sua proprietà.
Nell’attesa che la porta del box, azionata dal telecomando si aprisse, ha visto pararsi dinnanzi la macchina l’uomo che in un italiano “stentato” le ha intimato di consegnargli cinque euro, altrimenti non le avrebbe concesso di entrare in garage.
Scesa dall’auto per farlo desistere dall’insano tentativo di estorsione, la donna è stata strattonata, aggredita e minacciata, e l’uomo ha ribadito, che se non lo avesse pagato non sarebbe entrata in garage.
La signora è riuscita ad allontanarsi ed a chiamare il 113 per essere aiutata . Giunta la Polizia la donna li ha informati dell’accaduto indicando l’uomo responsabile degli atti fermo a poca distanza dall’auto ed ha, altresì, dichiarato che lo stesso soggetto aveva più volte richiesto soldi per farla accedere al suo garage e che, talvolta, l’aveva minacciata con una bottiglia rotta. I poliziotti sono riusciti a fermare il magrebino e con la formalizzazione della denuncia da parte della vittima ad arrestare l’uomo che è stato condotto, previa informazione all’autorità giudiziaria, presso la casa circondariale di Napoli Poggioreale.

Napoli, i vigili sequestrano un distributore di alcolici nella zona degli Orefici

L’Unità Operativa Tutela Emergenze Sociali e Minori della Polizia Municipale di Napoli nell’ambito del contrasto al consumo di sostanze proibite da parte di minorenni ha posto in sequestro penale un distributore automatico di bibite che erogava liberamente e a tutte le ore, bevande alcooliche quali vino, prosecco e birre di varie marche in assenza di alcun controllo sull’età degli acquirenti. Gli agenti hanno effettuato un intervento in zona Orefici all’interno di un locale aperto al pubblico dove erano installati diversi distributori ad erogazione automatica e senza che vi fosse alcun addetto al controllo degli avventori. Durante l’accesso gli agenti hanno notato che uno degli apparecchi, rifornito di numerose bibite alcooliche, erogava queste ultime senza necessità di inserire la tessera sanitaria per stabilire l’età degli acquirenti quindi l’acquisto era potenzialmente consentito anche a minori. Gli agenti della Municipale hanno avviato le indagini per rintracciare il titolare dell’attività, residente in provincia, che è stato rintracciato solo dopo qualche ora. Al soggetto, risultato in regola con la documentazione amministrativa, è stata contestata la violazione dell’articolo 689 del Codice Penale che sanziona chi somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcooliche a un minore di anni sedici attraverso distributori automatici che non consentano la rilevazione dei dati anagrafici dell’utilizzatore mediante sistemi di lettura ottica dei documenti. Il distributore è stato posto in sequestro ed è stata inviata informativa di reato alla Procura della Repubblica. L’apertura, sempre più diffusa, di tali locali con apertura per tutte le 24 ore e l’installazione di distributori con alcoolici prevede l’obbligo d’inserimento di un sistema che verifichi attraverso la lettura dei documenti l’età degli acquirenti o, in mancanza, è richiesta la presenza di un addetto. Il contrasto alla facile accessibilità da parte di minorenni alle bevande alcoliche e la prevenzione delle conseguenze sulla salute a seguito del loro consumo costituiscono uno dei principali ambiti delle attività demandate all’Unità Operativa Tutela Emergenze Sociali e Minori a contrasto di tale pregiudizievole abitudine che vede coinvolti sempre più ragazzini, ragion per cui le attività di controllo proseguiranno ad oltranza.

Frode fiscale, sequestrati beni per 600mila euro ai titolari di supermercati a Mondragone

Stamane su delega della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, la Compagnia della Guardia di Finanza di Mondragone, ha eseguito l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di 600 mila euro, avente ad oggetto disponibilità finanziare di una società con sede in Mondragone operante nel settore della “gestione dei supermercati”, nonché il patrimonio personale del rappresentante legale.

II provvedimento ablativo disposto dal G.I.P. del Tribunale si fonda sugli approfondimenti investigativi coordinati dalla Procura con riguardo all’esito di una verifica fiscale eseguita dalla Guardia di Finanza, che ha consentito di accertare l’omessa presentazione da parte della società sopra richiamata delle prescritte dichiarazioni :fiscali, ai fini delle imposte sui redditi, per gli anni dal 2011 al 2014 e ai fini Iva, per gli anni 2012 e 2103, per un totale di ricavi sottratti a tassazione di oltre 2 milioni di Euro, con conseguenti imposte evase per complessivi 600 mila euro.

In considerazione dell’elevato valore indiziario degli elementi raccolti in sede ispettiva nella ricostruzione dell’effettivo volume d’affari sottratto illecitamente a tassazione, questa Procura, in relazione della normativa che prevede l’applicazione della confisca “per valori equivalenti” anche per i reati tributari, ha avanzato al GIP competente, la richiesta di sequestro dei beni fino all’ammontare delle imposte evase, così da impedire il consolidamento dell’illecito vantaggio economico conseguente all’evasione perpetrata.
Il Gip presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, aderendo alla richiesta avanzata dalla Procura, ha quindi disposto il sequestro preventivo delle disponibilità liquide in capo alla società e, per equivalente, dei beni nella disponibilità del suo rappresentante legale.
In sede di esecuzione della misura, sono stati sottoposti a vincolo cautelare 3 unità immobiliari insistenti nel comune di Mondragone , le disponibilità liquide presenti su conti correnti, polizze assicurative, nonché l’usufrutto esistente su quote societarie a favore dell’amministratore, per un valore complessivo stimabile in circa 350.000 euro.

Sarno: in paese i disservizi nella consegna della posta non cessano. Il disagio nel recapito di Salerno invece è arrivato in Parlamento

Doveva essere l’incontro chiarificatore quello tra il primo cittadino Giuseppe Canfora e i rappresentanti di Poste Italiane ma di fatto ad oggi dopo 15 giorni non ha prodotto ancora nulla. Le cassette delle lettere dei cittadini sarnesi sono vuote. I problemi affrontati dagli utenti sono vari: more, indennità per ritardato pagamento, a volte perfino il distacco della fornitura stanno mettendo a dura prova i residenti in particolar modo gli anziani. Fronteggiare una situazione di criticità per coloro che non sanno usare il computer o non lo posseggono che si aggrava ancora di più per le persone non autosufficienti. Impossibilitati a disgregarsi nel dedalo insidioso di un servizio a loro dovuto per diritto. Dopo  mesi di ritardi e discontinuità nel recapito della corrispondenza solo in alcune zone le comunicazioni sono state recapitate. Si  tratta in molti casi di informative, comunicazioni postali, riviste, avvisi di mancato pagamento, ma delle bollette da pagare, documenti, atti giudiziari, missive universitarie, ecc… nessuna traccia. A qualcuno sono arrivate, un sollievo si direbbe ma se non fossero già scadute da mesi. Mentre

il Senatore Antonio Iannone di Salerno porta il caso della sua città, che vive gli stessi problemi, al Ministro dello sviluppo economico ovvero Luigi Di Maio a Sarno il disservizio è  giustificato dall’azienda, appoggiata dalla politica locale di entrambe le fazioni,  dalla toponomastica del territorio non aggiornata. Oltretutto è doveroso sottolineare che a Roma trovano posto, nei caldi ambienti della politica capitolina,  due esponenti del Movimento 5 Stelle sarnesi. Come dire dopo il danno la beffa…perchè la posta non viene recapitata neanche chi in paese è nato,  è residente, è domiciliato con lo stesso numero civico e cap da sempre. Il problema è a monte cari amministratori Poste Italiane e Comunali. Un monte difficile da scalare per i cittadini ai quali le promesse fatte sono come il fumo negli occhi.

Caserta, raccolta rifiuti a singhiozzo, l’ex assessore accusa: ‘Colpa del sindaco doveva cacciare tempo fa la ditta’

Raccolta rifiuti a singhiozzo a Caserta a causa dello stato di agitazione dei dipendenti dell’Ecocar, l’azienda che effettua la raccolta degli Rsu nel capoluogo. I lavoratori lamentano uno stipendio arretrato (quello di dicembre), dovuto alla circostanza che il Comune non ha ancora pagato il canone mensile da oltre 900mila euro, e complice le numerose assemblee sindacali, stanno rallentando la raccolta; ieri, domenica, non e’ stata effettuata la raccolta straordinaria. La societa’, da circa un anno, e’ interdetta per camorra e opera in regime di proroga essendo scaduto il contratto d’appalto con il Comune di Caserta. La gara per il nuovo affidamento, da 116 milioni di euro, e’ attualmente ferma all’Asmel, la stazione unica appaltante, dopo che sarebbero emersi, nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli, tentativi di infiltrazione camorristica. In una nota, il Comune di Caserta si dice “pronto a pagare la ditta incaricata avendo a cuore la situazione dei suoi dipendenti, ma vuole esser certo che gli importi saranno destinati a tale scopo piuttosto che a sanare il piano debitorio dell’azienda”; la volonta’ e’ stata ribadita oggi nel corso dell’incontro tenuto in Comune con i rappresentanti dei lavoratori dell’Ecocar. Domani e’ inoltre previsto un ulteriore e piu’ importante summit in prefettura. “Colpa del sindaco, la Ecocar doveva essere cacciata prima”, tuona l’ex assessore Spirito. E poi aggiunge:
“Marino afferma di non fidarsi dei commissari, ma il problema è precedente”. E punge: “Se la nuova gara finita nel mirino della Dda è stata fatta bene, perché non si chiude e non c’è ancora l’aggiudicazione?”
Gustavo Gentile

Rumeni rapinano il caseificio armati di bastone e poi lanciano una pioggia di pietre contro il proprietario

I carabinieri della Compagnia di Capua sono intervenuti presso un caseificio ubicato in via Ceraselle  a Caianello, per segnalata presenza di due soggetti che stavano lanciando delle pietre in direzione dell’attività commerciale. Giunti sul posto, hanno notato due persone che, brandendo ciascuno un bastone di legno, stavano aggredendo un loro connazionale. Con non poche difficoltà sono riusciti a bloccarli ed a condurli in caserma dove, poco dopo, è giunto anche il proprietario del caseificio, un 66enne di Cancello ed Arnone. Quest’ultimo ha denunciato che i due soggetti, identificati in CIOVEI Florin, cl. 78 e BENI Florin, cl. 65, entrambi rumeni, poco prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, erano entrati nel suo esercizio commerciale pretendendo soldi e cibo. Difronte al suo rifiuto lo avevano aggredito ed in particolare, mentre uno dei due lo teneva per il braccio l’altro si impossessava di alcuni prodotti alimentari esposti in vetrina. Usciti dal locale lo avevano prima insultato e poi lanciato pietre in direzione del suo esercizio commerciale.
Gli arrestati che dovranno rispondere di furto aggravato, lesioni, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, saranno giudicati con rito direttissimo.

 Gustavo Gentile

Napoli, migrante scippa un telefonino in via Mezzocannone: inseguito e arrestato, aggredisce la polizia

Napoli. Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale hanno arrestato Jaof Bakhby, 30enne del Gambia, responsabile dei reati di rapina impropria e resistenza a Pubblico Ufficiale.
Ieri sera in via Mezzocannone i poliziotti, in servizio di controllo del territorio nel centro storico, hanno notato l’uomo che, approfittando della distrazione di una donna intenta a parlare al telefono, l’ha prima spintonata per poi strapparle lo stesso cellulare che aveva tra le mani. Gli agenti hanno subito inseguito lo scippatore raggiungendolo in via Sedile di Porto. Il 30enne, fermato dopo una colluttazione, aveva ancora indosso il telefono cellulare scippato. Stamane è in attesa del giudizio direttissimo. Il telefonino invece è stato restituito alla vittima.

Sentenza Squecco, Battaglini: «Ha vinto il coraggio di denunciare»

«Denunciare conviene. Lo dimostra la sentenza di condanna confermata in Cassazione, partita proprio dalla denuncia di una vittima che si è rivolta all’Associazione Sos Impresa Salerno».

Tommaso Battaglini, presidente di SOS Impresa Salerno, sottolinea così il pronunciamento della Corte di Cassazione nei confronti dell’imprenditore capaccese Roberto Squecco, condannato ad 1 anno e 10 mesi poiché ritenuto «organico all’associazione camorristica guidata da Giovanni Marandino» e perché «le minacce con cui tentò di farsi consegnare da un altro imprenditore del settore funebre la somma di 70mila euro non furono un esercizio arbitrario delle proprie ragioni ma una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, perché la modalità fu violenta e perché quei soldi non erano il frutto di un rapporto lecito ma di un prestito usurario».

«Sos impresa Salerno ha affiancato e assistito fin dal principio la vittima che denunciò Squecco e gli altri imputati nei cui confronti le cui condanne sono state confermate dalla Cassazione. La nostra associazione si è poi costituita parte civile nel relativo processo penale, seguendo la vicenda nel primo e nel secondo grado, fino al giudizio di legittimità in Cassazione, la quale non solo ha riconosciuto la responsabilità di Squecco e degli altri associati che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato, ma ha anche confermato il diritto dell’associazione al risarcimento e alla liquidazione delle spese legali sostenute, con il rinvio alla Corte d’appello di Napoli per la quantificazione delle stesse. È chiaro che l’aspetto risarcitorio e la condanna degli imputati al risarcimento del danno e alle spese nei confronti dell’Ente – spiega ancora il presidente Battaglini – acquistano un significato soprattutto simbolico, perché sono la misura dell’impegno sul campo da parte dell’associazione al fianco delle vittime, che hanno maturato il coraggio di denunciare nel momento in cui non si sono sentite più sole. Questo è un messaggio importante – prosegue presidente dell’associazione antiracket salernitana – e cerchiamo di trasmetterlo ogni giorno attraverso occasioni di incontro, di formazione e di informazione, affinché le vittime di usura ed estorsione sappiano che denunciare è un atto di coraggio che non compiono da sole».

E proprio l’usura e l’estorsione figurano come i reati di maggiore connivenza tra i sodalizi criminali, secondo l’analisi su scala provinciale declinata in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario.
«Proprio per questo è necessario che la collaborazione tra le Procure salernitane ed Sos Impresa Salerno, ente regolarmente iscritto nell’elenco prefettizio delle associazioni antiracket e antiusura, si intensifichi ancora di più, per garantire la vicinanza dello Stato e delle istituzioni alle vittime che decidono di denunciare i propri aguzzini. Nei processi nei quali Sos Impresa si è costituita parte civile al fianco delle persone offese dal reato – conclude Battaglini – abbiamo registrato negli anni un più efficace contrasto all’usura e all’estorsione, con un impianto accusatorio iniziale che ha trovato definitiva conferma dinanzi all Suprea Corte. E questo grazie ad una partecipazione attiva, consapevole e tenace delle vittime le quali hanno bisogno di non sentirsi sole nel lungo e spesso tortuoso cammino rappresentato dal processo penale».

Puc Teano. Grande (Ugl Caserta): “Bene le bonifiche, no alle colate di cemento ed alle cattedrali nel deserto”

Teano. “Pur volendo sorvolare sulle lungaggini prodotte dalla locale filiera amministrativa che ha prodotto l’impellenza di approvare il Puc in tempi stretti, riteniamo opportuno palesare le nostre osservazioni nel merito evidenziando alcuni aspetti che a nostro parere andrebbero accuratamente approfonditi”. E’ quanto ha dichiarato questa mattina la Vicesegretaria della Ugl Caserta Marianna Grande argomentando la posizione del sindacato di Via Vivaldi. “In particolare” ha continuato la sindacalista “siamo estremamente interessati alle opere relative alla depurazione ed alla pulizia delle sponde e degli alvei dei fiumi e dei torrenti; sono opere importanti che necessitano di progetti seri e credibili. Ci preoccupano invece i progetti relativi alle reti autostradali e ferroviarie. Nel riconoscere la necessità di migliorare la logistica di una provincia che consideriamo nevralgica per motivi economici e geografici, e ne dichiararci interessati alla ricaduta occupazionale che certe opere potrebbero assicurare, vorremmo fossero evitate le colate di cemento e le cattedrali nel deserto. Pertanto” ha concluso Grande “pur condividendo la ratio dei parcheggi fuori le mura e la volontà di dotarsi di un più efficace piano di collegamenti viari, ci dichiariamo interessati a comprendere se le opere ipotizzate siano da considerarsi adeguate o sproporzionate rispetto all’utenza”.

Napoli. Giorno della Memoria: consegnate medaglie d’onore ai familiari di due vittime dell’Olocausto

Nella mattinata odierna, presso il Palazzo di Governo, il Prefetto di Napoli, Carmela Pagano, ha consegneto le medaglie d’onore alla memoria ai familiari di due cittadini della provincia di Napoli, internati in Germania dal 1943 al 1945. La speciale benemerenza è prevista dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, per rendere onore ai cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra.

Alla cerimonia hanno partecipato, oltre ai parenti degli insigniti, il Sindaco della Citta Metropolitana, Luigi de Magistris, i Sindaci di Frattamaggiore e di Monte di Procida, luoghi di origine degli insigniti il Comandante del Comando Forze Operative Sud, Gen.le C.A., Rosario Castellano, il Comandante Logistico della Marina Militare, Amm.glio Sq .Edoardo Serra, l’avv. Raffaele Arcella, Presidente dell’ANEI (Ass.ne naz.le ex internati italiani), ed il vice Presidente della Comunità ebraica, Pierluigi Campagnano.

Napoli, il Sappe: ‘A Poggioreale detenzione assicurata con umanità e professionalità, respingiamo le accuse sui decessi’

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“Il carcere di Poggioreale a Napoli, come altre strutture detentive, ha oggettive difficoltà strutturali che meriterebbero urgenti interventi di manutenzione da parte dell’Amministrazione Penitenziaria. Ma, e va detto con forza, questo non pregiudica le condizioni di sicurezza dell’Istituto e la dignità della detenzione dei ristretti. A Poggioreale, le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato”. Lo dichiara Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri, commentando talune ricostruzioni sul recente decesso di un detenuto a Poggioreale.
Fattorello aggiunge: “Purtroppo ogni morte in carcere è una sconfitta per tutti, si muore di infarto con occlusione totale di una arteria in pochi secondi, si muore con infarto acuto ovunque : in casa, in strada, alla guida, dormendo, praticando sport, in ospedale ed anche in carcere. Disquisire sui tempi di soccorso come in questo caso da parte di Ioia è solo sciacallaggio gratuito e si specula su un dramma umano che è la morte di un giovane uomo. Ciò non giustifica comunque avere un Poggioreale con 2400 detenuti chi permette ciò è responsabile di illegalità e sono tante le Autorità coinvolte. Mi risulta per esempio che l’assistenza sanitaria è mirata e calibrata per 1500 detenuti capienza tollerabile e non certo per 2400.La denuncia del SAPPE in merito è continua e costante”.
Donato Capece, segretario generale del SAPPE, commenta: “L’impegno del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, è sempre stato ed è quello di rendere il carcere una “casa di vetro”, cioè un luogo trasparente dove la società civile può e deve vederci “chiaro”, perché nulla abbiamo da nascondere ed anzi questo permetterà di far apprezzare il prezioso e fondamentale – ma ancora sconosciuto – lavoro svolto quotidianamente, lo ripeto, con professionalità, abnegazione e umanità dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria. La prima fondamentale e imprescindibile considerazione che il SAPPE intende fare è che ai detenuti delle carceri italiane e campane sono assicurate e garantite ogni tipo di tutela e garanzie, a cominciare dai diritti relati all’integrità fisica, alla salute mentale, alla tutela dei rapporti familiari e sociali, all’integrità morale e culturale. Diritti per l’esercizio dei quali sono impegnati tutti gli operatori penitenziari, la Magistratura ed in particolare quella di Sorveglianza, l’Avvocatura, le Associazioni di volontariato, i parlamentari ed i consiglieri regionali (che hanno libero accesso alle carceri), le cooperative, le comunità e tutte le realtà, che operano nel e sul territorio, legate alle marginalità. Particolarmente preziosa, in questo contesto, è anche l’opera svolta quotidianamente dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria. Donne e uomini in divisa che rappresentano ogni giorno lo Stato nel difficile contesto penitenziario, nella prima linea delle sezioni detentive, con professionalità, senso del dovere, spirito di abnegazione e, soprattutto, umanità. Per tutto questo, respingiamo al mittente le gravi illazioni sulla morte recente di un detenuto a Poggioreale, rispetto alle quali mi auguro che anche l’Amministrazione Penitenziaria adotti adeguati provvedimenti per tutelare l’onorabilità della Polizia Penitenziaria ”.

Il primo Sindacato dei Baschi Azzurri torna a evidenziare che “la Polizia Penitenziaria che lavora nel carcere di Poggioreale è formata da persone che nonostante l’insostenibile, pericoloso e stressante lavoro credono nella propria professione, che hanno valori radicati e un forte senso d’identità e d’orgoglio, e che ogni giorno in carcere fanno tutto quanto è nelle loro umane possibilità per gestire gli eventi critici che si verificano ogni giorno”.

Ente idrico campano, il sindaco di Somma Vesuviana eletto nel consiglio direttivo del Distretto Sarnese-Vesuviano

SOMMA VESUVIANA. Il sindaco di Somma Vesuviana Salvatore Di Sarno è stato eletto nel del consiglio di distretto Sarnese Vesuviano dell’Ente Idrico Campano.

Andavano sostituiti 10 componenti. Di Sarno è stato eletto nella lista “Comuni per l’acqua pubblica”, che per quanto riguarda i comuni di fascia A (quelli sopra i trentamila abitanti) si è attestata al 37,1%, eleggendo appunto Di Sarno e gli attivisti nolani dei comitati civici Giuseppe Grauso e Gianluca Napolitano.

“La rete “Comuni per l’acqua pubblica”, promossa dai comitati civici per l’acqua pubblica, ha trovato il sostegno di oltre 20 amministrazioni comunali”, commenta Di Sarno, “accomunate da un programma molto chiaro: annullamento dei piani economico finanziari e tariffari approvati illegittimamente durante la gestione commissariale, messa in liquidazione di Gori SpA e la costituzione di un’azienda speciale consortile controllata unicamente dai Comuni, che garantisca tariffe eque e un servizio efficiente per tutti i cittadini. Nelle elezioni suppletive per il consiglio di distretto Sarnese Vesuviano la lista “Comuni per l’acqua pubblica” ha raccolto 428mila voti ponderati, sfidando con successo la lista “istituzionale”. I dipendenti Gori non avranno nulla da temere, verranno trasferiti nella nuova azienda speciale a controllo totalmente pubblico, come prevede la legge, salvaguardano i diritti dei lavoratori. Ringrazio vivamente i sindaci che mi hanno voluto ed eletto. Saprò ben rappresentare i cittadini che come me vogliono un cambiamento epocale e positivo”.
Hanno sottoscritto le liste “Comuni per l’acqua pubblica” i sindaci di: Casalnuovo, Nocera Inferiore, Pagani, Somma Vesuviana, Angri (fascia A, Comuni superiori ai 30mila abitanti) Nocera Superiore, Volla, Mercato San Severino, Cercola, Fisciano, Castel San Giorgio, Cicciano, Roccapiemonte, Roccarainola, San Vitaliano, Scisciano, Bracigliano (fascia B, Comuni tra 5mila e 30mila residenti), cui si aggiungerà Siano.

Cirillo, M5s: “In Campania borse di studio negate a 12mila studenti delle superiori”

“In Campania il diritto allo studio continua a essere negato per circa 12mila studenti frequentanti le scuole superiori. Dei 24mila ammessi al finanziamento delle borse di studio, sulla base di un reddito Isee non superiore alla soglia di legge pari 15.748,48, appena la metà, 12mila in tutto, beneficeranno di questo diritto per l’anno in corso. Una palese violazione del decreto del Ministero per l’Istruzione del 26 ottobre del 2018, che definisce criteri e modalità per l’erogazione delle borse di studio. Nonostante gli sforzi del nostro Governo e uno stanziamento di 5milioni e 621mila euro per l’anno 2018-2019, ancora una volta sono stati definiti dei criteri di ripartizione che penalizzano migliaia di famiglie campane, costringendole a sforzi enormi per garantire ai propri figli l’acquisto di libri e materiale didattico”. E’ quanto denuncia il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Luigi Cirillo.

“Ad aggravare la disparità di trattamento dei nostri studenti – sottolinea Cirillo – la scelta dell’importo finanziato per ciascuna borsa di studio, pari a 400 euro, ovvero inferiore di 100 euro rispetto alla soglia massima stabilita dal Miur. Un autentico paradosso in una regione che ha il peggior record in tema di dispersione scolastica. Dall’ultima fotografia realizzata da Tuttoscuola, in Campania negli ultimi 5 anni ben 22.643 sono gli studenti che non hanno raggiunto la maturità. Numeri che raddoppiano miseramente se prendiamo in esame gli ultimi 10 anni”.

Torre del Greco, frode fiscale: sequestrati beni per 255mila euro a imprenditore

Un’evasione fiscale per oltre un milione di euro. E la scoperta fatta dai militari del dipendente gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata che hanno eseguito un sequestro patrimoniale, nei confronti di una società di Torre del Greco e del suo rappresentante legale, che si sono resi responsabili di gravi condotte di evasione fiscale penalmente rilevanti. In particolare, la compagnia di Torre del Greco, nell’ambito di un’attività ispettiva portata a termine nel 2017 (e riguardante le annualità d’imposta dal 2012 al 2015), ha rilevato l’omessa dichiarazione da parte della suddetta società – operante nel settore della vendita al dettaglio di carburanti per autotrazione – di ricavi per oltre 13 milioni di euro e il mancato versamento dell’imposta sul valore aggiunto per oltre 1 milione di euro allo scopo di inibire il consolidamento dell’illecito vantaggio economico derivante dall’evasione fiscale e garantire il giusto ristoro alle casse erariali indebitamente depauperate, la locale Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha richiesto l’applicazione della misura cautelare del sequestro preventivo, anche “per equivalente”, per recuperare almeno in parte l’ingente somma sottratta all’amministrazione finanziaria dal suddetto contribuente. Le Fiamme gialle di Torre del Greco, pertanto, sulla scorta di apposito provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Torre Annunziata, hanno provveduto a sottoporre a sequestro denaro, quote societarie, beni mobili registrati e due immobili per un valore complessivo che si aggira intorno ai 255 mila euro.