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Afragola, il disabile seviziato e umiliato «per divertimento»: poi i filmati diffusi sui social agli amici

Afragola – Sono accusati di aver trasformato la fragilità di un ragazzo disabile in un passatempo crudele. Per questo i carabinieri della compagnia di Afragola hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre uomini tra i 19 e i 33 anni, ritenuti responsabili di violenza sessuale di gruppo e atti persecutori aggravati ai danni di un giovane affetto da una grave disabilità psichica.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli Nord, hanno ricostruito mesi di soprusi e umiliazioni consumati nel cuore del centro storico della città a nord di Napoli.

Mesi di violenze e umiliazioni

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, tra luglio e ottobre dello scorso anno la vittima sarebbe stata sottoposta quasi quotidianamente a vessazioni e aggressioni.

I tre indagati lo avrebbero più volte costretto a entrare nel bagno di un magazzino, riconducibile a uno di loro, dove si sarebbero consumate le violenze più gravi. Il giovane sarebbe stato picchiato, insultato, denigrato e costretto a subire abusi sessuali.

Le aggressioni, secondo gli investigatori, non si limitavano alle percosse. Gli aguzzini gli avrebbero spento mozziconi di sigaretta sul collo, costringendolo anche a mangiare cipolle crude mentre lo deridevano e lo insultavano.

I video dell’orrore diffusi sui social

Gli episodi non si sarebbero fermati alla violenza fisica. Gli indagati, infatti, riprendevano le scene con i telefonini, trasformandole in veri e propri video dell’orrore che poi venivano mostrati e fatti circolare tra conoscenti e contatti sui social.

Proprio la circolazione di alcune di queste immagini ha contribuito a far emergere la vicenda, poi documentata dagli investigatori nel corso delle indagini.

Il racconto allo psicologo e l’avvio dell’inchiesta

La svolta è arrivata quando la vittima, che è seguita per la sua condizione clinica, è riuscita a confidare quanto stava accadendo a uno psicologo. Il professionista ha immediatamente segnalato la vicenda alla Procura di Napoli Nord, facendo scattare l’attività investigativa dei carabinieri.

Gli elementi raccolti hanno portato il giudice per le indagini preliminari a disporre la misura cautelare nei confronti dei tre presunti responsabili.

Il gip: “Logica da branco, lo facevano per divertimento”

Nell’ordinanza il gip Fabrizio Forte parla apertamente di “logica da branco”. Le violenze, si legge nel provvedimento, si sarebbero protratte per tre o quattro mesi con cadenza quasi quotidiana, mentre gli indagati avrebbero agito “forti della presenza e del sostegno del gruppo”.

Secondo il giudice, gli aggressori avrebbero dimostrato “totale disprezzo per la personalità e l’integrità fisica e psicologica della vittima”, approfittando della sua fragilità “per tormentarlo e farsi meschinamente beffe di lui a scopo di puro divertimento”.

Le modalità delle aggressioni, sottolinea il gip, sarebbero state particolarmente umilianti e mortificanti, riducendo il giovane a mero oggetto dei loro sadici passatempo.

Minacce dopo la denuncia e un’altra vittima

Dalle indagini emerge anche un ulteriore elemento inquietante: dopo aver saputo della denuncia, il gruppo avrebbe minacciato di morte la vittima e i suoi familiari.

Nello stesso periodo, inoltre, gli indagati avrebbero preso di mira un altro ragazzo affetto da autismo, sottraendogli bici e zaino “per gioco”, con l’unico scopo — secondo gli investigatori — di provocarne le urla e deriderlo.

BROXO svela nuovo restyling del brand,valorizzando oltre 100 anni di competenza nel sale per trattamento acqua

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BROXO, uno dei principali marchi europei nel sale di alta qualità per il trattamento dell’acqua, annuncia un importante rinnovamento del brand, riaffermando il proprio ruolo di partner affidabile nelle applicazioni di addolcimento dell’acqua da quasi un secolo.

AmersfoortBROXO fa parte di Hengelo Salt Specialties e Mariager Salt Specialties, aziende appartenenti al Groupe Salins, con sede a Clichy, in Francia. Forte di oltre 100 anni di esperienza, BROXO ha costruito una solida reputazione nella fornitura di sale sottovuoto di alta qualità, utilizzato nei sistemi professionali di trattamento dell’acqua in tutta Europa.

Il sale BROXO è prodotto a partire da sale sottovuoto ad altissima purezza, estratto da cavità saline sotterranee nei Paesi Bassi e in Danimarca. Nei Paesi Bassi, il sale viene compattato in bricchette e pastiglie, oltre che in qualità speciali destinate alle applicazioni per il lavaggio delle stoviglie. Con una purezza di cloruro di sodio del 99,9% e un contenuto estremamente basso di calcio e magnesio, BROXO rientra tra i sali di più alta qualità disponibili sul mercato.

Il sale svolge un ruolo fondamentale nella rigenerazione delle resine a scambio ionico nei sistemi di addolcimento dell’acqua, rimuovendo in modo efficace calcio e magnesio. Prevenendo la formazione di calcare, BROXO contribuisce a proteggere tubazioni, impianti di riscaldamento, lavastoviglie e installazioni industriali. In ambito industriale, un addolcimento efficiente dell’acqua consente di ridurre i consumi energetici, limitare gli interventi di manutenzione e preservare l’efficienza operativa.

Il rinnovamento del brand si concentra sul rafforzamento dell’identità centrale di BROXO, valorizzando gli elementi distintivi, i colori e il linguaggio visivo riconoscibili e apprezzati dai clienti da decenni. Il nuovo look riflette al tempo stesso l’eredità storica del marchio e il suo approccio orientato al futuro nel mercato europeo. 

«BROXO è un punto di riferimento nel suo segmento da oltre 100 anni. Questo rinnovamento rappresenta un ritorno ai nostri punti di forza fondamentali — qualità, affidabilità e continuità — modernizzando al contempo il modo in cui ci presentiamo al mercato», afferma Nico Basson, Segment Marketing Manager Water & Retail Products. «Partiamo da fondamenta solide per preparare il brand a una crescita continua».

Oggi BROXO continua a servire una vasta gamma di clienti, tra cui ristoranti, hotel, strutture commerciali e operatori industriali che fanno affidamento su sistemi di addolcimento dell’acqua ad alte prestazioni.

Scopri di più su BROXO

BROXO è un marchio di Salt Specialties, società parte di Groupe Salins, uno dei maggiori produttori di sale in Europa. Il gruppo francese vanta oltre 160 anni di storia e impiega attualmente circa 2.200 persone in tutto il mondo.

 

Villaricca: Giuseppe Lucarelli non ce l’ha fatta, il 19enne muore dopo giorni di agonia

Villaricca  – La comunità locale si stringe nel dolore per la perdita di Giuseppe Lucarelli, il diciannovenne che lottava tra la vita e la morte da lunedì scorso. Nonostante gli sforzi sovrumani dei medici e un delicato intervento chirurgico, il cuore del ragazzo ha smesso di battere nelle scorse ore, ponendo fine a una speranza durata giorni.

La corsa disperata in ospedale

Tutto era iniziato nella mattinata di lunedì, quando il giovane era stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Giugliano. Le sue condizioni erano apparse subito critiche: una profonda ferita alla gola aveva reciso la vena giugulare, innescando una massiccia emorragia difficile da tamponare.

Data la gravità del quadro clinico, il personale sanitario aveva disposto il trasferimento immediato e un’operazione d’urgenza presso la struttura di Villaricca. Un tentativo estremo per salvargli la vita che, purtroppo, non ha dato l’esito sperato.

La ricostruzione: un tragico incidente

Mentre la notizia del decesso scuote amici e conoscenti, le autorità cercano di fare piena luce sulla dinamica dell’accaduto. Secondo i rilievi effettuati dai Carabinieri delle stazioni di Villaricca e Marano, intervenuti tempestivamente per avviare le indagini, lo scenario più accreditato è quello della fatalità.

Gli accertamenti dei militari dell’Arma sembrano infatti escludere il coinvolgimento di terzi o episodi di violenza esterna: la ferita mortale sarebbe stata causata da un incidente domestico tra le mura di casa, trasformando un lunedì qualunque in un dramma che ha spezzato una vita ancora nel pieno della giovinezza.

Monaldi, i pazienti scrivono a Fico: Basta opacità, mandate una figura terza a garantire trasparenza

Napoli – La morte del piccolo Domenico Caliendo ha aperto una ferita che non si rimargina. E ora, da quella ferita, emerge con forza una denuncia collettiva. Il comitato dei genitori dei bambini trapiantati e dei trapiantati adulti seguiti al Centro Trapianti dell’ospedale Monaldi di Napoli ha inviato una lettera aperta al governatore della Campania Roberto Fico, chiedendo con urgenza un intervento diretto della Regione per sanare quello che i firmatari descrivono come un quadro di grave opacità gestionale.

La denuncia: “Non sappiamo chi comanda il Centro”

Il punto di partenza è brutale nella sua semplicità: i pazienti non sanno chi gestisce la struttura da cui dipende la loro vita. “Dai giornali apprendiamo che il responsabile del programma trapianti non c’è più, ma nessuno ci dice se e come questa figura sia stata sostituita”, scrivono i componenti del comitato, che lamentano l’assenza totale di comunicazione ufficiale da parte dei vertici aziendali. Una lacuna che, in un contesto tanto delicato, assume i contorni di una vera emergenza.

Terapia intensiva, subintensiva: le carenze strutturali

Le criticità sollevate non si limitano alla governance. Il comitato denuncia anche l’impossibilità di avere informazioni chiare su quanti posti di terapia intensiva siano effettivamente dedicati ai trapianti e segnala la mancanza di una subintensiva dedicata, definita “elemento essenziale in percorsi così complessi”. “I vertici aziendali non hanno gestito il processo e continuano a mantenere le informazioni organizzative nei loro uffici”, si legge nella lettera con tono accorato ma fermo.

L’appello a Fico: “Mandate una figura terza”

La richiesta al presidente della Regione è diretta e senza ambiguità: inviare al Monaldi “una figura terza” con il mandato di garantire “trasparenza, organizzazione e una gestione chiara e responsabile del percorso trapiantologico”. Il comitato chiede che venga fatta “piena luce su chi decide, con quali responsabilità e con quali risorse”, restituendo alle famiglie la fiducia in un sistema che oggi percepiscono come “fragile, confuso e poco leggibile”.

Il rimpianto per il Centro Unico Trapianti del 2021

La lettera si chiude con un passaggio amaro e dai risvolti politici evidenti. I firmatari ricordano come un simile livello di garanzie fosse stato “faticosamente raggiunto” nel 2021 con l’istituzione del Centro Unico Trapianti, poi “miseramente cancellato senza motivi”.

Un affondo che lascia aperta la questione sulle responsabilità politiche e amministrative di quella scelta. Il comitato si dice disponibile a ogni confronto costruttivo, ma attende dal governatore “un riscontro pubblico e atti concreti”.

Malasanità Campania, 286 milioni in risarcimenti in cinque anni: denuncia di Fulop al Consiglio regionale

Napoli – Quasi 300 milioni di euro bruciati in cinque anni per risarcire errori sanitari. È il quadro impietoso che emerge dallo studio condotto dal Centro studi dell’associazione Fulop, presentato ieri presso la sede del Consiglio regionale della Campania su iniziativa della consigliera Michela Rostan, componente della commissione Sanità.

“Una montagna di soldi”, ha commentato Rostan, sottolineando come queste risorse avrebbero potuto abbattere le liste d’attesa, acquistare tecnologie diagnostiche e finanziare campagne di prevenzione.

I numeri: Caserta, Cardarelli e Salerno in cima alla lista

A illustrare la metodologia della ricerca è stato l’avvocato Raffaele Di Monda, presidente di Fulop, da anni impegnato nelle campagne nazionali di prevenzione sulle infezioni correlate all’assistenza (ICA) e sull’antibiotico-resistenza. L’associazione ha inviato 192 richieste di accesso agli atti a Asl e aziende ospedaliere di tutta Italia, ma in Campania ha risposto soltanto il 45% delle strutture interpellate.

Tra i dati certificati spiccano l’Asl di Caserta come la struttura con i maggiori esborsi, il Cardarelli di Napoli con quasi 50 milioni in cinque anni e l’ospedale San Giovanni di Salerno con 70 milioni. “Se avessero risposto tutti, i dati sarebbero probabilmente raddoppiati”, ha avvertito Di Monda.

La legge Gelli disattesa: opacità e mancanza di trasparenza

Il quadro si aggrava sul fronte della trasparenza. La legge Gelli-Bianco (n. 24/2017) obbliga esplicitamente, all’articolo 4, tutte le strutture sanitarie pubbliche e private a pubblicare sul proprio sito internet i dati relativi a tutti i risarcimenti erogati nell’ultimo quinquennio. Eppure, come hanno denunciato sia Di Monda che Rostan, gran parte delle aziende sanitarie campane continua a ignorare sistematicamente questo obbligo, privando i cittadini del diritto di sapere quanti errori e quali importi gravino su ciascun ospedale.

Infezioni ospedaliere e carenze di personale: le cause principali

Rostan ha indicato due fattori strutturali all’origine di gran parte dei sinistri: le infezioni ospedaliere e l’inadeguatezza degli organici. Sul primo fronte, ha ricordato che misure elementari raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità — come il lavaggio delle mani prima di accedere alle corsie — potrebbero ridurre le infezioni del 50%. Sul secondo, ha sottolineato come adeguare il personale medico alle reali esigenze dei pazienti consentirebbe di abbattere significativamente il numero dei sinistri e, con essi, l’onere risarcitorio a carico del sistema.

Verso una riforma: la sfida del bilancio regionale

L’appuntamento con l’approvazione del bilancio regionale trasforma questi dati in un banco di prova politico. “Il 70% delle risorse della Regione viene assorbito dalla sanità, per stessa ammissione del Presidente Fico”, ha ricordato Rostan, chiedendo l’adozione di nuovi protocolli organizzativi condivisi con il personale sanitario.

L’obiettivo dichiarato della consigliera è avviare, con il contributo dell’opposizione, “una rivoluzione vera della sanità in Campania” che trasformi l’attuale emorragia di risorse pubbliche in investimento per la salute dei cittadini.

Volla, 5 panetti di hashish nel bagagliaio: arrestato pusher 39enne

Napoli – Un controllo mirato nel territorio del comune di Volla ha portato all’arresto di un uomo di 39 anni, originario di Napoli, con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. A finire in manette è stato un pusher sorpreso con un ingente quantitativo di hashish.

La segnalazione e l’intervento

Tutto è iniziato nella serata di ieri, quando una pattuglia della Squadra Mobile, impegnata in servizi di prevenzione e contrasto allo spaccio, stava percorrendo via De Carolis. L’attenzione degli investigatori è stata immediatamente catturata da un’automobile parcheggiata in modo irregolare e dal comportamento del conducente, un uomo che, alla vista della volante, ha mostrato chiari segni di nervosismo, guardandosi intorno in modo circospetto.

La perquisizione e il ritrovamento

Decisi a vederci chiaro, gli agenti hanno proceduto a un controllo approfondito del veicolo e del conducente. L’intuito dei poliziotti non ha tardato a trovare riscontro. Nel bagagliaio dell’auto, abilmente nascosti, gli agenti hanno rinvenuto cinque panetti di hashish, per un peso complessivo di circa 500 grammi. La sostanza stupefacente, già suddivisa in involucri, era pronta per essere immessa sul mercato della droga nelle piazze di spaccio dell’hinterland vesuviano.

Al termine delle operazioni, il 39enne è stato dichiarato in arresto e associato alle camere di sicurezza della Questura di Napoli, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che dovrà ora convalidare la misura e fissare un eventuale processo. Dovrà rispondere dell’ipotesi di reato di detenzione ai fini di spaccio, un’accusa aggravata dal quantitativo non indifferente di sostanza stupefacente sequestrata.

Nafafe’, trionfa Il murales dei campioni: la magia di Maradona incanta il festival dei corti

Napoli – Lo storico murales di Diego Armando Maradona ai Quartieri Spagnoli prende vita, inizia a parlare e indica a un ragazzino la strada per inseguire e realizzare i propri sogni. È questa la potente e toccante immagine che ha permesso a “Il murales dei campioni” di aggiudicarsi la vittoria alla seconda edizione del Nafafe’ (Napoli Film and Audiovisual Festival).

La kermesse internazionale, interamente dedicata al mondo dei cortometraggi, si è conclusa oggi, giovedì 12 marzo, dopo quattro intensi giorni di proiezioni e dibattiti ospitati negli spazi del cinema America Hall. Un trionfo che premia la regia di Massimiliano Pacifico, napoletano formatosi a Londra in Film and Television Studies e già noto per il lungometraggio “Gelsomina Verde” e il documentario “Il teatro al lavoro” con Toni Servillo.

Un cast d’eccezione con il “Cholito”

Prodotto da Be Line Productions, il cortometraggio vincitore vanta una squadra di primissimo piano. Il giovanissimo protagonista Christian Cervone è affiancato da un cast corale che include Antonio Guerra, Massimiliano Rossi, Maria Bolignano, Biagio Manna e Francesca Bergamo. A impreziosire la pellicola, anche la partecipazione speciale dell’attaccante ex Napoli, oggi in forza al Torino, Giovanni Simeone, noto come “el Cholito”.

Il verdetto dei giovani e il premio della critica

Il Nafafe’ si è confermato un evento di grande portata: sono stati ben mille i lavori pervenuti da tutto il mondo, da cui è scaturita la prestigiosa decina dei corti finalisti. Il vero cuore pulsante del festival è stata però la giuria principale, composta da oltre duecento ragazzi provenienti da sei istituti superiori di Napoli (Labriola, Liceo Artistico, Rossini, Augusto Righi, Pansini e Vittorio Emanuele II). Le scuole non si sono limitate a giudicare, ma hanno partecipato attivamente alla costruzione dell’evento.

Parallelamente, una giuria tecnica formata dai giornalisti Celeste Maione, Giovanni F. Russo, Cristina Scarpa (direttrice dell’Agenzia stampa Area di Roma) e dall’editore Tommaso Gabriele, ha assegnato i riconoscimenti di settore. Il premio della critica è andato a “Buddy” del regista Ernesto Caso (Alchemia Pictures), mentre l’indiano Brij Parekh si è aggiudicato il titolo di miglior corto straniero con “Somewhere Nowhere”.

Emozioni, sinergie e riscatto sociale

“L’edizione di quest’anno è stata dedicata al tema delle emozioni, con film di grande qualità e voci da tutto il mondo”, ha commentato a margine il direttore artistico Raffaele Riccio. A fargli eco Tommaso Gabriele, tra gli organizzatori della kermesse, che ha sottolineato come “il grande rapporto c

on le scuole e i giovani resti la caratteristica principale e il marchio di fabbrica di Nafafe’”. Le giornate del festival, coordinate da Tommaso Fichele e presentate dalla giornalista Ivana Marcellino, hanno visto la partecipazione di numerosi ospiti, tra cui l’assessora comunale Chiara Marciani, il deputato Francesco Emilio Borrelli e l’attore Gaetano Stella.

La chiusura della manifestazione ha regalato anche un forte messaggio di riscatto sociale: i vincitori sono stati premiati con opere in ceramica artistica realizzate dalla cooperativa Nesis, attiva all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida. Un dettaglio che ha unito, in un unico filo conduttore, la magia del cinema, l’amore per Napoli e la speranza nel futuro dei suoi giovani.

Ischia, Rsa Villa Mercede, trovato l’accordo in Prefettura: salvi 54 posti di lavoro

Napoli– Si è chiusa con una fumata bianca, almeno per la stragrande maggioranza dei dipendenti, la vertenza che riguarda la RSA Villa Mercede, sull’isola d’Ischia. Dopo un confronto serrato durato oltre due mesi, il tavolo convocato questa mattina in Prefettura a Napoli ha portato a un’importante svolta per i lavoratori del Consorzio Icaro e della Cooperativa Santiago.

Al termine dell’incontro, voluto dal prefetto Michele di Bari per fare il punto sulla crisi occupazionale, è emerso che la quasi totalità delle maestranze ha già trovato una nuova collocazione. “La maggior parte dei dipendenti – si legge nella nota diffusa al termine della riunione – ha avuto accesso a percorsi di ricollocamento o di prosecuzione del rapporto di lavoro”.

L’incontro di oggi, l’ennesimo dopo quelli del 22 e 26 gennaio e del 2 e 6 febbraio, ha visto riuniti attorno allo stesso tavolo i rappresentanti dei Comuni dell’isola d’Ischia, l’Assessorato al Lavoro della Regione Campania, il direttore sanitario dell’Asl Napoli 2 e i delegati delle sigle sindacali Fp Cgil e Fisascat Cisl. Presenti naturalmente anche i vertici del Consorzio Icaro, della Cooperativa Santiago e del Consorzio Servizi Integrati.

L’unica nota dolente, destinata comunque a trovare una soluzione, riguarda una piccola parte residuale del personale. Si tratta di figure professionali specifiche per le quali, spiegano dalla Prefettura, “si potrà configurare un percorso ad hoc, previa intesa con i lavoratori interessati”. Un impegno che scongiura, per ora, lo spettro dei licenziamenti collettivi per i dipendenti della struttura isolana.

Pianura, pregiudicato deve scontare 10 anni di carcere: in casa aveva droga, contanti e telecamere

I carabinieri della stazione di Napoli Pianura hanno eseguito un provvedimento di determinazione di pene concorrenti – ordine di esecuzione per la carcerazione, emesso dalla Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Napoli – ufficio esecuzioni penali, nei confronti di un napoletano classe 1986.

L’uomo, che si trovava già agli arresti domiciliari nel quartiere Pianura per altra vicenda giudiziaria, dovrà ora scontare una pena residua di 10 anni e 6 mesi di reclusione.

Le condanne per rapina, estorsione e armi

Le pene detentive derivano da condanne definitive per diversi reati commessi a Napoli a partire dal 2007. Tra questi figurano rapina, evasione, lesioni personali aggravate, porto abusivo di armi da sparo e tentata estorsione in concorso aggravata dal cosiddetto “metodo mafioso”.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo risulterebbe inoltre contiguo a un clan operante tra i quartieri Vomero e Arenella.

Il tentativo di fuga e il rintraccio

Quando i militari si sono presentati per notificare il provvedimento, il 39enne si era allontanato dalla propria abitazione pochi minuti prima, nel tentativo di sottrarsi alla cattura. Le ricerche avviate dai carabinieri della stazione di Pianura hanno però consentito di individuarlo e bloccarlo poco dopo.

Droga trovata nell’auto della compagna

Nel corso delle operazioni, i militari hanno eseguito anche una perquisizione sull’auto in uso alla compagna convivente dell’uomo. All’interno del veicolo sono stati trovati sei panetti di hashish per un peso complessivo di circa 600 grammi e una busta contenente 234 grammi di marijuana.

Per questo motivo entrambi sono stati denunciati in stato di libertà per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Contanti, materiale da confezionamento e telecamere

La successiva perquisizione domiciliare ha portato al rinvenimento di 840 euro in contanti, ritenuti presumibile provento dell’attività di spaccio, oltre a materiale per il confezionamento della droga.

All’esterno dell’abitazione i carabinieri hanno inoltre individuato quattro telecamere di videosorveglianza posizionate per monitorare le vie di accesso all’appartamento. Tutto il materiale è stato posto sotto sequestro penale.

Nuova accusa di evasione

Il 39enne è stato infine denunciato anche per evasione, avendo abbandonato l’abitazione dove era ristretto agli arresti domiciliari nel tentativo di evitare la cattura.
Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato trasferito nel carcere di Napoli Secondigliano, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Terra dei Fuochi, l’onda dei controlli si allarga: blitz nell’Agro Caleno e Medio Volturno

Caserta – Non più solo il perimetro classico della Terra dei Fuochi. La morsa dello Stato contro i reati ambientali si estende ora alle cosiddette “aree buffer”, le zone di confine dell’Agro Caleno e del Medio Volturno. Seguendo le direttive della Prefettura di Caserta e le indicazioni della storica sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) del gennaio 2025, le forze dell’ordine hanno dato vita a un imponente “Action Day” che ha portato a sequestri record e denunce.

Droni e ricognizioni aeree: l’assedio dall’alto

L’operazione non è stata solo terrestre. Il territorio di Sparanise, Pastorano e Bellona è stato setacciato dai mezzi aerei del ROAN della Guardia di Finanza e dai droni dell’Esercito. Questo dispiegamento tecnologico ha permesso di individuare dall’alto depositi illeciti e movimenti sospetti, coordinando con precisione i due gruppi operativi guidati dai Carabinieri Forestali e dalla Polizia Provinciale, con il supporto della Questura di Caserta per il controllo di officine e autodemolizioni.

Sparanise e Pastorano: rifiuti tessili e lavoro nero

I risultati più eclatanti arrivano da Sparanise, dove sono stati sigillati due depositi che ospitavano oltre 460 metri cubi di rifiuti accumulati illegalmente.

A Pastorano, centro nevralgico della produzione industriale, i controlli si sono concentrati su quattro aziende attive nel riciclo di plastiche e tessuti. Il bilancio è pesante: un capannone di 4.000 metri quadrati è finito sotto sequestro, quattro persone sono state denunciate e sono stati scoperti sei lavoratori in nero. Le sanzioni amministrative hanno superato la soglia dei 30.000 euro.

Discariche abusive a Vitulazio e irregolarità a Bellona

L’attività di contrasto ha toccato anche Vitulazio, dove i Carabinieri hanno scoperto e sequestrato una vera e propria discarica non autorizzata di 7.000 metri quadrati. Al suo interno giacevano enormi balle di scarti tessili e rifiuti speciali pericolosi. A Bellona, invece, la Polizia di Stato ha sanzionato un’officina meccanica per la gestione irregolare dei registri di carico e scarico dei rifiuti, segno che il monitoraggio è diventato capillare anche sulle piccole attività artigianali.

Una nuova strategia post-sentenza CEDU

L’operazione di oggi segna un cambio di passo nella strategia di tutela della salute pubblica. Come evidenziato dai giudici di Strasburgo l’anno scorso, la bonifica e il controllo non possono fermarsi ai comuni già mappati, ma devono investire in modo organico tutte le zone esposte allo smaltimento illecito. La Prefettura di Caserta ha confermato che questi controlli straordinari proseguiranno con regolarità per impedire che il fenomeno dei roghi e dei versamenti illegali si sposti semplicemente di pochi chilometri fuori dai radar abituali.

Napoli, al MANN parte il progetto regionale contro bullismo e cyberbullismo

Napoli – Parte dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli il progetto “Educhiamo al rispetto. Insieme contro il bullismo”, promosso dalla Regione Campania nell’ambito della legge regionale n.11 del 2017 dedicata alla prevenzione e al contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo.

Il ciclo di incontri, organizzato da Scabec, prenderà il via sabato 14 marzo alle ore 10 nell’Auditorium del MANN, con un momento di confronto tra istituzioni, esperti, famiglie e rappresentanti della rete educativa delle scuole secondarie di primo e secondo grado.

L’obiettivo è affrontare il tema del rispetto nelle relazioni tra i giovani, con particolare attenzione anche ai comportamenti nel contesto digitale.

Istituzioni ed esperti a confronto

Ad aprire l’appuntamento inaugurale saranno Francesco Sirano, direttore generale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Ninni Cutaia, assessore alla Cultura della Regione Campania, e Andrea Morniroli, assessore regionale alle Politiche sociali e alla Scuola.

L’iniziativa nasce dall’idea che la bellezza e il patrimonio culturale possano diventare strumenti educativi, capaci di stimolare nei più giovani empatia, senso di comunità e consapevolezza delle proprie azioni. Musei e luoghi della cultura vengono così trasformati in spazi di incontro e dialogo, dove promuovere rispetto, ascolto e relazioni sane.

“Anticorpi di conoscenza” contro bullismo e cyberbullismo

Cuore dell’evento sarà l’incontro performativo “Anticorpi di conoscenza su bullismo e cyberbullismo”, curato dalla cooperativa sociale L’Isola che c’è.

L’iniziativa unirà informazione scientifica, linguaggi artistici e momenti di confronto con il pubblico. Sul palco si alterneranno relatori, attori, musicisti, artisti e professionisti del digitale, che dialogheranno con i partecipanti per analizzare il fenomeno del bullismo da diverse prospettive.

L’obiettivo è trasformare l’appuntamento in un’esperienza partecipata, capace di coinvolgere direttamente studenti e famiglie.

Visita al museo e calendario degli incontri

L’evento si concluderà con una visita guidata alle collezioni del MANN, pensata per ribadire il valore del patrimonio culturale come strumento di educazione civica e di formazione delle coscienze. A tutti i partecipanti sarà consegnato anche un gadget simbolico dedicato al valore della gentilezza.

Il progetto proseguirà nelle prossime settimane con altri incontri nei principali luoghi della cultura della Campania:

Pinacoteca Provinciale di Salerno – 21 marzo

Reggia di Caserta – 28 marzo e 11 aprile

Museo del Sannio di Benevento – 18 aprile

Complesso Monumentale del Carcere Borbonico di Avellino – 9 maggio

Il ciclo si concluderà nuovamente al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con gli appuntamenti finali in programma il 15 e il 16 maggio.

Arsenale clandestino smantellato in Alta Irpinia: cinque arresti per armi illegali

Avellino– Blitz dei Carabinieri nella mattinata di giovedì 12 marzo 2026 nell’Alta Irpinia: cinque persone sono finite in manette con l’accusa di detenzione e porto illegale di armi da fuoco, ricettazione e modifica di armi clandestine.

Il Gip del Tribunale di Avellino ha disposto la custodia cautelare in carcere per quattro indagati e gli arresti domiciliari per il quinto. Le misure – eseguite dai militari della Compagnia di Sant’Angelo dei Lombardi – arrivano al termine di un’indagine partita dal ritrovamento di un fucile a canne mozze, modificato dopo essere stato rubato.

Le perquisizioni, concentrate nei comuni di Lioni, Villamaina, Paternopoli e Gesualdo, hanno permesso di scoprire e sequestrare un vero e proprio arsenale: due fucili anch’essi provento di furti, una pistola con matricola abrasa (quindi resa irriconoscibile), numerose cartucce di vario calibro e diversi componenti per armi da fuoco.

Gli arrestati sono tutti giovani residenti nell’area: un 20enne e un 28enne di Lioni, un 34enne di Villamaina, un 33enne di Paternopoli e un 22enne di Gesualdo.

Secondo gli inquirenti i cinque erano collegati tra loro e detenevano illegalmente le armi nella propria disponibilità o nelle rispettive abitazioni.L’operazione evidenzia ancora una volta la presenza di traffici illeciti di armi nell’entroterra irpino, spesso legati a furti pregressi e successive modifiche per renderle clandestine e pronte all’uso.

Le indagini proseguono per verificare eventuali ulteriori collegamenti con altri reati predatori o con l’utilizzo delle armi in contesti criminali.

Blitz nel carcere di Arienzo: cani antidroga scovano smartphone e stupefacenti in cella

Arienzo – Un’operazione mirata della Polizia Penitenziaria ha portato al sequestro di uno smartphone e di una sostanza stupefacente all’interno della Casa di Reclusione di Arienzo, in provincia di Caserta.

Il blitz, condotto con l’ausilio delle unità cinofile del Nucleo Regionale di Avellino, conferma l’efficacia delle attività di intelligence interna e l’impegno costante per garantire la legalità negli istituti penitenziari.

L’intervento e il ritrovamento

L’attenzione degli agenti, guidati dal comandante Michele Pitti, si è concentrata su una specifica camera di pernottamento occupata da un detenuto. È stato il fiuto dei cani antidroga a insospettire i militari, che hanno quindi proceduto a un controllo più approfondito della cella.

Nonostante un sistema di occultamento definito “ingegnoso” dalle stesse forze dell’ordine, la perquisizione ha permesso di rinvenire un telefono cellulare perfettamente funzionante e una quantità di stupefacente, con ogni probabilità hashish o marijuana, già pronta per essere verosimilmente spacciata all’interno del carcere.

Indagini in corso e plauso sindacale

Tutto il materiale illecito è stato posto sotto sequestro e messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, che ora coordinerà le indagini per risalire all’origine della droga e del telefono e ad eventuali responsabilità esterne all’istituto.

L’operazione ha ricevuto il plauso del segretario nazionale del SINAPPE (Sindacato Nazionale Polizia Penitenziaria), Luigi Castaldo. In una nota, Castaldo ha voluto esprimere “apprezzamento” per il lavoro svolto, sottolineando come “nonostante le croniche carenze di organico e mezzi, la Polizia Penitenziaria continui a garantire sicurezza e legalità negli istituti penitenziari con grande spirito di sacrificio e professionalità”.

I precedenti

Il carcere di Arienzo, come molte altre strutture detentive campane, è da tempo al centro dell’attenzione per i problemi legati al sovraffollamento e alla introduzione di oggetti non consentiti. Episodi come quello di oggi dimostrano la difficoltà del controllo, ma anche la prontezza con cui gli agenti riescono a intervenire per ripristinare le condizioni di sicurezza

Napoli, Manfredi inaugura la BMT 2026: turismo in volata, lavoro e America’s Cup

Napoli– “È un evento molto importante, sempre più ricco, con una partecipazione massiccia di operatori del nostro territorio ma anche di tantissimi operatori stranieri”, ha dichiarato Manfredi nel corso dell’inaugurazione della BMT, ospitata nella tradizionale sede del capoluogo campano. La fiera, giunta alla sua 29ª edizione, conferma il ruolo di punto di riferimento per gli operatori del Mediterraneo, attirando buyer, tour operator e rappresentanti istituzionali da tutta Europa e oltre.

Dati osservatorio e previsioni ottimistiche

Il primo cittadino ha poi illustrato il rapporto dell’Osservatorio Turistico Comunale, che monitora i flussi visita‑visita e fornisce previsioni per il 2026 e il 2027.

Secondo il documento, i segnali sono “molto positivi”, con un incremento previsto delle presenze straniere del 12 % rispetto all’anno precedente, sostenuto anche dalla programmazione di eventi di grande richiamo. Manfredi ha però avvertito che eventuali tensioni internazionali potrebbero influire sul trend, invitando alla cautela.

America’s Cup: volano per l’indotto turistico

Un capitolo centrale dell’intervento è stato dedicato all’approdo dell’America’s Cup nelle acque napoletane. “È un’occasione molto importante per l’indotto turistico e per la tipologia di turismo che porta”, ha spiegato il sindaco, aggiungendo che l’evento genera “un grande indotto” e quindi “crescita e opportunità di lavoro” per il territorio. La presenza dell’equipaggio, delle squadre di supporto e dei spettatori è vista come un moltiplicatore capace di attivare settori quali l’ospitalità, la ristorazione, il trasporto e i servizi culturali.

Impegno del Comune per sostenere il settore

Manfredi ha concluso sottolineando le iniziative messe in campo dall’amministrazione per rafforzare la filiera turistica: incentivi alle strutture ricettive, campagne di promozione mirate, formazione del personale e miglioramento delle infrastrutture di accoglienza. L’obiettivo dichiarato è trasformare la crescente domanda in occupazione stabile e di qualità, rendendo il turismo non solo un fenomeno stagionale, ma un pilastro strutturale dello sviluppo economico cittadino.

Campania, torna l’incubo maltempo: scatta l’allerta gialla su Napoli e province

Napoli – Non c’è tregua per il meteo in Campania. La Protezione Civile regionale ha diramato un nuovo avviso di allerta gialla, che entrerà in vigore dalla mezzanotte di oggi e resterà valido fino alle ore 15:00 di domani, venerdì 13 marzo.

L’ondata di maltempo colpirà con particolare intensità due macro-aree della regione:

Zona 1: Napoli, le Isole del Golfo, la Piana Campana e l’Area Vesuviana.

Zona 3: Penisola Sorrentino-Amalfitana, i Monti di Sarno e i Monti Picentini.

Un quadro di estrema instabilità

Secondo gli esperti, lo scenario meteorologico è caratterizzato da una forte incertezza. Il rischio principale è rappresentato dalla repentinità dei fenomeni: i temporali potrebbero abbattersi sul territorio in maniera improvvisa e violenta, accompagnati da grandinate, fulmini e forti raffiche di vento.

I rischi per il territorio

La fragilità dei suoli, provati dalle precedenti precipitazioni, mette in preallarme i presidi territoriali. La Protezione Civile segnala possibili criticità legate al dissesto idrogeologico, tra cui:

Allagamenti di locali interrati e strade urbane.

Innalzamento dei livelli dei corsi d’acqua con pericolo di esondazioni.

Caduta massi e movimenti franosi nelle zone più impervie.

Le autorità raccomandano la massima prudenza e invitano i cittadini a monitorare gli aggiornamenti dei rispettivi comuni per eventuali restrizioni o chiusure di parchi e sottopassi.

Il Napoli invisibile: storie di calciatori Napoli e leggende dimenticate

Nel grande affresco della storia del Napoli calcio, tra i protagonisti citati nei cori degli stadi e nei libri di storia del calcio, esiste un altro mondo: quello dei calciatori Napoli che hanno vestito la maglia azzurra senza lasciare un’impressione indelebile sulle cronache o nella memoria collettiva. Sono quei nomi che raramente compaiono nelle pagine dei libri di gloria: leggende dimenticate o talenti sfuggiti alla grande narrazione. Queste storie raccontano un club che non è stato solo Maradona, Hamsik o Mertens, ma anche tanti giocatori che hanno contribuito al suo percorso con dedizione, sacrificio o semplicemente presenza silenziosa.

Antonio Juliano: il regista silenzioso

Uno dei primi nomi che merita di essere riscoperto è Antonio Juliano. Nato a Napoli, Juliano è stato un punto fermo del club per oltre un decennio, con quasi 400 presenze con la maglia azzurra tra il 1962 e il 1978. Nonostante i trofei conquistati (due Coppa Italia e altri titoli minori), il suo nome non riecheggia con la stessa riverenza di altre stelle del club, soprattutto perché ha giocato in un’epoca meno documentata mediaticamente. La sua eleganza in mezzo al campo lo rende un perfetto esempio di leggenda dimenticata: un pilastro dei calciatori Napoli che ha portato stabilità alla squadra prima della rivoluzione Maradona.

Carmelo Imbriani: promessa spezzata

Tra le storie più toccanti di calciatori Napoli c’è quella di Carmelo Imbriani, centrocampista cresciuto nel vivaio azzurro negli anni ’90. Imbriani esordì giovanissimo in Serie A con il Napoli e alternò presenze in prima squadra a esperienze in prestito con club di categorie inferiori. Sebbene avesse qualità e prospettive, non riuscì mai a imporsi stabilmente in maglia azzurra. Dopo il ritiro, intraprese la carriera di allenatore giovanile prima di una tragica battaglia contro la malattia che lo portò via nel 2013. La sua storia rappresenta bene quei volti meno ricordati, ma non meno importanti, nel racconto dei calciatori Napoli di ieri.

Fabiano Santacroce: il difensore tra speranza e realtà

Un altro nome che spesso sfugge ai radar è Fabiano Santacroce, difensore centrale che giocò per il Napoli tra il 2008 e il 2011. Arrivato con qualche aspettativa, Santacroce alternò buone prestazioni ad altre meno convincenti, senza mai consolidarsi come leader difensivo. Dopo il Napoli, proseguì la carriera in varie squadre di Serie B e C, dimostrando professionalità ma senza ritagliarsi un ruolo di primo piano. Per molti tifosi è uno dei calciatori Napoli di un’era recente che rischiano di restare nella categoria delle leggende dimenticate, non per scarso valore, ma per una carriera in cui la fama non ha mai raggiunto le prestazioni.

Edu Vargas e altri volti del dimenticatoio

Gli anni recenti del Napoli sono stati caratterizzati da una serie di giocatori che, pur raggiungendo il club con grandi aspettative, non sono riusciti a ritagliarsi un posto nella memoria collettiva. Edu Vargas, ad esempio, arrivò come attaccante con un ricco curriculum internazionale ma faticò a trovare continuità, collezionando presenze sporadiche e poche reti, tanto che molti tifosi oggi fanno fatica a ricordarne il contributo. Altri nomi come José Ernesto Sosa, Amin Younes o Vinicius Morais sono compagni di viaggio di questa lista di “fantasmi azzurri”: giocatori che sono passati dai radar dei tifosi e si sono poi persi nella storia, restando parte della lunga lista di volti che hanno indossato la maglia senza entrare nel mito

Il Napoli invisibile: calciatori Napoli e leggende dimenticate

Le storie dei calciatori Napoli meno conosciuti, vere leggende dimenticate del club azzurro, tra promesse spezzate, talenti silenziosi e volti del passato che hanno lasciato il segno.

Napoli, «I ragazzi non hanno paura del carcere, hanno paura di essere invisibili»

Napoli – Per dare un volto e una voce ai numeri drammatici del rapporto Dis(armati), ci siamo spostati alla periferia di Napoli. Abbiamo incontrato Antonio, un operatore sociale di strada che da quindici anni lavora nei quartieri “di frontiera”. Lo abbiamo intervistato in un bar poco distante da via Metastasio, proprio dove pochi giorni fa è bruciata l’auto dell’imprenditore vittima di racket.

Antonio, i dati dicono che nei primi sei mesi del 2025 ci sono stati 27 minori denunciati per omicidio. Tu che sei in strada ogni giorno, come spieghi questa accelerazione della violenza?

«Quello che vedete nei dati è solo l’eruzione del vulcano. Sotto c’è un magma di solitudine che bolle da anni. Oggi un ragazzino di 14 anni non vede la violenza come un crimine, ma come un linguaggio. Se non hai parole per esprimere il tuo disagio, se non hai un posto dove sentirti qualcuno, allora una pistola o un coltello diventano il tuo “biglietto da visita”. Questi 27 casi sono il fallimento non dei ragazzi, ma di tutto il sistema che sta loro intorno.»

Il rapporto parla di “arruolamento a basso costo” da parte dei clan. Come avviene questo aggancio?

«È un marketing spietato. Il clan offre quello che lo Stato non dà: senso di appartenenza, protezione (falsa, ovviamente) e soldi subito. Per un quattordicenne, vedere il “capo” del quartiere con l’auto di lusso e le scarpe da mille euro è più seducente di un percorso scolastico che non gli garantisce nulla. I clan sanno che un minore rischia meno a livello penale, quindi li usano come carne da cannone per le “stese” o per le estorsioni. Sono soldati usa e getta.»

Si parla molto dell’approccio punitivo, come il Decreto Caivano. Sta funzionando?

«Il carcere da solo è un’università del crimine. Se prendi un ragazzino che ha commesso un errore, lo chiudi in una cella per mesi senza un progetto educativo serio e poi lo rimetti nello stesso vicolo di prima, cosa pensi che succeda? Tornerà in strada con più rabbia e più contatti criminali. Il controllo serve, certo, ma la punizione senza riabilitazione è solo un modo per lavarsi la coscienza collettiva.»

Cosa manca davvero in questi quartieri per invertire la rotta?

«Mancano gli spazi di libertà. Se l’unico posto dove un giovane può aggregarsi è la piazza di spaccio, vincerà sempre la malavita. Servirebbero:

Scuole aperte fino a sera: Non solo per lezioni, ma per sport, teatro, musica.

Educatori di strada pagati degnamente: Non possiamo basarci solo sul volontariato.

Opportunità di lavoro vero: Molti di questi ragazzi sono geniali, hanno un’intraprendenza incredibile. Se quella genialità venisse canalizzata legalmente, avremmo dei futuri manager, non dei futuri detenuti.»

C’è un episodio recente che ti ha colpito particolarmente?

«Pochi giorni fa un ragazzino mi ha detto: “Antonio, io non ho paura di morire a 20 anni, ho paura di vivere come mio padre per 80 anni senza mai avere niente”. È questa la vera emergenza: la mancanza di speranza. La violenza è il loro modo per dire “io esisto”.»

Se potessi parlare ai decisori politici in questo momento, cosa chiederesti?

«Di smetterla di gestire Napoli come un’eterna emergenza. Servono investimenti strutturali sui giovani, non solo pattuglie in più. Disarmare i ragazzi significa prima di tutto dare loro qualcosa in mano che non sia una pistola: un libro, un mestiere, una dignità.»

Il coccodrillo del Maschio Angioino: la strana leggenda del rettile che terrorizzava i prigionieri

Il Maschio Angioino, noto anche come Castel Nuovo, è uno dei simboli più celebri di Napoli e custodisce numerose storie misteriose legate ai suoi sotterranei. Tra queste, una delle più inquietanti è la leggenda del coccodrillo del Maschio Angioino, un rettile che secondo la tradizione avrebbe terrorizzato e ucciso i prigionieri rinchiusi nelle segrete del castello.

Questa storia, tramandata nei secoli e riportata anche da storici e cronisti locali, racconta di misteriose sparizioni nelle prigioni del castello e di una creatura proveniente dal mare che avrebbe trasformato una semplice cella in un luogo di morte e terrore. Ancora oggi la vicenda è una delle leggende più famose della tradizione napoletana.

La “fossa del coccodrillo” nei sotterranei del Maschio Angioino

Nei sotterranei del Maschio Angioino esistono due ambienti destinati in passato alla detenzione dei prigionieri: la prigione della congiura dei Baroni e la cosiddetta fossa del miglio, che in origine era un deposito di grano della corte aragonese. Con il tempo, però, questa stanza fu trasformata in una prigione destinata ai detenuti condannati alle pene più dure.

Proprio in questo luogo iniziò a diffondersi la leggenda del coccodrillo. Secondo il racconto popolare, diversi prigionieri rinchiusi nella fossa sparivano improvvisamente nel cuore della notte. Le guardie pensarono inizialmente a possibili fughe, ma presto si accorsero che la spiegazione era molto più inquietante.

Il mistero portò così alla nascita del nome con cui la prigione è conosciuta ancora oggi: “fossa del coccodrillo”.

Il rettile che trascinava i prigionieri in mare

La leggenda racconta che, dopo aver intensificato la sorveglianza, le guardie scoprirono finalmente la causa delle misteriose sparizioni. Da un’apertura nascosta nella parete della prigione, collegata al mare, sarebbe entrato un enorme coccodrillo. Il rettile afferrava i prigionieri per le gambe e li trascinava fuori dalla cella per poi divorarli.

Secondo alcune versioni della storia, l’animale sarebbe arrivato a Napoli seguendo una nave proveniente dall’Egitto. Dopo la scoperta della sua presenza, il coccodrillo sarebbe stato addirittura utilizzato come metodo di esecuzione: alcuni condannati venivano infatti gettati nella fossa per essere divorati dalla bestia senza lasciare tracce.

Il racconto contribuì ad alimentare la fama sinistra delle segrete del castello, già considerate tra i luoghi più temuti della città.

La fine del coccodrillo e il mistero della leggenda

Secondo la tradizione, la presenza del rettile nei sotterranei del Maschio Angioino non durò per sempre. Quando la situazione divenne insostenibile, le guardie decisero di ucciderlo utilizzando un’esca: una grande coscia di cavallo avvelenata. Il coccodrillo venne così eliminato e, secondo alcune fonti, il suo corpo fu impagliato ed esposto all’ingresso del castello come trofeo.

Ancora oggi gli storici discutono sulla veridicità di questa vicenda. Alcuni ritengono che possa trattarsi solo di una leggenda nata per spiegare le misteriose sparizioni dei prigionieri o per alimentare la fama terribile delle carceri del castello. Altri ipotizzano che un animale esotico possa davvero essere arrivato a Napoli tramite le rotte commerciali del Mediterraneo.

Qualunque sia la verità, la storia del coccodrillo del Maschio Angioino continua a esercitare un forte fascino su visitatori e appassionati di storia. Ancora oggi, passeggiando nei sotterranei del castello, è facile immaginare l’eco di questa antica leggenda che per secoli ha alimentato il mistero delle prigioni napoletane.

Iran, l’enigma Mojtaba Khamenei: il paradosso del potere ereditario e l’attentato israeliano

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L’Iran contemporaneo è contraddistinto da un perpetuo versus che vede come protagonisti da una parte i chierici (che “islamizzarono” l’esperienza rivoluzionaria che nel 1979 pose fine, dopo 38 anni, all’egemonia dello Shah Mohammad Reza Pahlavi) e dall’altra la classe militare.

Mojtaba Khamenei, terzo Rahbar (Leader della Rivoluzione, Guida suprema), nato nel 1969 in quel di Mashhad, ha saputo, nel corso del suo percorso esistenziale, coltivare rapporti estremamente proficui con entrambe le fazioni. E potendo egli vantare, da ben quattro lustri, un certo peso specifico in termini “sistemici”, è stato conseguentemente percepito come un candidato unificante.

Ma la sua nomina è innegabilmente figlia di un manifesto paradosso : la rivoluzione avutosi nel 1979 prendeva le mosse da un convinto rifiuto di qualsivoglia pratica di trasmissione ereditaria del potere.

Ragion per cui la figura dell’enigmatico Mojtaba Khamenei, figlio del precedente ayatollah Ali Khamenei, ad oggi, ispira un comprensibile scetticismo negli osservatori internazionali in virtù dei suoi contorni oscuri, indecifrabili. La guerra non ha risparmiato la sua consorte Zahra Haddad Adel. Lui, il 28 febbraio, è rimasto ferito in seguito ad un tentativo di assassinio di marca israeliana.

 Luca De Crescenzo

Napoli, follia in Corso Garibaldi: sfonda una vetrina con il monopattino e ruba due pistole. Arrestato 37enne

Napoli – Una serata di violenza e panico si è consumata ieri in Corso Garibaldi. Un uomo di 37 anni, di origini marocchine e irregolare sul territorio nazionale, è stato arrestato dalla Polizia di Stato dopo essersi reso protagonista di un furto rocambolesco e di una violenta aggressione ai danni degli agenti.

La “spaccata” con il monopattino

Tutto ha avuto inizio quando l’uomo ha deciso di assaltare un locale commerciale della zona. Usando un monopattino elettrico come un vero e proprio ariete, il 37enne ha mandato in frantumi la vetrina dell’attività.

Una volta all’interno, ha puntato dritto al bottino: due pistole e una confezione di cartucce. La dinamica dell’irruzione è stata successivamente confermata e ricostruita dagli investigatori grazie alle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona.

Il faccia a faccia armato con gli agenti

La fuga, tuttavia, è durata poco. Durante un normale servizio di controllo del territorio, una volante del Commissariato Decumani ha notato l’uomo in strada. La scena che si è parata davanti ai poliziotti era allarmante: il 37enne, pistola alla mano, stava caricando l’arma con le cartucce appena rubate.

Alla vista delle divise, l’uomo non si è arreso. Al contrario, ha iniziato a inveire contro i poliziotti, tentando persino di estrarre la seconda pistola che portava con sé. L’intervento degli agenti è stato fulmineo. Ne è nata una violenta colluttazione, conclusasi con l’immobilizzazione del malvivente solo grazie all’intervento di una seconda pattuglia del Reparto Prevenzione Crimine Campania, giunta in ausilio.

La furia nella volante e le accuse

Solo a questo punto i poliziotti hanno potuto accertare che le due armi rubate, seppur del tutto simili a quelle vere, erano in realtà pistole a salve. La furia dell’uomo, però, non si è placata con le manette. Una volta caricato sull’auto di servizio per essere condotto in commissariato, ha continuato a sferrare calci contro i finestrini e la paratia divisoria posteriore, danneggiando pesantemente la volante.

Il 37enne, già noto alle forze dell’ordine per reati simili, dovrà ora rispondere di una lunga lista di capi d’accusa: furto aggravato, danneggiamento di beni della Pubblica Amministrazione, minaccia aggravata, resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale.